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Home Blog Page 120

Amore all’italiana

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Anna e Luigi

Soleggiato pomeriggio di primavera. Una piccola stanza nell’attico, l’odore del legno e della mela che sboccia nell’aria, Anna Crisanti è chinata sull’icona. Dipinge la veste della Madonna italiana del XIV secolo, chiamata anche Madonna di Costantinopoli, dall’altare della chiesa principale di San Nicola a Mola di Bari. Gli stessi occhi ridenti e capelli biondi che ricordavo dai nostri tempi al liceo artistico di Cracovia. E, anche se gli anni sono arrivati, e con loro rughe e qualche chilo, questa è la stessa Ania! Allegra, gentile e immersa nel suo lavoro. Si alza, sorride, asciugandosi le mani sporche di pittura sul grembiule. Mascherate (perché è tempo di pandemia) stiamo entrambe guardando la Madonna leggermente sorridente. È un’icona del circolo cipriota-bizantino, con il tipo iconografico di Galaktotrophousa (Madonna che allatta), probabilmente portato da Costantinopoli.

Come è iniziato l’amore per l’Italia? 

Prima è stato l’amore per l’arte … studiando in un liceo artistico a Cracovia imparavo l’arte italiana, sognavo di vedere un giorno queste meraviglie con i miei occhi.

E poi sei riuscita a girare quasi tutta l’Italia in tempi in cui uscire dalla Polonia sembrava un miracolo.

Oh sì, è stato un miracolo. Ancora da studentessa, ho incontrato uno studente italiano che è venuto in Polonia. Era affascinato dalla figura di Giovanni Paolo II. Sognava di vedere il paese in cui il papa polacco viveva e lavorava. Ci siamo incontrati attraverso amici comuni. È così che è iniziata la nostra amicizia, poi l’amore e la vita insieme … Gli inizi sono stati molto difficili … Non c’era telefono in casa mia, le lettere ci mettevano molto tempo e venivano spesso aperte e distrutte (ad esempio si bagnavano e diventavano illeggibili). Luigi, quello era il nome del mio futuro marito, venne in Polonia per ogni vacanza. Io potevo solo sognare di andare in Italia. Quando arrivò lo stato di guerra in Polonia, le difficoltà di contatto diventarono ancora maggiori. Scrissi lettere a Luigi con succo di cipolla (visibile solo se scaldato), descrivendo la situazione in Polonia. Con l’inchiostro normale scrivevo frasi banali con saluti e auguri.

Anna e Luigi

In quale lingua vi scrivevate?

Inizialmente in inglese. Però, anche prima di incontrare Luigi, avevo iniziato a studiare l’italiano, quindi siamo gradualmente passati all’italiano. A volte ho avuto dei contrattempi linguistici quando, ad esempio, Luigi mi ha inviato un pacchetto di caramelle attraverso un amico (per lo stato di guerra era impossibile) con la dedica: “Accetta questo piccolo segno della nostra amicizia” e io ho tradotto “accetta” con “ascia” cosa che mi ha preoccupato molto.

Il vostro “amore per corrispondenza” è durato a lungo?

Sfortunatamente a lungo, oltre quattro anni. Ero molto giovane, quindi il tempo era ancora più lungo.

Quando lo stato di guerra finì e superai gli esami finali di maturità, Luigi riuscì finalmente a invitarmi in Italia, mandò un invito speciale (senza il viaggio sarebbe stato impossibile!) E tutto ciò che restava era ottenere un visto. Sono andata con mia madre a Varsavia, al consolato italiano. Lì dovetti stare in fila davanti al consolato per alcuni giorni e poi mi dissero che potevo ottenere un visto non prima di due mesi! E io già avevo un invito e un biglietto aereo in tasca per la mia prima vacanza italiana!

Così sei rimasta in Polonia?

Mi è successo un fatto insolito. Con un amica conosciuta in coda, abbiamo deciso di andare all’ambasciata italiana! Non avevamo idea di dove fosse l’ambasciata e se ci avrebbero accettato.

Quando abbiamo finalmente raggiunto Piazza Dąbrowski, nessuno degli edifici aveva la bandiera italiana esposta, quindi non avevamo idea di dove si trovasse l’ambasciata. Abbiamo deciso di chiedere ad un signore che portava a spasso il cane. Questo signore si è rivelato straniero e cortesemente ci ha spiegato in inglese dove si trovava l’ambasciata italiana. Ho chiesto se parlava italiano e, quando ha confermato, ho immaginato che probabilmente avesse familiarità con il funzionamento dell’ambasciata e come avrei potuto organizzare un visto accelerato. Mi sono lamentata un po’ del lento lavoro del consolato e quando ho spiegato quali “importanti questioni familiari” mi hanno portato all’ambasciata, questo gentiluomo ha deciso di aiutarmi. Si è scoperto che stavo parlando con l’ambasciatore italiano in persona! Abbiamo ricevuto il visto dopo due giorni!

Una storia fantastica! Quindi alla fine hai potuto realizzare il sogno di viaggiare in Italia?

Sì! E incontrare la famiglia del mio ragazzo, il suo paese e i suoi amici! Vedere con i miei occhi le meraviglie delle quali tanto avevo  letto e imparato nelle lezioni di storia dell’arte. Abbiamo iniziato ad esplorare Roma, poi abbiamo girato tutta l’Italia. Auto a noleggio, autostop, qualunque cosa. Ero la persona più felice del mondo! Dalla gioia ho persino imparato a nuotare e andare sott’acqua! Siamo anche andati sulle Alpi. Le serate nelle Dolomiti, quando le montagne diventano dorate e rosse al tramonto, le ricorderò per il resto della mia vita! Ero innamorata, impressionata dalla bellezza che mi circondava e molto felice!

E c’era qualcosa che non ti è piaciuto?

Probabilmente ero troppo felice per notare eventuali aspetti negativi, ma mi ha irritato, ad esempio, che i colleghi di Luigi invece di visitare la città, guardare, nuotare preferivano rimanere in tenda e giocare a carte! Non riuscivo a capirlo!

La più grande gioia?

La libertà! Mi sembrava che tutto in Italia fosse organizzato in modo tale che le persone potessero essere felici e vivere comodamente. Ero molto gelosa di loro!

E qual è il seguito di questa bella storia?

Ottimo per ora! Luigi, filosofo dell’educazione, trovò lavoro a Cracovia come professore presso il Centro di perfezionamento delle lingue straniere per insegnanti accademici. I suoi studenti erano molti dei meravigliosi professori di Cracovia, incluso l’attuale sindaco di Cracovia. Felice del nostro paese, con grande stima per Cracovia, le nostre tradizioni e la religiosità non poteva immaginare di tornare in Italia, insieme abbiamo aperto nella piazza principale di Cracovia una delle prime pizzerie “Pizza al taglio”. In quel momento molto felice per noi, amici e parenti continuavano a dire che dovevo tornare alla pittura. Per fortuna sono stata invitata alla scuola iconografica italiana di Seriate, oggi Scuola Iconografica di Seriate. Era una scuola molto esclusiva, potevo studiare in cambio delle traduzioni che Luigi doveva fare per questa scuola. È stato un grande momento, pieno di lavoro creativo, esplorando la regione, sviluppando abilità pittoriche. Poco dopo, nacque il nostro primo figlio Francesco, in onore di San Francesco, e per portare gioia ai genitori di Luigi, in particolare a suo padre, che era umbro. Meno di un mese dopo la nascita del bambino, i nonni venivano da Roma per vedere il loro primo nipote. Dopo cinque anni, è arrivato il nostro secondo figlio Dawid.

In che lingua hai cresciuto Francesco?

In entrambe! Luigi in italiano, io in polacco. Inoltre, Luigi cantava magnificamente. Ha spesso preso la chitarra e ci ha dato grandi concerti di canzoni italiane. Sia quelle per i bambini, che quelle religiose e quelle meravigliosi canzoni tradizionali di cui l’Italia ha un numero infinito. Lì, i bambini imparano a ballare e cantare prima di imparare a parlare e camminare. Francesco ha iniziato a parlare e cantare molto rapidamente.

E quali tradizioni italiane sei riuscita a trasferire sul suolo polacco in quegli anni Ottanta poco interessanti?

Prima di tutto, il caffè. Era un rito nella casa romana di Luigi. Abbiamo importato una vera macchina per caffè espresso dall’Italia! È stato qualcosa di straordinario! Vero cappuccino a Cracovia! E ovviamente a Natale abbiamo costruito una presepe. Luigi ha fatto le pietre con di carta e i ragazzi hanno sistemato le figurine. Un Natale particolare accompagnato da un’atmosfera insolita, rafforzata dalla musica e dai piatti italiani che ho imparato a fare dalla mia suocera italiana. E siamo stati anche in grado di discutere animatamente di politica durante la cena come si fa in Italia. E poi quando la discussione è finita senza alcun problema e senza nessuna frizione tra le persone tutti hanno aiutato a spreparare.

E la pittura?

Ho dovuto abbandonare i pennelli per un po’, soprattutto da quando ho dato alla luce il mio terzo figlio Marysia. Mi sono ripromessa che se mia figlia fosse andata all’asilo, sarei tornata ai miei quadri. Sfortunatamente, quando Marysia aveva sei anni, Luigi morì. All’improvviso ero sola, senza lavoro e con tre figli. Le famiglie italiane e polacche hanno aiutato il più possibile, ma è stato molto difficile per noi. E un giorno il Museo Nazionale di Cracovia mi ha chiesto di condurre seminari iconografici. Ero molto felice! Era il mio grande sogno ma allo stesso tempo avevo paura di insegnare a qualcuno a dipingere icone. Fortunatamente, sono riuscita e ho condotto questi seminari per anni in musei, nonché in centri comunitari e in privato in Polonia e in Italia.

Ma dipingi anche tu?

Ovviamente! La pittura è il mio contatto con Dio, una cura per la tristezza, un momento di calma, calma e gioia.

E “l’ordine della vita”?

Penso che sia ancora davanti a me. Per ora, sono molto orgogliosa della grande icona di Mandylion per l’altare principale con dimensioni 2,5 x 2,5 m dalla chiesa di Wieliczka. L’ho dipinta in tre mesi! Era insolito ordinare una copia dell’icona 1:1 dall’altare della chiesa nel nord Italia. Grazie al mio lavoro creativo, all’amore per l’arte, sono stata in grado di ritrovare il mio equilibrio. Mi sono sposata di nuovo con Piotr, anche lui vedovo con tre figli. Ora stiamo lavorando insieme, condividendo la passione per le icone e l’arte. Piotr produce tavole, trame e dorature e io dipingo. Entrambi amiamo l’Italia, dove abbiamo molti amici e abbiamo appena programmato un viaggio da sogno italiano. Abbiamo comprato un camper e intendevamo andare in giro ad esplorare ogni angolo del Bel Paese, ma sfortunatamente la pandemia ha contrastato i nostri piani. Ma il grande amore non si ferma mai e torneremo l’anno prossimo.

traduzione it: Barbara Perłowska

Nella città dell’ombra. Riflessioni su Perugia

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Un viaggio a Perugia è come il lancio di una moneta: non sai cosa ne verrà fuori. Per alcuni sarà come fare centro, altri resteranno delusi, annoiati dal ritmo della città dell’Italia centrale. Ci sono andato, anche se forse è abbastanza chiaro, per l’opera del Perugino, rappresentante della scuola umbra. Sul posto, questa città pigra e un po’ cupa, si sono dischiusi altri tesori della regione.

Di Perugia spesso non si è parlato molto bene, il che, dopo la mia visita, ha cominciato a sorprendermi. Mi sono venute in mente le parole del libro che portavo con me: “Memoria dell’Italia” di Wojciech Karpiński, in cui si legge che la città appariva all’autore “[…] cupa e brutale. Mi sono sentito soffocato e sopraffatto”. Occorre dire che Perugia non è stata un prestigioso bastione dell’umanesimo e i governi dei despoti hanno avuto effetti abbastanza “pragmatici” nell’approccio ai problemi della vita e della morte. Il sangue qui scorreva a fiumi in età moderna.

La città, che in età romana aveva il nome di “Augusta Perusia”, conta oggi circa 167 mila abitanti. Come molte città italiane, Perugia si trova più vicina alle nuvole che alla terra. Dopo l’arrivo in treno bisogna attraversare la stazione (vale la pena rivolgere l’attenzione alla sala d’attesa, il vuoto appare singolare), dirigersi a sinistra dalla parte della funicolare e con il minimetrò raggiungere la città “vecchia” in alto. Il centro è costituito da Piazza IV Novembre, in mezzo alla quale c’è la Fontana Maggiore (1277-1278), tesoro della città quasi a portata di mano, sulla quale si vede un vasto assortimento di scene: da profeti e santi a scenette con immagini simboliche degli abitanti del villaggio. Gli autori sono Niccolò Pisano e il suo non meno talentuoso figlio Giovanni, scultori che furono maestri del loro tempo, a cavallo tra XIII e XIV secolo, noti per lavori compiuti a Pisa, Siena, Pistoia. La fontana per anni è stata circondata da un particolare rispetto: per legge non vi si potevano abbeverare gli animali, né si poteva raccogliere acqua e oggi dal capolavoro ci separa un’inferriata che richiama questa tradizione.

Da un lato si innalza la cattedrale di San Lorenzo, dall’altro il Palazzo dei Priori, sede del municipio. All’interno si trova la Galleria Nazionale dell’Umbria. Il nome parla da solo, perché rende chiaro che non si può parlare nella loro interezza delle fenomeni artistici senza riferimento alla regione, o sarebbe meglio dire alla “scuola umbra”. Prima di poter iniziare a osservare le opere del suo maggiore rappresentante, il Perugino, bisogna passare le sale di arte minore o che è stata importante solo per l’Umbria, come nel caso di Fiorenzo di Lorenzo e Giovanni Boccati. Vale ovviamente la pena soffermarsi più a lungo presso le sculture di Arnolfo di Cambio, la bella “Madonna” di Duccio di Buoninsegna, il “Polittico di Sant’Antonio”, collocato in una sala scura e il cui autore è il celebre Piero della Francesca. L’opera è ipnotica e induce a soffermarsi per qualche tempo. Dal rapimento siamo destati da altri lavori, quali quelli di Agostino di Duccio, autore della facciata dell’oratorio di San Bernardino, accanto alla chiesa di San Francesco al Prato.

Volevo tuttavia vedere soprattutto i lavori del Perugino, che fu maestro di Raffaello, di cui si celebra il cinquecentenario della morte quest’anno. Perugino acconsentì ad accogliere nella sua bottega il futuro autore della “Madonna del cardellino” ed ebbe sull’attività del giovane artista una grandissima influenza. A testimonianza di quanto l’allievo avesse superato il maestro ci sono i dipinti del 1504 che si occupano dello stesso soggetto, ovvero “Lo sposalizio della Vergine”, vale pertanto la pena confrontare le due opere di Raffaello e Perugino (una si trova a Milano, l’altra a Caen in Francia). Perugino nacque intorno al 1450 a Città della Pieve. Benché formatosi a Firenze e avesse lavorato fuori dalla terra natale, è a Perugia che sviluppò la sua scuola. Lavorò in una maniera che era propria, innamorato dei blu e del plasmarli in modo morbido, a tratti con inclinazioni sentimentali. Sono rimasto incantato dall’opera giovanile della “Adorazione dei Magi” (1475 ca.). È un autentico concerto di gesti che vale la pena ascoltare più a lungo. Dopo l’uscita dal museo bisogna andare all’edificio vicino, dove si trova il Collegio del Cambio, l’antica sede della gilda dei mercanti e di coloro che si occupavano del cambio delle monete. I bellissimi interni sono decorati da affreschi, tra i quali alcuni del già famoso Perugino.

Scendendo lungo via Baglioni (dei patroni di questa via, così come degli Oddi, che hanno impresso un forte segno sulla storia di questa città, si potrebbe dire molto male), raggiungiamo la Rocca Paolina. È una fortezza del XVI secolo costruita per papa Paolo III sul luogo dove c’erano monumenti etruschi, romani e medievali. Visitando i suoi corridoi sotterranei pare di vagabondare per caverne o per singolari prigioni. L’edificio fu demolito a metà del XIX secolo e un paio di anni più tardi di nuovo ricostruito per papa Pio IX, fino a quando questa stupefacente architettura non fu conquistata dall’esercito del Regno d’Italia nel 1861. Vale la pena andarci non soltanto per il clima all’interno, ma anche per le mostre d’arte contemporanea.

Nel centro di Perugia si può trovare nutrimento non solo per l’anima, ma anche per il corpo. All’angolo di una strada appaiono venditori ambulanti e una solida porzione della tradizionale porchetta è in grado di riempire lo stomaco per molto tempo durante le peregrinazioni. A cena però occorrerebbe optare per gli spaghetti alla norcina con salsa di tartufi, specialità esclusiva, nascosta nei boschi umbri, per la quale la regione è nota. E quale miglior complemento se non il vino della vicina Orvieto? È risaputo che l’Umbria è uno dei più antichi vigneti d’Italia. Per concludere vale la pena aggiungere che la città è considerata la capitale italiana del cioccolato. Qui si trova una sua fabbrica e annualmente si tiene un festival dedicato alle leccornie.

La storia di Perugia è incline però a considerazioni amare. Non fu mai un grande centro artistico e la storia della città si fonda su quanto ottenuto al termine di cupe lotte fratricide. All’ombra delle vie pietrose e strette il cuore della città respira l’oscurità di questo passato. Perugia è un luogo di contrasti e per convincersene basta sedersi per un po’ ai Giardini Carducci e immergersi nelle rinvigorenti valli grigio-bluastre dell’Umbria, che conosciamo dai dipinti del Perugino.

foto: Dawid Dziedziczak
traduzione it: Massimiliano Soffiati

L’ERC assegna quasi 14 milioni di euro ad astronomi polacchi

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

‘’Nell’ambito della sovvenzione del Consiglio europeo della ricerca (CER), gli astronomi polacchi riceveranno quasi 14 milioni di euro per la ricerca astronomica e per la costruzione di un nuovo telescopio in Cile. Si tratta di una delle più grandi borse di studio scientifiche al mondo e la prima di questo genere in Polonia”, ha dichiarato l’Accademia Nazionale delle Scienze (PAN). I fondi saranno devoluti al gruppo del professor Grzegorz Pietrzyński del Centro Astronomico Nicolaus Copernicus. Il progetto di ricerca si intitola “La calibrazione precisa della scala della distanza cosmica nell’era delle grandi revisioni”. L’obiettivo principale di questo progetto è misurare in modo molto accurato e su scale molto diverse le distanze dal Sole ai confini dell’universo. Le misurazioni verranno poi utilizzate per determinare la famosa costante di Hubble (H0), che descrive la velocità di espansione dell’universo. La ricerca richiede 6 anni per essere completata, ma è un ottimo investimento. Uno dei partner di questo progetto è l’ Università di Heidelberg. In totale, quest’anno le sovvenzioni ERC Synergy sono state assegnate a 34 progetti in diversi campi scientifici. I progetti saranno realizzati principalmente in Germania, Francia e Gran Bretagna. A tal fine sono stati destinati 350 milioni di euro.

[Aggiornamento 5.11.2020] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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Negli ultimi giorni in Polonia si sono registrati ancora numeri record per nuovi casi di COVID-19.

Il numero complessivo dei malati attivi è salito a 282.156, di cui in gravi condizioni 1.615, ovvero circa l’1% del totale. Gli ultimi dati mostrano 27.143 nuovi contagi, con 367 morti.

Il Voivodato della Grande Polonia (3.888), la Slesia (3.850), la Masovia (2.932), la Bassa Slesia (2.451) e la Piccola Polonia (2.342), sono i Voivodati maggiormente interessati dai nuovi casi.

numeri dell’epidemia destano preoccupazione vista la pressione in salita sulle strutture sanitarie polacche, la crescita dei casi ed il numero di posti letto disponibiliAttualmente sono stati predisposti 28.010 posti letto per pazienti COVID-19, di cui occupati 19.114, mentre le terapie intensive con respiratori sono 2.144, di cui occupate 1.615. Continua il lavoro nei nuovi ospedali provvisori per poter garantire ad ogni malato le cure necessarie.

Tutto il territorio polacco è zona rossa con chiusura di bar, ristoranti, palestre, cinema, tatari, centri commerciali, con alcune eccezioni e la presenza di diverse restrizioni sul numero di persone consentite e l’esercizio degli hotel. Bar e ristoranti possono effettuare il solo servizio di asporto.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

35 anni fa il primo trapianto cardiaco riuscito in Polonia

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Il 5 novembre 1985 il professor Zbigniew Religa ha eseguito il primo trapianto cardiaco di successo in Polonia. La sua foto più celebre è stata scattata da James L. Stanfield tra il 4 e il 5 agosto 1987 al Centro cardiologico slesiano di Zabrze ed è stata scelta da National Geographic come miglior foto dell’anno. In essa appare un paziente che, dopo il trapianto eseguito dal prof. Religa, è vissuto fino a 91 anni. Religa è stato due volte ministro della salute (2005-2007). È morto a Varsavia l’8 marzo 2009. La sua biografia professionale è stata raccontata nel 2014 dal film “Bogowie” di Łukasz Palkowski. Nella pellicola, che ha vinto il Leone d’Oro al 39mo Festival di Gdynia come migliore film polacco, il ruolo dell’illustre chirurgo è interpretato con grande bravura da Tomasz Kot.

Dottore di Przemyśl avrebbe guarito 100 pazienti dal Covid-19 usando l’amantadina

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La Commissione europea esamina il caso dei pazienti del dottore Włodzimierz Bodnar nella città di Przemyśl. Il dottore ha usato un farmaco antivirale, registrato tanto tempo fa, per curare i suoi pazienti malati di coronavirus e dice che grazie al farmaco li ha guariti. Si tratta dell’amantadina, un farmaco usato per prevenire alcuni tipi di influenza. Finora la medicina non è stata raccomandata per curare il Covid-19, le analisi sulla sua efficacia erano state condotte in Messico con pochi pazienti. Il dottor Bodnar ha 59 anni, lavora in un ambulatorio di Przemyśl ed è specializzato nelle malattie polmonari e nella pediatria. Una settimana fa ha descritto che aveva cominciato a trattare i pazienti con un farmaco che si chiama Viregyt K e contiene l’amantadina. Aveva provato ad incuriosire il Ministero della Salute, ma visto che non hanno reagito, ha pubblicato la sua ricerca sul suo sito web con il titolo “Si può curare il Covid-19 in 48 ore”. La pubblicazione ha sconvolto i medici che dicevano che l’amantadina era un farmaco antiquato che non sarebbe mai in grado di curare il coronavirus. Il farmaco è diventato uno dei prodotti più ricercati nelle farmacie polacche, anche se i farmacisti avvertono di non prenderlo senza una consultazione medica, visto che i suoi effetti collaterali sono molto pericolosi. Il dottor Bodnar ha dovuto smettere di curare i pazienti con il farmaco perché l’amantadina non è ufficialmente un metodo del trattamento del Covid-19. “Nonostante questo io continuerò a curare con il farmaco i 60 pazienti che hanno già cominciato a prenderlo. Loro guariscono molto presto, non posso lasciarli da soli. Ma visto che c’è un procedimento disciplinare aperto nei miei confronti, posso perdere la mia licenza medica se uno dei pazienti soffrirà di qualsiasi complicazione. Ho fatto tutto questo con la convinzione di usare una medicina che non è ancora ufficialmente usata per curare il Covid-19 ma che può salvare la vita e la salute della gente”, ha detto il dottor Bodnar.

Limitazioni di viaggio per chi si muove dalla Polonia

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Con la seconda ondata della pandemia del coronavirus nell’Europa tanti paesi hanno ripristinato le limitazioni per le persone che attraversano loro confini. Chi va in Gran Bretagna dalla Polonia è obbligato a sottoporsi alla quarantena di 14 giorni e deve preventivamente compilare un modulo comunicando dove risiede. In Irlanda invece, la quarantena non è obbligatoria però il modulo c’è. Per i polacchi che entrano in Olanda la quarantena di 10 giorni è obbligatoria anche se risultano negativi al coronavirus. I viaggiatori aerei devono in anticipo fornire le informazioni sulla salute. In Belgio questa regolamentazione si riferisce anche alle persone che attraversano la confine per via terrestre. Oltre alla quarantena i passeggeri devono sottoporsi ad un test. La Germania riconosce la Polonia come una zona di rischio però ogni land ha una propria regolamentazione d’ingresso. Sono esenti dalla quarantena le persone che forniscono il risultato negativo del test di covid. Le frontiere di Francia, Spagna e Italia restano aperte per i polacchi ma bisogna compilare una dichiarazione relativa allo stato di salute. Si può senza problemi andare in Lussemburgo e Portogallo però le isole portoghesi nell’Atlantico richiedono il risultato negativo del test da coronavirus. La Grecia ha classificato la Polonia come una zona di rischio perciò i polacchi devono presentare un documento in inglese del risultato negativo del test effettuato al massimo 72 ore prima di venirci. Una dichiarazione sulla salute e sul luogo in cui si va a risiedere vengono richieste in Malta. Chi entra in Slovenia dalla Polonia deve fornire un risultato negativo o sottoporsi alla quarantena di 10 giorni. L’arrivo in Ungheria è vietato con qualche eccezione. Dal punto di vista epidemico la Polonia è riconosciuta dall’Austria come un paese sicuro quindi si può viaggiarci liberamente a condizione che non si sia stati nelle zone di rischio entro gli ultimi 10 giorni. Non ci sono delle restrizioni per i turisti nella Cechia però quasi tutti alberghi sono chiusi. Le persone che entrano in Slovacchia devono avere un documento che conferma risultato negativo del test incluse le persone che viaggiano in transito. Nella Lituania la quarantena è obbligatoria tranne i casi nei quali un turista fornisce un risultato negativo del test. L’Unione Europea ha lanciato un sito reopen.europa.com su cui si possono trovare le informazioni attuali sulle limitazioni dei viaggi.

Amore e crisi di coppia nello stile inconfondibile di Ferzan Özpetek

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Ferzan Özpetek, Kasia Smutniak - Biennale di Venezia, fot. Andrea Pattaro/Vision

“La dea fortuna” il nuovo film di Ferzan Özpetek, regista di origini turche ma ormai da anni italianizzato e residente a Roma, a luglio approda nelle sale cinematografiche polacche grazie al distributore Aurora Films. La pellicola ha avuto l’anteprima al Festival Wiosna Filmów che quest’anno, a causa della pandemia, si è svolto interamente online. Il film racconta una storia intensa e sincera e ci riporta nell’atmosfera dei vecchi film del regista quali “Le fate ignoranti” o “La finestra di fronte”.

Il film racconta la storia di Arturo (Stefano Accorsi) e Alessandro (Edoardo Leo), una coppia in crisi la cui stanca routine viene all’improvviso travolta dall’arrivo dei due bambini: Martina (Sara Ciocca) e Sandro (Edoardo Brandi) che Annamaria (Jasmine Trinca), la migliore amica di Alessandro, lascia loro in custodia per qualche giorno.

È un film pieno di emozioni che sembrano guidare i personaggi nelle loro scelte, com’è nata l’idea di “La dea fortuna”?

Circa due anni fa mio fratello si era ammalato di cancro, si sapeva che le sue condizioni erano gravi. In un momento del genere ipotizzi diversi scenari. Visto che lui e mia cognata hanno due gemelli, ad un certo punto lei mi aveva chiamato per farmi promettere di prendere cura dei bambini nel caso in cui fosse successo qualcosa anche a lei. Gliel’avevo promesso ma subito dopo aver riattaccato il telefono ho cominciato ad avere dei dubbi. Mi sono chiesto come i bambini si sarebbero trovati con me e il mio compagno Simone. Stiamo insieme ormai da diciotto anni, abbiamo le nostre abitudini, la nostra casa è sempre piena di amici e di confusione. I bambini avrebbero messo la nostra quotidianità sottosopra. Non ero sicuro di essere pronto a una rivoluzione del genere. Quindi da una parte mi erano venuti mille dubbi dall’altra invece avevo subito pensato che questa storia avrebbe potuto essere un buon film e così, insieme al co-sceneggiatore Gianni Romoli, ci siamo messi a scrivere una sceneggiatura.

Nel momento dell’ideazione della storia aveva già in mente le location? Mi interessa soprattutto il Santuario della Fortuna Primigenia che in qualche modo lega tutta la storia.

La sceneggiatura e le location sono nate insieme. Simone è di Palestrina, vicino a Roma, dove si trova il Santuario della Fortuna Primigenia, il complesso sacro dedicato alla Dea Fortuna della città di Praeneste, che mi ha sempre attratto. Il santuario fu costruito verso il II secolo a.C. ed era molto famoso nell’antichità poiché vi si poteva consultare l’oracolo per farsi predire il futuro o interrogarlo su una questione importante. Leggendo le sorti, piccoli oggetti in legno di ulivo, il fedele riceveva il responso. Quindi la fortuna intesa come un momento giusto che ti possa portare delle cose che non si misurano con denaro. La storia e la filosofia di quel posto mi hanno affascinato molto ed ho subito pensato che sarebbe stato il titolo perfetto del film.

E le altre location invece che sono sempre molto suggestive?

Con “La dea fortuna” volevo richiamare la stessa atmosfera de “Le fati ignoranti” che è ambientato  nel quartiere dove abito ora. Dopo il successo del film il quartiere è diventato un posto di moda con  locali eleganti e dove gli attori comprano le case. L’atmosfera è cambiata molto ed è sparito quel sapore che io avevo raccontato. Ho detto quindi a Giulia Busnengo, la mia scenografa che ha collaborato anche con Sorrentino, di trovarmi un quartiere popolare ma con  anche una giusta dose di buon  gusto. Abbiamo trovato un palazzo popolare spettacolare nel quartiere Nomentano in via della Lega Lombarda 43.  Un palazzo storico con un cortile interno ed un terrazzo che comunica con gli altri attorno. Era perfetto. Giulia voleva vedere altri posti ma io mi sono  deciso  subito. Dopo ho collegato alla storia altri posti che si trovavano attorno quali un bar o un negozio di idraulica.

Io seguo sempre la sceneggiatura ma mi piace anche seguire l’istinto. La famosa scena del ballo sotto la pioggia in terrazza inizialmente era scritta solo per due persone, per Martina e per Mina, un personaggio trans. Ballano loro due, poi li raggiunge Annamaria, comincia la pioggia, la bambina e Mina si riparano sotto un tetto e Annamaria rimane sola a ballare. Mi sono detto che sarebbe stato impossibile che gli altri avessero resistito dal  lanciarsi a ballare con lei sotto la pioggia. Così ho cambiato la scena all’istante nonostante le voci contrarie del mio staff. Abbiamo girato una volta sola e la scena è venuta perfetta. La canzone che l’accompagna è un regalo di mia cara amica Sezen Aksu. Quella scena è diventata una scena molto importante del film. È ispirata ad una frase di Gandhi che dice: “quando arriva la tempesta tu non devi avere paura e pensare come affrontarla ma devi saper ballare sotto la pioggia.” Questa è la filosofia poi di tutti i personaggi.

Come mai la scelta di “Luna diamante” di Mina come canzone principale?

Con Mina siamo legati da un rapporto di amicizia, confidenza e stima reciproca, oltre che ovviamente da un rapporto professionale. Le ho mandato la sceneggiatura appena era pronta e le ho detto che le ho dedicato in omaggio un personaggio trans con il suo nome. Poi le ho chiesto una canzone del suo nuovo disco e lei mi ha mandato “Luna diamante” che fa da cornice ai sentimenti contrastanti che animano difficile rapporto tra i due protagonisti Arturo e Alessandro, fatto di tante incomprensioni, mancanze e rimorsi, ma al centro del quale rimane un forte e ingombrante sentimento di amore. 

Quali sono i suoi maestri del cinema?

Amo moltissimo Vittorio De Sica e Kieślowski. Mi piace soprattutto il loro modo di rapportarsi  con gli attori. Poi ci sono ovviamente dei film che hanno fatto una grande impressione su di me, come “Narciso nero” di Michael Powell o alcuni film di Sorrentino o di Mario Martone. Un altro mio regista preferito e  fonte d’ispirazione è Paweł Pawlikowski. Ci siamo incontrati ad uno dei festival e da lì lo ammiro molto come regista e come persona. Secondo me “Cold war” è un film eccezionale. 

Com’è nata l’idea di lavorare con Kasia Smutniak nel video realizzato per la Biennale di Venezia?

Quando mi aveva chiamato la curatrice del Padiglione di Venezia stavo preparando l’opera “La Madama Butterfly” al San Carlo di Napoli quindi non avevo proprio tempo di occuparmi d’altro. Stavano cercando un regista internazionale che avrebbe raccontato la sua Venezia. Le avevo detto che l’unica idea che mi veniva in mente era una ragazza immersa nell’acqua con dietro le immagini di Venezia che scorrono. Per loro era perfetto perché il padiglione Venezia doveva essere immerso nell’acqua e quindi ho pensato che fosse un destino e ho  accettato la proposta. Ho subito pensato a Kasia Smutniak che è una mia cara amica, lei era entusiasta dell’idea. Mentre lo giravamo ci siamo accorti che veniva fuori una cosa molto forte perché non è un video artificiale girato con gli effetti speciali. “Venetika” ha avuto un successo enorme e adesso è pronto ad andare in cinque paesi diversi tra cui Parigi, Tokyo, Milano, New York e vari altri posti dove si terrà la proiezione del video e la mostra di sette fotogrammi sul lastre.

Programmi per il futuro?

Scriviamo un grande progetto per la Disney, otto puntate de “Le fate ignoranti” fatte in un modo completamente diverso dal film. A parte questo sto scrivendo una sitcom che tratta il tema del coronavirus e poi sto scrivendo anche un soggetto sempre sul tema del coronavirus ma concentrato più su tutto quello che ha circondato la malattia. Adesso non si riesce a fare  altro, non si riesce a raccontare una vita normale senza questa malattia. Non credo che uno spettatore che vada al cinema dopo tutto questo vorrà vedere un film normale. 

Gli imprenditori sempre più contrari all’ipotesi di entrare nell’eurozona

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Solo il 36% delle piccole e medie imprese polacche è favorevole all’entrata nell’euro. E’ il risultato più basso da 10 anni, nel 2010 c’è stato il record positivo (85%) di favorevoli all’adesione alla zona euro. Inoltre il 23% degli imprenditori afferma che la Polonia non adotterà mai l’eurovaluta. Il calo del sostegno dell’ingresso della Polonia nella zona euro è dovuto al successo dello zloty come valuta stabile. Come risulta dal rapporto della Commissione europea pubblicato a giugno, la Polonia ha quasi soddisfatto i requisiti per entrare nell’Eurozona, ma dopo la pandemia e le spese ad essa correlate, il rapporto può cambiare.

Telelavoro degli uffici da domani

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Sabato ha avuto luogo un incontro consultivo tra il primo ministro, Mateusz Morawiecki, il viceministro degli affari interni e amministrazione, Paweł Szefernaker, e i rappresentanti della Commissione dell’amministrazione territoriale. “In seguito al pertinente e costruttivo dibattito, si è stabilito che la regolazione a proposito dell’amministrazione locale entra in vigore martedì”, hanno informato i copresidenti della Commissione, Paweł Szefernaker e Jacek Karnowski. Il decreto introduce il telelavoro degli uffici tranne quesiti importanti impossibili da realizzare non in presenza. Considerato il bisogno di mantenere le attività economiche la Commissione ha deciso di inviare la richiesta al Senato e di rendere più flessibili le scadenze delle procedure difficili o impossibili da rispettare vista la modalità nuova del lavoro. La regolazione è valida nel corso delle due settimane con un’eventuale proroga.