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“Boże Ciało” candidato all’Oscar
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Spaghetti: dal neolitico allo spazio!
Dalla Cina di seimila anni fa alla missione lunare dell’Apollo 11, nel 1969, gli spaghetti ne hanno fatta di strada. Nel 2005 gli archeologi hanno trovato una ciotola di spaghetti di miglio del tardo neolitico negli scavi lungo il Fiume Giallo: sono senza dubbio i più antichi, ma non si sa se abbiano lentamente viaggiato lungo la via della Seta o se siano stati reinventati in Medio Oriente per poi giungere in Europa. È certo, invece, che a introdurli in Italia, attraverso la Sicilia, siano stati gli arabi: il geografo al-Idrisi nel 1054 scrive che vicino a Palermo si producono spaghetti per il consumo locale e per l’esportazione. Da lì hanno viaggiato a bordo delle navi lungo le rotte commerciali e infatti li ritroviamo a Genova. Arrivano relativamente tardi, tra Cinque e Seicento, a Napoli, oggi la capitale della pasta italiana. Così come è tardo l’utilizzo del pomodoro per condirli.
La pasta per svariati secoli si è mangiata con il burro, il formaggio grattugiato e le spezie (il mix formato da pepe, cannella, noce moscata, chiodi di garofano e zenzero), la prima ricetta di spaghetti al pomodoro è soltanto del 1839 in un ricettario pubblicato, non a caso, a Napoli. Ora, finalmente messi assieme la pasta araba, il pomodoro americano, il basilico proveniente dall’India, otteniamo il piatto simbolo della cucina italiana, dove di originario dall’Italia in effetti c’è soltanto il parmigiano reggiano grattugiato. Il genio degli italiani, quindi, è stato quello di mettere assieme cose provenienti dalle parti più disparate del mondo.
Anche la parola spaghetti è tarda, comincia a diffondersi soltanto nella seconda metà del XIX secolo, in precedenza si parlava di vermicelli (vrimzlish in yddish). Erano fatti a mano, piuttosto corti e grossi. Gli spaghetti come li conosciamo oggi si diffondono soltanto con le macchine trafilatrici industriali perché per far passare l’impasto attraverso buchetti tondi bisogna esercitare parecchia forza. La parola vermicelli viene abbandonata quando gli emigrati italiani negli Stati Uniti d’America cominciano a esportarli. Diffondere sul mercato americano little worms (piccoli vermi, ovvero il significato di vermicelli) sarebbe stato un disastro del marketing e quindi si è preferita la parola alternativa. Questa invece, ha avuto un successo enorme, tanto che negli Usa è stato inventato come «tipicamente italiano» un piatto – spaghetti and meatballs – inesistente in Italia e questa versione americana degli spaghetti, debitamente liofilizzata, ha costituito parte della dieta di Neil Armstrong e Buzz Aldrin quando sono andati sulla Luna, cinquant’anni fa.
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Pillole culinarie è una nuova rubrica di approfondimento sulla storia della cucina curata dal giornalista e scrittore Alessandro Marzo Magno. Dopo essere stato per quasi un decennio il responsabile degli esteri di un settimanale nazionale, si è dedicato alla scrittura di libri di divulgazione storica, pubblicati da importanti case editrici e in alcuni casi tradotti in varie lingue. Ne ha pubblicati diciassette, uno di questi “Il genio del gusto. Come il mangiare italiano ha conquistato il mondo” ripercorre la storia delle più importanti specialità gastronomiche italiane. Partecipa a trasmissioni televisive sulla principale rete della tv pubblica italiana.
Il libro “Genio del gusto” può essere acquistato qui.
Pisze się qual è czy qual’è?
Postarajmy się znaleźć odpowiedzi na następujące zagadki i ciekawostki językowe:
Pisze się qual è czy qual’è?
Jest to błąd często popełniany również przez wielu Włochów. Absolutnie BEZ apostrofu. Piszemy qual è i to z bardzo prostego powodu. W tym przypadku wypadnięcie ostatniej samogłoski wyrazu „quale” spowodowane jest apokopą (zanikiem głoski w wygłosie), a nie elizją (opuszczeniem wygłosowej samogłoski lub końcowej sylaby wyrazu przed samogłoską nagłosową następnego wyrazu – przyp. tłum.).
Pisze się un po’ czy un pò?
Również i to jest dość powszechny błąd. Piszemy un po’, z apostrofem. Po’ to skrót wyrazu poco (mało). Ktoś mógłby teraz zauważyć, że dopiero co powiedzieliśmy (w przypadku quale), że gdy dokonujemy skrótów, nie stosujemy apostrofu. Cóż, chodzi tu o wyjątek…
Jak pisać – łącznie czy oddzielnie?
Podajmy przykłady wyrażeń lub słów pisanych łącznie i tych zapisywanych oddzielnie. Chodzi tu o wyrazy często bardzo trudne do przetłumaczenia na język polski (dlatego też nie podajemy tutaj żadnych ekwiwalentów polskich – w dużej mierze zależą one od kontekstu, w którym dany wyraz został użyty). Źródłem poniższej listy jest strona Accademii Della Crusca.
Piszemy oddzielnie:
a fianco, a meno che, a posto, a proposito, al di là, al di sopra, al disopra, al di sotto, al disotto, all’incirca, d’accordo, d’altronde, in quanto, l’altr’anno, per cui, poc’anzi, quant’altro, senz’altro, tra l’altro, tutt’altro, tutt’e due, tutt’oggi, tutt’uno
Piszemy łącznie:
a fianco, a meno che, a posto, a proposito, al di là, al di sopra, al disopra, al di sotto, al disotto, all’incirca, d’accordo, d’altronde, in quanto, l’altr’anno, per cui, poc’anzi, quant’altro, senz’altro, tra l’altro, tutt’altro, tutt’e due, tutt’oggi, tutt’uno
Wyrażenia z kolorem rosso (czerwonym):
- Rosso di sera, buon tempo si spera. (dosł. Czerwony wieczór daje nadzieję na dobrą pogodę.) Jest to przysłowie wyrażające dobre życzenie. Na ogół jeśli podczas zachodu słońca możemy zaobserwować na niebie głównie kolor czerwony, mówimy, że kolejny dzień będzie piękny i słoneczny.
- Un film a luci rosse. (dosł. Film „o czerwonych światłach”.) – mówimy tak o filmie z podtekstem erotycznym.
- Diventare rosso (come un peperone). (dosł. Stać się czerwonym jak papryka.) Kiedy czerwienimy się ze wstydu lub złości, również gdy (podczas opalania) spalimy się na słońcu.
- Il mio conto è in rosso. (dosł. Moje konto jest czerwone.) Mam na koncie debet.
- Avere gli occhi rossi. (dosł. Mieć czerwone oczy.) W następstwie płaczu.
- Vedere rosso. (dosł. Widzieć na czerwono.) Odczuwać wściekłość.
- Le camice rosse. (dosł. Czerwone koszule.) Historycznie – garibaldczycy, osoby walczące u boku Garibaldiego.
- Essere bianco e rosso. (dosł. Być biało-czerwonym.) Cieszyć się dobrym zdrowiem.
Wyrażenia i przysłowia ze słowem gatto (kot):
- Essere agili come un gatto. (dosł. Być zręcznym/zwinnym jak kot.) Kot to zwierzę potrafiące wszędzie wskoczyć i wszędzie się wdrapać.
- Essere come il gatto e l’acqua bollita. (dosł. Być jak kot i wrząca woda.) Za nic się nie zgadzać, nie dogadywać, odczuwać wobec siebie antypatię i niedopasowanie. Wyrażenia tego można również użyć w celu podkreślenia czyjegoś lęku przed czymś (koty bardzo boją się wody, a co dopiero wrzącej!).
- Essere come il gatto e la volpe. (dosł. Być jak kot i lis.) Gdy mowa o dwóch indywiduach wzajemnie sobie pomagających w dokonywaniu czegoś nieuczciwego.
- Essere quattro gatti. (dosł. Być czterema kotami.) Być w marnej liczbie, na przykład: alla riunione eravamo in quattro gatti. (= podczas spotkania byliśmy [jedynie] we czwórkę.)
Si scrive qual è o qual’è?
Vediamo di dare una risposta alle nostre curiosità:
Si scrive qual è o qual’è?
Un errore che fanno anche molti italiani. Assolutamente senza l’apostrofo. Si scrive qual è e la motivazione è semplicissima. In questo caso la caduta della vocale finale di ‘quale’ è dovuta a un troncamento, non a un’elisione.
Si scrive un po’ oppure un pò?
Anche questo è un errore comune. Si scrive un po’, con l’apostrofo. Po’ è il troncamento della parola poco. Qualcuno potrebbe dire che abbiamo appena detto per quale che quando c’è un troncamento non bisognerebbe usare l’apostrofo… infatti trattasi di eccezione!
Si scrive unito o separato?
Facciamo degli esempi di espressioni o parole che si scrivono unite o separate; parole spesso molto difficili da tradurre in polacco (per questo non ci sarà la traduzione in polacco perché la stessa dipenderebbe dal contesto). Fonte è il sito dell’Accademia della Crusca.
Scriviamo separatamente:
a fianco, a meno che, a posto, a proposito, al di là, al di sopra, al disopra, al di sotto, al disotto, all’incirca, d’accordo, d’altronde, in quanto, l’altr’anno, per cui, poc’anzi, quant’altro, senz’altro, tra l’altro, tutt’altro, tutt’e due, tutt’oggi, tutt’uno
Scriviamo unito:
abbastanza, affatto, allora, allorché, almeno, altrimenti, ancorché, apposta, appunto, benché, bensì, chissà, davanti,
davvero, dinanzi,dinnanzi, dopodomani, dovunque, ebbene, eppure, fabbisogno, finché, finora, giacché, infatti, inoltre,
invano, invero, laggiù, malgrado, neanche, nemmeno, neppure. nonché, oppure, ossia, ovvero, ovverosia, perciò,
perfino, pertanto, piuttosto, poiché, pressappoco, purtroppo, quaggiù, qualcosa, qualora, quassù, ebbene, seppure,
sicché, siccome, sissignore, soprattutto, sottosopra, talmente, talora, talvolta, tuttavia, tuttora
Espressioni con il colore rosso:
- Rosso di sera, buon tempo si spera. Un proverbio che vuole fare un buon augurio. In genere se durante il tramonto abbiamo il prevalere del colore rosso, si dice che il giorno dopo il tempo sarà bello e soleggiato.
- Un film a luci rosse. Un film a sfondo erotico.
- Diventare rosso (come un peperone). Quando arrossiamo per la vergogna o per la rabbia; quando ci scottiamo al sole (abbronzarsi).
- Il mio conto è in rosso. Il mio conto è in debito con la banca.
- Avere gli occhi rossi. Dopo che abbiamo pianto.
- Vedere rosso. Provare un’ira violenta.
- Le camice rosse. Storico, i garibaldini. Gli uomini che combattevano al fianco di Garibaldi.
- Essere bianco e rosso. Essere in buona salute.
Espressioni e proverbi con gatto:- Essere agili come un gatto. Il gatto è un animale in grado di saltare e arrampicarsi dappertutto.
- Essere come il gatto e l’acqua bollita. Non andare per niente d’accordo, essere reciprocamente antipatici ed incompatibili. Può essere anche usato per sottolineare il timore verso qualcosa (il gatto ha molta paura dell’acqua, figuriamoci se bollente).
- Essere come il gatto e la volpe. Due individui che si aiutano per compiere delle azioni disoneste.
- Essere quattro gatti. Essere in un numero molto esiguo, per esempio: alla riunione eravamo in quattro gatti.
19 febbraio giorno della scienza polacca
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Giovedi scorso il parlamento polacco ha deciso che il 19 febbraio è il Giorno della Scienza Polacca. Il 19 febbraio è il giorno della nascita di Mikołaj Kopernik. La legge è stata presentata dal PIS con 423 voti favorevoli, 14 contrari e 7 astensioni. Gli obiettivi principali dell’adozione della festa sono il riconoscimento dei successi degli scienziati polacchi e la consapevolezza del ruolo fondamentale della scienza nella creazione della civiltà. I promotori del progetto sottolineano che per secoli la scienza costituiva il cruciale impulso per lo sviluppo intellettuale, sociale ed economico. “Naturalmente, questa iniziativa parlamentare viene apprezzata dal Ministero della Scienza e dell’Istruzione Superiore”, ha detto Wojciech Maksymowicz, il vicecapo del dipartimento della scienza. Maksymowicz ha anche dichiarato che il dipartimento sarebbe stato pronto per consegnare i premi del Ministro della Scienza agli scienziati polacchi nel giorno della festa. I deputati dell’opposizione hanno notato che il termine della festa non è tanto conforme. Katarzyna Laubner, tuttavia, ha concluso che invece di introdurre la nuova festa, dovrebbe essere introdotto un vero finanziamento per l’istruzione. Adesso il progetto della legge andrà nel Senato.
Le calorie vanno in pensione
Dimagrire? È un impegno serio. Dimagrire veramente, in modo duraturo, facendo del bene al proprio organismo, è un impegno serissimo e anche duraturo.
Richiede disponibilità al cambiamento, e una presa di coscienza sulle proprie abitudini e sulla propria alimentazione. Scelte che costano fatica, ma che nel tempo pagano con risultati vantaggiosi per l’armonia delle forme e per la salute.
Per anni abbiamo ragionato in termini di calorie, terrorizzati da zuccheri e grassi: se a scuola la matematica non era il nostro forte, di fronte al piatto (e alla bilancia) siamo in grado di svolgere qualsiasi calcolo, pur di non varcare il limite di energia giornaliera concessa!
Eppure il fallimento dei regimi dietologici più conosciuti è sotto gli occhi di tutti. La colpa è senz’altro dello stile di vita, sempre più sedentario, e degli alimenti, sempre più raffinati e squilibrati. Non meno importante, la restrizione calorica come unica soluzione proposta per il sovrappeso: l’attenzione si è spostata sempre più al valore energetico piuttosto che alla qualità dei cibi.
Ora finalmente le calorie stanno andando in “pensione”, e si comincia a ragionare su un’alimentazione diversa, con meno conteggi e più varietà.
Già negli anni ’60 si avanzava l’ipotesi che esistesse un ormone segreto dalla cellule adipose in grado di comunicare all’ipotalamo lo stato energetico dell’organismo. L’esistenza di questo ormone, denominato leptina, è stata confermata nel 1994 da J. Friedman.
Grazie alla leptina, il tessuto adiposo (ovvero la nostre riserva di grasso) dialoga con il cervello (ma anche con i muscoli e con il sistema immunitario) e lo avvisa della necessità di risparmio o di consumo energetico dell’organismo.
Quando le riserve lipidiche aumentano, le cellule adipose accelerano la produzione di leptina per segnalare all’ipotalamo che occorre ridurre l’assunzione di cibo. La leptina diminuisce il senso della fame (senso di sazietà) ed aumenta la spesa energetica, favorendo la riduzione del peso corporeo e della massa grassa.
Al contrario, quando le riserve lipidiche diminuiscono, le stesse cellule riducono la produzione di leptina per segnalare all’ipotalamo che occorre aumentare l’assunzione di cibo e ridurre la spesa energetica.
Il punto dunque non è ridurre o aumentare le calorie. Per raggiungere il proprio peso forma, è importante fare in modo che l’ipotalamo mandi segnali di “consumo”, così da riportare con gradualità l’organismo a percentuali di grasso e muscolo corrette.
Il più importante segnale per attivare l’ipotalamo, è un adeguato apporto energetico. Il metabolismo si attiva solo in situazione di benessere. Se ho fame e non mangio invece induco un segnale di carestia: l’organismo cerca di risparmiare le riserve già presenti, e di accumulare ulteriormente in previsione di tempi difficili!
Mangiare senza restrizioni nella quantità, implica la necessità di un’attenzione maggiore alla qualità: varietà negli ingredienti, abbondanza di frutta e verdura, in cui gli zuccheri naturali sono compensati da fibre e vitamine. E poi cereali integrali, legumi, semi oleosi: tutti alimenti di cui tendiamo a dimenticarci.
Un altro importante segnale che induce l’ipotalamo a consumare, è l’attività fisica quotidiana. Fare movimento significa dire al proprio organismo che si sta bene, che ci si procurerà del cibo, e quindi che non c’è bisogno di accumulare delle riserve.
In breve, potremmo riassumere le principali regole da seguire in questo modo:
- Dare più importanza alla qualità dei cibi, piuttosto che all’apporto calorico: 100 calorie di frutta, non sono come 100 calorie di biscotti! La nostra attenzione deve focalizzarsi sui nutrienti del cibo.
- La colazione è un potente segnale di dimagrimento: vi sono degli studi che dimostrano che come, a parità di calorie, si dimagrisce più facilmente consumando una regolare colazione ed evitando abbondanti pasti serali.
- Puntare su cibi sazianti, ricchi di fibre, come legumi, cereali integrali, frutta, verdura, noci. Masticare a lungo e prendersi il tempo per mangiare tranquilli, per ascoltare cosa ci dice lo stomaco, anziché pensare a dover programmare una quantità precisa da mangiare.
- Mangiare in abbondanza cibi “come colti”: ricchi di carboidrati complessi, fibre e principi nutritivi, poveri di calorie ed a basso prezzo, oltre che totalmente privi di colesterolo.
- Mangiare spesso: i tre pasti principali (colazione, pranzo e cena) devono contenere il giusto apporto di carboidrati e proteine, ed essere intervallati da due spuntini (mattina e pomeriggio) di sola frutta o verdura.
- Fare attività fisica, che non deve essere per forza intensa, ma costante. La sedentarietà non è neutra: spinge esattamente nella direzione opposta, verso il rallentamento metabolico.
Ve l’avevo detto, è un impegno serio e duraturo. Il risultato però sarà un miglioramento della qualità della vita, il raggiungimento e il mantenimento del peso ideale, senza sacrificare il gusto né il piacere di una normale vita sociale.
La magia del mosaico
Nella regione di Friuli-Venezia Giulia ci sono molte città che contengono antichi preziosi patrimoni. Dai tempi passati ai giorni nostri in questa regione rintracciamo artigiano artistico molto bello fatto da una capace manodopera. Vorrei portare l’attenzione su alcune località di questa regione che vale la pena visitare.
La più importante è sicuramente Aquileia, la città fondata dai Romani nel 181/180 a.C., che nel IV secolo fu sede di vescovato. Uno dei cronisti di quel tempo la considerò importante come Roma o Milano. In seguito Venezia e Grado nacquero come diaspora di abitanti di Aquileia, che fu al centro di continue invasioni, che culminarono con la distruzione ad opera dei Longobardi.
Aquileia, oggi è considerata dall’UNESCO Patrimonio dell’umanità grazie ai maggiori mosaici paleocristiani. Non è possibile descrivere a parole questa bellezza visibile sul pavimento del duomo, costruito sulle fondamenta della chiesa ancora più antica. Un delicato lavoro di molte mani umane… che meraviglia! I mosaici del pavimento rappresentano animali e vegetali, che sono il risultato di una miscela simbolica del cristianesimo con la simbologia pagana. La fauna marina fatta in modo dettagliato merita un’attenzione particolare. Sul mosaico si trovano figure umane, animali e piante e tutti gli elementi sono inclusi in modelli geometrici. Nel campanile sono stati scoperti altri resti di mosaico e dalla sua vetta possiamo godere una vista sulla città.
Dal duomo parte una strada fiancheggiata da file di cipressi: Via Sacra, che ci porta alle rovine del porto fluviale romano. Sono patrimoni culturali straordinari che devono essere maggiormente diffusi, e questo è lo scopo del mio articolo. Non consiglio questo posto solo per gli amanti di storia dell’arte o di archeologia. Vorrei stimolare chiunque ami viaggiare a scoprire lo splendore di questo posto che è un importante elemento della nostra eredità culturale.
Un’altra città di cui voglio parlare è Spilimbergo, conosciuta come la città dei mosaici. È una delle più belle città che si trovano nelle terre friulane. Qui c’è la famosa scuola di mosaico, Scuola Mosaicisti del Friuli, che nel 2012 ha festeggiato 90 anni di vita. Dire che ci si può innamorare di questa bellissima parte d’Italia è un eufemismo. Qui si ha decisamente voglia di restare per sempre. Passeggiando per i corridoi della scuola non riuscivo a distogliere lo sguardo dalle opere fatte dagli studenti. Quest’arte è in costante crescita, tra opere sacre e altre di tema più moderno che affascinano con colori, idee e varietà di forme. Questa città resterà sempre nei miei ricordi come un luogo magico. E quando si passeggia per le strade dobbiamo fare attenzione a guardarci intorno per non perdere le molte opere artistiche disseminate nella città. Chi decide di visitare questa città proverà la sensazione d’essere in un luogo in cui il tempo si è fermato, ovviamente in senso positivo.
L’ultimo posto su cui vorrei porre la mia attenzione è Cividale del Friuli. Secondo la tradizione la città fu fondata nel 50 a.C. da Cesare e passò in seguito sotto i vari domini di Romani, Longobardi, Franchi e Repubblica di Venezia. Vale la pena visitare il Museo Archeologico che possiede una delle più grandi collezioni relative al popolo dei Longobardi esistenti in Italia e ha anche bellissimi mosaici nelle sue raccolte.
Insomma, la magia del mosaico incanta ancora. È presente in molti luoghi in Italia. Il mio obiettivo è di incoraggiare i viaggiatori più attenti a visitare questi meravigliosi posti, ricordando di cercare la bellezza che è sempre presente intorno a noi.
Pasta con zucchine e carote (ricetta sarda)
Ingredienti per quattro persone:
- 500 g di penne (o casarecce)
- spicchio d’aglio
- una zucchina media
- due carote medie
- due manciate di rucola fresca
- un po’ di parmigiano grattugiato (o pecorino)
- peperoncino secco appena macinato
- sale (per l’acqua per la pasta)
Preparazione:
Tagliate le zucchine e le carote a bastoncini (eventualmente potete grattugiare le verdure, usando la grattugia ad ampio spessore, in questo modo però le verdure non conservano la loro sodezza ed il piatto perde il suo gusto).
Nella padella con l’olio riscaldato mettiamo lo spicchio d’aglio ed un attimo dopo i pezzettini di peperoncino secco. Poi, aggiungiamo le carote tagliate e friggiamole per un attimo. La zucchina tagliata, il cui tempo di frittura è più breve, viene aggiunta alla fine. Inoltre, la zucchina assorbe quasi tutto l’olio d’oliva dalla padella, dunque prima di aggiungerla, fate soffriggere bene la carota.
Continuiamo a friggere, mescolando tutto quanto ancora per un momento, non troppo lungo però. Fate attenzione a non rendere le verdure troppo morbidi (per evitare che si spezzino) nonché di non farle soffriggere troppo. A fine cottura aggiungiamo due manciate di rucola, le cui foglie è meglio strapparle con le mani per far uscire l’aroma e la sua particolare amarezza.
Chiudiamo il fuoco sotto la padella, e copriamola con un coperchio per un breve momento (un minuto e mezzo, in modo che le verdure non vengano troppo cotte). In seguito aggiungiamo tutto quanto alla pasta, cotta al dente in acqua salata. Cospargiamo il piatto con il parmigiano a piacere.
La ricetta proviene dalla Sardegna, dove vengono mangiati non solo i frutti di mare o la selvaggina, ma anche delle buonissime verdure perfettamente preparate. Il piatto è ideale per le calde giornate estive.
Cartoline da Napoli
Pulcinella
È la maschera di Napoli, una delle più popolari e antiche. Già conosciuta ai tempi dei Romani e sparita con l’arrivo del Cristianesimo, la figura di Pulcinella è risorta nel ‘500 con la Commedia dell’Arte e da allora è una delle maschere più amate del Carnevale insieme ad Arlecchino.
Magia e superstizione si mescolano fin dai tempi più remoti nell’atmosfera partenopea: ‘o munaciello, la smorfia, il corno portafortuna sono solo alcuni degli elementi distintivi delle credenze napoletane. A Napoli non c’è casa che non abbia e metta in bella vista cornicelli o ferri di cavallo, talvolta abbinati ad un crocefisso, mescolando sacro e profano. Così come la tombola alla quale i napoletani sono molto legati e di cui sanno il significato di ciascuno dei 90 numeri.
Il babà napoletano rappresenta insieme alla sfogliatella il simbolo della pasticceria napoletana. Un dolce che stupisce per la sua morbidezza e per il suo gusto particolare dovuto al bagno nel rum. La sfogliatella invece si presenta in due varianti, riccia se preparata con la pasta sfoglia o frolla se preparate con la pasta frolla. La pastiera è una torta a base di ricotta e frutta candita, tipica del periodo pasquale è uno dei capisaldi della cucina napoletana. Ha avuto il riconoscimento di prodotto agroalimentare tradizionale campano.
Non tutti sanno che la pizza Margherita è nata proprio a Napoli, una diffusa credenza vuole che nel giugno 1889, per onorare la Regina d’Italia, Margherita di Savoia, il cuoco Raffaele Esposito della Pizzeria Brandi inventò una pietanza che chiamò proprio Pizza Margherita (allora il termine “pizza“, sconosciuto al di fuori della città partenopea, indicava quasi sempre le torte dolci), dove i condimenti salati capitati tra le mani, pomodoro, mozzarella e basilico, rappresentavano addirittura gli stessi colori della bandiera italiana.
Il Vesuvio è l’unico vulcano attivo dell’Europa continentale e si affaccia proprio sulla baia e sulla città di Napoli. Ha prodotto alcune delle più grandi eruzioni vulcaniche del continente, divenuto famoso per l’eruzione del 79 d.C. che distrusse la città di Pompei ed Ercolano. Anche se l’ultima eruzione risale al 1944, rappresenta ancora un grande pericolo per la città che lo circondano.
Piazza Plebiscito è la piazza per antonomasia per i Napoletani. Sulla piazza, ubicata nel cuore della città, si affacciano edifici importanti quali la Basilica di San Francesco di Paola, il Palazzo Reale, il Palazzo della Prefettura e il Palazzo Salerno. È una meta imperdibile per i turisti. Completamente pedonalizzata, si presta spesso ad ospitare manifestazioni di massa o concerti.
Totò e Maradona
Napoli è molto legata ai suoi personaggi con i quali instaura un viscerale rapporto d’amore. Tra questi non possiamo non citare “il principe della risata” Totò e “il pibe de oro” Maradona. Quest’ultimo, che è stato uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, è un autentico simbolo della città partenopea per aver giocato e vinto con il Napoli. A lui sono state dedicate statue, altarini, piazze e canzoni, nonché dà il nome a varietà di pizze dolci e caffè. Totò è il grande attore comico napoletano che ha recitato in ben 97 film, quasi sempre come protagonista, di cui 92 girati tra il 1947 e il 1967. Gli è stata conferita pochi mesi fa la laurea ad honoris causa alla memoria in Discipline dello spettacolo.
È il castello più antico di Napoli ed è uno degli elementi che spiccano maggiormente nel celebre panorama del golfo, situato sull’antico Isolotto di Megaride. Una delle più fantasiose leggende napoletane farebbe risalire il suo nome all’uovo che Virgilio avrebbe nascosto all’interno di una gabbia nei sotterranei del castello. Il luogo ove era conservato l’uovo fu chiuso da pesanti serrature e tenuto segreto poiché da “quell’ovo pendevano tutti li facti e la fortuna dil Castel Marino”.
Sorgono nella parte storica della città di Napoli, costituiti, a loro volta, dai quartieri San Ferdinando, Avvocata e Montecalvario. La nascita di questi quartieri è legata al periodo della dominazione spagnola, quando si rese necessario trovare una sistemazione ai tanti militari presenti all’epoca in città. I Quartieri Spagnoli a Napoli furono subito un luogo malfamato e di perdizione, dove i soldati venivano a cercare i divertimenti, scenario di frequenti delitti e soprusi. Sicuramente oggi i Quartieri Spagnoli sono tutt’altra cosa, anche se è sempre meglio stare po’ attenti e prendere qualche precauzione.
Pesce fresco
A Napoli è possibile acquistare sul lungomare pesce fresco, appena pescato e ancora vivo, soprattutto in via Caracciolo dove i pescatori hanno vari banchi.
Curiosità e credenze: Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe
Si tratta di una chiesetta situata nel centro storico della città partenopea e prende il nome da Santa Maria Francesca, la Santarella, una delle sante più amate a Napoli, chi viene qui lo fa perché desidera avere un figlio. Ebbene sì, verità o leggenda o forse miracolo, sta di fatto che chi si reca al santuario è alla ricerca di un figlio, in particolare all’interno del convento vi è una sedia ritenuta miracolosa dove le donne sterili si siedono e fanno un voto alla santa. Incredibilmente ad oggi molte donne hanno visto esaudire la loro preghiera lo testimoniano le centinaia e centinaia di ex-voto, nastri rosa e azzurri che adornano la parete del primo ambiente della casa, corredati spesso da foto dolcissime e vivaci di neonati quest’ultimi sono i segni della gratitudine delle donne devote alla Santa per aver ricevuto il “miracolo” della fecondità.










































