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[Aggiornamento 23.07.2020] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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Si registrano ancora nuovi casi in Polonia con un numero complessivo di casi attivi in calo a 8.317 infetti, di cui gravi 71, ovvero circa l’ 1% del totale.

Complessivamente i numeri dell’epidemia rimangono sotto controllo e senza pressione eccessiva sulle strutture sanitarie polacche. La Slesia resta l’area con più contagli, 14.781 dall’inizio dell’epidemia.

Questa settimana è stato raggiunto l’accordo sul Recovery Fund che prevede risorse per oltre 750 miliardi di euro per affrontare la ripresa post COVID-19, di cui 170 miliardi saranno destinati alla Polonia e 209 miliardi all’Italia. Viene per la prima volta accettato in Unione Europea il principio di un debito pubblico comune attraverso Eurobond per finanziare stati membri, colpiti fortemente dalla pandemia di coronavirus.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri: situazione al 15 luglio 2020

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

 

Le Marche, l’Italia in una regione

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Nell’immaginario collettivo pensare alle Marche fa subito correre la mente ad una distesa di colline coltivate costellate da città d’arte e antichi borghi. Un’armoniosa fusione di storia, arte, natura, che si integra con la bellezza della costa e la forza delle montagne in un unicum che affascina il turista che può scegliere tra diversi itinerari. Una regione che si contraddistingue anche per l’essere terra d’ispirazione di poeti, artisti e musicisti come Giacomo Leopardi, Raffaello da Urbino che sarà celebrato in tutto il mondo nel 2020, Gentile da Fabriano, Bramante, Federico Barocci, Gioachino Rossini, Giovan Battista Pergolesi, Gaspare Spontini, Padre Matteo Ricci, che qui sono nati.

Le Marche sono un museo diffuso – pieno di capolavori di Raffaello, Piero della Francesca e Lorenzo Lotto, P.P. Rubens e Tiziano – contrappuntato da strade e anfiteatri romani, abbazie, monasteri, chiese, castelli, librerie storiche, botteghe di ceramica. Una regione ricca di manifestazioni culturali come il Rossini Opera Festival a Pesaro, lo Sferisterio Opera Festival e il Festival Pergolesi Spontini a Jesi. Le Marche sono la regione italiana in cui grazie alla qualità della vita e dell’ambiente si vive più a lungo.

MARE

180 km di costa, 26 località che si affacciano sul Mar Adriatico attrezzate per vacanze, ben 16 Bandiere Blu, ottenute per la qualità delle acque e della costa, per i servizi e l’educazione ambientale. Si può scegliere tra spiagge di sabbia finissima, ghiaia o roccia, con scogli o palme. Tra Gabicce Mare e Pesaro una suggestiva strada panoramica di circa 20 chilometri lambisce pittoreschi paesi di pescatori, a picco sull’azzurro dell’Adriatico, che fanno parte del Parco regionale del Monte San Bartolo. A sud di Ancona inizia il Parco regionale del Monte Conero, che si specchia sul mare offrendo uno spettacolo di rara suggestione. Nelle coste marchigiane si possono praticare numerosi sport, come il wind surf, lo sci nautico, la vela, l’attività subacquea, il kitesurf, il beach volley. Le serate sono animate da manifestazioni come il famoso Summer Jamboree di Senigallia dedicato alla musica anni ‘40 e ’50.  Le sagre che celebrano il pesce, come i noti Festival del Brodetto di Fano e di Porto Recanati, sono sparse in tutta la regione e si svolgono principalmente da giugno a settembre.

GENIUS LOCI

Ad Urbino, città natale di Raffaello Sanzio, una delle capitali del Rinascimento, degno di nota è il Palazzo ducale, dimora principesca tra le più belle d’Europa fatta realizzare dal duca Federico da Montefeltro. Loreto è sede di uno dei santuari mariani più celebri d’Europa e nel contempo è ricca di opere d’arte. Ascoli Piceno è una città medievale tra le più belle d’Italia, con le sue torri e i palazzi in travertino. Fabriano è la città dell’ingegno e dell’arte, nota per la fabbricazione della carta ed è città Creativa UNESCO. Nel 2017 anche Pesaro è entrata nel circuito UNESCO come Città della musica. A Jesi nacque Federico II Hohenstaufen, il grande imperatore medievale (1194-1250) cui è stato dedicato il museo multimediale Federico II Stupor Mundi. La profonda connessione storica tra cultura e civiltà del fare, arte e ingegno, creatività e artigianato hanno fatto del “Made in Marche” un sistema riconoscibile a livello mondiale. 

ENOGASTRONOMIA

Le Marche sono la sintesi delle prelibatezze italiane raggruppate in un’unica terra. In virtù della conformazione del territorio, dominato dai monti e affacciato sul mare, si possono incontrare diverse tradizioni culinarie. La cucina è caratterizzata da ingredienti semplici e genuini, da piatti dai sapori forti e decisi sia a base di carne, che a base di crostacei, pesce azzurro e frutti di mare. I piatti più famosi a base di pesce sono il brodetto, le code di rospo in potacchio, cioè in olio, aglio e rosmarino; le seppie con piselli; lo stoccafisso all’Anconitana; le melanzane con le alici; le alici marinate; la frittata di alici; gli sgombri al pomodoro. C’è poi un’ottima produzione di tutte le principali specie di tartufo mentre molto diffusa, in montagna, è la raccolta dei funghi. La storia dei salumi è intimamente connessa con le origini mezzadrili della popolazione, che utilizzava quasi tutte le parti del maiale per alimentarsi, senza sprecarne alcuna. Da qui hanno origine i due salumi più tipici del territorio, il salame di Fabriano e il ciauscolo, diffuso soprattutto nel maceratese.

Grazie ai 7.200 ettari di uliveti, le Marche sono una regione particolarmente vocata alla produzione di olio dalle grandi proprietà organolettiche, qualità legata in modo indissolubile all’oliva: molto pregiata quella tenera ascolana, ritenuta la migliore oliva verde da tavola, nota nella sua versione in salamoia, farcita e fritta “all’ascolana”. Dall’abbondanza di pascoli derivano tanti squisiti formaggi di latte vaccino, ovino, caprino e misto. Le colline marchigiane sono il territorio ideale per la coltura della vite e la produzione di uve zuccherine e profumate, ideali per ottenere vini di eccellente qualità. Il carattere autentico della cucina marchigiana trova felice espressione anche nei dolci quasi tutti di matrice contadina: Castagnole, Biscotti al vino, Marocchini, Sciughetti o polenta di mosto, Bostrengo, Salame di fichi, Frustingo, Ciambellone, Pizza sbattuta, Cicerchiata, Ravioli di marroni, Funghetti di Offida, Calcioni o Piconi, Frappe, croccante con le mandorle o con le noci, cavallucci di Cingoli, la Cicerchiata. Dolci con poco zucchero, perché un tempo era un bene prezioso da usare con parsimonia e il miele aveva il compito di dolcificare gli ingredienti. 

SHOPPING E ARTIGIANATO

Le Marche sono una meta perfetta per lo shopping tra capi di qualità, come le pregiate scarpe italiane, gli abiti griffati e tanti altri prodotti del made in Italy a prezzi convenienti. Oltre ai marchi famosi lo shopping include anche le lavorazioni artigianali di antica tradizione. Tra queste si annoverano la lavorazione della pelle, la produzione della carta di Fabriano, le terrecotte, la maiolica, la lavorazione del ferro battuto e del rame e i tappeti rustici in lana. Ad Offida si tramanda da generazioni l’arte del merletto a tombolo, con museo dedicato. Celebre in tutto il mondo è anche la lavorazione del mobile del restauro del mobile antico. Altro importante settore è quello degli strumenti musicali: a Castelfidardo si realizzano le celebri fisarmoniche. Nel Maceratese è diffusa la lavorazione del giunco, dei vimini e del bambù. Nel Fermano si producono cappelli, i cui modelli più artistici sono conservati nel Museo del Cappello di Montappone. E poi ancora segnaliamo le pipe in legno e la lavorazione della pietra, dal travertino di Ascoli Piceno all’arte degli scalpellini di S. Ippolito, fino del restauro del libro antico, in particolar modo nella città di Urbino, dove è presente una scuola nota a livello nazionale.

MONTAGNA, PARCHI E NATURA ATTIVA

Visitare l’entroterra marchigiano non è soltanto un’occasione per godersi una vacanza rilassante nella pace di verdi colline, quanto una sorta di arricchimento interiore e culturale determinato dall’incontro con opere d’arte, vicende storiche e memorie letterarie. Un’ottima modalità di accostarsi a queste peculiarità delle Marche è il turismo Plein Air, utilizzando camper o caravan e muovendosi senza “vincoli” e in modo “creativo”, coniugando le esigenze di svago con la conoscenza del paesaggio, della natura, del patrimonio culturale ed artistico dei luoghi visitati.

Il 30% della superficie regionale è caratterizzata da montagne che, oltre ad offrire al visitatore un ambiente intatto e straordinarie bellezze naturali, sono intrise di testimonianze lasciate da monaci e eremiti e di antichi insediamenti piceni, romani, longobardi o bizantini. Due i parchi nazionali (Monti Sibillini e Gran Sasso e Monti della Laga), quattro i parchi regionali (Monte Conero, Sasso Simone e Simoncello, Monte San Bartolo e Gola della Rossa e di Frasassi) e sei le riserve naturali (Montagna di Torricchio, Ripa Bianca, Sentina, Gola del Furlo e Monte San Vicino e Monte Canfaito). La conformazione del territorio permette nel corso di una giornata di alternare escursioni subacquee, suggestivi percorsi a cavallo o in mountain bike, oppure partecipare a un torneo di beach volley per poi confrontarsi con il free climbing, arrampicati sulle bianche falesie a picco sul mare.

D’inverno le cime innevate della dorsale appenninica regalano agli appassionati piste per lo sci di fondo, sci-escursionistico e lo sci-alpinismo. Nella bella stagione una fitta rete di sentieri si apre agli appassionati dell’escursionismo con itinerari da percorrere a piedi, a cavallo o in mountain-bike. Per chi cerca attività ad alto tasso adrenalinico sono disponibili il volo libero, il volo in deltaplano e le discese in parapendio. Nell’ambito degli sport acquatici le acque del Metauro sono ideali per gli appassionati della canoa e del kayak.

Uno dei modi più piacevoli per visitare la regione è la bicicletta, perché offre la possibilità di apprezzare, nello stesso tempo, le bellezze naturalistiche, storico-artistiche e di assaporare le specialità enogastronomiche tipiche. Le Marche sono poi meta ideale per gli amanti del golf che trovano nel curato manto erboso, ricco di piccoli specchi d’acqua, il green perfetto su cui esercitarsi. Sono inoltre numerose le località termali presenti in tutta la regione, che hanno come loro elemento principale e purificatore l’acqua.

E passiamo ai motori importanti nelle Marche non soltanto perché a Tavullia è nato Valentino Rossi, leggenda del motociclismo, ma anche per la fabbrica a Pesaro di moto Benelli, visibili nel Museo delle Officine Benelli a Pesaro e per il Museo Morbidelli, dell’omonima fabbrica di moto. Da non perdere il Museo della Vespa a Pollenza (www.pollenza.mc.it)

SPIRITUALITÀ E MEDIAZIONE

Visitando le Marche ci si trova immersi tra eremi, abbazie, grotte, monasteri che sorsero soprattutto lungo le principali vie di comunicazione romane – la via Flaminia e la via Salaria- e lungo le valli fluviali che dall’Adriatico risalgono verso l’Appennino. Nella regione figurano anche due magnifici esempi di architettura cistercense romanico-gotica: a Chiaravalle l’Abbazia di Santa Maria in Castagnola, fondata dai monaci di Clairvaux e nei comuni di Urbisaglia e Tolentino l’Abbazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra, fondata dai frati dell’omonima chiesa milanese. Segnaliamo poi due cammini, il primo “Loreto – I Cammini Lauretani” ricco di carica simbolica, di riferimenti storico-culturali e artistici (www.camminilauretani.eu). Il secondo è il “Cammino Francescano della Marca”, 180 km da Assisi ad Ascoli Piceno, ripercorre i luoghi toccati da San Francesco nelle sue predicazioni verso le Marche Meridionali (www.camminofrancescanodellamarca.it).

Gazzetta Italia è il partner del festival Cinema Italia Oggi 2020

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Autrice del video: Nel Gwiazdowska

La ricerca dovrebbe avere più supporto economico

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Secondo il prof. Dariusz Tworzydło dell’Università di Varsavia, i soldi che sono stati assegnati alla Polonia per i prossimi 7 anni dalla UE e per il Fondo della Ricostruzione, in gran parte serviranno alla ricerca seguendo la strada della UE che vuole sviluppare le nuove tecnologie. La ricerca dovrebbe essere sviluppata non solo in Polonia ma in tutta l’UE. Piotr Palutkiewicz dall’Unione degli imprenditori e datori di lavoro, spiega che bisognerebbe dividere i soldi assegnati dalla UE in due gruppi: quelli dedicati all’agricoltura, alle strade ecc. e il Fondo della ricostruzione assegnato a causa del COVID-19, che nei prossimi 3 anni dovrebbe aiutare i paesi europei a recuperare i danni post epidemiologici e per ottenere questo, la Polonia ha ricevuto 64 mld euro. Palutkiewicz ha elencato che i fondi saranno maggiormente dedicati alla trasformazione energetica, infrastrutturale, e sviluppo delle tecnologie necessarie per l’industria, l’educazione e la digitalizzazione. In più Palutkiewicz afferma che i soldi del Fondo della ricostruzione aiuteranno a sviluppare le nuove tecnologie anche nella medicina. Secondo prof. Tworzydło i fondi verranno anche assegnati agli imprenditori privati, il che rafforzerà la nostra economia. Palutkiewicz invece aggiunge che i fondi assegnati allo sviluppo della trasformazione energetica non sono abbastanza perché assicura che Polonia spenderà più che i 3,5 mld euro ottenuti dalla UE.

Francesco Bottigliero: il direttore d’orchestra è come un gatto, deve sapere ricadere in piedi dopo essersi librato per darsi completamente all’orchestra

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L’articolo è stato pubblicato sul numero 70 della Gazzetta Italia (agosto-settembre 2018)

A Breslavia l’arte permea molti campi della vita e la cultura si sviluppa attraverso persone straordinarie. Una di queste è Francesco Bottigliero, direttore d’orchestra e compositore italiano che introduce gli spettatori delle proprie opere al mondo della musica vera e propria, libera ma non senza regole.

Com’è l’approccio di un direttore d’orchestra? Su cosa deve concentrarsi maggiormente?

Ci sono diversi punti di vista: ovviamente è più facile fare la parte del tiranno. Un vero direttore d’orchestra non pone condizioni, ma prende delle decisioni artistiche, si occupa dell’interpretazione attorno alla quale è costruita la performance.

L’atteggiamento del direttore d’orchestra è dettato da regole severe o dipende dai momenti particolari della performance?

Andrzej Wajda ha fatto un buon lavoro nel film intitolato “Direttore d’orchestra”, mostrando il modo sbagliato di svolgere questo mestiere: un protagonista nervoso, faceva tutto a tutti i costi e stancava le persone con cui lavorava. Un direttore deve essere una persona molto flessibile: ha di fronte un gruppo di musicisti, mille problemi, qualcosa di inaspettato può sempre accadere.

Come comportarsi in un caso simile?

Ogni secondo è come un’eternità, ma devi essere paziente e aspettare. Lo spettacolo non tarato sui tempi del direttore d’orchestra: lui accompagna solamente ciò che accade sul palco, suona insieme all’orchestra e tutto il palcoscenico è attento e reagisce ad ogni imprevisto.

Qui viene fuori anche la capacità di improvvisare…

Sì, il direttore d’orchestra è come un gatto che deve manovrare e cadere su quattro zampe. Se all’ultimo momento senti che il cantante è in ritardo, allora non puoi continuare, lo aspetti per non disturbare la composizione, altrimenti il ​​teatro e la musica non si armonizzano.

Come mai ha scelto questa strada e non la direzione sinfonica?

A volte dirigo anche le sinfonie, ma l’opera mi intriga di più. Inoltre, le sinfonie hanno una filosofia diversa: tutto è focalizzato sul direttore d’orchestra. Invece nella direzione d’opera devi coordinare il coro e l’orchestra. Mi è capitato dirigere anche in due tempi diversi, perché il suono del coro era in ritardo a causa di una grande distanza e ha dovuto cantare in modo da adeguarsi al ritmo dell’orchestra che era in un’altra parte della sala. Mi pare che quella volta il concerto sia stato organizzato al centro culturale di Zabrze, una delle sale più grandi della Polonia.

Ed è anche compositore. 

Ho composto “Kantata Tumska” per Breslavia nel 2009. Per questa opera di 50 minuti ho scelto le migliori voci, il coro maschile dell’Arcidiocesi di Breslavia e due cori dell’Università di Breslavia. Attualmente sto terminando il secondo CD di musica classica. Per quanto riguarda il futuro, penso anche a un altro progetto in stile jazz.

Dove trova l’ispirazione per le proprie composizioni?

Nella pittura. L’album “Portraits” contiene quattro composizioni dedicate a Picasso, Dalì, Gaudì e Garcia Lorca. Per quanto riguarda le altre, i sette dipinti di Van Gogh mi hanno dato l’ispirazione. Ho scelto i migliori musicisti polacchi ed europei per questo album.

Com’è il mondo della musica in Polonia?

Quando sei un libero professionista è difficile trovare un lavoro, ma puoi impegnarti in interessanti progetti artistici. Sono un pesce piccolo, ma faccio quello che mi spetta, magari di meno di quello che potrei fare, però lo faccio con passione.

Recentemente su quali progetti sta lavorando?

Quest’anno ho fatto un progetto con l’Università Musicale, si tratta di 10 giorni di workshop vocali. Ora sto registrando un album a Cracovia con l’orchestra di Beethoven, sono dei bravi musicisti che cercano delle collaborazioni. Abbiamo molti buoni musicisti in Polonia, una grande opera e scuola vocale. Raramente però riusciamo a raggiungere il livello europeo.

Dal punto di vista musicale l’Italia ha una straordinaria tradizione, ma tu perchè hai scelto la Polonia?

Ho colto l’occasione, ho deciso di rischiare. Per 4 anni ho studiato da Carlo Giulini a Milano, poi sono stato finalista ad un concorso a Parigi e tre mesi dopo ho iniziato a lavorare ad Amburgo. Ho anche lavorato come tutor dei solisti presso l’Hamburgische Staatsoper (A + internationale). A Breslavia invece mi ha portato …. il cuore.

A Breslavia hai trovato l’ambiente giusto per sviluppare pienamente le tue capacità?

Ho vinto il concorso dell’Opera di Breslavia. Non ho iniziato da zero, ma ogni istituzione funziona in modo tale che, essendo uno “nuovo”, devi dimostrare quanto vali. È stato più facile per me perché ho avuto qualche esperienza. Ora sto realizzando i miei progetti. Dopo essermi dimesso dal lavoro, per due anni ho lavorato come un libero professionista a Poznan ed a Danzica. Poi per tre anni in Germania, perché in Polonia il mercato si era spento.

Com’è che la musica è entrata nella sua vita?

All’età di 8 anni seguivo le lezioni di piano, un approccio lento, senza fretta, fino a quando ho notato che le mie dita erano più veloci di quelle della mia insegnante, il che voleva dire che era arrivato il momento di andare avanti. Ho superato l’esame e ho iniziato l’Accademia di Musica, per 10 anni ho studiato pianoforte. Poi ho iniziato a comporre ed allo stesso tempo studiavo matematica. Mi sono laureato in filosofia, pianoforte e composizione a Salerno, in direzione d’orchestra a Napoli , e poi ho fatto la specializzazione nell’insegnamento. Da sempre mi piaceva lavorare con i bambini. Ho insegnato loro a suonare il flauto e in seguito abbiamo organizzato dei concerti. Tuttavia, ero un musicista, quindi lavorare a scuola oltre al contatto con gli studenti, era frustrante. Sono partito per Amburgo e ho iniziato una carriera lirica. Tuttavia, l’amore per i bambini mi ha stimolato a comporre diverse canzoni per i più piccoli. Il mio musical per i bambini “Il libro della giungla” ha ottenuto un grande successo in Germania. I bambini sono il pubblico del futuro, ecco perché nei prossimi giorni penso alla presentazione del musical anche in polacco.

Attualmente sta tenendo lezioni all’Accademia di Breslavia?

Sì. Vedo il potenziale negli studenti. Preparo i cantanti per le parti d’opera, impariamo testi musicali, dizione. Ho molta esperienza come docente, ho già lavorato presso le Accademie in Germania ed in Repubblica Ceca. Mi piace insegnare, è un modo per riflettere sulla musica.

Come ci si prepara per la direzione di un concerto?

Ogni lavoro, ogni opera richiede una interpretazione. Non posso fare per esempio oggi Puccini e domani Szymanowski. Tecnicamente è fattibile, ma non lo sento. 

C’è influenza italiana nella musica polacca di oggi? Una volta abbiamo adattato il belcanto italiano all’opera polacca.

Recentemente, ho visto la messa in scena di un’opera italiana a Cracovia. Non era il belcanto però, era una bella… roba da poco. Sia dal punto di vista della direzione che musicale. Ogni secondo nella cadenza deve essere leggibile e lo stile della frase stabile. Queste sono le prime esigenze riguardanti il belcanto dal lato melodico e vocale. Creiamo noi stessi il pubblico, che sul palco si aspetta il peggio. I nostri occhi e le nostre orecchie sono così adattati ad accettare il kitsch che è difficile tornare alla brevità delle parole o della melodia, richiesta, per esempio, da Mozart. Parole e musica dovrebbero bastare, senza tutta questa confusione… ed è questo il tesoro che noi musicisti possiamo offrire al pubblico.

traduzione it: Magda Karolina Romanow-Filim
foto: Maciej Galas

Varsavia, inaugurata la mostra su “Solidarność”

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Nell’atrio principale della stazione Varsavia Centrale è stata inaugurata la mostra “QUI è nata Solidarność”. Dai pannelli informativi preparati dall’Istituto della Memoria Nazionale si possono conoscere le biografie degli iniziatori del movimento di liberazione e i posti nei quali dal luglio al settembre 1980 si formava “Solidarność”. Il vicepresidente dell’Istituto Mateusz Szpytma, ha sottolineato che la mostra tra luglio e agosto sarà presentata in 53 località diverse ed è composta dalla parte di livello nazionale e dalle parti locali, creati dai reparti dell’Istituto. Il rappresentante statale Janusz Kowalski ha detto che soprattutto i giovani dovrebbero studiare la storia della “Solidarność” e ha anche evidenziato il grande impegno dei ferrovieri nel movimento, richiamando lo sciopero del 15 luglio 1980 a Lublin. Il presidente del consiglio d’amministrazione delle ferrovie statali polacche [PKP] Krzysztof Mamiński, sostiene che l’importanza di ricordare la storia di “Solidarność” nel 40° anniversario della sua nascita perchè ha dato inizio alla Polonia libera. La mostra sulle origini del Sindacato autonomo dei lavoratori “Solidarietà” [Solidarność] è in polacco e in inglese; i suoi creatori vogliono ricordare che “Solidarność” è stato il sindacato più grande del mondo. Il percorso di tutte le esposizioni locali finirà il 28 agosto con il grande finissage in piazza Pilsudski, a Varsavia.

 

Cinque città polacche nel programma europeo Intelligent Cities Challenge

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Come informa la pagina web intelligentcitieschallenge.eu al programma europeo Intelligent Cities Challenge parteciperanno cinque città polacche: Bytom, Gliwice, Gdańsk, Białystok e Poznań. L’iniziativa della Commissione europea mira a raggiungere lo scopo dello sviluppo sostenibile di 100 città europee. Il programma aiuterà le città a diventare più ecologiche, socialmente accessibili e tecnologicamente avanzate. Il Vicesindaco di Bytom ha indicato gli obiettivi che la città vorrebbe realizzare tra cui ci sono: trasformazione dell’industria in una produzione pulita e ecologica, l’edilizia “verde”, e lo sviluppo dell’energia rinnovabile. Mentre gli obiettivi elencati dal sindaco di Gliwice sono: gestione dei rifiuti, immunità ai cambiamenti climatici, gestione delle crisi nonché rafforzamento della partecipazione sociale e il supporto delle start-up e delle piccole e medie imprese. Il programma offre la consulenza degli esperti al fine di migliorare la qualità della vita nelle aree urbane, l’aiuto ad attuare le tecnologie avanzate e la possibilità di scambiare esperienza tra le città. Il programma ICC durerà per due anni nel corso dei quali le città avranno l’opportunità di trarre degli insegnamenti dalle città mentori: Aarhus (Danimarca), Amsterdam (Paesi Bassi), Anversa (Belgio), Barcelona (Spania), Espoo (Finlandia), Amburgo (Germania), Nizza (Francia) e Rijeka (Croatia).

Duda riconfermato Presidente in una Polonia divisa

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Andrzej Duda ha vinto le elezioni presidenziali, riconfermandosi come presidente della Repubblica Popolare della Polonia. È stata una sfida all’ultimo voto contro l’altro candidato Rafal Trzaskowski, un’elezione che mostra chiaramente il clima che attualmente prevale in terra polacca.

Nel primo turno, svoltosi domenica 28 giugno, Duda aveva distanziato con un buon margine (13,5% di preferenze in più rispetto al secondo classificato) tutti gli altri candidati (undici in totale), pur non riuscendo ad ottenere il 50% più uno dei voti.

Al ballottaggio, che si è tenuto domenica 12 luglio, il rivale Rafal Trzaskowski (sindaco di Varsavia, liberale ed appartenente al partito P.O.) è riuscito ad accaparrarsi quasi tutte le preferenze degli altri candidati eliminati, ma ciò non è bastato per battere Andrzej Duda (membro del partito conservatore attualmente al governo PiS) che si è imposto con un margine di circa 2,5 punti percentuali riuscendo a riconfermarsi nel ruolo di presidente della Polonia.

Di seguito, il dettaglio delle votazioni del primo e del secondo turno:

La mappa delle preferenze mostra che nelle grandi città (con un’economia di taglio finanziario-liberista) Trzaskowski ha ottenuto più consensi, mentre nei centri medio-piccoli (dove prevale un’economia più tradizionale e agricola) ha prevalso Duda.

Analizzando il voto per fascia d’età risulta che i giovani abbiano preferito il candidato europeista mentre il segmento più anziano della popolazione si è schierato dalla parte sovranista.

Tuttavia, quest’ultimo, è un dato che va preso con cautela: proprio il governo di PiS di cui Duda è un esponente, infatti, per evitare che i giovani polacchi se ne andassero all’estero con la conseguenza di doverli rimpiazzare sul mercato del lavoro con immigrati (in Polonia ci sono tra i due ed i tre milioni di ucraini), ha istituito per legge l’esenzione dal pagamento delle tasse per tutti i polacchi che guadagnano meno di 85.528 zloty all’anno (ovvero all’incirca 20.000 euro) e che hanno meno di 26 anni.

Leva invece determinante per il successo politico di Duda e del PiS è stata l’aver mantenuto le promesse elettorali: dai bonus di 500 zloty al mese per ogni figlio, alla riduzione dell’età pensionabile passando per la tredicesima mensilità per i pensionati.

La popolazione, vedendo mantenute le promesse elettorali, ha dato fiducia al governo a guida PiS per il secondo mandato consecutivo confermando una percentuale di consenso pari a circa il 60%.

Proprio la Polonia, inoltre, stando alle analisi di Bloomberg, Commissione Ue ed Unicredit, è stata il miglior Paese europeo per reazione alla crisi da coronavirus. L’Istituto bancario ha anche aggiunto che la situazione dei nuclei familiari polacchi prima della crisi era la migliore nella storia del Paese.

Altre confermano in merito al buon operato del governo polacco arrivano dal Ernst Hillebrand, politologo capo della Friedrich Erbert Foundation, e dal quotidiano tedesco “Die Welt”, i quali individuano in sovranità monetaria, alta domanda interna con bassa dipendenza dall’estero in ogni settore dell’economia ed un’immigrazione controllata le chiavi del successo.

Possibile scegliere latino e cultura antica nel nuovo anno scolastico polacco

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A partire dall’anno scolastico 2020/2021 dalla lista delle materie a scelta durante il primo anno dei licei e degli istituti tecnici sarà possibile scegliere di studiare il latino e la cultura antica. L’emendamento della legge, che riguarda la programmazione didattica, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale; in esso viene descritto ciò che gli studenti dovrebbero sapere dopo ogni ciclo degli studi. Gli insegnanti devono realizzare tutta la programmazione, in accordo con i libri prescelti. Il nuovo emendamento è la conseguenza diretta del cambio della legge dell’anno scorso, che prevede per i direttori delle scuole la possibilità di decidere quale materia a scelta (tra le quali vi sono la filosofia, l’arte, la musica e il latino e la cultura antica) sarà realizzata. Come le altre materie della lista, anche il latino e la cultura antica sarà insegnato un’ora alla settimana. L’obiettivo dei cambi nella programmazione è l’insegnamento della lettura dei semplici testi in latino e la dimostrazione degli influssi della cultura greco-romana sulle lingue e sulla cultura europea moderna. La programmazione di questa materia dovrebbe dare agli studenti il senso dello spirito elitario, e nello stesso tempo, del fascino delle discipline umanistiche. Il latino viene illustrato come la lingua che per secoli è stata usata dalle élite europee e la cui decodificazione richiede il possesso delle competenze specifiche. La proposta educativa per il latino raccomanda la formazione che darebbe agli studenti le competenze di base e non la conoscenza avanzata della grammatica. Finora nelle scuole medie superiori il latino poteva essere insegnato solo a livello avanzato.

Marinetti ed il Futurismo: fra passato e presente

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Con il Manifesto del 1909, pubblicato sul parigino Le Figaro, Filippo Tommaso Marinetti lanciava alla grande il suo movimento futurista, che nel 1912 si arricchiva del Manifesto tecnico della letteratura futurista, con il quale proclamava una radicale e polemica rivoluzione della lingua italiana, all’insegna del paroliberismo, per ottenere una nuova letteratura, liberata da tutte le regole, anche da quelle della grammatica, dell’ortografia e della punteggiatura: «La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno».

Una furia anti-passatista, quella di Marinetti, che, come voleva distrutti i musei, le biblioteche e le accademie, allo stesso modo puntava in letteratura alla rottura degli schemi metrici e strutturali, alle parolibere ed all’eliminazione della vecchia divisione fra prosa e poesia, per ottenere il continuum del poema in prosa. Scontrandosi ovviamente con chi invece della letteratura aveva ben altra idea, come il vate Gabriele D’Annunzio, con il quale i rapporti non possono che essere ambigui: in pubblico, pacche sulle spalle e, platealmente, D’Annunzio porterà un mazzo di rose rosse a Marinetti, ferito a una coscia da una granata austriaca, ma, come ben sottolinea Silverio Novelli: “Chi domina nell’orto delle lettere italiche ha parole di sprezzo verso i parvenu dell’anti-cultura. Ai propri amici, il vate D’Annunzio confida che Marinetti è «una nullità tonante», «un cretino fosforescente», meglio ancora: «un cretino con qualche lampo d’imbecillità». Marinetti ai suoi dice che D’Annunzio, «noioso e anacronistico», è la «Montecarlo di tutte le letterature». A ben vedere, l’irritazione di D’Annunzio, prima donna nella vita mondana e sostenitore del binomio arte-vita, è motivata, perché Marinetti è un agitatore artistico di grandi capacità, chiama luce su di sé, oscura gli altri. La raffica di manifesti teorici, le pubbliche serate di letture ed animazione (anche rissose), le prime opere dei futuristi (fondamentale la prima antologia, I poeti futuristi, del 1912) disordinano il paesaggio delle patrie lettere (e delle arti) e hanno notevole eco, raccogliendo adepti e simpatie in tutt’Europa, specialmente in Francia”.

Ma alla fine, del Futurismo, che cos’è restato? Per Maria Luisa Altieri Biagi: «ha contribuito a snellire la nostra sintassi, a semplificare la nostra morfologia, a rinnovare, attraverso procedimenti analogici, il nostro lessico» e certamente di quell’esperienza molto c’è ancora nella nostra lingua, soprattutto nel campo pubblicitario e nel mondo dei fumetti, e, anche se Marcello Durante drastico ed ironico affermava che il Futurismo «non ha influenzato la lingua comune [ma] potrebbe essere […] l’idioma del Tremila», per Giuliana Rotondi è invece alla base della nostra comunicazione di massa.

Certamente, però, come acutamente ha notato Pier Vincenzo Mengaldo: «l’unico seguace di Marinetti fu appunto Marinetti», e per Silverio Novelli il Futurismo fu: “traditore di sé stesso nella propria prassi”, perché “i diktat teorici marinettiani sono accolti solo in parte: sì al simultaneismo, sì all’assenza di punteggiatura, sì alla sintassi nominale, sì a certe analogie sorprendenti; no, viceversa, all’eliminazione degli aggettivi qualificativi, no alla scomparsa delle similitudini, introdotte perfino dal tradizionale come (in luogo dei sintetici doppi analogici, del tipo donna-golfo, donna-risacca), no alla scomparsa dell’io, no alla sostituzione del verso libero con le parole in libertà”. Insomma, anche nei migliori degli autori che si dichiararono futuristi, come Ardengo Soffici o Aldo Palazzeschi, “l’immaginazione si riprende certi fili che la teoria e la prassi marinettiana avevano reciso” ed una nuova grammatica unitaria il futurismo non la fonda.