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Home Blog Page 136

Giovanni Giorgio Biandrata

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Giovanni Giorgio Biandrata (Saluzzo 1516 – Alba Iulia/Transilvania 5.5.1588). Detto anche Biandrate, Biandrà o Blandrata, medico ginecologo, teologo antitrinitario, politico. Figlio terzogenito del nobile Bernardino, Signore del Castello di San Fronte, appartiene alla potente famiglia dei Conti di Biandrata di San Giorgio. Frequenta i primi studi nella sua città natale, ma inizia i corsi superiori presso la scuola di medicina a Montpellier, in Francia, laureandosi il 15 novembre dell’anno 1533. Tornato in Italia, dopo aver ottenuto il riconoscimento del proprio dottorato dalle Università di Pavia e di Bologna, si specializza in ginecologia, pubblicando nel 1539 il manuale “Gynaeceorum ex Aristotele et Bonaciolo a Georgio Blandrata medico Subalpino noviter excerpta de fecundatione, gravitate, partu et puerperio”, ispirato agli scritti di Aristotele e di Ludovico Bonaccioli, dedicata alla regina di Polonia Bona Sforza e alla figlia di questa, Isabella Jagiełło, moglie di Giovanni I d’Ungheria, Voivoda di Transilvania e Re d’Ungheria. 

Così, nel 1540 egli viene chiamato in Polonia, alla Corte di Sigismondo I e di Bona Sforza come medico personale della regina. Dopo quattro anni di esercizio a Cracovia, si trasferisce a Gyula-Fehérvár ossia ad Alba Iulia in Transilvania, regione dell’odierna Romania, dove la figlia di Bona, Isabella, vedova del Re Giovanni, sta cercando di mantenere in piedi la Corte del Principato di Transilvania, conteso tra Ferdinando I e la Turchia. Quando la Transilvania passa sotto il controllo dell’imperatore, Biandrata che, oltre ad essere medico personale di Isabella, ormai svolge mansioni diplomatiche, dopo otto anni di permanenza in quel paese, fa ritorno in Italia. Passa prima per Milano e poi si stabilisce a Mestre. 

L’anno successivo, però, viene chiamato a Vienna per testimoniare in un’inchiesta. Tornato in Italia, va a Pavia, da dove, nel 1556, dopo aver abbandonato il Cattolicesimo, fugge per ritirarsi nella ormai divenuta totalmente calvinista Ginevra. Nel 1558 Alfonso Biandrata, suo fratello primogenito, si rifugia anch’egli a Ginevra con la sua famiglia. Nella capitale svizzera Giorgio vive ospite della comunità degli italiani esiliati, stimato particolarmente per la sua perizia nell’arte medica e per la piena sua adesione alla ortodossia calvinista. Prima si confronta con il Martinengo, ma poi va a scontrarsi direttamente con Calvino.

Biandrata parte per il Castello di Farges, dove risiede Matteo Gribaldi. Presto si trasferisce a Berna e poi, subito dopo, a Zurigo e a Basilea. Lascia la Svizzera e intraprende il tanto desiderato viaggio verso la Polonia dove già si sta diffondendo l’Antitrinitarismo. Nel novembre del 1558 è a Pińczów nei pressi di Cracovia. Qui vivono Lismanini, Piotr z Gonia̢dz e F. Stancaro. Calvino, allora, avverte subito tutti i suoi confratelli polacchi sui pericoli di questa sua presenza fra loro. 

Biandrata, nel giugno del 1559 deve intraprendere un viaggio in Transilvania per poter assistere Isabella Jagiełło morente, ma alla fine dell’anno è di nuovo a Pińczów. Intanto la fama della sua dottrina e della sua destrezza nell’ambiente diplomatico si diffonde così rapidamente che nel maggio del 1560 Re Sigismondo, figlio della scomparsa Bona Sforza, lo nomina, insieme al Lismanini, suo rappresentante al Sinodo di Pińczów. Subito dopo, il Principe Nicola Radziwiłł lo invita a Wilnius. Inoltre, viene eletto coadiutore di Felix Cruciger, Sovrintendente della Chiesa riformata polacca. Tutto questo consenso acquisito a Cracovia e alla Corte di Radziwill – in aggiunta al fatto che in Polonia è concessa libertà religiosa a tutte le confessioni cristiane – preoccupa così tanto Calvino da indurlo ad un immediato e violento attacco. 

Per cercare di porre termine alle accuse di Calvino, il Biandrata accetta di firmare una confessione di fede proposta nei sinodi di Pińczów e di Cracovia nel 1561 e nei sinodi di Xionz e di Pińczów nel 1562; e dichiara di credere «in un Dio Padre, in un Signore Gesù Cristo suo Figlio e in uno Spirito Santo, essendo, ciascuno di essi, una essenza di Dio» e dichiara, inoltre, di «detestare la pluralità degli dei, in quanto esiste un solo Dio, essenzialmente indivisibile»; e ammette, infine, tre distinte ipostasi: un Dio eterno, suo Figlio e lo Spirito Santo, tre figure sostanzialmente distinte ciascuna dalle altre due». Però, con lo scritto “Demonstratio falsitatis Petri Melii et reliquorum sophistarum per antithesis cum refutatione antitheseon veri et Turcici Christi”, subito attacca il Mélius. Ma l’opera in cui egli espone il suo preciso pensiero sarà la “De vera et falsa unius Dei,Filii et Spiritus Sancti cognitione”, divisa in due libri, scritta in collaborazione con il Dávid nel 1567 e pubblicata a Gyula-Feliérvár nel 1568.

Intanto accetta la proposta del Re di Transilvania Giovanni Sigismondo Zápolya, figlio di Jan Zápolya e di Isabella Jagiełło, di trasferirsi ad Alba Iulia in qualità di medico di corte. Ivi vi giunge nel settembre 1563. Subito viene ricoperto di onori, riceve in dono tre feudi e ottiene la nomina di Consigliere reale. In Transilvania, intanto la Regina Isabella ha concesso piena tolleranza alle tre confessioni cristiane, la cattolica, la luterana e la riformata calvinista. Ma questo non fa cessare i contrasti religiosi tra luterani e calvinisti.

Il Biandrata, allora, abbandona il Triteismo – secondo il quale le tre figure sono tutte di natura divina, anche se due sono subordinate al Padre – ed abbraccia l’Antitrinitarismo, nel quale Cristo è soltanto un uomo. 

Nel 1571 la morte dell’ancor giovanissimo Giovanni Sigismondo segna una svolta nella politica della Transilvania; il successore Stefano Báthory, infatti, conferma sì la parità delle confessioni ma, da fervente cattolico, arresta la diffusione dell’Unitarismo di Biandrata e Dávid. 

La successione di Stefano Báthory al trono di Polonia, poi, porta Cristoforo Báthory, cattolico più intransigente di suo fratello, alla reggenza del Voivodato di Transilvania. Purtuttavia Biandrata, riesce a conservare la sua influenza a corte, tanto che nel 1576 può, addirittura, far riconoscere il Dávid come Soprintendente degli Unitariani. Però nel 1578 i rapporti tra il Biandrata e il Dávid iniziano ad incrinarsi: il teologo transilvano, infatti, ha iniziato a criticare il dogma trinitario, negando addirittura l’adorazione per Cristo. Denunciato proprio dal Biandrata, Dávid viene condannato al carcere a vita nella fortezza di Déva, dove muore il 15 novembre dell’anno stesso. 

Rimasto solo a combattere, egli decide di far adottare una confessione di fede secondo la quale Cristo deve essere onorato e adorato; è riconosciuto il battesimo e la comunione ai neonati. 

Biandrata agisce con decisione per stroncare la già diffusa tendenza ‘non adorantista’. Ai seguaci del Dávid impone l’abiura e ai molti nobili che lo hanno appoggiato durante il processo, impone di pronunciare subito la sconfessione delle loro dichiarazioni a difesa di costui. In luglio, poi, riunisce un Sinodo a Kolozsvár e fa sottoscrivere a tutti una confessione in cui venga riaffermata l’adorazione di Cristo. Contro la volontà della maggioranza del sinodo, infine, fa eleggere direttamente dal re, Demetrio Hunyadi nuovo Soprintendente. Successivamente, con una lettera all’unitariano ‘non adorantista’ Jacopo Paleologo, scritta il 10 gennaio 1580, Biandrata giustifica il suo comportamento passato che ha portato alla condanna del Dávid, con la sopraggiunta necessità di garantire la sopravvivenza della Chiesa transilvana, messa in pericolo, a suo avviso, dal terribile radicalismo di Ferenc Dávid. Malgrado ciò, comunque, parecchi sostenitori del Dávid lo considerano ugualmente un traditore.

Nella corte del reggente ormai dominano i gesuiti ed egli, guardato, appunto, con risentimento, dai numerosi seguaci di Dávid, può continuare, sì, ad esercitare il suo mestiere di medico ginecologo, ma deve accettare di non metter più piede ai Sinodi della Chiesa e di non scrivere mai più trattati. 

Muore settantaduenne, ad Alba Iulia o, forse, a Kolozsvár, nella notte tra il 4 e il 5 maggio del 1588, passando silenziosamente dal sonno alla morte. Alcuni dei suoi nemici – ed ormai ne ha collezionati tanti – insinuano che, in vista della sua fine, egli si sia convertito al Cattolicesimo; altri, invece, mettono in circolazione la voce che, addirittura, sia stato soffocato nel sonno, con un cuscino, da un suo nipote impaziente di ricevere la cospicua eredità. 

Giovanni Giorgio Biandrata, come tutti gli uomini colti del suo tempo, era dotato di potere. Inseguendo egli, però, varie dottrine,  spesso è stato scosso da tensioni mistiche e spesso si è lasciato attrarre da rivelazioni profetiche, di quelle che mantengono aperte le speranze, anche se consapevole sempre di più, man mano che procedeva nella ricerca, della loro infondatezza, davanti ad una radicale riforma della Chiesa e della vita cristiana; per cui, come ginecologo, al pari di altri e, a differenza dell’ostetrica e ginecologa Louise Bourgeois Boursier, a causa della variabilità della sua morale nei diversi momenti della sua ricerca spirituale, ha esercitato questa sua professione medica compiendo, a volte, avventati esperimenti, che hanno penalizzato donne ammalate o partorienti. Ne è esempio il fatto che nel XVI secolo, in un primo momento la vagina veniva definita universalmente ‘cervix uteri’, mentre, invece, successivamente, fu deciso che essa non fa parte dell’utero. Tutto ciò, anche se Biandrata, poi, come teologo laico, ha dimostrato, invece, di essere indiscutibilmente determinato e preparato, benché, in verità, fosse un uomo alquanto tormentato.  

Giorgio Biandrata – Nel XVI secolo la vagina era chiamata prima ‘cervix uteri’, ma poi si decise che essa non fa parte dell’utero.

Premier Morawiecki: “vogliamo che la Slesia diventi il centro industriale dell’Europa”

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Dopo la riunione di martedì del Consiglio esecutivo per il programma per la Slesia il Primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha valutato che questo programma dovrebbe mettere in evidenza ciò che è più prezioso nel campo della scienza, della ricerca e dell’industria, “Vogliamo che la Slesia diventi il centro industriale dell’Europa” ha aggiunto. Tutti i progetti del programma per la Slesia mirano a proteggere i posti di lavoro o crearne di nuovi. Il premier ha sottolineato che questo programma sarà il più grande progetto regionale mai proposto in questa parte d’Europa per lavoratori, imprenditori e stabilimenti industriali, poichè il suo budget è di 60 miliardi di PLN. La riunione di martedì del Consiglio esecutivo per il programma per la Slesia è stata la quinta riunione di questo organo e fa parte del programma governativo “Strategia per lo Sviluppo Responsabile”. Mateusz Morawiecki ha ammesso che conta su meno panico durante la seconda ondata della pandemia di coronavirus, e ha ricordato che “la Polonia ha evitato il destino di alcuni paesi grazie all’operatività rapida ed efficiente del Ministero della Salute”.

FALSE FRIENDS: gli inganni della lingua inglese

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Molte lingue, quando hanno origini simili, si assomigliano e spesso hanno in comune alcuni aspetti. Senza dubbio la prima caratteristica è la condivisione dello stesso alfabeto e inoltre, a grandi linee, le strutture grammaticali o il vocabolo. Ciò spiega il fatto che la maggioranza delle persone che parlano francese o spagnolo senza problemi può indovinare il significato di gran parte del testo in italiano, senza conoscere bene la lingua.

La somiglianza tra le lingue può essere visibile anche se queste non appartengono alla stessa famiglia linguistica, non solo grazie alla complessa eredità greca e latina ma anche alla globalizzazione linguistica. Un esempio di questo è il rapporto tra l’italiano e l’inglese. Le due lingue pur appartenendo a diversi sottogruppi delle lingue indoeuropee – romanze per l’italiano e germaniche per l’inglese – condividono alcune somiglianze lessicali sia nella forma che nel significato. Non mancano però i cosiddetti “falsi amici” cioè le parole che appaiono identiche in entrambe le lingue, ma che hanno i significati totalmente diversi e di conseguenza possono fare qualche sgambetto ed essere fonte di grandi risate o meraviglia. In questo numero vogliamo focalizzare l’attenzione proprio su alcune parole della lingua inglese che hanno la traduzione in italiano ingannevole o ambigua. Ecco alcuni esempi:

COLD ≠ CALDO

A quanti di voi è capitato di confondere l’aggettivo caldo con l’inglese cold soprattutto all’inizio dell’apprendimento dell’italiano? Le due parole anche se hanno la pronuncia simile nel significato sono totalmente opposte. Infatti, caldo corrisponde all’inglese hot, mentre cold all’italiano freddo.  

PARENTS ≠ PARENTI 

Potrà sembrare banale, ma ci teniamo a sottolinearlo: parents non è mai la traduzione di parenti. Parents significa i genitori, mentre il corrispettivo dei parenti in inglese sono relatives. 

ARGUMENT ≠ ARGOMENTO 

A volte con una parola siamo in grado di cambiare l’espressione sul volto delle persone che ci ascoltano. Per questo motivo vale la pena ricordare che il termine argomento nel significato è lontano dall’inglese argument. Infatti, i corrispettivi del primo sono topic, subject, matter, theme, mentre il secondo significa litigio o discussione.

TO PRETEND ≠ PRETENDERE 

Forse uno dei più ingannevoli, e per questo uno dei più comuni. Il verbo pretendere corrisponde al significato dell’inglese to pretend ma non a quello più comune. Infatti, to pretend in generale trova il suo corrispettivo in italiano fare finta, fingere, mentre pretendere in inglese è to claim.

CONSISTENT ≠ CONSISTENTE 

I falsi amici, se utilizzati in modo sbagliato, possono addirittura impedire la comunicazione. Un esempio può costituire la frase: Il contenuto del report è davvero consistente dove l’aggettivo consistente è stato usato erroneamente al posto dell’aggettivo coerente.

ACTUALLY ≠ ATTUALMENTE 

L’altro esempio di fraintendimento può costituire la traduzione sbagliata di actually con attualmente. Per comprendere meglio ci serviamo di due esempi:  

Attualmente sto lavorando a un nuovo progetto. 

I’m actually working on a new project. 

Entrambe le frasi sono corrette dal punto di vista grammaticale, ma il loro significato è ben diverso. Actually significa in realtà e effettivamente e non ha niente a che vedere con il tempo (attualmente). Per esprimere il concetto temporale si può usare currently. 

INCIDENT ≠ INCIDENTE

Anche nel caso di incident: è vero che può ricordare l’italiano incidente, ma la corrispondenza del significato tra le due lingue la troviamo solo quando si parla della diplomazia. Infatti, diplomatic incident corrisponde esattamente all’italiano incidente diplomatico. In altri casi incident in inglese sta ad indicare un avvenimento, un fatto casuale, generalmente spiacevole. Accident o car-crash è la corretta traduzione per l’incidente stradale.  

REALIZE ≠ REALIZZARE

Anche riguardo a queste due parole non si parla di nessuna coincidenza di significato. Il verbo to realize significa rendersi conto, capire, comprendere e non è possibile utilizzarlo con il significato né di produrre né di realizzare, soddisfare. Infatti, realizzare corrisponde all’inglese to design, to produce, to craft oppure fulfill o come true.

ULTIMATE ≠ ULTIMO 

No, ultimo non significa definitivo, migliore, massimo, anzi! Anche se può anche assumere il significato di più recente a dire la verità ultimo è l’equivalente italiano dell’inglese last.  

TO REST ≠ RESTARE 

Ci dispiace disilludere anche gli ultimi che speravano nell’esistenza di una qualche coincidenza di significato tra questi verbi, ma no! Il verbo to rest significa riposare e non può essere utilizzato con il significato di rimanere.

TO SPEND ≠ SPENDERE  

Possiamo considerarlo un falso amico parziale. Infatti, in italiano possiamo solo spendere i soldi ed è sbagliato unire questo verbo con il tempo. Con il tempo useremo il verbo passare o trascorrere. 

Una parola italiana può essere tradotta correttamente cercando vocaboli simili tra le parole inglesi, ma nella maggior parte dei casi parole simili hanno significati differenti. Alcune parole hanno più di una traduzione tra italiano e inglese, pertanto è indispensabile riconoscere i diversi possibili significati. Per evitare, quindi, di fare errori parlando italiano, di essere frainteso o di creare situazioni imbarazzanti, è bene conoscere almeno quelli più comuni.

Coronavirus, governo pensa di estendere divieto voli internazionali a 63 Paesi

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Il governo delle Polonia sta ragionando sull’opportunità di estendere la lista di Paesi verso i quali vietare i voli internazionali in relazione alla pandemia di coronavirus. Attualmente la lista ne include 44, ma in futuro potrebbero diventare 63, riporta l’agenzia di stampa “Pap” facendo riferimento a una bozza di decreto del Consiglio dei ministri. Tra gli Stati a cui potrebbe essere esteso il divieto, qualora il testo fosse approvato senza modifiche, ci sono: Belize, Venezuela, Principato di Monaco, Belgio, Spagna, Libia, Albania, Filippine, Libano, Malta, Namibia, Paraguay, San Marino e Romania. Il decreto in questione avrà vigore nel periodo compreso tra il 26 agosto e l’8 settembre. Il decreto attuale, in vigore fino al 25 agosto, ha prolungato il divieto di voli internazionali verso 44 Paesi tra i quali sono inclusi: Bosnia-Erzegovina, Cina, Montenegro, Russia, Brasile, Arabia Saudita, Messico, Israele, Kuwait, Argentina, Armenia, Cile, Iraq, Kazakhstan, Kosovo, Costa Rica, Perù, Sudafrica, Serbia, Stati Uniti, Lussemburgo e Bolivia. Dal divieto sono esclusi i voli di Stato e quelli espressamente autorizzati dal governo, oltre ovviamente a quelli militari.

UW: reclutamento straordinario per gli studenti bielorussi

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L’università di Varsavia in risposta alla situazione corrente in Bielorussia, ha deciso di iniziare un reclutamento straordinario per la borsa di studio “Konstanty Kaliniwski” per gli studenti bielorussi perseguitati. Venerdì per sottolineare la solidarietà con la società Bielorussa repressa dopo le ultime elezioni, l’Università di Varsavia ha esposto la bandiera Bielorussa davanti a Pałac Kazimierzowski che si trova al campus centrale. Il rettore di UW (Uniwersytet Warszawaski), prof. Marcin Pałys ha detto che l’UW supporta tutti coloro che vogliono che la Bielorussa sia libera e democratica. In più ha sottolineato che il ruolo principale delle università è l’educazione e la didattica è anche per coloro che che vogliono studiare e non possono realizzare questo obiettivo nel proprio paese. Gli studenti delle Università Bielorusse riceveranno le borse di studio per finanziare i loro studi in Polonia e gli annuali tirocini a Varsavia. All’UW, alla facoltà dello Studium sull’Europa dell’Est, dal 31 agosto partirà il reclutamento aggiuntivo dove gli studenti bielorussi potranno mandare le proprie domande fino a esaurimento dei posti alla facoltà. Tutte le informazioni sono sul sito della facoltà. All’università e anche al Centro degli Studi sull’Europa dell’Est lavorano già i ricercatori licenziati dalle università bielorusse per motivi politici. Il rettore Pałys dichiara che l’UW vuole invitare alla collaborazione i nuovi ricercatori che si trovano in una situazione difficile.

Seminario polacco-italiano sul giardino “Citri et aurea”, 1-3 settembre 2020

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Il progetto “Citri et Aurea”, in corso con successo dal 2019, sta vivendo un eccellente sviluppo, così come la collaborazione tra la Galleria degli Uffizi e il Museo del Palazzo del Re Jan III di Wilanów. Nel settembre 2020 si terrà a Varsavia un seminario specialistico con la partecipazione dei responsabili di residenze storiche provenienti dalla Polonia e dall’Italia, durante il quale verranno presentati i risultati di entrambi i paesi nella conservazione dei giardini storici e delle collezioni di agrumi.

Il consolidamento dei contatti diplomatici tra le corti del granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici e di Re Jan III dopo la vittoriosa battaglia di Vienna portò, nel 1684, all’invio di otto casse di piante a Wilanów. Tra le varietà menzionate nelle fonti troviamo il limone lumia chiamato Pomo d’Adamo (Citrus lumia ’Pomum Adami’), che veniva donato a quei tempi come prova di amicizia. Il delicato carico percorse gli oltre 1600 km della difficile strada da Firenze a Varsavia. La straordinaria storia delle piante di quasi 340 anni fa ha contribuito all’avvio della collaborazione imperniata sulle storiche collezioni di agrumi tra il Giardino di Boboli, gestito dalla Galleria degli Uffizi, e il Museo del Palazzo del Re Jan III a Wilanów.

Il Giardino di Boboli può vantare un’eccezionale collezione di agrumi, considerata una delle più importanti raccolte a livello europeo. Comprende oltre 500 vasi con alberi di agrumi di circa 90 varietà diverse, tra le quali oltre 20 costituiscono antiche varietà del periodo dei Medici. Le piante vengono conservate affidandosi tuttora a metodi di coltivazione tradizionali e all’arte toscana del giardino.

I dipendenti del Giardino di Boboli, con le loro conoscenze specialistiche, supporteranno il team del museo di Wilanów nella realizzazione di un’impresa estremamente complessa ovvero ricostruire la collezione delle varietà storiche di agrumi. Il processo della sua ricostituzione ha preso il via nel 2016, quando nel giardino barocco sono comparsi 38 aranci, collocati in caratteristici vasi di quercia dipinti a strisce bianche e verdi. La collezione Wilanów conta attualmente oltre 100 esemplari di agrumi di 7 specie e rappresenta una rara collezione in Polonia di alberi da orangerie.

Nella prima fase del progetto “Citri et Aurea”, realizzata nel 2019, tre responsabili del museo di Wilanów si sono recati a Firenze in visita di studio per apprendere i metodi di coltivazione tradizionali e l’arte toscana del giardino. La visita è stata l’occasione per scambiare conoscenze ed esperienze nel campo della conservazione dei giardini storici e delle collezioni di alberi di agrumi.

Durante il seminario online polacco-italiano sul giardino in programma dal 1 al 3 settembre, verranno presentati i risultati delle istituzioni di entrambi i paesi nell’ambito della conservazione dei giardini storici e delle collezioni di agrumi. Si tratta di un esempio unico di collaborazione tra Polonia e Italia nel campo dell’arte dei giardini.

 

Il programma del seminario:

Jacek Kuśmierski – Museo del Palazzo del Re Jan III a Wilanów, Storia e futuro della collezione di agrumi di Wilanów

Łukasz Przybylak – Museo del Palazzo del Re Jan III a Wilanów, Giardino dell’orangerie di Wilanów – storia e prospettive

Bianca Maria Landi, Paola Ruggieri – Giardino di Boboli, Firenze, Radici e futuro. Conservazione, tutela e valorizzazione del Giardino di Boboli

Gianni Simonti – Giardino di Boboli, Firenze, La collezione storica degli agrumi di Boboli attraverso i suoi 470 anni di storia. Varietà, architetture, materiali e metodologie di coltivazione attraverso i secoli

Monika Kordiukiewicz – Comune di Białystok, Giardino Branicki a Białystok – 10 anni dopo il recupero

Agnieszka Chmielewska – Museo di Nieborów e Arkadia, Quanta verità c’è nella leggenda – fatti e miti sulla collezione di piante di agrumi a Nieborów

Beata Kańska – Museo Łazienki Królewskie di Varsavia, Le orangerie di Łazienki Królewskie – fatti e leggende sulle collezioni di piante di agrumi

 

Le presentazioni dei relatori saranno registrate e rese disponibili sul canale YouTube del Museo del Palazzo del Re Jan III a Wilanów. Visita il sito del museo per informazioni aggiornate: www.wilanow-palac.pl

Il progetto è stato finanziato con i fondi del Ministero della cultura e del patrimonio nazionale della Repubblica di Polonia nell’ambito del programma “La Cultura che ispira”. La Galleria degli Uffizi è il partner strategico di questo progetto. L’iniziativa è sostenuta da: Istituto Polacco di Roma, Accademia Polacca delle Scienze a Roma, Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, Rete Europea di Giardini Storici e L’Ente Nazionale Polacco per il Turismo (POT), mentre il patrocinio mediatico del seminario è stato dato da Gazzetta Italia.

Morawiecki a favore delle sanzioni contro le autorità bielorusse

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Mercoledì durante una videoconferenza con la partecipazione dei leader dell’UE il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, si è dichiarato a favore delle sanzioni contro le autorità bielorusse, che reprimono brutalmente le proteste pacifiche. Da fonti diplomatiche PAP ha saputo che Morawiecki non ha invece dato l’appoggio alle sanzioni economiche, che avrebbero un impatto negativo sull’economia bielorussa e aggraverebbero la crisi. Secondo le fonti di PAP Morawiecki ha sottolineato la dipendenza dell’economia bielorussa dalla importazioni delle risorse energetiche dalla Russia. Su richiesta di Morawiecki, alla dichiarazione finale verrà aggiunto un punto sul sostegno da parte dell’UE ai media indipendenti e alle ONG.

A Lublino è stata avviata la produzione del farmaco per il COVID-19

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L’azienda Biomed Lublin ha avviato la produzione del farmaco per il COVID-19 usando il plasma delle persone che hanno sconfitto questa malattia. Il farmaco sarà sottoposto agli studi clinici che cominceranno tra circa 2 mesi. “Saremo in grado di preparare il farmaco per gli studi clinici probabilmente all’inizio dell’ottobre”, ha detto Piotr Fic, il membro del consiglio di amministrazione di Biomed. Il primo lotto di produzione sarà costituito da circa 3 mila ampolle con il farmaco che saranno fornite ai pazienti della Clinica delle Malattie Infettive a Lublino (proprio qui si svolgeranno i test clinici che dureranno circa 4 mesi). “La procedura della registrazione dei farmaci di solito dura circa 210 giorni, il regolamento nell’ambito dell’eliminazione del coronavirus però permette di ridurre questo periodo a 150 giorni”, ha informato Fic. Il farmaco verrà usato per via intramuscolare e contiene la stessa quantità di anticorpi del plasma. Potrà essere fornito a tutti i pazienti a prescindere dalla regola della conformità plasmatica. Il direttore della clinica di Lublino, il professore Krzysztof Tomasiewicz, ha sottolineato che il problema del coronavirus durerà più a lungo, è necessario quindi inventare una cura adeguata. Secondo Tomasiewicz l’uso del plasma nella cura da buoni risultati e si tende a migliorare l’effetto collaborando con altre cliniche di tutta la Polonia. “È molto possibile che stiamo per fornire la cura che risulterà efficace per la maggioranza dei pazienti”, ha detto Tomasiewicz. Il medicinale può essere applicato anche nelle misure di prevenzione dopo il contatto di una persona senza sintomi con una persona infettata. “Mentre il vaccino protegge contro il virus a lungo termine, il farmaco di cui produzione è stata avviata agisce immediatamente”, ha spiegato il direttore della clinica. Il senatore Grzegorz Czelej, che è uno degli organizzatori del progetto, ha sottolineato che per avviare la produzione del farmaco è stato necessario raccogliere 150 litri di plasma delle persone che hanno sconfitto il virus. La maggioranza di questa quantità (100 litri) è stata fornita dai minatori polacchi. Czelej ha esortato l’UE e i parlamenti di paesi europei ad organizzare le banche del plasma con gli anticorpi per poter produrre il farmaco continuamente. Il Rettore dell’Università Medica di Lublino, il professore Andrzej Drop, ha sottolineato che la produzione di un nuovo medicinale ha un grande significato per tutta l’università. Il progetto è stato parzialmente finanziato dall’Agenzia per la Ricerca Medica (Agencja Badań Medycznych) con la somma di 5 milioni di zł. L’istituzione che gestisce il programma è la Clinica delle Malattie Infettive PSK a Lublino. Uno dei collaboratori è l’Istituto dell’Ematologia e della Trasfusione a Varsavia. In giugno del 2020 Biomed Lublin ha firmato un accordo con 9 per 21 Centri Regionali della Donazione di Sangue e dell’Ematologia. Alla fine 7 centri, a Racibórz, Radom, Bydgoszcz, Kalisz, Lublino, Szczecin, Wrocław, hanno fornito il plasma per la produzione.

Niente tamponi e nessuna quarantena per chi torna dall’estero

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Ieri il Ministero della Salute ha informato che i tamponi per il coronavirus e la quarantena non saranno obbligatori al rientro dall’estero. All’inizio d’agosto il ministro Łukasz Szumowski durante un’intervista non ha escluso la possibilità che chi torna dall’estero sarebbe dovuto sottoporsi al tampone obbligatorio e gratuito invece l’Ispettore Sanitario Centrale qualche settimana fa ha ammesso che la decisione sulla quarantena obbligatoria dipenderà dal numero dei casi all’estero. Il direttore dell’Ente Nazionale Polacco per il Turismo ha commentato che le procedure come i tamponi o quarantena non sono necessarie. Il direttore ha anche sottolineato che il rischio di contagio all’estero non è molto più elevato rispetto al turismo domestico. Per le agenzie di viaggi che quest’anno hanno notato la diminuzione del fatturato di quasi l’80 per cento la decisione del Ministero della Salute è un sollievo. Secondo gli esperti la quarantena obbligatoria avrebbe soltanto peggiorato la situazione del settore turistico.

L’ambasciatore di Israele su Giovanni Paolo II

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L’ambasciatore di Israele, Alexander Ben Zavi, in un’intervista al portale polacco Polskifr.fr, ha osservato che Giovanni Paolo II ha fatto molto per il dialogo cristiano-ebraico. Secondo l’ambasciatore, Giovanni Paolo II è stato uno dei papi più importanti che hanno agito per il dialogo inter-religioso. Alexander Ben Zavi ha osservato che molti pregiudizi sono stati superati e che i contatti tra giudaismo e cristianesimo sono iniziati dal momento in cui il papa ha affermato che gli ebrei erano fratelli maggiori nella fede. L’ambasciatore ha sottolineato che la visita di Giovanni Paolo II in questo Paese nel 2000 è ricordata in Israele fino ad oggi e che è stato un evento molto importante, e la memoria di Giovanni Paolo II in Israele è ancora molto forte. L’ambasciatore ha osservato che la creazione del Parco Nazionale della Memoria a Toruń, per commemorare i polacchi che hanno salvato gli ebrei durante la seconda guerra mondiale, è un’iniziativa molto importante. Secondo l’ambasciatore, è importante ricordare l’Olocausto, in quanto consente di combattere l’intolleranza e l’antisemitismo.