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Tortellini di zucca alla modenese

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Ingedienti per 4 persone:

Per la pasta:

  • 3 uova
  • 300 g di farina misto semola di grano duro
  • pizzico di sale

Per il ripieno:

  • 800 g di zucca
  • 100 g di parmigiano reggiano grattuggiato
  • 100 g di amaretti sbriciolati
  • un pizzico di sale
  • un pizzico di noce moscata

Per il condimento:

  • 150 g di burro
  • parmigiano reggiano grattuggiato

Autunno è tempo di zucca, cucurbitacea dal sapore dolce e delicato ma con uno spessore piuttosto forte. In Italia vi sono svariate tipologie di zucca, da nord a sud, e la particolarità è che ogni parte della zucca può essere utilizzata in cucina: dalla buccia ai semi, infatti, esistono piatti che comprendono ogni sua parte. La ricetta più conosciuta a base di zucca in Italia è quella dei tortelli di zucca, tipica pasta ripiena della zona che va da Ferrara a Reggio Emilia in Emilia spostandosi verso nord fino a Mantova e Cremona.

Dei tortelli di zucca ne esistono svariate versioni, e generalizzando un po’ si può dire che spostandosi da est verso ovest lungo le province toccate dalla Via Emilia la composizione del ripieno del tortello si arrichisce di nuovi ingredienti.

Il ripieno base del tortello di zucca è un impasto a base di zucca cotta al forno impastata con sale, noce moscata e parmigiano reggiano. Questa è la ricetta conosciuta nella zona del ferrarese. Spostandosi verso Modena e Reggio Emilia a questo impasto viene aggiunto l’amaretto (tipico pasticcino a base di mandorla) sbriciolato nell’impasto, mentre salendo verso nord all’impasto viene aggiunta la mostarda togliendo l’amaretto.

La ricetta più tipica e conosciuta è senz’altro la versione modenese e reggiana:

La prima cosa da fare è pulire la zucca, togliendo quindi la buccia esterna e il cuore interno composto da filamenti e semi. Porre 800 g di polpa di zucca a pezzi su una teglia, senza condirla, e cuocerla in forno per 20/25 minuti a 190°, a seconda della grandezza dei pezzi. Questo permette di asciugare la zucca togliendo una buona parte dell’umidità della polpa, senza tuttavia asciugarla del tutto altrimenti l’impasto del tortello risulterebbe troppo asciutto. Una volta tolta dal forno, ridurre la polpa in purea con un mixer o un passapomodoro. Alla polpa di zucca, quindi, va aggiunto un pizzico di sale e di noce moscata, 100 g di parmigiano reggiano grattuggiato e 100 g di amaretto sbriciolato. Si ottiene così l’impasto del tortello.

Mentre la zucca si cucina in forno è opportuno preparare la pasta all’uovo all’emiliana. Mia madre, modenese di nascita, usava preparare la pasta all’uovo con la classica modalità dei contadini locali: 1 uovo, 1 hg di farina misto grano tenero e grano duro, un pizzico di sale. La ricetta è sempre valida, così si ottiene una pasta molto proteica e di facile lavorazione. Per 4 persone si prepara quindi un impasto con 3 uova intere e 300 g di farina. Una volta tirata la pasta (a mano o con l’apposita macchina) a sfoglia fine, tagliare dei quadrati della misura di circa 5 cm di lato, al centro dei quali va posto un cucchiaino da caffè di impasto di zucca. Il quadrato di pasta va quindi piegato su se stesso in senso diagonale schiacciando i lati per saldare il bordo del tortello. Una volta ottenuto questo triangolo di pasta farcita, arrotolare lo stesso intorno al pollice e mò di cintura e chiudere le estremità ottenendo quindi la classica forma del tortello.

I tortelli vanno lasciati asciugare mezza giornata in un luogo asciutto, poi possono essere anche congelati e utilizzati quando necessario.

I tempi di cottura del tortello sono indicativamente 3 o 4 minuti a bollore non troppo aggressivo per non rischiare di romperli.

Il miglior modo per servire i tortelli di zucca è fortunatamente anche il più semplice. Basta infatti scaldare in padella del burro che va lasciato cucinare un po’ per poi condire i tortelli e decorarli sul piatto con del parmigiano reggiano grattuggiato.

Buon appetito!

foto: Sara Bolognini

Presentazione del nuovo libro di Tokarczuk il 12 novembre

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Il 12 novembre sarà pubblicato il nuovo libro di Olga Tokarczuk intitolato “Czuły Narrator”. Sabato a Breslavia si è svolta la conferenza stampa e l’inaugurazione della Fondazione Olga Tokarczuk durante la quale è stata indicata la data di presentazione del primo libro dalla neo-Premio Nobel Tokarczuk. “È un libro saggistico in cui l’autrice ci invita dietro le quinte della sua creatività”, ha detto Waldemar Popek, il vicedirettore di Wydawnictwo Literackie.

Germogli, il mio orto in casa

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Si fa un gran dire sull’importanza di mangiare cinque porzioni di frutta e verdura al giorno. Tutto deve essere fresco, di stagione, possibilmente biologico. E mi raccomando, di cinque colori diversi! Ma come si fa? La verdura va pulita, lavata, tagliata, preparata. E nessuno ormai ha più tempo né voglia per dedicare tante energie alla cucina.

Una breve considerazione, che esula da quali che siano gli ingredienti dei vostri piatti, ma su cui vi invito a riflettere: oggi più che mai c’è bisogno di rivolgere una migliore attenzione a ciò che si mangia, perché il cibo diventi nutrimento fisico ma anche emotivo. È importante ritrovare il tempo per innamorarsi: cucinare, anziché preparare da mangiare; saziarsi con gioia, anziché riempire la pancia. Far sì che la preparazione non sia un dovere o una noia, bensì un’arte, per tornare a scoprire la magia della trasformazione degli ingredienti.

Ho già detto altre volte di essere una persona che apprezza la qualità, la salute, ma anche la praticità. I germogli coltivati in casa sono una delle mie soluzioni: alla fretta, al cibo industriale, a quello fuori stagione, ai super foods che arrivano dall’altra parte del pianeta. Perché sono buoni, facili, economici, sono subito pronti, non necessitano di tante attenzioni e portano con sé la meraviglia di una vita che nasce!

Iniziamo dalle tante proprietà nutrizionali. Nei germogli troviamo abbondanza di minerali, compresi gli oligominerali come zinco e selenio. Vitamine, acido folico, antiossidanti, e soprattutto la clorofilla, che stimola la circolazione sanguigna, la rigenerazione e l’ossigenazione del sangue, la produzione dei globuli rossi. Serve anche alla digestione dei cibi e all’assorbimento della vitamina A.

Gli enzimi, proteine che avviano le reazioni chimiche, facilitano la digestione e l’assimilazione, intervengono nella regolazione cellulare, sono necessari per le funzioni metaboliche. È importante quindi che gli enzimi siano sempre presenti nella dieta: purtroppo la cottura dei cibi ne causa l’inattivazione. Per questo la loro integrazione con i germogli è molto utile.

Semi e germogli in generale hanno un contenuto energetico molto elevato, una grande quantità di carboidrati che vengono trasformati in zuccheri semplici assimilabili molto velocemente, e sono poverissimi di grassi, che servono invece alla germinazione. I sali minerali ed i diversi oligoelementi contenuti nel seme divengono nel germoglio più facilmente assimilabili, ed aumenta la quota di aminoacidi presente. Le vitamine aumentano fino al doppio rispetto al seme e fino al triplo rispetto alla pianta adulta! Molte varietà di germogli inoltre contengono sostanze anticancerogene non presenti nel seme.

Disintossicanti e depurativi, i germogli sostengono il sistema immunitario, prevengono l’invecchiamento precoce, combattono la debolezza e il deperimento, tengono a bada lo stress.

Fin qui non credo di avervi stupito. Il vero motivo per cui mi piacciono tanto, è che sono di una praticità incredibile: se lasciati nella giusta umidità, i semi germogliano in pochi giorni, dopodiché sono pronti ad essere mangiati così come si presentano. Senza bisogno di fare nulla di più.

Curiosi? Passiamo alla parte pratica: come si ottengono i germogli? Tutto ciò che vi serve, sono dei semi preferibilmente biologici, e un vaso oppure una coppetta di vetro o ceramica.

Quali semi? Sembrerà incredibile ma praticamente tutti i semi possono essere germogliati, e con semi intendo non solo quelli oleosi (lino, sesamo, zucca, girasole, ecc) ma anche i cereali (riso, orzo, grano saraceno, miglio, amaranto) e i legumi (soia, lenticchie, fagiolo mung solo per dirne alcuni). Forse non ce lo ricordiamo, ma tutte le piante nascono da un seme.

C’è l’imbarazzo della scelta: sono quasi tutte cose che potete trovare al supermercato. Solo alcuni, quelli un po’ più strani, si trovano nei negozi di prodotti biologici. L’importante è che si tratti di semi interi: i legumi non devono riportare in etichetta la scritta “decorticati”, i cereali devono essere integrali e i semi oleosi non tostati.

Ognuno ha un suo gusto particolare, che di solito ricorda quello della pianta adulta. Alcuni vi piaceranno, altri meno. Provatene il più possibile e trovate l’equilibrio creando il vostro mix preferito.

Per iniziare, i più facili e di maggiore soddisfazione sono le lenticchie (di qualsiasi tipo, purché l’etichetta non riporti la scritta “decorticate”), i fagioli mung (detti anche azuki, li trovate nei negozi di prodotti biologici), e l’erba medica (alfa-alfa).

Prendete i semi scelti e metteteli a bagno in abbondante acqua per tutta la notte (ma anche solo qualche ora va bene). Questa fase non è obbligatoria, ma renderà più veloce la germogliazione. 

Ora sciacquate i semi, e metteteli nel vostro contenitore, vaso o coppetta che sia, aggiungendo qualche millimetro di acqua: i semi dovranno essere appena bagnati, ma non immersi! Una o due volte al giorno, ripetete l’operazione. Il risciacquo permette di proteggere i semi da eventuali muffe, e l’acqua rimanente servirà a creare la giusta condizione di umidità per far nascere la vita.

Vedrete dapprima il seme rompere la cuticola esterna, e poi spuntare una piccola fogliolina verde. Poco alla volta la fogliolina diventerà sempre più lunga: nel giro di pochi giorni i germogli saranno pronti per essere mangiati. 

I primi due giorni è consigliabile lasciarli al buio (basta coprire il contenitore con un panno). E quando saranno abbastanza lunghi, per fermare la germogliazione basterà metterli in frigorifero. Quanto devono essere lunghi? Lo decidete voi, in base alle preferenze  e alla fretta: tenete presente che il gusto può cambiare con la crescita. Provate ad assaggiare i germogli ottenuti in giornate diverse!

Tutti mi chiedono se è necessario togliere loro la cuticola esterna, uno a uno: assolutamente no! È buona, è ricca di sostanze importanti e soprattutto… Sarebbe una noia, e a noi piacciono le cose facili!

Se poi la cosa vi appassiona, sappiate che in commercio esistono anche dei germogliatori anche poco costosi: in pratica si tratta di vassoi sovrapposti, per produrre diverse varietà di germogli insieme, e dotati di forellini di drenaggio per l’acqua che rendono più pratiche le fasi di risciacquo e irrigazione.

I sapori più particolari sono dati dal grano saraceno (dolciastro, ricco di potassio, calcio e vitamine del gruppo B), rucola, porro, sesamo (al terzo giorno diventa amarognolo), ravanello e senape (sono piccanti!).

Gli unici che vanno evitati sono quelli delle solanacee, quindi patata, pomodoro, melanzana, peperone, in quanto in fase di germogliazione la pianta produce solanina, una sostanza tossica. Vanno evitati anche i germogli che dovessero sviluppare muffe.

E ora mangiateli così, come sono: a crudo da soli, aggiunti ad un’insalata, per accompagnare qualche tartina o leggermente saltati in padella!

www.tizianacremesini.it 

Domande o curiosità inerenti l’alimentazione? Scrivete a info@tizianacremesini.it e cercherò di rispondere attraverso questa rubrica!

Assegnati i premi Kolos ai migliori viaggiatori

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Sabato scorso, a Gdynia, nel Parco Scientifico e Tecnologico della Pomerania, si è tenuto il 22esimo Incontro Nazionale di Viaggiatori, Marinai e Alpinisti, durante il quale sono stati assegnati i più importanti premi turistici polacchi: i Kolosy. Inizialmente, l’evento era previsto per metà marzo, durante i tre giorni dell’incontro, gli ospiti avrebbero avuto l’opportunità di vedere oltre un centinaio di rapporti di viaggio. Purtroppo, a causa della pandemia, gli organizzatori hanno deciso che l’incontro si terrà online ad ottobre in modo che si possa vedere gratuitamente la trasmissione della consegna dei premi Kolosy. Il vincitore del premio più importante il Super Kolos, per i risultati conseguiti nel 2019, è stato Ryszard Pawłowski. l premio è stato assegnato a lui per “per aver raggiunto undici cime di almeno ottomila metri, incluso l’Everest cinque volte, e di nuove vie e risalite sulle montagne dei cinque continenti”. Il Kolos nella categoria “viaggi” è andato ad Adela Tarkowska e Krzysztof Józefowski per essere stati aperti ad altre culture e persone e per la loro speciale empatia e perseveranza durante un viaggio di dieci anni in bicicletta attraverso sei continenti. Le onorificenze in questa categoria sono state ricevute da Rafał Wierzbicki per “il tentativo originale di viaggiare nel tempo” e per la diligenza nella ricostruzione dell’attrezzatura da viaggio del XX secolo, e da Dagmara, Dobrawa e Leszek Jurecki per aver trasmesso preziosi modelli alle giovani generazioni durante un viaggio in canoa con un bambino nell’area dell’arcipelago di Raja Ampat a Indonesia. Il Kolos nella categoria “obiettivo dell’anno” è andato ad Agnieszka Dziadek per aver completato un progetto triennale di attraversamento delle più famose vie di lunga distanza americane e aver conquistato la Tripla Corona dell’escursionismo. Le onorificenze sono state assegnate a Adam Grzegorzewski, Piotr Opacian, Grzegorz Rózik e Damian Wojciechowski per un viaggio in canoa sulle orme delle spedizioni ottocentesche di Aleksander Czekanowski, e a 167 partecipanti alla spedizione Bike Jamboree 2017-2019 per la realizzazione della prima staffetta ciclistica intorno al mondo. Il Kolos nella categoria “vela” è stato assegnato a Joanna Pajkowska per un viaggio solitario intorno al mondo senza scalo nei porti e senza finanziatori. L’onorificenza è stata assegnata anche a Filip Sułkowski per una crociera attraverso l’Atlantico su una barca a vela auto-costruita dotato solo di strumenti di navigazione di base. Tuttavia, non è stato assegnato quest’anno il Kolos per la “conquista alpinistica”. Solo Łukasz Dudka è stato premiato per la sua esibizione da solista in Tortour in Austria. Non è stato assegnato il Kolos nella categoria “esplorazione delle grotte”, ma lo Speleoclub di Wrocław è stato premiato per il collegamento di grotte nel massiccio dei Picos de Europa e il Speleoklub Bobry per l’approfondimento della Grotta Centrale in Tennegebirge nelle Alpi di Salisburgo. Oltre ai Kolosy, il vincitore del premio di Andrzej Zawada per il piano della spedizione più interessante, è stato Krzysztof Story in relazione al progetto di documentazione delle condizioni in cui vivono le tigri siberiane e malesi. La vincitrice del premio Sempre Giovani è stata Anita Pogorzelska per il suo viaggio in India, Bhutan e Nepal. E per la prima volta, il premio di Maciej Kuczyński, per l’autore del più interessante libro d’esordio sui viaggi, è andato a Cezary Borowy per “Spowiedź Hana Solo. Byłem przemytnikiem w Indiach (Confessione di Han Solo. Ero un contrabbandiere in India)”. Il Gran Premio della mostra Fotoglob è andato a Jakub Rybicki per la foto “Człowiek na drzewie (L’uomo sull’albero)”.

 

Tarnów fa rinascere le tradizioni vinicole

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Gli amministratori della città di Tarnów vogliono creare il Centro Vinicolo della Piccola Polonia il quale sarà responsabile per la promozione del turismo enologico. La città di Tarnow progetta di costruire nel Parco Sanguszków una vigna secondo la tradizione della vecchia vigna del principe. Tarnów è una delle regioni in cui c’è il maggiore sviluppo per quanto riguarda la produzione di vino, nell’area lavorano oltre 40 produttori di vino. Uno degli incarichi del Centro Vinicolo sarebbe la promozione dell’offerta dell’enoturismo, cioè il turismo del vino nella Piccola Polonia, sotto la marca ENOTarnowskie. La vigna nel Parco Sanguszków dovrebbe seguire la tradizione vinicola essendo condotta nel sistema dell’agricoltura biologica. Un’altro progetto riguarda l’adattamento del vecchio granaio per una sala espositiva e un’enoteca. Il costo del progetto viene stimato in circa 30 milioni di zloty. La Piccola Polonia è la regione principale per le vigne, finora vi sono state create almeno 120 vigne di cui 43 con ricadute commerciali. La Strada del Vino della Piccola Polonia è nata sette anni fa e ora unisce 40 piantagioni con l’idea di incoraggiare i turisti a scoprire le vigne della Piccola Polonia.

Gamberetti al vapore con pesto di rucola

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Ricetta per 1 persona:

Ingredienti:

  • 4 gamberetti black tiger 16/20
  • Lattuga crespa per la decorazione

Pesto:

  • 20 gr di rucola
  • 20 gr di noci
  • 20 ml di olio extra vergine d’oliva
  • Qualche cubetto di ghiaccio

Preparazione:

Sgusciamo i gamberetti, lasciando solo la testa e il filo. Rimuoviamo delicatamente l’intestino e scrupolosamente laviamo la parte intera. Mettiamo i gamberetti puliti nella pentola per cottura a vapore e facciamoli cuocere per circa 6 minuti.

Nel frattempo mettiamo la rucola e qualche cubetto di ghiaccio nel blender e misceliamo tutto insieme. Poi aggiungiamo le noci e versiamo l’olio d’oliva. Mescoliamo gli ingredienti fino ad ottenere una consistenza densa.

Distribuiamo la lattuga sul piatto e disponiamo sopra i gamberetti. Nella salsiera serviamo il pesto di rucola al gusto di noci.

Buon appetito!

[Aggiornamento 1.10.2020] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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Mentre nel mondo è stata superata la soglia del milione di morti, negli ultimi giorni in Polonia si sono registrati per tutta la settimana numeri record per nuovi casi di COVID-19.

Il numero complessivo dei malati attivi è salito a 20.537, di cui in gravi condizioni 159, ovvero circa l’1% del totale. Tutta la settimana si sono registrati casi giornalieri sopra mille unità. Gli ultimi dati mostrano 1.967 nuovi contagi, con 29 morti. La Piccola Polonia (285), il Voivodato di Masovia (268) e la Pomerania (180) sono i Voivodati maggiormente interessati dai nuovi casi.

Complessivamente i numeri dell’epidemia rimangono sotto controllo e senza pressione eccessiva sulle strutture sanitarie polacche. Questa settimana sono stati predisposti piani per l’aumento di posti letto in diversi Voivodati, per prepararsi a ulteriori crescite nel numero dei casi di COVID-19.

La lista delle aree particolarmente colpite che adotteranno misure aggiuntive di prevenzione, a partire dal 3 ottobre, è composta da 17 zone rosse e 34 zone gialle. Diciassette contee (powiaty) hanno inoltre posto in essere misure ulteriori di controllo, tra cui anche la città di Varsavia.

Ricordiamo che dal 1° ottobre entra in vigore un nuovo JPK-VAT. Si consiglia inoltre di avviare le verifiche per i file relativi ai prezzi di trasferimento e di controllare le scadenze fiscali.

Il Governo polacco ha presentato alcune proposte di riforma per il CIT a partire dal 2021.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli.

***

Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Banca Nazionale di Polonia: investimenti esteri diretti calati del 28% nel 2019 rispetto all’anno precedente

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“Nel 2019 l’afflusso di capitale netto dall’estero come risultato degli investimenti esteri diretti è ammontato al 41,7 miliardi zloty. A ciò hanno concorso re-investimenti dei ricavi per un valore di 43,4 miliardi zloty e afflusso di capitali derivante dalle azioni e altri strumenti di capitale e altre forme di partecipazione (4,1 miliardi zloty), notando al contempo un deflusso di -5,8 miliardi zloty derivante dagli strumenti finanziari di debito,” riporta la Banca Nazionale di Polonia. Nel 2018 l’afflusso è ammontato al 57,77 miliardi zloty. Il deflusso di capitali si nota tra gli enti coinvolti nelle attività finanziarie e legate alla comunicazione. Come risulta dal rapporto, il maggior numero di investimenti esteri diretti sono stati notati nel settore delle lavorazioni industriali e nel commercio. Gli investimenti diretti polacchi all’estero invece hanno raggiunto il valore di 5 miliardi zloty e i redditi derivanti da tali investimenti sono ammontati al 7,8 miliardi zloty. Secondo i dati degli ultimi tre anni, detti redditi si stabilizzano, per quanto riguarda sia il livello sia la forma.

Dolabella: il pittore Veneziano che scelse la Polonia

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Tomasz Dolabella, Św. Stanisław Biskup i św. Walery adorujący Matkę Boską z Dzieciątkiem, ok. 1614, olej, płótno. Kraków, kościół par. pw. Wniebowzięcia NMP – Mariacki / fot. Janusz Kozina

Dei miracoli logistici fatti dai restauratori e di come un pittore veneziano si trovò in Polonia ne parliamo con la dott.ssa Magdalena Białonowska, curatrice della mostra “Dolabella: pittore Veneziano dei Vasa” che potremmo ammirare nel Castello Reale di Varsavia.

È stato difficile allestire questa mostra?

Sì è stata veramente una grande sfida per tante ragioni. Saranno esposti degli oggetti che normalmente sono difficilmente accessibili, si trovano nelle chiese, nei monasteri, negli altari. Tra questi ci sono opere tolte da luoghi particolari, per esempio il quadro della Chiesa di Corpus Christi è stato smontato e portato giù da un’altezza di circa 20 metri. Invece dal palazzo dell’Arciconfraternita della Misericordia di Cracovia porteremo un soffitto dipinto da Dolabella: è costituito di 4 quadri di forme non comuni e misura 4 metri di lunghezza. Data la localizzazione dei quadri la mostra è molto complicata per quanto riguarda la logistica, per questo faccio tanto di cappello ai miei colleghi restauratori che saranno incaricati di smontarla.

Tomasz Dolabella (dotychczas przypisywany), Anioł z lilią, wieńcem, koroną i palmą oraz herbem Odrowąż, 1619–1625 lub 4. ćwierć XVII w., olej, płótno. Kraków

Da dove viene l’idea di questa mostra?

Ideatore della mostra è Jerzy Żmudziński, storico dell’arte di Cracovia. Grazie alle proprie query e ai risultati delle ricerche tecniche eseguite durante i restauri, ha cambiato l’attribuzione di tanti quadri: ha attribuito a Dolabella nuove opere e ne ha escluse altre. Per esempio durante il suo restauro il quadro Angelo con lilia, ghirlanda e palma e lo stemma di Odrovaz della Cappella di S. Giacinto dei domenicani di Cracovia è risultato essere un dipinto del periodo posteriore a quello di Tommaso Dolabella che quindi non ne è l’autore. Żmudziński si è rivolto a noi del Castello Reale di Varsavia con l’idea della mostra qualche anno fa. Perché a noi? Dolabella lavorò alla corte dei monarchi polacchi dal Casato dei Vasa, la cui dimora fu il Castello Reale. Nel 2019 abbiamo festeggiato l’Anno dei Vasa, quindi una mostra dedicata al pittore di corte della dinastia è un buon riepilogo di questo periodo.

Tuttavia Dolabella non aveva tanta voglia di venire a Varsavia…

Quando la corte di Sigismondo III lasciò Cracovia Dolabella ci rimase: a Cracovia si sentiva bene, lì aveva la moglie, faceva parte dei circoli dei pittori delle gilde. Preferiva Cracovia anche perché lì aveva delle commissioni ben remunerate dagli abati dei conventi di Cracovia e dintorni, di solito erano dei grandi cicli religiosi. Il committente maggiore erano i domenicani di Cracovia. Per circa 30 anni Dolabella riempì la loro chiesa e il convento con i suoi dipinti così da renderli un’esposizione delle sue opere, una sorta di “museo”. Ed è lì che Dolabella fu sepolto nel 1650.

Come mai Dolabella venne in Polonia?

La storia è abbastanza semplice. Prima di Dolabella le commissioni per Sigismondo III le eseguiva Alessandro Vassilacchi, chiamato Aliense, maestro di Dolabella. Lavorarono insieme alla decorazione del Palazzo Ducale di Venezia. Vassilacchi mentre eseguiva un lavoro per Sigismondo III gli raccomandò il suo giovane e dotato allievo che allo stesso tempo era già preparato ed esperto. Così Dolabella viene a Cracovia e comincia a lavorare come artista di corte. È praticamente il grado più alto che un artista poteva allora raggiungere.

L’attività di Dolabella ha influenzato la pittura polacca?

Jan Feliks Piwarski, Portret Tomasza Dolabelli, przed 1850, cynkografia. Warszawa, Biblioteka Narodowa. Fot. Polona

Ha portato con sé le conquiste della pittura veneziana del suo periodo d’oro. Ha usato bei colori veneziani, il rosso, il blu, il rosa, il giallo, messi su tela con pennellate grosse a impasto. Le influenze veneziane non si notano su ogni quadro, tanti dipinti hanno una tonalità scura. Molto dipendeva dal committente, ma anche dal tema realizzato. E poi Dolabella lavorò in Polonia per molto tempo; arrivò nel 1598 e morì nel 1650: sono più di 50 anni di lavoro in cui il suo stile si evolse.

Come la Polonia ha influenzato Dolabella?

Possiamo dire che si è “polonizzato” e “sarmatistizzato”. Ebbe due mogli polacche, prima Agnieszka, figlia di un editore cracoviano, e poi una donna borghese di Krosno. In Polonia si sentiva bene e non volle più lasciarla. Al suo amico Vassilacchi rilasciò un’autorizzazione perché lui vendesse tutti i suoi beni in Italia.

Che cosa vedremo alla mostra oltre le opere di Dolabella?

Prima di presentare i dipinti di Dolabella nel prologo della mostra vogliamo far vedere che cosa fosse Venezia per i polacchi nella 2^ metà del XVI secolo, quindi un po’ prima della venuta di Dolabella in Polonia. Mostreremo alcuni esempi della pittura veneziana, i quadri di Jacopo Palma II e Domenico Tintoretto, nonché i prodotti dell’artigianato artistico veneziano: il vetro di Murano e gli esemplari della maiolica decorata con le scene figurative, il cosiddetto istoriato, dipinte con colori intensi.

Cosa c’è di italiano nel Castello?

Pucharek, Wenecja (Murano), ok. 1700, szkło chalcedonowe z elementami awenturynowego, wys. 8,5 cm, śr. górna 6,9; śr. stopy 3,6 cm. Kraków, Muzeum Uniwersytetu Jagiellońskiego. Fot. Grzegorz Zygier / MUJ

Secoli dopo Dolabella alla corte arrivò un altro artista veneziano, Bernardo Bellotto, chiamato Canaletto, eccellente vedutista, che produsse il famoso ciclo delle vedute di Varsavia oggi in mostra nella Sala Canaletto. Molto attratto all’Italia fu anche Stanislao II Augusto Poniatowski che sosteneva gli artisti italiani. Alla mostra presenteremo un ritratto molto interessante di Stanislao Augusto, eseguito da Lampi, raffigurato in un costume preso dalla commedia dell’arte, con la maschera veneziana. Il re non andò mai a Venezia, ma ne era affascinato. Stanislao Augusto in versione veneziana, come residente nel Castello nella seconda metà del Settecento ci farà da guida alla mostra.

Lei è mai stata in Italia per studio, viaggi o per piacere?

Sì, sì, qualche volta: a Venezia sono stata anni fa, e infatti questa città surreale sembra un sogno a occhi aperti, fa un’impressione indimenticabile. La ricchezza dell’architettura, della pittura, dell’artigianato artistico ma anche la consapevolezza dell’importanza della Venezia già nell’Alto Medioevo e il fatto che la Serenissima fu un crogiolo di culture e connetteva l’Oriente all’Occidente. Solo prendendo in considerazione tutto questo si può forse capire perché per secoli questa città affascinava monarchi, vescovi o in generale viaggiatori. E se andiamo a Venezia, anche per un periodo breve, solo allora…

…lo vediamo?

Lo sentiamo.

Jacopo Palma il Vecchio, Madonna z Dzieciątkiem, św. Janem Chrzcicielem i św. Sebastianem, 1516–1518, tempera i olej, deska. Poznańskie Towarzystwo Przyjaciół Nauk, dep. Poznań, Muzeum Narodowe. Fot. © Pracownia Fotografii Cyfrowej MNP

Da oggi al 4 ottobre il Festival Warsaw off ART

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

“Cancellate. Rimandate. Spente.” è il titolo della terza edizione di Festival Warsaw off ART, grazie al quale quasi 30 artisti indipendenti potranno mostrare le loro opere d’arte al grande pubblico. Il titolo “si riferisce al gran numero di eventi culturali cancellati [a causa della pandemia, ma anche al concetto della presentazione dell’arte indipendente, la quale viene spesso messa a parte”, ha detto Bratka Leligdowicz, la co-curatrice di questo evento. Durante i 4 giorni del festival, vedremo lavori degli artisti anche internazionali, tra cui norvegesi e cechi. Si svolgeranno anche parecchie mostre, ad esempio, di fotografia su Cuba o di pittura riguardante la situazione socio-politica in Polonia.