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Varsavia, è l’anno di Chopin

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Anno importante per Varsavia, ricco di attività culturali, musicali e sportive. Innanzitutto si celebrerà Fryderyk Chopin: dal 2 al 23 di ottobre, avrà luogo il 17° Concorso Pianistico Internazionale Chopin, che si svolge ogni cinque anni. Quest’anno 450 pianisti provenienti da 45 Paesi prenderanno parte alla competizione. Il concorso potrà essere seguito in tutto il mondo in streaming sul sito Konkurs.chopin.pl, oppure utilizzando l’applicazione per mobile. Ma quest’anno la capitale polacca celebrerà anche il 60° anniversario del Palazzo della Cultura e della Scienza, tra i simboli della la città. Con i suoi 44 piani, è l’edificio più alto di tutta la Polonia. Al 30° piano, a un’altezza di 114 metri, si trova una terrazza panoramica che offre una vista unica su Varsavia. Per festeggiare la costruzione del Palazzo sono previsti una serie di eventi culturali che si svolgeranno principalmente tra aprile a settembre. Il 2015 è anche un anno di grandi eventi sportivi a Varsavia: il 27 maggio la finale della Uefa Europa League; nel mese di agosto partirà il Tour de Pologne; il 27 settembre la maratona di Varsavia, accompagnata da fiere e concerti. Per i soggiorni nella capitale, soste d’obbligo al Museo Chopin, con la più grande collezione al mondo di oggetti appartenuti al compositore, e il Palazzo Reale con le opere del pittore italiano Bernardo Bellotto, detto il Canaletto, che ritraggono la Varsavia del XIX secolo.

I polacchi attratti dagli italiani, lo conferma un sondaggio nazionale

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L’ultimo sondaggio svolto dal Centro di Ricerche Opinione Pubblica ha rivelato che nella classifica delle nazionalità che godono più simpatia tra i polacchi al primo posto si piazzano gli italiani! Sorpresi? Per niente! Proviamo a scoprire insieme quali sono le ragioni di tale scelta. Innanzitutto, a noi polacchi sono simpatici gli italiani perché li identifichiamo con l’Italia, affascinante, piena di vita e di tradizioni. Chi meglio di loro rappresenta il Bel Paese che noi così tanto amiamo? Gli italiani sono un popolo aperto, solare e pieno di umorismo. Non si lamentano, o si lamentano in continuazione, ma solo per colpa del maltempo. Infatti, nati nella terra del sole, con un clima mediamente molto più mite del nostro polacco, già solo la parola “inverno” li mette di cattivo umore. Comunque, nemmeno il freddo è in grado di sconfiggere il loro ottimismo e la loro allegria. Molti amano gli italiani per la loro ottima cucina, famosa e apprezzata in tutto il mondo. Un consiglio per tutti quelli che vanno pazzi per la pasta: trovatevi degli amici italiani e vi assicuro senza dubbio alcuno che la domanda “cosa si mangia oggi” scomparirà dalla vostra vita. Senza dubbio la simpatia nei loro confronti è superiore rispetto alle altre nazionalità per motivi storici. Nel corso degli secoli i rapporti tra due paesi sono stati sempre pacifici e amichevoli, senza particolari conflitti o tensioni politico-territoriali. Addirittura nell’inno nazionale polacco conosciuto come Mazurek D?browskiego, viene citata l’Italia e viceversa, ovvero in quello di Mameli in quell’italiano la Polonia. Se avete conosciuto un italiano o avete trascorso una vacanza in Italia probabilmente vi siete resi conto che le differenze tra Italia e Polonia sono tante, ma sono parecchie anche le somiglianze tra i due popoli. L’Italia è un paese molto accogliente e ha tante qualità che noi polacchi apprezziamo.Gli italiani amano rilassarsi, festeggiare e stare in compagnia. Quindi cosa c’è di meglio di stare in un gruppo di italiani?

Oltre la bellezza: il cinema italiano oggi

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Da cinematografaro italiano ricevo sempre le stesse domande da parte degli addetti ai lavori di tutto il mondo: “chi è il nuovo De Sica? chi è il nuovo Rossellini? chi è il nuovo Antonioni?”

A volte mi piacerebbe rispondere così: “il nuovo De Sica ha capito che fare cinema in Italia è solo una questione di politica e di raccomandazioni, al posto di partire per Roma ha deciso di rimanere al paesello, adesso fa il postino, è felice, ha scritto dei romanzi ma li tiene chiusi nel cassetto, fa l’amore con la sua fidanzata e poi il sabato pomeriggio vanno al cinema, l’unico rimasto aperto di tutta la zona, guardano un bel film d’azione americano e poi vanno a mangiare la pizza.”

Invece cerco sempre di dare qualche speranza in più, rispondendo che la situazione è comunque difficile ma che qualcosa all’orizzonte c’è sempre, e che nell’arte non bisogna mai perdere l’ottimismo.

Per fortuna invece, adesso la risposta gli addetti ai lavori internazionali se la danno da soli. Perchè hanno tutti visto “La grande bellezza”, il film di Paolo Sorrentino partito da Cannes e arrivato all’Oscar come miglior film straniero nel 2014. Alla domanda “dov’è il cinema italiano?” la risposta più facile e sulla bocca di tutti, da Los Angeles a Kuala Lumpur, è sempre la stessa: “La grande bellezza”.

Dobbiamo dare indubbio merito al film di Sorrentino per questo, ma la questione rimane, se non vogliamo fermarci alla superficie delle cose: c’è altro, oltre alla bellezza?

In Italia nel 2014 c’è stato il caso de “Il Capitale Umano” di Paolo Virzì, regista amatissimo dagli italiani ma un po’ sfortunato fino ad oggi per quanto riguarda il mercato internazionale. Forse i suoi film così perfettamente provinciali, esistenziali e generazionali fanno una certa fatica ad attecchire sul pubblico estero. Questo suo nuovo lavoro ha un fascino e un respiro certamente più global – è tratto da un libro di Stephen Amidon, sapientemente traslato dalla provincia americana alla Brianza – si avvale di un bellissimo cast, ed è stato il candidato tricolore alla corsa agli Oscar. Era molto difficile, quasi improbabile, che l’Italia dopo quindici anni di digiuno vincesse due statuette consecutive, e difatti “Il capitale umano” non e’ entrato neppure nella cinquina dei finalisti, questo più per questioni statistiche o diplomatiche che per il valore intrinseco del film. Ma sono felice che la sua visibilità internazionale stia facendo scoprire al pubblico europeo ed americano l’autore toscano di “Ovosodo” e “Caterina va in città”.

 

Il genere più amato dagli italiani, si sa, è la commedia, ma molto spesso è anche quello più difficile da esportare, perchè ogni paese ride a modo suo, e soprattutto dei propri tic e delle proprie miserie. Ma era da diverso tempo che non si presentava un pretendente così solido per il ruolo di esportatore italiano di risate all’estero, e sto parlando di “Smetto quando voglio”, il film di debutto nel lungometraggio del trentatreenne salerninano Sydney Sibilia, sceneggiatore e regista di questa storia a stampo universale di un gruppo di ricercatori universitari che si danno al crimine, vista la cronica mancanza di fondi per le loro ricerche. Gli americani l’avrebbero chiamato “La rivincita dei Nerds”, ma “Smetto quando voglio” possiede una sensibilità tutta sua che lo rende italiano fino al midollo. Sarebbe bello che dopo la parata internazionale dei festival, da Reykjavik a Londra, passando per gli Stati Uniti, ci fosse qualche distributore coraggioso che scommettesse sul fatto che il mondo ha voglia di ridere degli italiani al cinema, assieme a loro.

Infine, vorrei spezzare una lancia nei confronti di un certo tipo di cinema, o di produzione audiovisiva di stampo italico, e di cui troppo spesso ci si dimentica, ovvero la videoarte, che però sempre più spesso è la nostra rappresentate migliore nei festival cinematografici e negli istituti italiani di cultura nel mondo, e non solo nelle gallerie e nelle varie Biennali. Ormai a tutti gli effetti cineasti, i nuovi videoartisti italiani producono lavori che trovano la loro collocazione anche nei palinsesti televisivi e nei palmares internazionali, se è vero che un documentario come “Hometown-Mutonia” del collettivo artistico bolognese ZimmerFrei ha rappresentato il cinema italiano ai festival di Roma e Thessaloniki, che i ventisei minuti di “San Siro” di Yuri Ancarani, ritratto poetico del tempio calcistico di Milano, sono stati applauditi a Locarno e a Toronto, che “The Show MAS Go On” della videoartista giramondo Ra Di Martino ha iniziato dalla Mostra del Cinema di Venezia un percorso pluripremiato. Forse sono loro, con meno pressioni da parte del mercato e della politica, al giorno d’oggi i nostri cineasti più liberi, e quelli che andrebbero indicati come gli eredi diretti della tradizione del grande cinema d’arte italiano. Se il nuovo De Sica ha gettato la spugna, forse i nuovi Antonioni non si sono rassegnati a fare semplicemente i postini di cartoline dall’Italia.

Un giorno a Pisa

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Sembra che la torre pendente e la città di Pisa siano un po’ come due piccioncini, almeno nel modo in cui la torre viene collegata alla città. Devo ammettere che anch’io per tutta la vita ho sognato di fare una foto ricordo tipo “una maestra di Kung-Fu che salva un monumento in pericolo di crollo”, però la mia guida locale non mi ci ha fatto nemmeno pensare: “Vuoi fare la scema anche tu?”. I pisani sicuramente preferirebbero che i turisti avessero progetti più ambiziosi di una foto con la torre pendente, una pizza Margherita o una passeggiata per la via principale piena di negozi.

Durante un tour organizzato dal Comune di San Giuliano Terme ho scoperto che questa parte della Toscana ha da offrire molto di più. Basta dedicare un attimo di attenzione e si riescono ad esplorare luoghi ancora poco conosciuti dalla maggior parte dei turisti. Vi aiuto a farlo con piacere!

 

Allora, cosa visitare?

Fondazione Cerratelli

Probabilmente nessuno al mondo può vantarsi di una raccolta così ampia di costumi d’opera, costumi teatrali e cinematografici, ce ne sono più di 30.000! Nella sede presso Villa Roncioni si possono ammirare ad esempio alcuni costumi originali dei protagonisti delle più note opere di Puccini. A che serve questa fantastica collezione? Non soltanto per il piacere degli occhi, ma anche per dare una mano ai futuri maestri di sartoria. Quale giovane designer non sogna di imparare su tali modelli? Ho avuto il piacere di poter affittare uno dei costumi e metterlo per la cena di gala presso la splendida Villa Alta, se vi trovate lì a breve, prendete in considerazione questa opportunità!

Certosa di Calci

Il convento dell’Ordine Certosino dalla prima metà di XIV secolo. Ben conservato, consente di immaginare molto bene com’era la vita dei frati di clausura. Vi raccomando un giro con la guida! Vi racconterà tra altro che nel convento si poteva parlare solo la domenica, per cui i gatti certosini non miagolavano mai perchè sicuramente sapevano che non si poteva interrompere la continua meditazione.

Frantoio Toscano del Rio Grifone

Che cosa sarebbe una visita in Toscana senza una degustazione d’olio d’oliva e di vino, con una vista sulle famose colline baciate dai raggi del sole? Qui vedrete come si spremeva l’olio un tempo e come lo si fa oggi. Assaggerete anche i tipici piatti toscani, il vino e la grappa casereccia. Una bellissima tradizione famigliare che i proprietari  condividono volentieri con i loro ospiti.

Terme di San[cml_media_alt id='113317']Witkowska - Piza Terme[/cml_media_alt] Giuliano

Qua ci si può sentire come i romani che andavano ai bagni pubblici e dimenticavano il resto del mondo. Piscine, grotte con microclima, idromassaggi e l’impressione che il chiasso e la fretta non siano mai esistiti. Inoltre il ristorante è di livello mondiale: potete immaginare gelato ai porcini, la faraona e il semifreddo di castagne. Ci potrei proprio vivere!

E nella città di Pisa?

Naturalmente già solo passeggiare per la città stessa è un piacere, soprattutto se andando a vedere la famosa torre facciamo un salto al Museo Nazionale di San Matteo oppure alla mostra Angeli dello scultore polacco Igor Mitoraj. Vale la pena di camminare attentamente attorno alla famosa Cattedrale in Piazza dei Miracoli, su una delle pareti si possono trovare dei buchi disposti verticalmente. Secondo la leggenda è una traccia degli artigli del diavolo. Dicono che non si possano contare, perchè ogni volta il risultato varia. Non ho avuto coraggio nemmeno di provare!

 

Cosa mangiare?

Assicuratevi di provare la Cecina, viene fatta con farina di ceci, spesso servita in un panino con diversi condimenti oppure come antipasto. Conviene assaggiarla a il Montino. Sicuramente vi toccherà fare la fila, però ne vale la pena. Inoltre, prima di tornare a casa nella valigia va messo un pacco di pasta Martelli ed una bottiglia di vino toscano buonissimo, non vi preoccupate, ce ne sono mille (io ho scelto quello di Cortona). E per una cena squisita (che in Toscana ci si deve concedere!) vi aspetta un simpaticissimo e incredibilmente talentuoso chef Luca Micheletti alla Locanda Sant’Agata.

 

Dove pernottare?

Se cercate uno luogo conveniente posso raccomandare Hotel La Pace che si trova a poca distanza dalla stazione centrale e a pochi passi dai più importanti musei e monumenti nella città. Se invece preferite la pace e una bella vista sulle colline dolci di mattina allora Airone Pisa Park Hotel vi piacerà sicuramente. In entrambi i casi incontrerete proprietari gentilissimi, colazioni deliziose e lo staff con conoscenza dell’inglese, il che in Italia può essere molto utile!

 

Da dove volare?

A Pisa si può arrivare direttamente con le linee economiche dagli aeroporti di Danzica, Cracovia e Varsavia-Modlin, purtroppo soltanto durante la stagione estiva (aprile – novembre). Io ho volato con Alitalia (cambiando volo a Roma).

 

Più foto e informazioni dettagliate su tutte le mete citate le trovate sul mio blog www.via-italiana.com

Buon viaggio!

Carnevale di Venezia 2015 il VIDEO dello spettacolo “il magico banchetto”

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Il video dello spettacolo di apertura del Carnevale di Venezia 2015 “La festa più golosa del mondo!”. Lo spettacolo “Il magico banchetto” della compagnia Nu Art ha dato il via stasera, sabato 31 gennaio 2015, alla kermesse veneziana, con oltre ventimila presenze tra turisti e veneziani.

 

Ortofrutta, opportunità nell’Est Europa

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Nuove opportunità di business a costo zero per le imprese emiliano romagnole del settore agroalimentare, modenesi ovviamente comprese, che prenderanno parte alla prossima edizione riminese di Macfrut 3.2, la grande fiera tematica dell’ortofrutta professionale. Opportunità che derivano dall’iniziativa della stessa rassegna Macfrut 3.2 e dalla banca Unicredit con i primi due road show nell’Est Europa: si parte infatti con due capitali, il 24 febbraio a Sofia in Bulgaria, il 5 marzo a Varsavia in Polonia, con 20 posti disponibili in ogni tappa internazionale e la partecipazione è gratuita per le imprese che prendono parte alla prossima edizione di Macfrut International. In questi incontri, che si terranno presso la sedi locali di UniCredit, le aziende presenti potranno incontrare importanti operatori del settore selezionati dalla banca tra la propria clientela. In questi meeting i partecipanti potranno conoscersi e presentare i propri prodotti, dandosi poi appuntamento a Rimini per approfondire le potenzialità commerciali emerse. Proprio per supportare la sempre maggiore internazionalizzazione di MacFrut, UniCredit sostiene l’edizione settembrina 2015 della manifestazione che rappresenta un punto di incontro e di confronto internazionale per i professionisti dell’ortofrutta.

I road show a Sofia e Varsavia sono i primi di una serie di appuntamenti in programma nei Paesi dell’Est Europa. Il percorso di internazionalizzazione prosegue, congiuntamente, anche verso i Paesi dell’Africa Sub Sahariana con i quali sono stati stretti importanti rapporti grazie alla collaborazione con il Ministero degli affari esteri, e con i Paesi del Sud America (Brasile in primo luogo). Il tutto con l’obiettivo di ospitare a Macfrut 400 nuovi buyer da tutto il mondo.

Polonia: Erg acquisito progetto eolico da 14 MW

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Erg Renew ha raggiunto un accordo per l’acquisizione dal gruppo PAI (Polish Alternative Investments) del 100% del capitale di Hydro Inwestycje, società di diritto polacco titolare delle autorizzazioni necessarie per la realizzazione di un parco eolico in Polonia, nelle municipalita’ di Szydlowo e Stupsk. Il parco ha una capacità prevista di 14MW e una produzione di energia elettrica, a regime, stimata di oltre 36GWh all’anno. L’investimento totale e’ stimato in circa 23 milioni di euro. Il closing è previsto entro febbraio 2015.

Fonte (www.esteri.it)

Ambasciata Polonia: Rispettate procedure di sicurezza ad Auschwitz

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Profondo rammarico per l’incidente che ha coinvolto l’equipe di Matrix, Davide Parenzo e Riccardo Pacifici, ma le procedure di sicurezza vanno osservate per tutti: è questo, in sintesi, il messaggio dell’Ambasciata di Polonia a Roma per chiarire quanto accaduto ieri ad Auschwitz. Il gruppo di italiani, rimasto chiuso dentro, ha tentato di uscire da una finestra facendo scattare l’allarme. La polizia criminale polacca li ha fermati e trattenuti per alcune ore, fino a quando non è intervenuta la Farnesina. Nel frattempo, il presidente della Comunità ebraica romana Pacifici ha tenuto informati i suoi follower su Twitter: “Siamo stati sequestrati da un’ora dalla polizia polacca dentro Auschwitz dopo trasmissione di Matrix. Una vergogna”. E ancora: “Il Campo era abbandonato e senza sicurezza. Il reato mio e di David Parenzo è stato quello di provare ad uscire da una finestra”.

Pacifici è tornato sulla vicenda anche oggi: “Noi eravamo lì – ha raccontato in una nota – a commemorare una giornata molto intensa e, dopo aver fatto la diretta con ‘Matrix’, cercavamo di uscire in una situazione di abbandono. Siamo preoccupati perchè il vero problema non è la polizia che ci ha fermati, ma che lì chiunque può entrare, chiunque può colpire in un colabrodo di una struttura dove, nonostante i metal detector e una sicurezza presente durante il giorno, la sera non ci si deve sorprendere che sia successo quello che è successo. Si portarono via la scritta ‘Die arbeit macht frei’ e il fatto che noi siamo potuti uscire perché le finestre erano aperte significa che qualcuno potrebbe entrare e compiere determinate azioni”. “Ad un certo punto – ha continuato Pacifici -, conoscendo David Parenzo, che è stato vittima di recente di uno scherzo di ‘Scherzi a parte’, ero convinto di essere a mia volta vittima di uno scherzo. Per me che ho perso i miei nonni ad Auschwitz stare là era una condizione assurda, imbarazzante. Ad un certo punto ho chiesto ad uno dei poliziotti di lasciarmi libero oppure di arrestarmi perché io lì non ci volevo stare. In un luogo buio, dove c’era il filo spinato, il freddo, la memoria della morte”.

“La Shoah è studiata anche nei nipoti della seconda e terza generazione – ha concluso Pacifici – noi sognamo la notte i tedeschi nazisti anche se non li abbiamo mai visti”. Ad ogni modo, l’Ambasciata di Polonia ha precisato il tutto contestualizzando la vicenda: “Il 27 gennaio ad Auschwitz erano in corso le celebrazioni del 70° anniversario della liberazione del campo alle quali hanno partecipato oltre 50 delegazioni, tra cui numerose guidate da monarchi, capi di stato e di governo. Il carattere particolare di queste celebrazioni ha richiesto l’introduzione di misure di sicurezza drasticamente potenziate”. Di conseguenza, ha sottolineato l’Ambasciata polacca, “qualsiasi comportamento fuori dagli standard delle persone presenti doveva pertanto suscitare allerta nei servizi d’ordine preposti, il cui intervento era dettato esclusivamente dalla volontà di garantire l’ordine e la sicurezza in quel luogo particolare e in quel giorno”.

In questo senso, ha ricordato l’Ambasciata, “i servizi di sicurezza del campo hanno seguito le procedure previste che prevedono, in caso di disordini o distruzione dei beni anche se involontaria, la convocazione delle Forze di Polizia al fine di garantire il necessario chiarimento e un’adeguata documentazione dell’accaduto”. “Esprimiamo il nostro profondo rammarico per quanto occorso – ha concluso la nota -, ma la premura di assicurare un carattere dignitoso alla commemorazione delle vittime dell’Olocausto unitamente alla particolarità del contesto e della ricorrenza, obbligavano le forze dell’ordine a trattare in maniera non difforme rispetto alle procedure qualsiasi genere di violazione alla dignità di questo luogo e al senso di sicurezza. Riteniamo pertanto che i suddetti chiarimenti pongano fine all’incidente”.  AGV News

Dal Papa cinquemila euro a una scuola per disabili senza ascensore

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POLONIA – Papa Francesco ha donato 20 mila zloty (5 mila euro) ad una scuola polacca di bambini disabili senza ascensore. Lo rendono noto i media locali precisando che si tratta di un’istituto di Poznan, nell’ovest del Paese, frequentato da diverse decine di bambini che per poter seguire le lezioni sui diversi piani dell’edifico scolastico sono accompagnati dai volontari che ogni giorno – a braccio – portano in carrozzelle lungo una stretta scala.

Secondo l’agenzia cattolica Kai, il dono è arrivato alla scuola grazie all’intervento dell’elemosiniere del Papa, monsignor Konrad Krajewski: I rimanenti soldi (30 mila zloty) necessari per la costruzione dell’ascensore sono stati assicurati dalla curia arcivescovile di Poznan.

Polonia, la rivoluzione-shale si risolve in un nulla di fatto

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Nei propositi del mondo politico polacco, lo shale gas doveva rappresentare una vera e propria rivoluzione, in grado di garantire in tempi rapidi la tanto agognata indipendenza energetica. Ma, nonostante la presenza di ingenti riserve di gas da scisto, gli ultimi anni sono stati un susseguirsi di difficoltà, proteste e ripensamenti. E il tanto decantato boom dello shale rischia di risolversi in una bolla di sapone.
È quanto emerge da una lunga analisi pubblicata ieri dal quotidiano britannico Guardian, che fa un bilancio complessivo delle vicende. Stando a uno studio pubblicato a marzo 2012, che sarà presto aggiornato, le riserve del Paese sono comprese tra i 346 miliardi e i 768 miliardi di metri cubi: si tratta quindi del terzo Paese più ricco di tali risorse nel Continente. Già nel 2011 l’allora presidente Donald Tusk aveva promesso di avviare le estrazioni commerciali entro il 2014, ponendosi l’ambizioso obiettivo di svincolarsi dalla Russia per l’approvvigionamento energetico.
Ma le cose sono andate diversamente: i primi test non hanno restituito i risultati sperati, una serie di problemi burocratici hanno rallentato le operazioni, sette delle 11 multinazionali che avevano investito in Polonia si sono già tirate indietro e gli operatori si sono trovati a fare i conti con le proteste della popolazione. Il caso più eclatante è stato quello di Chevron, che a luglio ha abbandonato i propri piani di estrazione a Zurawlow, dopo un’accanita battaglia di quattrocento giorni con la comunità locale. In sostanza, lo shale si sarebbe rivelato un “disastro”, stando alle parole che – secondo alcune indiscrezioni non confermate – avrebbero pronunciato, in privato, alcuni esponenti delle autorità.
Autore: Valentina Neri
Foto: Karol Karolus
Fonte: Wikimedia Commons