Da tempo sotto le critiche dell’Ue per l’influenza esercitata su tribunali, media e società civile, il governo polacco è nel mirino europeo per quella che è stata definita una legge-bavaglio contro i giudici.
Avviata la procedura di infrazione, alla quale la Polonia dovrà rispondere entro due mesi.
L’Ue, da tempi non sospetti, ha nel mirino il governo polacco. Le accuse che la Commissione muove contro il partito PiS, alla guida della nazione più grande dell’ex blocco comunista, sono quelle di minare la democrazia tramite l’aumento del controllo diretto di tribunali, media e società civile.
In questo caso, al centro del dibattito c’è quella che è stata definita una “legge-bavaglio” contro i giudici; la legge in questione, introdotta all’inizio del 2020, consentirebbe di punire i giudici che criticano le riforme del governo inerenti al sistema giudiziario.
Da parte sua, il governo, respinge le accuse esattamente come in passato.
Più precisamente, per bocca del membro ceco della commissione esecutiva responsabile della difesa dei valori democratici dell’Ue Vera Jourova, la Commissione europea sostiene quanto di seguito:
“Vi sono chiari rischi che le disposizioni relative al regime disciplinare nei confronti dei giudici possano essere utilizzate per il controllo politico del contenuto delle decisioni giudiziarie. Questa è una questione europea perché i tribunali polacchi applicano la legge europea; i giudici di altri Paesi devono confidare che i giudici polacchi agiscano in modo indipendente. Questa fiducia reciproca è il fondamento del nostro mercato unico.”
La Commissione darà due mesi di tempo alla Polonia per rispondere ai temi sollevati da Bruxelles; nel caso in cui il governo a guida PiS si rifiutasse di rispondere, l’Ue porterebbe la vicenda davanti alla Corte di giustizia europea, la quale a sua volta potrebbe imporre pesanti sanzioni.
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La beatificazione del primate polacco Stefan Wyszynski, inizialmente concordata con la Santa Sede per il 7 giugno 2020, è stata rimandata a data da destinarsi a causa dell’emergenza coronavirus. “La nuova data sarà fissata e annunciata dopo la cessazione dell’epidemia” ha dichiarato il cardinale Kazimierz Nycz, metropolita di Varsavia. “La sicurezza delle persone deve venire prima di tutto. Per questo motivo, la Santa Sede ha anche limitato l’organizzazione di cerimonie religiose di natura universale, ma ha anche limitato le attività dei legati papali. Data la grandezza e la conoscenza diffusa del nuovo beato, dobbiamo consentire la partecipazione alla cerimonia di beatificazione di un gran numero di credenti, inclusi polacchi e ospiti dall’estero. Per questo motivo, dopo la cessazione della pandemia, organizzeremo una cerimonia di beatificazione a Varsavia in modo tale da garantire partecipazione e sicurezza”, ha annunciato il cardinale Nycz. Il processo di beatificazione del Primate Wyszynski è durato 30 anni ed è iniziato nel 1989, otto anni dopo la sua morte.
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Iwona Sołtys dell’Ospedale Universitario Centrale a Varsavia MSWiA ha annunciato su Twitter che un paziente di 100 anni è guarito dal coronavirus in ospedale. Il paziente guarito, Stanisław Bigos è un ex partigiano e pompiere. Il viceministro dell’Interno Blażej Poboży ha commentato la notizia sui social media: ”Grande notizia dal nostro ospedale! Saluti al paziente! Congratulazioni ai dottori!” Secondo i dati di ieri in Polonia sono stati confermati quasi 2,5 mila guariti, 11 902 casi di contagio e 562 morti.
Le preposizioni costituiscono degli elementi grammaticali importanti in qualsiasi lingua, in quanto stabiliscono un rapporto tra le varie parti delle frasi. In italiano si dividono in preposizioni semplici e preposizioni articolate e sono uno tra gli argomenti più difficili proprio perché la loro applicazione non è sempre giustificabile con una regola grammaticale precisa. In questo numero presentiamo alcune regole d’uso delle preposizioni IN e A.
A
La preposizionie A si usa con i verbi che rispondono alle domande dove? (1) o verso dove? (2) e i verbi di stato in luogo o di movimento seguiti dai nomi di città (3).
Sono a casa.
Vado a scuola.
Studio a Milano.
La si usa anche con o senza articolo con una serie di sostantivi che vanno memorizzati come: a teatro, a pranzo, a cena, a colazione, a letto, al bar, al cinema, al ristorante, al mare, al parco, al porto, al mercato, alla stazione, alla posta, all’estero ecc.
Molti verbi dell’italiano richiedono proprio la preposizione A quando sono seguiti dall’infinito con lo stesso soggetto per entrambi i verbi. Di seguito presentiamo qualche esempio:
Vado a fare la spesa. (andare a fare qualcosa)
Mi aiuti a fare questo compito? (aiutare qualcuno a fare qualcosa)
Ho imparato a parlare l’inglese in un anno. (imparare a fare qualcosa)
Mi sono abituata a vivere da sola. (abituarsi a fare qualcosa)
Non riesco a ricordare il suo indirizzo. (riuscire a fare qualcosa)
Ho iniziato a leggere uno dei libri di Eco. (iniziare a fare qualcosa)
Mi metto a studiare tra poco. (mettersi a fare qualcosa)
IN
Anche la preposizione semplice IN è usata per esprimere un complemento di luogo e quindi risponde alle domande dove? e verso dove? A differenza della preposizione A la si usa davanti a nomi di nazioni (4), piazze, vie (6), regioni (5) e grandi isole (6).
Sono in Polonia.
Tra un mese vado in Italia, precisamente in Toscana.
I miei amici italiani abitano in Sicilia in via San Stefano 10.
La preposizione IN è richiesta anche con negozi e indicazioni di luogo che finiscono in -ia o -teca come: in libreria, in biblioteca, in periferia o in segreteria. Esiste tuttavia una serie di sostantivi che non fanno parte di un gruppo preciso tra cui in banca, in piscina, in discoteca, in palestra, in ufficio, in chiesa, in campagna, in montagna, in edicola, in centro, in vacanza, in città.
Infine, la usiamo senza articolo e solo al singolare per indicare i mezzi di trasporto con cui ci spostiamo (7).
Viaggiare in treno è il modo migliore per scoprire il mondo. s
Da Roberto Baggio ad Andrzej Wajda, da Vicenza a Varsavia, tra amore, sport e tanto lavoro. Possiamo sintetizzare così gli ultimi trent’anni di Gianluca Migliorisi, manager di successo, oggi Managing Director di Artsana Poland (brand Chicco e Recaro), storica azienda italiana di prodotti per bambini.
Ho messo piede per la prima volta in Polonia il 30 ottobre 1989. Accompagnavo mio padre che aveva creato un canale import-export nel settore gioielleria tra Vicenza, capitale italiana dell’oreficeria, e la Polonia. C’erano appena state le prime libere elezioni del Parlamento, premier era Tadeusz Mazowiecki e presidente della Repubblica Wojciech Jaruzelski. La Polonia da qualche tempo era diventata un paese di grande attualità politica e sociale. Ricordo con quanta partecipazione in Italia si seguirono i primi scioperi a Danzica e poi la parabola di Solidarnosc, l’elezione a papa di Karol Wojtyla e poi i successi della nazionale di calcio polacca e l’arrivo in Italia di Zbigniew Boniek e Wladyslaw Zmuda, insomma in un decennio la Polonia salì alla ribalta dei media europei e italiani uscendo dal cliché di dimenticato territorio dell’Europa orientale per diventare un paese in cui stavano avvenendo trasformazioni sociali importanti che spesso avevano connessioni con l’Italia.
Da promessa del calcio vicentino a manager varsaviano attraverso quali tappe?
Ero un’agile seconda punta del Laghetto, squadra satellite del Vicenza, da cui sono usciti giocatori arrivati fino alla serie A. È un periodo della mia vita che ricordo con nostalgia, in quegli anni giocammo una partita contro il Caldogno e mi ritrovai in campo a sfidare un certo Roberto Baggio… La mia carriera si interruppe a causa di un incidente d’auto in seguito del quale dovetti restare sei mesi fermo, un peccato perché c’erano tre squadre importanti che mi avevano puntato gli occhi addosso e chissà come sarebbe andata. Chiusa la parentesi calcistica, durante gli studi, supportavo mio padre nell’azienda orafa di famiglia e cominciai a viaggiare tra Vicenza e la Polonia, in particolare a Plock dove avevamo un laboratorio e Varsavia dove si svolgevano gli incontri d’affari. Anni in cui conobbi anche la mia futura moglie e il mio futuro suocero grazie al quale, con invidia di tanti miei connazionali, ho imparato abbastanza rapidamente a parlare un fluente polacco. Il segreto fu seguirlo di sera in garage a smontare e rimontare motori di auto, era inverno, temperature sotto zero, e lì cominciando da cacciavite e tenaglia ho iniziato la scalata per parlare questa non semplicissima lingua.
E imparando il polacco è cambiata anche la vita lavorativa?
Una serie di circostanze internazionali fecero impennare il prezzo dell’oro, tutto divenne più complicato e mio padre preferì dedicarsi all’attivita a Vicenza e anch’io preferii cambiare settore, l’occasione si presentò ad un incontro con vari imprenditori che lavoravano tra Italia e Polonia. Lì conobbi i rappresentanti dell’Agip che vendevano olii industriali in Slesia. La padronanza della lingua era un valore aggiunto e mi scelsero per rappresentarli a Varsavia ma prima mi fecero 8 mesi di corsi a Roma con docenti delle migliori università italiane su marketing, project managment, informatica. Fu una straordinaria opportunità di aggiornamento. In Agip restai un paio d’anni ma non ero del tutto convinto di quel lavoro. La grande svolta fu nel 1994 quando ebbi un contatto con la Ferrero, seguii la trafila per l’assunzione che all’epoca si faceva in Olanda, e alla fine mi presero. La Ferrero è stata sicuramente l’azienda che mi ha cambiato dal punto di vista lavorativo, sono passato dalla logistica al trade marketing fino al commerciale diventando il primo area manager in Polonia non polacco. È stata una lunga, dal 1994 al 2000 (con 3 anni passati a Poznan dove è nata mia figlia), bellissima esperienza di vita con un marchio che ha prodotti unici ed un grande fiuto aziendale. All’inizio vendevamo soprattutto i Tik Tak, Kinder Sorpresa, le praline, i Kinder Bueno fino ad arrivare alla Nutella, prodotto che, ci volle tempo per farlo conoscere e apprezzare dai polacchi.
E poi la Chicco?
Ero giovane e con grande volontà e curiosità di intraprendere nuove sfide in un contesto, il mercato polacco degli anni ’90, in forte fermento, e la Ferrero mi aveva veramente assorbito molte energie. Nel frattempo in Polonia erano arrivate tutte le grandi aziende, io parlavo polacco e avevo esperienza del paese, questo mi servì per trovare lavoro prima in Barilla e poi in Segafredo che assorbì una torrefazione di Bochnia dove mi recavo continuamente. All’epoca nacque il mio secondo figlio e avevo bisogno di tornare a Varsavia e così accettai l’offerta della Ardo, azienda di elettrodomestici, per cui lavorai finché non morì mio padre. Quello fu un momento complicato, tornai a Vicenza per il tempo necessario a mettere a posto la situazione perché all’epoca mio padre gestiva tre negozi di articoli per bambino multibrand tra cui la CAM produttore di carrozzine, seggiolini e passeggini. E quel contatto fu un’altra opportunità di sviluppo perché una volta liquidati i negozi divenni agente per la CAM in Polonia, ma fu in realtà il passo decisivo che mi portò alla Chicco che in Polonia era l’azienda di riferimento del made in Italy nel settore bambino. La Chicco aveva qualche problema nella distribuzione, lo feci presente all’azienda un paio di volte finchè successe che mi convocarono alla sede generale di Grandate. Era l’estate del 2011, incontrai i massimi vertici dell’Artasana il gruppo che tra i vari marchi gestisce anche Chicco e mi fecero una proposta che non potevo rifiutare. Lavorare per Artsana mi ha consentito un buon sviluppo professionale e parallelamente la Chicco in Polonia ha raddoppiato i fatturati diventando una delle aziende leader del settore.
Dall’alto di questa grande esperienza commerciale come definiresti il cliente medio polacco e quello italiano?
Sono sicuramente diversi. Il polacco è un cliente che prima di acquistare si informa nel dettaglio, sa tutto e poi è molto meticoloso nel pretendere e verificare l’efficienza del prodotto, insomma è un cliente pragmatico e che ha come faro il prezzo. L’italiano è più umorale, si lascia consigliare e dà molta importanza all’estetica e alla novità del prodotto.
Come descriveresti la Polonia ad un italiano che volesse venire qui a vivere?
È un paese che è cambiato molto negli ultimi anni e in cui rimane comunque una grande differenza tra le città e la campagna. A Varsavia, come nelle altre grandi città, c’è tutto, è una capitale cosmopolita, e c’è una grande offerta di lavoro, anche se naturalmente rispetto a quando sono venuto io non è così facile fare una scalata professionale in poco tempo. Sicuramente è avvantaggiato chi si trasferisce qui avendo in mano un mestiere o una certa preparazione culturale o commerciale.
Polonia ed Europa, rapporto contraddittorio?
Penso che la Polonia abbia tanto da guadagnare nell’aprirsi all’Europa così come il vecchio continente avrebbe un grande bisogno di avere una Polonia protagonista e leader all’interno dell’Unione europea. Ma al momento la sensazione è che questo paese sia ingabbiato nel passato, metaforicamente potremmo descrivere la Polonia come un corpo forte e vitale che corre in avanti ma con lo sguardo rivolto all’indietro. Ed è un peccato perché la Polonia ha tutti i requisiti per giocare un ruolo cruciale all’interno del continente, e se lo facesse a giovarsene sarebbe indirettamente anche l’Italia per ragioni storico-culturali.
Polonia e Italia, due paesi che si completano bene a vicenda?
Sì è così e forse oggi in un momento in cui la Polonia si sviluppa ad un ritmo doppio rispetto all’Italia, il rapporto è ancora più interessante. L’energia polacca si completa perfettamente con lo spirito e l’empatia italiana. Per far capire ad un polacco chi sono gli italiani gli farei vedere “Mediterraneo” di Salvatores, siamo un popolo che anche nelle circostanze più difficili sa arrivare al cuore di una persona.
A proposito di cinema e i tuoi ruoli nei film polacchi?
Mi sono divertito a fare un po’ di comparsate nei film “Sniadanie do lozka”, “Plebania”, “Ranczo”, “W11”, ma soprattutto in questo paese ho avuto la fortuna di conoscere persone di altissimo livello come Andrzej Wajda, i cui film mi hanno aperto gli occhi sulla Polonia, o come l’ex premier Jozef Oleksy politico di una erudizione infinita e tanti altri tra cultura e mondo dello sport.
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Grzegorz Gielerak, il capo dell’Istituto Militare di Medicina a Varsavia, nell’intervista per www.wpolityce.pl ha detto che l’utilizzo delle mascherine al di fuori dell’ambiente ospedaliero ha senso solo se si è contagiati dal virus e si vuole tutelare gli altri. Secondo Gielerak, le mascherine portate dalla gente per strada sono solo un simbolo per ricordarsi di mantenere la distanza, comportarsi con cautela, disinfettarsi le mani ed evitare posti affollati. Il capo dell’Istituto Militare di Medicina sostiene che la popolazione europea sta entrando nella stagione primaverile-estiva, periodo nel quale aumenta l’immunità collettiva rispetto al periodo autunno-invernale e le condizioni climatiche tipiche del periodo indeboliscono l’attività del virus grazie alle alte temperature, a una maggiore umidità e ai raggi UV. Gielerak pensa che, grazie ai fattori sopramenzionati, la popolazione abbia la possibilità di sviluppare l’immunità al SARS-CoV-2 e sollecita a rafforzare il sistema immunitario della popolazione polacca invece di aspettare il vaccino nell’isolamento domestico eterno. Inoltre, il dottore informa che grazie all’esperienza dei servizi sanitari italiani è stato inaugurato il primo ospedale provvisorio per la lotta all’epidemia di Coronavirus e in base al modello italiano, sono state stabilite le procedure di analisi della radiografia al torace. Si prevede la formazione di un ospedale provvisorio in prossimità dell’Istituto Militare di Medicina a Varsavia. In conclusione, Gielerak ha indicato le aree in Polonia con la mortalità più alta a causa del COVID-19: la Slesia, la Masovia e la Bassa Slesia.
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Il parco nazionale di Biebrza, il più grande di tutta la Polonia, sta bruciando. Il ministro dell’Ambiente Michal Wos ha fatto sapere attraverso Twitter “di aver ordinato l’intervento di tutti gli elicotteri in dotazione al dipartimento della Forestale mettendoli a disposizione dei vigili del fuoco che stanno combattendo l’incendio del parco nazionale di Biebrza”. Un primo focolaio di incendio ha distrutto 3.000 ettari di prati e boschi delle aree naturali più preziose. Ora il rogo si sta spostando a nord del parco. Nella lotta contro le fiamme al fianco dei vigili del fuoco di Bialystock collaborano militari delle Forze armate e circa 180 vigili del fuoco arrivati da Poznan e Cracovia. “La probabile causa dell’incendio è stata la noncuranza di qualche persona, una piccola scintilla ha causato un grande disastro. La situazione è molto dinamica e tragica. Questa zona è molto difficile da raggiungere per i vigili del fuoco. A questo si aggiunga che è stato un inverno particolarmente secco”, ha dichiarato Artur Wiatr dal Parco nazionale di Biebrza. Il parco copre un’area di circa 59 mila ettari. Nel parco vivono 49 specie di mammiferi, 271 specie di uccelli, 12 specie di anfibi e 5 specie di rettili. In queste aree si possono osservare oltre 700 specie di farfalle e 448 specie di ragno.
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La banca italiana UniCredit, nella sua analisi trimestrale della situazione economica nell’Europa centro-orientale, comunica che la prevista recessione in seguito alla pandemia di Coronavirus sarà una delle peggiori degli ultimi 100 anni. Crolleranno le esportazioni, le importazioni e la catena mondiale dell’approvvigionamento, la domanda interna diminuirà a seguito della disoccupazione, della bancarotta di tante aziende e dell’incertezza. UniCredit indica che, tra i paesi della zona CEE, la reazione “anti-crisi” in Polonia è stata quella più ampia e consistente: il progetto di sostegno per le aziende è stimato al 6,7% del PIL, la dimensione dell’assistenza diretta al 7,4% del PIL e in totale tutte le azioni di salvataggio per l’economia polacca coprono circa il 20% del PIL, il numero più alto in tutta la CEE. La banca italiana aggiunge inoltre che la situazione dei nuclei familiari prima della crisi era la migliore nella storia del paese. Per quanto riguarda la prognosi negativa: UniCredit prevede l’8,2% di recessione nell’economia polacca, il disavanzo di bilancio dovrebbe raggiungere il 4,7% del PIL mentre il debito pubblico temporaneamente andrebbe oltre il 55%, per scendere però sotto il 50% nel prossimo anno. I danni maggiori nell’anno corrente saranno subiti dal settore degli investimenti.
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La Galleria nazionale d’arte Zacheta di Varsavia non sospende le sue attività durante la pandemia. L’istituzione ha preparato un programma speciale che offre delle visite guidate sulle quattro esibizioni attuali nella galleria nonché i film dedicati alle opere che vi si trovano. Per vedere le esibizioni basta o un clic o, per esempio per conoscere uno dei più riconosciuti artisti moderni marocchini Ahmed Cherkaoui, bisogna passare al “Artwalk online”. Tra le proposte della Zacheta c’è anche un nuovo progetto artistico su Instagram (instagram.com/galeriazacheta) e il “Magazyn Zachęta Online” (La Rivista Zacheta Online)” dove si troveranno le interviste con artisti, i film e le opere d’arte. Invece Księgarnia Artystyczna la Libreria artistica mette a disposizione tutte le pubblicazioni con il 20% dello sconto e la consegna a domicilio. L’offerta non esclude i bambini per cui sono stati preparati appositi seminari via Skype o Zoom. Come ha segnalato l’amministrazione della Zachęta nella situazione di crisi l’istituzione non dimentica gli artisti: sta per partire uno speciale programma sociale. Si tratta di un’iniziativa collettiva di alcune istituzioni che mira a fornire agli artisti le possibilità di lavoro nonostante il ciclo alternato delle esibizioni. La galleria vuole assistere anche gli insegnati preparando una serie di seminari online per le scuole. Secondo i curatori ed educatori della Zachęta l’arte non era stata mai così vicina come lo è oggi. Ulteriori informazioni sull’offerta della galleria si trovano sul sito zachetaonline.pl
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Il 20 aprile le squadre di calcio della massima serie polacca inizieranno ad attuare il protocollo medico, che permetterà di tornare in campo. Il progetto del protocollo è già pronto ed il suo obiettivo principale è il cosiddetto isolamento sportivo. Il protocollo medico prevede di limitare il contatto con l’ambiente esterno e allenare i calciatori a casa. “A breve le foreste e i parchi saranno aperti di nuovo, speriamo che la settimana prossima saranno aperti anche i campi di allenamento dei club. Riteniamo che il luogo più sicuro per l’allenamento saranno gli impianti sportivi perché non saranno disponibili per i non professionisti”, ha affermato Krzysztof Pawlaczyk, uno dei coautori del documento, membro della squadra medica della Federcalcio Polacca (PZPN) e capo dello staff medico di Lech Poznań. Ciascuno dei club dovrà redigere il rapporto quotidianamente sotto forma di questionario medico. I calciatori potranno lasciare casa soltanto per motivi sportivi e uscire sarà sotto la minaccia della pena, quindi club dovranno fare la spesa per loro. Secondo il protocollo il 4 maggio saranno effettuati i test per la presenza del COVID-19 sull’intero gruppo di allenamento: i calciatori, gli allenatori, i massaggiatori, medici e anche le persone che si incontrano ogni giorno con i rappresentati delle squadre. Pawlaczyk ha sottolineato che per i test pagherà PZPN. Ogni club otterrà i test dello stesso tipo, i quali forniscono il risultato in due ore e saranno effettuate almeno due volte prima di fare ripartire Ekstraklasa. Pawlaczyk presume che gli allenamenti normali con la partecipazione di tutti i giocatori saranno possibili intorno al 10-15 maggio. Il progetto è stato accettato da PZPN che lo applicherà anche alle leghe inferiori. Il documento non stabilisce la data concreta della ripresa. Rimangono 11 partite alla fine della stagione 2019/20. Dopo 26 partite giocate il Legia Warszawa è al primo posto (51 punti), seguito da Piast Gliwice (43), terzi Cracovia, Śląsk Wrocław e Lech (42).