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Amore e crisi di coppia nello stile inconfondibile di Ferzan Özpetek

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Ferzan Özpetek, Kasia Smutniak - Biennale di Venezia, fot. Andrea Pattaro/Vision

“La dea fortuna” il nuovo film di Ferzan Özpetek, regista di origini turche ma ormai da anni italianizzato e residente a Roma, a luglio approda nelle sale cinematografiche polacche grazie al distributore Aurora Films. La pellicola ha avuto l’anteprima al Festival Wiosna Filmów che quest’anno, a causa della pandemia, si è svolto interamente online. Il film racconta una storia intensa e sincera e ci riporta nell’atmosfera dei vecchi film del regista quali “Le fate ignoranti” o “La finestra di fronte”.

Il film racconta la storia di Arturo (Stefano Accorsi) e Alessandro (Edoardo Leo), una coppia in crisi la cui stanca routine viene all’improvviso travolta dall’arrivo dei due bambini: Martina (Sara Ciocca) e Sandro (Edoardo Brandi) che Annamaria (Jasmine Trinca), la migliore amica di Alessandro, lascia loro in custodia per qualche giorno.

È un film pieno di emozioni che sembrano guidare i personaggi nelle loro scelte, com’è nata l’idea di “La dea fortuna”?

Circa due anni fa mio fratello si era ammalato di cancro, si sapeva che le sue condizioni erano gravi. In un momento del genere ipotizzi diversi scenari. Visto che lui e mia cognata hanno due gemelli, ad un certo punto lei mi aveva chiamato per farmi promettere di prendere cura dei bambini nel caso in cui fosse successo qualcosa anche a lei. Gliel’avevo promesso ma subito dopo aver riattaccato il telefono ho cominciato ad avere dei dubbi. Mi sono chiesto come i bambini si sarebbero trovati con me e il mio compagno Simone. Stiamo insieme ormai da diciotto anni, abbiamo le nostre abitudini, la nostra casa è sempre piena di amici e di confusione. I bambini avrebbero messo la nostra quotidianità sottosopra. Non ero sicuro di essere pronto a una rivoluzione del genere. Quindi da una parte mi erano venuti mille dubbi dall’altra invece avevo subito pensato che questa storia avrebbe potuto essere un buon film e così, insieme al co-sceneggiatore Gianni Romoli, ci siamo messi a scrivere una sceneggiatura.

Nel momento dell’ideazione della storia aveva già in mente le location? Mi interessa soprattutto il Santuario della Fortuna Primigenia che in qualche modo lega tutta la storia.

La sceneggiatura e le location sono nate insieme. Simone è di Palestrina, vicino a Roma, dove si trova il Santuario della Fortuna Primigenia, il complesso sacro dedicato alla Dea Fortuna della città di Praeneste, che mi ha sempre attratto. Il santuario fu costruito verso il II secolo a.C. ed era molto famoso nell’antichità poiché vi si poteva consultare l’oracolo per farsi predire il futuro o interrogarlo su una questione importante. Leggendo le sorti, piccoli oggetti in legno di ulivo, il fedele riceveva il responso. Quindi la fortuna intesa come un momento giusto che ti possa portare delle cose che non si misurano con denaro. La storia e la filosofia di quel posto mi hanno affascinato molto ed ho subito pensato che sarebbe stato il titolo perfetto del film.

E le altre location invece che sono sempre molto suggestive?

Con “La dea fortuna” volevo richiamare la stessa atmosfera de “Le fati ignoranti” che è ambientato  nel quartiere dove abito ora. Dopo il successo del film il quartiere è diventato un posto di moda con  locali eleganti e dove gli attori comprano le case. L’atmosfera è cambiata molto ed è sparito quel sapore che io avevo raccontato. Ho detto quindi a Giulia Busnengo, la mia scenografa che ha collaborato anche con Sorrentino, di trovarmi un quartiere popolare ma con  anche una giusta dose di buon  gusto. Abbiamo trovato un palazzo popolare spettacolare nel quartiere Nomentano in via della Lega Lombarda 43.  Un palazzo storico con un cortile interno ed un terrazzo che comunica con gli altri attorno. Era perfetto. Giulia voleva vedere altri posti ma io mi sono  deciso  subito. Dopo ho collegato alla storia altri posti che si trovavano attorno quali un bar o un negozio di idraulica.

Io seguo sempre la sceneggiatura ma mi piace anche seguire l’istinto. La famosa scena del ballo sotto la pioggia in terrazza inizialmente era scritta solo per due persone, per Martina e per Mina, un personaggio trans. Ballano loro due, poi li raggiunge Annamaria, comincia la pioggia, la bambina e Mina si riparano sotto un tetto e Annamaria rimane sola a ballare. Mi sono detto che sarebbe stato impossibile che gli altri avessero resistito dal  lanciarsi a ballare con lei sotto la pioggia. Così ho cambiato la scena all’istante nonostante le voci contrarie del mio staff. Abbiamo girato una volta sola e la scena è venuta perfetta. La canzone che l’accompagna è un regalo di mia cara amica Sezen Aksu. Quella scena è diventata una scena molto importante del film. È ispirata ad una frase di Gandhi che dice: “quando arriva la tempesta tu non devi avere paura e pensare come affrontarla ma devi saper ballare sotto la pioggia.” Questa è la filosofia poi di tutti i personaggi.

Come mai la scelta di “Luna diamante” di Mina come canzone principale?

Con Mina siamo legati da un rapporto di amicizia, confidenza e stima reciproca, oltre che ovviamente da un rapporto professionale. Le ho mandato la sceneggiatura appena era pronta e le ho detto che le ho dedicato in omaggio un personaggio trans con il suo nome. Poi le ho chiesto una canzone del suo nuovo disco e lei mi ha mandato “Luna diamante” che fa da cornice ai sentimenti contrastanti che animano difficile rapporto tra i due protagonisti Arturo e Alessandro, fatto di tante incomprensioni, mancanze e rimorsi, ma al centro del quale rimane un forte e ingombrante sentimento di amore. 

Quali sono i suoi maestri del cinema?

Amo moltissimo Vittorio De Sica e Kieślowski. Mi piace soprattutto il loro modo di rapportarsi  con gli attori. Poi ci sono ovviamente dei film che hanno fatto una grande impressione su di me, come “Narciso nero” di Michael Powell o alcuni film di Sorrentino o di Mario Martone. Un altro mio regista preferito e  fonte d’ispirazione è Paweł Pawlikowski. Ci siamo incontrati ad uno dei festival e da lì lo ammiro molto come regista e come persona. Secondo me “Cold war” è un film eccezionale. 

Com’è nata l’idea di lavorare con Kasia Smutniak nel video realizzato per la Biennale di Venezia?

Quando mi aveva chiamato la curatrice del Padiglione di Venezia stavo preparando l’opera “La Madama Butterfly” al San Carlo di Napoli quindi non avevo proprio tempo di occuparmi d’altro. Stavano cercando un regista internazionale che avrebbe raccontato la sua Venezia. Le avevo detto che l’unica idea che mi veniva in mente era una ragazza immersa nell’acqua con dietro le immagini di Venezia che scorrono. Per loro era perfetto perché il padiglione Venezia doveva essere immerso nell’acqua e quindi ho pensato che fosse un destino e ho  accettato la proposta. Ho subito pensato a Kasia Smutniak che è una mia cara amica, lei era entusiasta dell’idea. Mentre lo giravamo ci siamo accorti che veniva fuori una cosa molto forte perché non è un video artificiale girato con gli effetti speciali. “Venetika” ha avuto un successo enorme e adesso è pronto ad andare in cinque paesi diversi tra cui Parigi, Tokyo, Milano, New York e vari altri posti dove si terrà la proiezione del video e la mostra di sette fotogrammi sul lastre.

Programmi per il futuro?

Scriviamo un grande progetto per la Disney, otto puntate de “Le fate ignoranti” fatte in un modo completamente diverso dal film. A parte questo sto scrivendo una sitcom che tratta il tema del coronavirus e poi sto scrivendo anche un soggetto sempre sul tema del coronavirus ma concentrato più su tutto quello che ha circondato la malattia. Adesso non si riesce a fare  altro, non si riesce a raccontare una vita normale senza questa malattia. Non credo che uno spettatore che vada al cinema dopo tutto questo vorrà vedere un film normale. 

Gli imprenditori sempre più contrari all’ipotesi di entrare nell’eurozona

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Solo il 36% delle piccole e medie imprese polacche è favorevole all’entrata nell’euro. E’ il risultato più basso da 10 anni, nel 2010 c’è stato il record positivo (85%) di favorevoli all’adesione alla zona euro. Inoltre il 23% degli imprenditori afferma che la Polonia non adotterà mai l’eurovaluta. Il calo del sostegno dell’ingresso della Polonia nella zona euro è dovuto al successo dello zloty come valuta stabile. Come risulta dal rapporto della Commissione europea pubblicato a giugno, la Polonia ha quasi soddisfatto i requisiti per entrare nell’Eurozona, ma dopo la pandemia e le spese ad essa correlate, il rapporto può cambiare.

Telelavoro degli uffici da domani

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Sabato ha avuto luogo un incontro consultivo tra il primo ministro, Mateusz Morawiecki, il viceministro degli affari interni e amministrazione, Paweł Szefernaker, e i rappresentanti della Commissione dell’amministrazione territoriale. “In seguito al pertinente e costruttivo dibattito, si è stabilito che la regolazione a proposito dell’amministrazione locale entra in vigore martedì”, hanno informato i copresidenti della Commissione, Paweł Szefernaker e Jacek Karnowski. Il decreto introduce il telelavoro degli uffici tranne quesiti importanti impossibili da realizzare non in presenza. Considerato il bisogno di mantenere le attività economiche la Commissione ha deciso di inviare la richiesta al Senato e di rendere più flessibili le scadenze delle procedure difficili o impossibili da rispettare vista la modalità nuova del lavoro. La regolazione è valida nel corso delle due settimane con un’eventuale proroga.

Leszek Kazana: Italia, una storia di vita

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Nel 1975, quando a Varsavia si organizza una corposa retrospettiva sul grande regista Michelangelo Antonioni, Leszek Kazana è un liceale innamorato dell’Italia, tifoso del Legia e del Milan e appassionato di storia antica. Stravede per il cinema e viene a sapere di poter essere utile ad un’icona della storia del cinema italiano.

Leszek Kazana: Per fortuna rispose al telefono mio padre! Se avesse alzato la cornetta mia madre avrebbe detto di no perché dovevo andare a scuola. Conoscere Antonioni fu un’esperienza indimenticabile che si aprì con il mio imbarazzo al primo incontro che il regista capì al volo e disse “tu mi ammiri molto vero?”. Risposi “sì” e lui “capisco, ora però traduci!”. In quei giorni mi sembrò di aver familiarizzato al punto di arrischiarmi a chiedergli come si fa a lasciare una donna come Monica Vitti. “Non sono cose che ti riguardano!”, ribatté Antonioni. Ma a parte questo episodio il regista di “Professione reporter” con me non fu affatto gelido come lo descrivevano tanto che l’ultimo giorno si rese conto della mia infinita tristezza per la sua partenza. Non nascondo che mi scendeva qualche lacrima. Antonioni si sciolse il nodo della cravatta e me la regalò dicendo “però usala ogni tanto”.

Monica Vitti e Michelangelo Antonioni

Riavvolgiamo il nastro, l’Italia com’era entrata nella tua vita?

Stavo per andare in prima elementare quando mio padre assunse un incarico diplomatico nella bella sede dell’Ambasciata di Polonia a Roma in via Rubens ai Parioli. Nella città eterna restammo dal 1965 al 1969, quattro anni di scuole elementari da cui uscii col diploma perché l’ultimo anno feci quarta e quinta insieme con, il per me indimenticabile, maestro Arduino Cappelloni, poliglotta, appassionato di storia e laureato in giurisprudenza, cui devo un sacco di meravigliosi e formativi ricordi.

Ma perché un bambino polacco che ama il calcio arrivato a Roma si mette a tifare Milan?

Eravamo appena arrivati a Roma. Non avevamo ancora la televisione e quando i nostri vicini Roberto e Marisa Mignani, che sarebbero diventati i nostri migliori amici per sempre, aprono la porta, sento provenire dall’interno della casa una voce tipica da telecronaca di una partita i calcio. Senza badare a timidezze mi precipito davanti alla tv. Dopo un po’ pur non parlando italiano mi faccio capire e chiedo chi è quel giocatore col numero 10? “Gianni Rivera” mi risponde Roberto. Fu amore a prima vista per Rivera e di conseguenza per il Milan che quell’anno, allenato da Silvestri, fece un campionato mediocre. Poi arrivò Nereo Rocco in panchina e potei gioire per scudetto, Coppa delle Coppe e soprattutto Coppa Campioni, vinta 4-1 sull’Ajax del giovane Johan Cruijff. A raccontare le gesta in tv di quel Milan era Nicolò Carosio che fondamentalmente rimase sempre un radiocronista e per quello gli si concedeva di dire “quasi-gol” anche quando la palla passava ben lontana dalla porta, oppure “bolide di Rivera”, ossimoro dato che la potenza del tiro non era certo una qualità del grande genio del calcio italiano.

Tempi in cui la nazionale polacca stava scaldando i motori per esplodere qualche anno dopo?

La Polonia non riuscì a qualificarsi ai Mondiali del 1970, quelli che l’Italia doveva vincere ma che perse in finale forse per l’incapacità di Valcareggi, peraltro straordinario allenatore, di far coesistere Rivera e Mazzola. Nel 1972 vincemmo però le Olimpiadi che in pratica erano i mondiali dei paesi dell’area comunista e nel 1974 eliminammo l’Italia ai Mondiali in Germania, una squadra azzurra con fuoriclasse ormai d’annata mentre la Polonia se avesse avuto Lubanski stravedevo per lui come per Rivera a mio avviso li avrebbe vinti quei Campionati.

Finito l’incarico diplomatico di tuo padre tornate a Varsavia e tu continui a studiare l’italiano?

La mia passione era la storia antica e, come si usava a quei tempi, per essere un buono storico bisognava studiare prima le relazioni del potere, ovvero giurisprudenza, e poi storia e così feci laureandomi in legge con uno dei più grandi antichisti polacchi: Henryk Kupiszewski. Poi tornai a Roma per la specializzazione alla Sapienza. Nel frattempo l’Italia e l’italiano erano rimasti parte della nostra vita familiare e ricordo con quanta bramosia attendevo i quotidiani italiani, peraltro vecchi di almeno un mese, che papà portava ogni tanto a casa, mentre le domeniche scappavo dai nonni a Góra Kalwaria dove avevo scoperto che si ricevevano meglio le onde medie della radio e potevo ascoltare le voci di Ciotti, Ameri e degli altri mitici radiocronisti di “Tutto il calcio minuto per minuto”. L’Italia mi mancava, per sette anni non potei tornarci fino al 1976 quando grazie ad una borsa di studio dell’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia andai nel Bel Paese. Mi resi conto di conoscere il cinema mondiale non peggio dei miei coetanei cinefili italiani. Negli anni ’70 i film d’oltrecortina arrivavano in Polonia spesso con molto ritardo ma senza tantissime eccezioni. Ironia della sorte l’unico film di Fellini che non è stato distribuito nelle sale polacche è stato “La voce della Luna”, perché, caduto il comunismo, i distributori privati non si arrischiarono di comprarne i diritti.

Tornato dalla specialistica alla Sapienza hai iniziato a insegnare?

Erano anni tumultuosi. Dopo l’89 lavorai per un periodo all’italian desk del Ministero degli Affari Esteri ma poi, piano piano, mi sono dedicato integralmente all’insegnamento della storia e dell’italiano oltreché alle traduzioni.

In tanti anni di frequentazioni delle istituzioni italiane in Polonia c’è qualcuno che ricordi con particolare piacere?

Da Mario Mondello (anni ‘70) in poi ho conosciuto tutti gli ambasciatori e parallelamente anche i direttori dell’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia succedutisi negli anni, tra questi Teresa Triscari Ilardo, Pier Angelo Cappello, Giulio Molisani, Paola Ciccolella, Roberto Cincotta. Ho ottimi ricordi di tutti. Degli ambasciatori italiani ricordo in particolare Luca Biolato che era stato in precedenza a Varsavia come segretario e che, quando alla fine della sua carriera gli lasciarono scegliere la destinazione, volle essere ambasciatore in Polonia. Una persona, sepolta nel cimitero varsaviano Powazki, cui dobbiamo la scelta felice dell’acquisto della splendida sede attuale dell’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia. Fu proprio Luca Biolato a dirmi che capitava anche a italiani intelligenti di lamentare la destinazione in Polonia, ma solo gli stupidi potevano lasciarla senza rimpianti. La Polonia ti resta dentro. Si racconta che il grande traduttore della Szymborska, Pietro Marchesani, durante le sue lezioni alla facoltà di polonistica di Genova a volte mentre parlava si fermava e taceva per qualche minuto, poi riprendeva dicendo agli studenti “scusatemi, per un momento mi sembrava d’essere a Cracovia o forse a Varsavia.“

Italia-Polonia nel tuo caso si declina Roma-Varsavia?

Non nascondo che è solo in queste due città che mi sento a casa. Se sono a Bologna o a Cracovia, a Venezia o a Breslavia, sto bene ma non a casa mia. Di Varsavia amo molto l’energia e l’offerta culturale che mediamente è più alta di tante capitali europee e poi ritengo sia anche bella con tanto verde tra cui il più bel parco urbano d’Europa: Łazienki.

Se ti chiedessi di suggerirci alcuni nomi di scrittori e registi italiani?

Quest’estate paerto per le vacanze portandomi “Il mestiere di vivere” di Cesare Pavese e “Il cavaliere e la morte” di Leonardo Sciascia, libri di autori straordinari che rileggo regolarmente. Nel cinema oltre ad Antonioni voglio citare Federico Fellini, soprattutto quello di “Roma”, “Amarcord” e “8 e mezzo”, Luchino Visconti e Mario Monicelli, che ebbe il particolare merito di far uscire Monica Vitti dai ruoli in cui l’aveva inquadrata Antonioni. Poi amando i film di taglio politico non posso non ricordare Francesco Rosi. Nella musica Paolo Conte, che sogno di vedere un giorno in concerto in Polonia e Gianmaria Testa che nel 2007 Pier Angelo Cappello riuscì a portare a Varsavia.

E polacchi?

Nel cinema i grandi della scuola polacca: Wajda, Munk, Kawalerowicz, i capolavori di Roman Polański da “Il coltello nell’acqua” all’ultimo film sull’affaire Dreyfus che ho già visto tre olte, i trattati morali di Krzysztof Zanussi: “Le montagne al tramonto”, “La struttura del cristallo”; e da ultimo Paweł Pawlikowski. Leggo sempre Jarosław Iwaszkiewicz: immensi i suoi versi, immensi i suoi racconti. Buona parte di quelli un po’ solari fu scritta a Roma, in Sicilia o, al limite, a Sandomierz, la più italiana delle piccole città polacche. Zamość è un altro discorso.

Tra Italia e Polonia c’è un intreccio secolare continuo e profondo che forse nella società odierna andrebbe un po’ più valorizzato?

Nel 1945, dopo sei anni di tragedie e distruzioni, al grande Jan Parandowski, scrittore tra l’altro di una “Mitologia antica” che è tuttora un manuale delle medie, l’Università Cattolica di Lublino chiede di tenere un corso. Parandowski sceglie di parlare di Francesco Petrarca. A Parandowski si deve anche una magnifica definizione del nostro paese: la Polonia culturalmente si affaccia sul Mediterraneo. Una frase che sintetizza secoli di relazioni. Pensiamo alla corte reale polacca di Sigismondo il Vecchio a Cracovia, frequentata da tanti italiani. Oltre duecento anni dopo, presso la corte reale di Stanislao Augusto, a Varsavia, la situazione si ripete, il re era attorniato da artisti provenienti dal Bel Paese con cui parlava in italiano e poiché alcuni venivano dalla Repubblica Serenissima a volte parlava in veneziano, e pensare che Stanislao Augusto non mise mai piede in Italia! E poi dovremmo parlare di Padova che, accademicamente parlando, è la più polacca delle città italiane, e quindi di Copernico che studia tra Padova, Bologna e Ferrara dove si laurea in diritto canonico. Insomma la Polonia ha preso tanto dall’Italia ma ha anche dato tanto all’Italia e all’Europa la cui cultura, senza l’apporto polacco, sarebbe monca. La musica da Chopin a Penderecki, il teatro di Kantor e Grotowski, il cinema, la letteratura. Provate a chiedere a qualsiasi libraio italiano della poesia e vi risponderà che senza la Szymborska gli unici libri di poesia che vende sono quelli obbligatori a scuola. Lo scambio antico, ininterrotto e fecondo tra questi due paesi che amo è la cornice culturale cui mi sento di appartenere e quando mi chiedono se l’Italia è una scelta rispondo che lo sarebbe potuto essere ma, nel mio caso, la definirei più una storia di vita.

Le bottiglie del vino

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Ogni vino ha la sua bottiglia. Le bottiglie di vino sono generalmente di vetro, normalmente di colore scuro, per proteggere il contenuto dall’esposizione alla luce. La capacità è nella maggior parte dei casi di 750 ml, anche se tale misura può essere a volte differente.

Le prime tracce storiche sulle origini della bottiglia in vetro risalgono al I secolo d.C., quando nei territori siriani vennero realizzati piccoli contenitori di vetro tramite la tecnica del soffio nella pasta semi-liquida, che divergevano dai prodotti precedenti a forma di anfore aventi pareti notevolmente più spesse a causa del procedimento tecnico tradizionale della colata del vetro in stampi.

Se nei primi tempi si produssero più che altro fiale con il perfezionamento della tecnica e dell’abilità da parte dei soffiatori, già nei primi secoli dopo Cristo si realizzarono bottiglie vere e proprie.

L’utilizzo pratico e comune della bottiglia però rimase piuttosto raro, anche a causa della difficoltà di produzione dell’oggetto rispetto ad altri contenitori aventi lo stesso utilizzo. La sua diffusione europea avvenne solamente intorno alla metà del XV secolo. L’isola di Murano fu il primo centro di produzione, agevolato dai numerosi contatti commerciali e culturali tenuti da Venezia con il Medio Oriente, dove era già sviluppata l’arte vetraria.

Le bottiglie di vino prendono quasi sempre il nome dalla zona in cui si è diffuso il loro uso. Ecco un breve elenco delle bottiglie più comuni che possiamo trovare ormai ovunque:

Bordolese: originaria della zona di Bordeaux, è forse la più utilizzata tra le bottiglie destinate alla produzione di vino. Si distingue per la forma cilindrica con spalla pronunciata e collo non molto lungo.

Bordolese a spalla alta: deriva dalla Bordolese standard ed è un’evoluzione estetica. Questa forma dona un’eleganza maggiore e quindi viene usata per vini particolari, soprattutto passiti.

Borgognona: di origine francese come la bordolese, è caratterizzata da spalla praticamente assente. È usata sia per i vini bianchi che per quelli rossi.

Albeisa: la bottiglia tradizionale della zona di Alba in Piemonte, usata per imbottigliare i vini rossi delle Langhe. Simile alla Borgognona, si distingue per la scritta “Albeisa” incisa sulla bottiglia, la spalla poco pronunciata e il collo corto.

Champagnotta: è la bottiglia tradizionalmente usata per contenere lo Champagne (e in epoca recente i vini spumanti più in generale). Viene prodotta con vetro di spessore maggiore per sostenere la pressione dell’anidride carbonica contenuta nel vino e per lo stesso motivo sul collo è presente una sporgenza dove si può fissare la gabbietta metallica che trattiene il tipico tappo a fungo.

Bottiglia Champagne Cuvée: è’ una variante della precedente, con la base più allargata e il collo più lungo.

Renana: originaria della zona del Reno, in Germania, si usa per i vini bianchi e si distingue per la forma oblunga e affusolata.

Alsaziana: viene dall’Alsazia e si utilizza per i vini bianchi. Si distingue per l’assenza di spalla e la forma allungata.

Bottiglia da Porto: Usata generalmente per vini liquorosi iberici come il Porto o lo Sherry, si presenta spesso con diverse tonalità di verde o marrone.

Bottiglia Marsalese: la bottiglia Marsalese è la bottiglia utilizzata per la conservazione del Marsala. Il vetro è marrone scuro o nero e la forma ricorda quella tradizionale dei vini fortificati.

Anfora: tra le bottiglie usate nella produzione di vino, è una delle più particolari. Di origine provenzale, è diventata famosa in Italia grazie al Verdicchio, un vino bianco delle Marche.

[Aggiornamento 29.10.2020] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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Negli ultimi giorni in Polonia si sono registrati ancora numeri record per nuovi casi di COVID-19 e per la prima volta sono stati superati i 20.000 casi giornalieri, con circa 67.800 tamponi.

Il numero complessivo dei malati attivi è salito a 184.789, di cui in gravi condizioni 1.203, ovvero circa l’1% del totale. Gli ultimi dati mostrano 20.156 nuovi contagi, con 301 morti.

Il Voivodato della Grande Polonia (2.633), la Masovia (2.255), la Slesia (1.994) e la Piccola Polonia (1.927), sono i Voivodati maggiormente interessati dai nuovi casi.

numeri dell’epidemia destano preoccupazione vista la pressione in salita sulle strutture sanitarie polacche ed il numero di posti letto disponibiliL’impennata dei casi ha costretto il governo a dichiarare dal 24 ottobre tutta la Polonia zona rossa e in tutto il paese prosegue l’allestimento di ospedali provvisori per aumentare il numero di posti letto pronti ad accogliere i malati di COVID-19.

Tutto il territorio polacco è zona rossa con la conseguente imposizione della chiusura di bar, ristoranti, palestre, cinema e la presenza di diverse restrizioni per eventi culturali e religiosi, nonché per gli assembramenti. Bar e ristoranti possono effettuare il solo servizio di asporto.

Sono state annunciate misure di sostegno per i settori colpiti dalla nuova ondata di contagi, che potranno beneficiare della Tarcza Branżowa.

Da segnalare questa settimana le proteste di migliaia di persone contro sentenza della Corte Costituzionale, che limita il diritto all’aborto in Polonia, già uno dei paesi europei più restrittivi in materia. La decisione vieta l’aborto anche per gravi malformazioni del feto.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.

***

Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

L’euro più caro da oltre un decennio

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

La pandemia si sta intensificando e, con essa, le preoccupazioni degli investitori per i propri soldi. Un folto gruppo di operatori del mercato finanziario si sta sbarazzando della valuta polacca piuttosto rischiosa. Di conseguenza, il tasso di cambio dell’euro è balzato di qualche groszy sopra i 4,60 di zloty, quindi è il più alto dal 2009. “L’intensificazione della pandemia in Europa, l’indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro e le proteste nelle strade polacche. In questo contesto, è impossibile guardare con favore allo zloty”, così descrive la situazione sul mercato valutario Konrad Białaś, analista di brokeraggio TMS.

La protesta del settore della ristorazione a Cracovia il 28 X

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Fonte: https://www.facebook.com/events/1049859112110974/

Dato il comportamento del governo polacco nei confronti del settore della ristorazione, siamo stati costretti ad uscire per combattere per salvare le nostre aziende. Pertanto, a Cracovia il 28 ottobre di quest’anno si svolge una protesta del settore della ristorazione.

Da aprile a settembre 2020, dal mercato sono sparite 2055 aziende di ristorazione. Tutto a causa del fatto che non abbiamo ricevuto alcun aiuto dal governo. Quasi 4,5 migliaia di aziende hanno già sospeso le loro attività, e entro la fine dell’anno questa cifra raggiungerà 7 mila. I debiti del settore della ristorazione sono attualmente pari a 700 milioni di zloty. Il numero stimato delle attività sospese nel settore HoReCa [alberghi, ristoranti, catering – ndr] entro la fine del 2020 potrebbe raggiungere 20 mila, di cui nel solo settore della ristorazione 7 mila, che potrebbe inoltre costituire circa il 10 per cento di tutte le aziende sul mercato. Di sicuro alcune di loro non riapriranno mai più e saranno chiuse definitivamente.

Nei ristoranti stessi (28% dell’intero settore) può perdere il lavoro fino a 200 mila persone. Ciò è direttamente correlato alla crisi tra i fornitori di cibo e l’industria alberghiera.

Come calcolato dal Consiglio Straordinario Della Gastronomia Polacca (Sztab Kryzysowy Polskiej Gastronomii), la gastronomia nazionale è più di 76.000 istituzioni che generano circa 37 miliardi di zloty del PIL nazionale.

Fonte: https://www.facebook.com/events/1049859112110974/

Richiediamo un vero aiuto. Esecuzione di prestiti a basso reddito (1, 2-1, 5% annuo) dalla Banca dell’Economia Nazionale stabilendo nel contempo i criteri a livello reale. La richiesta di nessuna perdita è inaccettabile. Perché tutti noi da marzo 2020 generiamo solo perdite. La soluzione proposta dal governo polacco è una commedia, perché l’esenzione fiscale una tantum a novembre 2020, che poi bisogna pagare a dicembre, non ci dà nulla. 5.000 zloty di mutuo non rimborsabile per le micro imprese è ridicolo. Non sarà un problema per i ristoratori dimostrare le perdite al 40% da ottobre 2019 a ottobre 2020 perché le nostre perdite sono al livello del 90%.

Chiediamo un tasso fisso e unico di IVA-8% su tutti i prodotti e servizi nel settore della ristorazione dal 01.11.2020. Chiediamo “Scudo Anti-crisi per la Gastronomia Polacca” sul modello di scudo anti-crisi per il turismo. In conformità alla legge del 17 settembre 2020 sul cambio della legge sulle disposizioni speciali per la prevenzione e la lotta contro il COVID-19 tra cui:

  • istituzione di un Fondo di Garanzia per il Settore della Ristorazione nell’ambito dello Scudo, per i creditori, in particolare per i proprietari di immobili
  • garanzia per le banche ed i prestiti senza interessi per la gastronomia
  • garanzia per i clienti che pagano in anticipo per eventi di gruppo nei locali
  • l’annullamento dell’obbligo di rimborso delle sovvenzioni del Fondo di Sviluppo Polacco
  • contributi sociali preferenziali per chi lavora nella gastronomia.

Evento su Facebook: Protest Krakowskiej Gastronomii

Campagna online ICE per promuovere i prodotti agroalimentari italiani

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Nell’ambito delle iniziative di promozione dei prodotti agroalimentari italiani organizzate dall’ufficio Ice-Agenzia di Varsavia ha avuto inizio la “campagna digitale” in collaborazione con la piattaforma e-commerce FRISCO.PL riconosciuta quale maggiore piattaforma e-commerce nel settore alimentare in Polonia che vanta oltre 100.000 clienti solo nell’area metropolitana di Varsavia. La campagna promozionale fa leva sul concetto di autenticità dei prodotti italiani (100 per cento italiani). I consumatori che entrano sulla piattaforma troveranno la sezione Area Italiana (Strefa Wlochy) attraverso la quale avranno accesso all’offerta di oltre 500 prodotti italiani, a loro volta contrassegnati da una coccarda tricolore. Per facilitare gli acquisti i prodotti italiani sono divisi per categorie merceologiche (formaggi, bibite, prodotti da forno, condimenti, salumi etc..). La campagna è supportata anche da banner promozionali e con una pubblicità sui 40.000 cataloghi che i migliori clienti di FRISCO.PL ricevono a domicilio, oltre che nelle rubriche facebook curate della stessa piattaforma. La campagna promozionale, ad intervalli periodici, proseguirà fino a giugno 2021. “Grazie a questa iniziativa”, dichiara il Direttore dell’Ufficio Ice di Varsavia, Antonino Mafodda, “su un totale di 83 fornitori italiani presenti sulla piattaforma FRISCO.PL ben 25 aziende sono presenti per la prima volta nel canale e-commerce in Polonia, e questo grazie alla campagna di sensibilizzazione condotta la scorsa estate dalla sede centrale di Ice-Agenzia in Italia. Sono anche grato all’Ambasciata d’Italia che ci ha incoraggiato a continuare nell’opera di promozione dell’agroalimentare italiano puntando sui canali digitali. Nonostante l’incremento del nostro export in Polonia nel settore agroalimentare, vicino al miliardo di euro in valore, i nostri rimangono prodotti di nicchia che hanno difficoltà ad entrare nei tradizionali canali GDO. Per questo il canale e-commerce può rappresentare la chiave di volta per approdare sulle tavole dei consumatori polacchi”.

La Polonia ha ricevuto 660 milioni di euro nel programma dell’EU Orizzonte 2020

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Orizzonte 2020 è il programma quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione. Il suo bilancio nel 2014-2020 ammonta a oltre 77 miliardi di EUR. Gli scienziati partecipanti sono responsabili di tante importanti scoperte, come i pianeti extrasolari, il bosone di Higgs e le onde gravitazionali. Il prossimo programma è già stato preparato per gli anni 2021-2027, per il quale sono stati stanziati circa 90 miliardi di euro. Quest’anno, la Polonia ha ottenuto 660 milioni di euro nell’ambito del programma, il 65% in più rispetto al periodo corrispondente della precedente edizione 2007-2013. Nonostante ciò, Zygmunt Krasiński, direttore del Punto di Contatto Nazionale per i Programmi di Ricerca dell’Unione Europea, ritiene che i soldi siano ancora insoddisfacenti. Come sottolinea, “Abbiamo ottenuto l’1,2% da Orizzonte 2020 e abbiamo aggiunto il 3% all’intero bilancio dell’UE. Tuttavia, questa tendenza sfavorevole, è compensata nell’equilibrio finanziario complessivo dell’UE. Non dimentichiamo che riceviamo ancora molto di più dall’UE di quanto mettiamo, poiché siamo un beneficiario netto della politica di coesione. L’analisi mostra che le piccole e medie imprese hanno ricevuto di più delle sovvenzioni e, quando si tratta di istituzioni scientifiche, l’Università di Varsavia ha ottenuto la maggior parte dei soldi per lo sviluppo della ricerca e dell’innovazione, quasi 32 milioni di euro. Poi c’è l’Istituto di Chimica Bioorganica dell’Accademia Polacca delle Scienze con oltre 31 milioni di EUR e al terzo posto il Centro Scientifico Nazionale, che ha ottenuto oltre 19 milioni di EUR. Anche il numero di organizzazioni polacche che utilizzano il bilancio dell’UE per la ricerca e l’innovazione è aumentato. Nel 2007-2013, 547 le organizzazioni hanno beneficiato del programma, quest’anno 832. Il leader polacco in termini dei finanziamenti ottenuti nel programma Horizon 2020 è FundingBox, che ha ricevuto circa 59 milioni di euro. FundingBox è un fondo che aiuta a sviluppare le start-up e le iniziative di ricerca di tutta Europa. Secondo l’analisi, gli importi maggiori sono stati ottenuti da istituti scientifici e di ricerca e università ed è di circa 372 milioni di euro, il maggior numero di richieste di cofinanziamento dei propri progetti è stato presentato dal settore privato, che ha ottenuto oltre 172 milioni di euro, e tra questi il settore delle piccole e medie imprese da il risultato di 116,11 milioni di euro, ovvero il doppio rispetto agli anni 2007-2013. Le grandi aziende, tuttavia, hanno perso conto, nonostante abbiano ottenuto la metà di fondi in più rispetto alla precedente edizione dei programmi quadro, ed quest’anno era di 56 milioni di euro. Secondo Katarzyna Walczyk-Matuszyk, il risultato migliore nell’ottenere fondi è la conseguenza di modifiche al sistema, modifiche ai regolamenti riguardanti la valutazione delle unità di ricerca polacche e l’introduzione di un meccanismo che collega i programmi dell’UE con i programmi nazionali. Uno dei maggiori successi finanziari del programma Orizzonte 2020 è il risultato del secondo concorso Teaming for Excellence, che mira a creare centri internazionali di ricerca e innovazione in consorzi di paesi con tassi più bassi di eccellenza scientifica con i principali istituti di ricerca in Europa. Tali consorzi sono stati creati dall’Accademia di Estrazione Mineraria e Metallurgia di Cracovia, dall’Istituto di Tecnologia dei Materiali Elettronici Rete di Ricerca Łukasiewicz e dal Centro Nazionale per la Ricerca Nucleare. La Polonia, invece, aspira ancora alla “lega dei campioni innovativa”, ma la sfida è troppo poca l’attività di università e accademici. Nell’ambito del programma Orizzonte 2020, c’è ancora 1 miliardo di euro da distribuire nell’ambito del concorso Green Deal europeo, che è una sovvenzione per le migliori idee per le innovazioni tecnologiche e sociali relative a clima, trasporti, energia, edilizia, agricoltura e biodiversità.