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Premier Morawiecki: “vogliamo che la Slesia diventi il centro industriale dell’Europa”

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Dopo la riunione di martedì del Consiglio esecutivo per il programma per la Slesia il Primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha valutato che questo programma dovrebbe mettere in evidenza ciò che è più prezioso nel campo della scienza, della ricerca e dell’industria, “Vogliamo che la Slesia diventi il centro industriale dell’Europa” ha aggiunto. Tutti i progetti del programma per la Slesia mirano a proteggere i posti di lavoro o crearne di nuovi. Il premier ha sottolineato che questo programma sarà il più grande progetto regionale mai proposto in questa parte d’Europa per lavoratori, imprenditori e stabilimenti industriali, poichè il suo budget è di 60 miliardi di PLN. La riunione di martedì del Consiglio esecutivo per il programma per la Slesia è stata la quinta riunione di questo organo e fa parte del programma governativo “Strategia per lo Sviluppo Responsabile”. Mateusz Morawiecki ha ammesso che conta su meno panico durante la seconda ondata della pandemia di coronavirus, e ha ricordato che “la Polonia ha evitato il destino di alcuni paesi grazie all’operatività rapida ed efficiente del Ministero della Salute”.

FALSE FRIENDS: gli inganni della lingua inglese

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Molte lingue, quando hanno origini simili, si assomigliano e spesso hanno in comune alcuni aspetti. Senza dubbio la prima caratteristica è la condivisione dello stesso alfabeto e inoltre, a grandi linee, le strutture grammaticali o il vocabolo. Ciò spiega il fatto che la maggioranza delle persone che parlano francese o spagnolo senza problemi può indovinare il significato di gran parte del testo in italiano, senza conoscere bene la lingua.

La somiglianza tra le lingue può essere visibile anche se queste non appartengono alla stessa famiglia linguistica, non solo grazie alla complessa eredità greca e latina ma anche alla globalizzazione linguistica. Un esempio di questo è il rapporto tra l’italiano e l’inglese. Le due lingue pur appartenendo a diversi sottogruppi delle lingue indoeuropee – romanze per l’italiano e germaniche per l’inglese – condividono alcune somiglianze lessicali sia nella forma che nel significato. Non mancano però i cosiddetti “falsi amici” cioè le parole che appaiono identiche in entrambe le lingue, ma che hanno i significati totalmente diversi e di conseguenza possono fare qualche sgambetto ed essere fonte di grandi risate o meraviglia. In questo numero vogliamo focalizzare l’attenzione proprio su alcune parole della lingua inglese che hanno la traduzione in italiano ingannevole o ambigua. Ecco alcuni esempi:

COLD ≠ CALDO

A quanti di voi è capitato di confondere l’aggettivo caldo con l’inglese cold soprattutto all’inizio dell’apprendimento dell’italiano? Le due parole anche se hanno la pronuncia simile nel significato sono totalmente opposte. Infatti, caldo corrisponde all’inglese hot, mentre cold all’italiano freddo.  

PARENTS ≠ PARENTI 

Potrà sembrare banale, ma ci teniamo a sottolinearlo: parents non è mai la traduzione di parenti. Parents significa i genitori, mentre il corrispettivo dei parenti in inglese sono relatives

ARGUMENT ≠ ARGOMENTO 

A volte con una parola siamo in grado di cambiare l’espressione sul volto delle persone che ci ascoltano. Per questo motivo vale la pena ricordare che il termine argomento nel significato è lontano dall’inglese argument. Infatti, i corrispettivi del primo sono topic, subject, matter, theme, mentre il secondo significa litigio o discussione.

TO PRETEND ≠ PRETENDERE 

Forse uno dei più ingannevoli, e per questo uno dei più comuni. Il verbo pretendere corrisponde al significato dell’inglese to pretend ma non a quello più comune. Infatti, to pretend in generale trova il suo corrispettivo in italiano fare finta, fingere, mentre pretendere in inglese è to claim.

CONSISTENT ≠ CONSISTENTE 

I falsi amici, se utilizzati in modo sbagliato, possono addirittura impedire la comunicazione. Un esempio può costituire la frase: Il contenuto del report è davvero consistente dove l’aggettivo consistente è stato usato erroneamente al posto dell’aggettivo coerente.

ACTUALLY ≠ ATTUALMENTE 

L’altro esempio di fraintendimento può costituire la traduzione sbagliata di actually con attualmente. Per comprendere meglio ci serviamo di due esempi:  

Attualmente sto lavorando a un nuovo progetto. 

I’m actually working on a new project. 

Entrambe le frasi sono corrette dal punto di vista grammaticale, ma il loro significato è ben diverso. Actually significa in realtà e effettivamente e non ha niente a che vedere con il tempo (attualmente). Per esprimere il concetto temporale si può usare currently

INCIDENT ≠ INCIDENTE

Anche nel caso di incident: è vero che può ricordare l’italiano incidente, ma la corrispondenza del significato tra le due lingue la troviamo solo quando si parla della diplomazia. Infatti, diplomatic incident corrisponde esattamente all’italiano incidente diplomatico. In altri casi incident in inglese sta ad indicare un avvenimento, un fatto casuale, generalmente spiacevole. Accident o car-crash è la corretta traduzione per l’incidente stradale.  

REALIZE ≠ REALIZZARE

Anche riguardo a queste due parole non si parla di nessuna coincidenza di significato. Il verbo to realize significa rendersi conto, capire, comprendere e non è possibile utilizzarlo con il significato né di produrre né di realizzare, soddisfare. Infatti, realizzare corrisponde all’inglese to design, to produce, to craft oppure fulfill o come true.

ULTIMATE ≠ ULTIMO 

No, ultimo non significa definitivo, migliore, massimo, anzi! Anche se può anche assumere il significato di più recente a dire la verità ultimo è l’equivalente italiano dell’inglese last.  

TO REST ≠ RESTARE 

Ci dispiace disilludere anche gli ultimi che speravano nell’esistenza di una qualche coincidenza di significato tra questi verbi, ma no! Il verbo to rest significa riposare e non può essere utilizzato con il significato di rimanere.

TO SPEND ≠ SPENDERE  

Possiamo considerarlo un falso amico parziale. Infatti, in italiano possiamo solo spendere i soldi ed è sbagliato unire questo verbo con il tempo. Con il tempo useremo il verbo passare o trascorrere

Una parola italiana può essere tradotta correttamente cercando vocaboli simili tra le parole inglesi, ma nella maggior parte dei casi parole simili hanno significati differenti. Alcune parole hanno più di una traduzione tra italiano e inglese, pertanto è indispensabile riconoscere i diversi possibili significati. Per evitare, quindi, di fare errori parlando italiano, di essere frainteso o di creare situazioni imbarazzanti, è bene conoscere almeno quelli più comuni.

Coronavirus, governo pensa di estendere divieto voli internazionali a 63 Paesi

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Il governo delle Polonia sta ragionando sull’opportunità di estendere la lista di Paesi verso i quali vietare i voli internazionali in relazione alla pandemia di coronavirus. Attualmente la lista ne include 44, ma in futuro potrebbero diventare 63, riporta l’agenzia di stampa “Pap” facendo riferimento a una bozza di decreto del Consiglio dei ministri. Tra gli Stati a cui potrebbe essere esteso il divieto, qualora il testo fosse approvato senza modifiche, ci sono: Belize, Venezuela, Principato di Monaco, Belgio, Spagna, Libia, Albania, Filippine, Libano, Malta, Namibia, Paraguay, San Marino e Romania. Il decreto in questione avrà vigore nel periodo compreso tra il 26 agosto e l’8 settembre. Il decreto attuale, in vigore fino al 25 agosto, ha prolungato il divieto di voli internazionali verso 44 Paesi tra i quali sono inclusi: Bosnia-Erzegovina, Cina, Montenegro, Russia, Brasile, Arabia Saudita, Messico, Israele, Kuwait, Argentina, Armenia, Cile, Iraq, Kazakhstan, Kosovo, Costa Rica, Perù, Sudafrica, Serbia, Stati Uniti, Lussemburgo e Bolivia. Dal divieto sono esclusi i voli di Stato e quelli espressamente autorizzati dal governo, oltre ovviamente a quelli militari.

UW: reclutamento straordinario per gli studenti bielorussi

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L’università di Varsavia in risposta alla situazione corrente in Bielorussia, ha deciso di iniziare un reclutamento straordinario per la borsa di studio “Konstanty Kaliniwski” per gli studenti bielorussi perseguitati. Venerdì per sottolineare la solidarietà con la società Bielorussa repressa dopo le ultime elezioni, l’Università di Varsavia ha esposto la bandiera Bielorussa davanti a Pałac Kazimierzowski che si trova al campus centrale. Il rettore di UW (Uniwersytet Warszawaski), prof. Marcin Pałys ha detto che l’UW supporta tutti coloro che vogliono che la Bielorussa sia libera e democratica. In più ha sottolineato che il ruolo principale delle università è l’educazione e la didattica è anche per coloro che che vogliono studiare e non possono realizzare questo obiettivo nel proprio paese. Gli studenti delle Università Bielorusse riceveranno le borse di studio per finanziare i loro studi in Polonia e gli annuali tirocini a Varsavia. All’UW, alla facoltà dello Studium sull’Europa dell’Est, dal 31 agosto partirà il reclutamento aggiuntivo dove gli studenti bielorussi potranno mandare le proprie domande fino a esaurimento dei posti alla facoltà. Tutte le informazioni sono sul sito della facoltà. All’università e anche al Centro degli Studi sull’Europa dell’Est lavorano già i ricercatori licenziati dalle università bielorusse per motivi politici. Il rettore Pałys dichiara che l’UW vuole invitare alla collaborazione i nuovi ricercatori che si trovano in una situazione difficile.

Seminario polacco-italiano sul giardino “Citri et aurea”, 1-3 settembre 2020

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Il progetto “Citri et Aurea”, in corso con successo dal 2019, sta vivendo un eccellente sviluppo, così come la collaborazione tra la Galleria degli Uffizi e il Museo del Palazzo del Re Jan III di Wilanów. Nel settembre 2020 si terrà a Varsavia un seminario specialistico con la partecipazione dei responsabili di residenze storiche provenienti dalla Polonia e dall’Italia, durante il quale verranno presentati i risultati di entrambi i paesi nella conservazione dei giardini storici e delle collezioni di agrumi.

Il consolidamento dei contatti diplomatici tra le corti del granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici e di Re Jan III dopo la vittoriosa battaglia di Vienna portò, nel 1684, all’invio di otto casse di piante a Wilanów. Tra le varietà menzionate nelle fonti troviamo il limone lumia chiamato Pomo d’Adamo (Citrus lumia ’Pomum Adami’), che veniva donato a quei tempi come prova di amicizia. Il delicato carico percorse gli oltre 1600 km della difficile strada da Firenze a Varsavia. La straordinaria storia delle piante di quasi 340 anni fa ha contribuito all’avvio della collaborazione imperniata sulle storiche collezioni di agrumi tra il Giardino di Boboli, gestito dalla Galleria degli Uffizi, e il Museo del Palazzo del Re Jan III a Wilanów.

Il Giardino di Boboli può vantare un’eccezionale collezione di agrumi, considerata una delle più importanti raccolte a livello europeo. Comprende oltre 500 vasi con alberi di agrumi di circa 90 varietà diverse, tra le quali oltre 20 costituiscono antiche varietà del periodo dei Medici. Le piante vengono conservate affidandosi tuttora a metodi di coltivazione tradizionali e all’arte toscana del giardino.

I dipendenti del Giardino di Boboli, con le loro conoscenze specialistiche, supporteranno il team del museo di Wilanów nella realizzazione di un’impresa estremamente complessa ovvero ricostruire la collezione delle varietà storiche di agrumi. Il processo della sua ricostituzione ha preso il via nel 2016, quando nel giardino barocco sono comparsi 38 aranci, collocati in caratteristici vasi di quercia dipinti a strisce bianche e verdi. La collezione Wilanów conta attualmente oltre 100 esemplari di agrumi di 7 specie e rappresenta una rara collezione in Polonia di alberi da orangerie.

Nella prima fase del progetto “Citri et Aurea”, realizzata nel 2019, tre responsabili del museo di Wilanów si sono recati a Firenze in visita di studio per apprendere i metodi di coltivazione tradizionali e l’arte toscana del giardino. La visita è stata l’occasione per scambiare conoscenze ed esperienze nel campo della conservazione dei giardini storici e delle collezioni di alberi di agrumi.

Durante il seminario online polacco-italiano sul giardino in programma dal 1 al 3 settembre, verranno presentati i risultati delle istituzioni di entrambi i paesi nell’ambito della conservazione dei giardini storici e delle collezioni di agrumi. Si tratta di un esempio unico di collaborazione tra Polonia e Italia nel campo dell’arte dei giardini.

 

Il programma del seminario:

Jacek Kuśmierski – Museo del Palazzo del Re Jan III a Wilanów, Storia e futuro della collezione di agrumi di Wilanów

Łukasz Przybylak – Museo del Palazzo del Re Jan III a Wilanów, Giardino dell’orangerie di Wilanów – storia e prospettive

Bianca Maria Landi, Paola Ruggieri – Giardino di Boboli, Firenze, Radici e futuro. Conservazione, tutela e valorizzazione del Giardino di Boboli

Gianni Simonti – Giardino di Boboli, Firenze, La collezione storica degli agrumi di Boboli attraverso i suoi 470 anni di storia. Varietà, architetture, materiali e metodologie di coltivazione attraverso i secoli

Monika Kordiukiewicz – Comune di Białystok, Giardino Branicki a Białystok – 10 anni dopo il recupero

Agnieszka Chmielewska – Museo di Nieborów e Arkadia, Quanta verità c’è nella leggenda – fatti e miti sulla collezione di piante di agrumi a Nieborów

Beata Kańska – Museo Łazienki Królewskie di Varsavia, Le orangerie di Łazienki Królewskie – fatti e leggende sulle collezioni di piante di agrumi

 

Le presentazioni dei relatori saranno registrate e rese disponibili sul canale YouTube del Museo del Palazzo del Re Jan III a Wilanów. Visita il sito del museo per informazioni aggiornate: www.wilanow-palac.pl

Il progetto è stato finanziato con i fondi del Ministero della cultura e del patrimonio nazionale della Repubblica di Polonia nell’ambito del programma “La Cultura che ispira”. La Galleria degli Uffizi è il partner strategico di questo progetto. L’iniziativa è sostenuta da: Istituto Polacco di Roma, Accademia Polacca delle Scienze a Roma, Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, Rete Europea di Giardini Storici e L’Ente Nazionale Polacco per il Turismo (POT), mentre il patrocinio mediatico del seminario è stato dato da Gazzetta Italia.

Morawiecki a favore delle sanzioni contro le autorità bielorusse

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Mercoledì durante una videoconferenza con la partecipazione dei leader dell’UE il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, si è dichiarato a favore delle sanzioni contro le autorità bielorusse, che reprimono brutalmente le proteste pacifiche. Da fonti diplomatiche PAP ha saputo che Morawiecki non ha invece dato l’appoggio alle sanzioni economiche, che avrebbero un impatto negativo sull’economia bielorussa e aggraverebbero la crisi. Secondo le fonti di PAP Morawiecki ha sottolineato la dipendenza dell’economia bielorussa dalla importazioni delle risorse energetiche dalla Russia. Su richiesta di Morawiecki, alla dichiarazione finale verrà aggiunto un punto sul sostegno da parte dell’UE ai media indipendenti e alle ONG.

A Lublino è stata avviata la produzione del farmaco per il COVID-19

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L’azienda Biomed Lublin ha avviato la produzione del farmaco per il COVID-19 usando il plasma delle persone che hanno sconfitto questa malattia. Il farmaco sarà sottoposto agli studi clinici che cominceranno tra circa 2 mesi. “Saremo in grado di preparare il farmaco per gli studi clinici probabilmente all’inizio dell’ottobre”, ha detto Piotr Fic, il membro del consiglio di amministrazione di Biomed. Il primo lotto di produzione sarà costituito da circa 3 mila ampolle con il farmaco che saranno fornite ai pazienti della Clinica delle Malattie Infettive a Lublino (proprio qui si svolgeranno i test clinici che dureranno circa 4 mesi). “La procedura della registrazione dei farmaci di solito dura circa 210 giorni, il regolamento nell’ambito dell’eliminazione del coronavirus però permette di ridurre questo periodo a 150 giorni”, ha informato Fic. Il farmaco verrà usato per via intramuscolare e contiene la stessa quantità di anticorpi del plasma. Potrà essere fornito a tutti i pazienti a prescindere dalla regola della conformità plasmatica. Il direttore della clinica di Lublino, il professore Krzysztof Tomasiewicz, ha sottolineato che il problema del coronavirus durerà più a lungo, è necessario quindi inventare una cura adeguata. Secondo Tomasiewicz l’uso del plasma nella cura da buoni risultati e si tende a migliorare l’effetto collaborando con altre cliniche di tutta la Polonia. “È molto possibile che stiamo per fornire la cura che risulterà efficace per la maggioranza dei pazienti”, ha detto Tomasiewicz. Il medicinale può essere applicato anche nelle misure di prevenzione dopo il contatto di una persona senza sintomi con una persona infettata. “Mentre il vaccino protegge contro il virus a lungo termine, il farmaco di cui produzione è stata avviata agisce immediatamente”, ha spiegato il direttore della clinica. Il senatore Grzegorz Czelej, che è uno degli organizzatori del progetto, ha sottolineato che per avviare la produzione del farmaco è stato necessario raccogliere 150 litri di plasma delle persone che hanno sconfitto il virus. La maggioranza di questa quantità (100 litri) è stata fornita dai minatori polacchi. Czelej ha esortato l’UE e i parlamenti di paesi europei ad organizzare le banche del plasma con gli anticorpi per poter produrre il farmaco continuamente. Il Rettore dell’Università Medica di Lublino, il professore Andrzej Drop, ha sottolineato che la produzione di un nuovo medicinale ha un grande significato per tutta l’università. Il progetto è stato parzialmente finanziato dall’Agenzia per la Ricerca Medica (Agencja Badań Medycznych) con la somma di 5 milioni di zł. L’istituzione che gestisce il programma è la Clinica delle Malattie Infettive PSK a Lublino. Uno dei collaboratori è l’Istituto dell’Ematologia e della Trasfusione a Varsavia. In giugno del 2020 Biomed Lublin ha firmato un accordo con 9 per 21 Centri Regionali della Donazione di Sangue e dell’Ematologia. Alla fine 7 centri, a Racibórz, Radom, Bydgoszcz, Kalisz, Lublino, Szczecin, Wrocław, hanno fornito il plasma per la produzione.

Niente tamponi e nessuna quarantena per chi torna dall’estero

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Ieri il Ministero della Salute ha informato che i tamponi per il coronavirus e la quarantena non saranno obbligatori al rientro dall’estero. All’inizio d’agosto il ministro Łukasz Szumowski durante un’intervista non ha escluso la possibilità che chi torna dall’estero sarebbe dovuto sottoporsi al tampone obbligatorio e gratuito invece l’Ispettore Sanitario Centrale qualche settimana fa ha ammesso che la decisione sulla quarantena obbligatoria dipenderà dal numero dei casi all’estero. Il direttore dell’Ente Nazionale Polacco per il Turismo ha commentato che le procedure come i tamponi o quarantena non sono necessarie. Il direttore ha anche sottolineato che il rischio di contagio all’estero non è molto più elevato rispetto al turismo domestico. Per le agenzie di viaggi che quest’anno hanno notato la diminuzione del fatturato di quasi l’80 per cento la decisione del Ministero della Salute è un sollievo. Secondo gli esperti la quarantena obbligatoria avrebbe soltanto peggiorato la situazione del settore turistico.

L’ambasciatore di Israele su Giovanni Paolo II

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L’ambasciatore di Israele, Alexander Ben Zavi, in un’intervista al portale polacco Polskifr.fr, ha osservato che Giovanni Paolo II ha fatto molto per il dialogo cristiano-ebraico. Secondo l’ambasciatore, Giovanni Paolo II è stato uno dei papi più importanti che hanno agito per il dialogo inter-religioso. Alexander Ben Zavi ha osservato che molti pregiudizi sono stati superati e che i contatti tra giudaismo e cristianesimo sono iniziati dal momento in cui il papa ha affermato che gli ebrei erano fratelli maggiori nella fede. L’ambasciatore ha sottolineato che la visita di Giovanni Paolo II in questo Paese nel 2000 è ricordata in Israele fino ad oggi e che è stato un evento molto importante, e la memoria di Giovanni Paolo II in Israele è ancora molto forte. L’ambasciatore ha osservato che la creazione del Parco Nazionale della Memoria a Toruń, per commemorare i polacchi che hanno salvato gli ebrei durante la seconda guerra mondiale, è un’iniziativa molto importante. Secondo l’ambasciatore, è importante ricordare l’Olocausto, in quanto consente di combattere l’intolleranza e l’antisemitismo.

Luigi Pagano: “L’ispirazione è il divino, è Dio che tira fuori l’arte. Noi siamo solo dei mezzi.”

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Musicista, anima zingara, napoletano, così si definisce il cantautore italiano Luigi Pagano. Il suo spirito vagabondo, curioso del mondo, lo ha portato nel corso della vita in diverse lontane regioni, soprattutto del Medio Oriente, dove ha cantato per più di 20 anni nei jazz club. Attualmente Luigi è residente in Polonia, terra madre di sua moglie, un paese a cui ha subito sentito di appartenere e dove ora, con la sua musica, incanta il pubblico polacco.

“Amo l’originalità. Tutti quanti possiamo fare musica, ma quanti di noi sono veramente originali? Per non essere una meteora che passa, brilla e sparisce bisogna avere una base forte, studio, disciplina, talento e ispirazione.”

K.R.: Come è nato il tuo amore per la musica?

L.P.: Nella mia famiglia quasi tutti hanno una grande passione per la musica. Però il ruolo più importante lo ha giocato mio fratello, più grande di me di dieci anni, che ascoltava ai suoi tempi gruppi come Pink Floyd e Deep Purple. Io ero più attratto dal jazz e per questo motivo ho deciso di studiarlo. Il mio idolo è stato Frank Sinatra. Non ricordo esattamente nè quando è nato il mio amore per la musica, nè quando ho preso per la prima volta una chitarra in mano, come un bambino che non riesce a richiamare alla memoria il momento in cui ha cominciato a parlare. 

Possiamo dire che suoni “da sempre”?

Esatto. Già a 15 o 16 anni ho cominciato a occuparmi professionalmente della musica. Suonavo durante le feste a Napoli, addirittura ero minorenne quando ho fatto il primo contratto in Svizzera. Però grazie al fatto che lavoravo con un pianista di una certa età e alla firma di mio padre sono riuscito a suonare fino all’una di notte. Era un periodo in cui studiavo e suonavo. Poi quando mi sono diplomato il mio maestro dell’accademia mi ha detto “sei pronto per fare una bella esperienza all’estero” e mi ha dato un numero di telefono. Ho telefonato e mandato una cassetta ad un impresario di Milano e dopo una settimana ho ottenuto un contratto in Oman. Lì ho conosciuto mia moglie Agnieszka. Lei allora cantava con la band del mio bassista, Mirek Trębski. Con mia moglie abbiamo formato un duo, suonando per 20 anni negli alberghi e in TV tra Dubai, Maldive, Kuwait, Austria, Svizzera. 

Quando avete deciso di trasferirvi in Polonia?

Per la prima volta sono venuto in Polonia 20 anni fa ed ho avvertito come un flash back, un’impressione di déjà vu. Ho sentito subito di appartenere alla Polonia, percepivo un certo richiamo verso questo paese e ho deciso di costruire la casa dove viviamo oggi. Possiamo dire che è stata mia la decisione di venire a vivere qui, e finora non ho rimpianti. Ormai siamo fissi in Polonia da 4 anni. A dire il vero volevamo venire in Polonia per “andare in pensione”, per fermarci un po’, crescere il nostro bambino. Anzi, volevo aprire un ristorante! 

Però il destino è stato più forte e continui a dare i concerti. Com’è iniziata la tua carriera nel mondo della musica qui in Polonia?

La musica da sempre era un uragano che mi attirava. Un giorno una grande azienda di Varsavia che vendeva ceramiche ha organizzato un banchetto ed il proprietario voleva assolutamente che io cantassi. Ci ho pensato prima di accettare la proposta perché non ho mai cantato per fare soldi o per fare carriera, semplicemente amo farlo. Al banchetto era presente anche un mio ex chitarrista che è un grande amico di Robert Janowski che allora conduceva lo show “Jaka to melodia?”. Janowski dopo avermi sentito mi invita a casa per farmi cantare una serenata per sua moglie per San Valentino. Nei giorni successivi è venuto anche a sentire uno dei miei concerti e dopo lo spettacolo mi ha preso a parte e ha detto: “Farei di tutto per portarti nel programma Jaka to melodia!”. Da allora ho formato una band acustica con la quale giro la Polonia. Cantiamo soprattutto le canzoni napoletane e le mie composizioni. Se c’è bisogno faccio anche “wloskie przeboje”, le canzoni italiane che i polacchi conoscono. Però io sono un napoletano e vado in giro con il mio “essere napoletano”. E questa testardaggine artistica mi sta premiando perché faccio molti concerti, anche nella televisione polacca (Wielki Test, Dzień dobry TVN). Ho appena registrato il mio primo CD da cantautore.

Tra le tue collaborazioni in Polonia quale consideri la più importante? 

Qualche anno fa, durante il Campionato europeo di calcio a Parigi, mentre ero a pranzo con l’allenatore Nawałka è nata l’idea di scrivere una canzone per la nazionale polacca. Ho scritto un brano intitolato Polska, la traduzione in polacco è stata fatta da Paolo Cozza con cui l’ho cantata. È una canzone molto patriottica anche se è stata scritta da un italiano. Inoltre, ho cantato al Teatr Palladium con Halina Benedyk in occasione del concerto di beneficenza per le vittime del terremoto di Amatrice. Se parliamo di duetti con i polacchi, la prima nel mio cuore e nei miei pensieri è Izabela Trojanowska. Ci siamo conosciuti  durante una conferenza stampa nel corso del festival di Lublino, Europejski Festiwal Smaku (2017), dove c’erano anche Stefano Terrazzino, Al Bano e Romina Power e Drupi. Abbiamo registrato due canzoni, Mambo italiano e Amore, e devo dire la verità, Izabela canta in italiano meglio di un italiano. È fantastica! Anche adesso ci capita di fare concerti insieme. 

Come mai ai polacchi piace così tanto la musica italiana?

Una volta ero in un ristorante al centro di Varsavia con Stanislaw Sojka, che ho conosciuto durante uno dei miei concerti in uno dei locali che lui frequenta spesso. E quella volta al ristorante ha detto una cosa che ritengo giusta: “voi italiani siete maestri nel combinare armonia e melodia. Anche tramite gli accordi strani, riuscite ad ottenere una linea melodica molto bella”. Infatti i polacchi amano la melodia. E non sono d’accordo con chi dice che i polacchi vogliono sentire solamente “włoskie przeboje”. I polacchi vogliono una buona musica. La maggior parte di voi è cresciuta con almeno uno strumento in famiglia. I polacchi non fanno differenza fra la canzoni napoletane e italiane. Per loro il napoletano è l’italiano, gli fa piacere ascoltarlo.

Ti definiresti artista-cantante?

Prima di tutto non mi ritengo un cantante, piuttosto un musicista. Mi piace stare vicino al pubblico e respirare le emozioni della gente. Per questo motivo amo esibirmi nei club privati, locali piccoli dove viene la gente che ti dà soddisfazione perché ti conosce, ti segue e le piace quello che fai. I miei sono ritmi zingari, compongo canzoni napoletane ma con un tocco zingaro, mediterraneo. Amo il deserto, verso cui provo un amore quasi paragonabile alla mia Napoli. Non amo molto le città grandi. Infatti tutte le volte che faccio un concerto in qualche città polacca poi torno sempre a casa, anche se mi danno una stanza in albergo. Ho un’anima molto vagabonda però ad un certo punto della vita arriva un momento in cui si preferisce semplicemente tornare a casa. Trovo ispirazione e pace solo nel deserto oppure davanti al mare o in campagna. Ma in fondo credo che non siamo noi che abbiamo l’ispirazione. L’ispirazione è il divino, è Dio che entra in una persona e tira fuori l’arte. Noi siamo solo dei mezzi. 

foto: Gosia i Jacek Klepaczka