Il ritorno a Milano, dopo le vacanze, è sempre un bel colpo: in vacanza ci si ferma, a Milano si corre!
Ho scelto di venire a vivere a Milano, dalla mia Venezia, proprio per l’energia che si respira nell’aria, sempre ed ovunque.
Quest’anno, per diversi motivi, sono tornata a Milano l’11 agosto e devo dire che, anche ad agosto, Milano non è niente male: quasi tutto aperto e zero code. Settembre è il mese in cui fi niscono di tornare un po’ tutti dalle vacanze, iniziano le scuole e tutto riparte.
Ma ora parliamo dei prossimi mesi ricchi di eventi ed iniziamo dal teatro, una delle mie più grandi passioni.
Se pensate di venire a Milano tra ottobre e novembre vi consiglio di non perdervi, al “TAM Teatro Arciboldi”, “Rocky horror show”, dall’11 al 23 ottobre, e “Parsons Dance”, dal 24 al 27 novembre. Per informazioni ed acquisto biglietti trovate tutto nel sito www.teatroarciboldi.it
Se invece avete la passione dell’antiquariato vi consiglio un giro in Via Pisacane, dove, tra le varie gallerie, al civico 40 c’è la “Galleria Brun Fine Art”, uno dei miei posticini preferiti, dove potrete trovare dal piccolo capolavoro di una veduta di Venezia ad una grande opera moderna di Lucio Fontana.
Guardando tanta bellezza vi è venuta voglia di un pit stop e volete rimanere in zona? Fate un salto lì vicino alla pasticceria da Sissi per un dolcetto o per una mini brioche salata, oppure andate al Pandenus, per un pranzetto veloce o per un aperitivo.
E se Via Pisacane non vi è bastata per soddisfare la vostra sete d’arte, andate a farvi una bella passeggiata in Via Borgospesso, Via della Spiga e Via del Gesù, storiche Vie di Milano, dove potrete trovare “Carlo Orsi”, “Tullio Silva”, “Altomani”, “Padovani”, un’altra galeria “Brun fine art” e tanti altri splendidi negozi di antiquariato e non solo, come “Il Trovatore”, del mio simpaticissimo amico Emanuele Belotti, in Via Ansperto 7.

Appassionati di design!? Via Maroncelli è il posto giusto per voi, perché assieme alle vicine Via Carlo Farini, Via Pasubio, Via Tito Speri e Via Quadrio, fa parte di un’area definita un po’ come la nuova Chelsea Milanese Sarà facile perdersi tra palazzi ottocenteschi, piccole botteghe artigianali, le gallerie contemporanee e atelier di gioielli e di moda.
Vi siete sfamati di arte e vi è venuta fame di cibo?! Siete nella zona giusta, perché sempre in Via Maroncelli c’è lo storico “Bistrot della Pesa” e a due passi da lì il famoso Corso Como, dove potete mangiare una delle più buone pizze al taglio di Milano alla “Pizzeria di Porta Garibaldi”, in una delle strade pedonali più frequentate di Milano, dove ci sono anche diversi negozi carini dove fare shopping, tra cui il famoso negozio multibrand “Corso como 10”, che al suo interno ha anche un bellissimo bar-ristorante.
Dalla storica Corso Como alla moderna Piazza Gae Aulenti i passi sono davvero pochi, e lì lo sguardo non potrà che andare verso l’alto, per ammirare gli “ultimi” grattacieli della city e il famoso “Bosco verticale”, per poi riabbassarli in direzione dei numerosi negozi che troverete anche lì, intorno alla Piazza.
Lo shopping a Milano è sicuramente un must, e se siete appassionati di shopping le zone sono davvero tante: di sicuro una capatina nella “lussuosa” Via Montenapoleone e nei suoi dintorni non può mancare.
Una volta arrivati in zona, nel vero centro di Milano, fate due passi nel pedonale Corso Vittorio Emanuele, che da Piazza San Babila porta in Piazza Duomo ed entrate a fare un giro alla Rinascente, arrivando fino in alto, nella sua terrazza con vista sulle
guglie del Duomo.
A proposito di Guglie del Duomo, vi consiglio di salire a vederle da vicino e di farlo a piedi, e non con l’ascensore (sono “solo” 251 gradini).
Siete riscesi in Piazza e vi scappa il primo sbadiglio di stanchezza? Che fortuna! Proprio a pochi passi da Piazza Duomo, in Piazza Cordusio, c’è un bellissimo “Starbucks” che è da pochi anni stato ricavato nel bellissimo ex palazzo delle poste (Diciamo che il caffè buono, quello vero, magari ve lo bevete un po’ più tardi).
Se avete delle scarpe comode, cosa che consiglio sempre agli amici “turisti” che vengono a trovarmi a Milano, dallo Starbucks, dopo un giretto da Uniqlo che è proprio lì di fronte, mi incamminerei verso Via Torino, anche lei piena di negozi di tutti i tipi, per arrivare fino alle storiche Colonne di San Lorenzo.
Vi fermate a bere un buon caffè in uno dei tanti bar che affacciano sulle colonne, e poi riprendete la vostra passeggiata proseguendo in Corso di Porta Ticinese, dove troverete diversi negozi vintage e un po’ diversi dai soliti, diciamo “un po’ più all’avanguardia”.
In fondo a Corso di Porta Ticinese c’è la Darsena di Milano, da cui partono i famosi Navigli, e anche lì, lungo i navigli, potete trovare un sacco di posticini carini per mangiare, per bere, e per fare ancora shopping, sempre se non avete esaurito il massimale della vostra carta.
Se per caso capitate a Milano l’ultima domenica del mese, sui navigli c’è il “Mercatone dell’antiquariato” dove potete trovare di tutto e di più, dal mobile antico, alla tovaglia di pizzo, passando per un vecchio telefono da muro.
Un posticino che mi sento di raccomandarvi lì in zona, per un aperitivo diverso dal solito, è il “Doping club” in Piazza XXIV maggio 8, proprio sulla Darsena. Gli arredamenti sono molto particolari e i drink ottimi. Non vi dico niente di più così andate a vederlo dal vivo.
Restando in tema di aperitivi e cene, un posto che amo, e che consiglio sempre per cena, è il Moebius. Vi dico solo che all’interno c’è un ulivo secolare, che le luci sono basse, il cibo ottimo e che può capitare anche che la sera ci sia qualche interessante gruppetto che suona live jazz e non solo: molto bello!
Se invece vi piace il genere trattoria allora non potete perdervi una cena tipica romana da “Un sacco bello”, in Via Muratori: da Davidino “se magna bene” e si canta. L’importante è prenotare molto prima perché è sempre molto pieno.
Un pochino più lontano dal centro, in Via Corelli 31, sempre nella categoria “trattorie”, c’è la mitica “Sidreria” della signora Cinzia. Il menù è fisso e cambia ogni mese. Compreso nel prezzo, visto il nome del ristorante, c’è ovviamente una selezione di sidri che i clienti possono prendere direttamente da una grande botte, in quantità illimitata. E se un piatto del menù vi dovesse piacere molto? Potete ordinare il bis e il tris, senza pagare alcun extra. Ovviamente la signora Cinzia usa solo ingredienti super freschi e super selezionati, e il tutto è preparato da lei.
Di posticini per aperitivi, cene e dopocena a Milano ce ne sono davvero tanti, ma come al solito sto per finire lo spazio, quindi vi butto lì un ultimo nome al volo: Yokohama!
A pochi passi dal Duomo, in Via Pantano 8, potete trovare Rosy Chin (su instagram thequeenofsushiyokohama). Eh sì, perché Yokohama non è un semplice ristorante giapponese: Yokohama è Rosy Chin, Rosy e la sua fantasia, la sua genialità, la sua simpatia travolgente, la sua energia.
Se a fine giornata avete ancora un po’ di forza per ballare contattate sui social il pr Giulio Calvi, prenotate un tavolo, tornate in hotel, lasciate lì i sacchetti dello shopping, vi fate una doccia veloce, vi vestite bellini e andate a ballare al “L’Armani Privè” in Via Manzoni, a due passi da Via Montenapoleone (è aperto il mercoledì, il venerdì e sabato dalle 23.30 alle 4)
Direi che anche per questa volta qualche suggerimento ve l’ho dato, quindi passo e chiudo. Ci si “rivede” alla prossima puntata!















scenario del West viene ricreato da Magnus nei minimi dettagli: i paesaggi e la natura (come affermava lo stesso artista, ogni foglia e ogni goccia di pioggia da lui disegnate sono frutto di un attento studio), così come gli edifi ci, le armi, i cavalli e gli stessi personaggi sono raffi gurati con una precisione e un realismo senza pari, spesso sulla base di fotografi e e disegni dell’epoca. Il tratto di Raviola rimane sempre arrotondato, pulito e ricchissimo di dettagli, con un sapiente contrasto tra bianco e nero. Benché non manchino piccoli spunti umoristici, vicini all’estetica di “Alan Ford” e di altre opere di Magnus, i toni della storia sono seri e particolarmente oscuri, talvolta sconfi nando quasi nell’horror.



collana che aveva deciso di pubblicare il testo, Elio Vittorini, nella quarta di copertina fi niva praticamente per stroncare il libro fenogliano, riconducendolo ad una attardata ripresa del verismo ottocentesco. Fu questo uno smacco e una ferita molto dolorosa per Fenoglio, che poi portò dentro di sé per tutta la vita. La malora, però, diversamente da quanto pensava Vittorini, era un libro di grande modernità, pienamente novecentesco, in cui ritroviamo tutti gli elementi del secondo polo della scrittura di Fenoglio, cioè il mondo contadino e le Langhe, con i suoi personaggi bruschi e solitari, segnati da una realtà crudele, cruenta, da un destino spietato. Anche l’ultimo libro stampato in vita da Fenoglio non è stato esente da una nuova, decisiva incomprensione. L’opera, intitolata Primavera di bellezza, del 1959, racconta la storia di un giovane soldato italiano, anglofilo, soprannominato da tutti Johnny, chiamato a fare i conti con la disfatta dell’esercito italiano dell’8 settembre 1943, dopo l’armistizio con gli anglo-americani. Il romanzo ci porta dentro una pesante e generale atmosfera di pre-catastrofe, di tracollo militare e morale di un’intera nazione, dove la gran parte dei generali, ancor prima che dei soldati, abbandona le caserme cercando una via di fuga verso casa. Johnny, per converso, decide di prendere parte alle iniziali forme di Resistenza che si organizzarono nel Nord per trovare la morte in uno dei primi scontri a fuoco con i fascisti. In realtà il progetto di Fenoglio era quello di scrivere un grande
romanzo epico, in cui accompagnare il suo protagonista nel fi tto della storia italiana dal 1939 al 1945. Davanti alle perplessità del suo nuovo editore verso questo imponente e strabordante progetto, che Fenoglio intendeva pubblicare in due volumi, l’autore decide di troncare di netto la seconda parte, interamente dedicata alla lotta partigiana, per consegnare alle stampe un volume più breve che ponesse termine alla vita del suo protagonista durante la primissima fase della guerra di liberazione, nel dicembre del 1943. La parte che Fenoglio decide di sacrifi care è in realtà un enorme progetto di epos novecentesco, rimasto incompiuto, trovato fra le sue carte e dato alle stampe nel 1968, a cura di Lorenzo Mondo, con il titolo redazionale Il partigiano Johnny. Questo testo, nonostante non rappresenti ovviamente la versione finale voluta dall’autore, e nonostante permanga un work in progress, complicato ulteriormente da diverse stesure (su cui la critica fenogliana sino ad oggi discute), rappresenta uno dei più importanti romanzi europei sulla Seconda Guerra Mondiale. La lingua è ricchissima, vertiginosa, incandescente come la lava, sospesa fra inglese e italiano, costantemente tesa verso una sorta di fl uviale e inarrestabile moderno poema epico. Al suo interno troviamo la descrizione, come dal vivo, quasi in presa diretta, delle sorti di un soldato, reduce dall’8 settembre, che decide di entrare nel “regno arcangelico dei partigiani” per scivolare nel fango delle battaglie, affrontare il gelo e la neve di un inverno infinito. Johnny incarna quella che un altro grande testimone anti-retorico della Resistenza quale Luigi Meneghello definiva come la “piega eroica del pensiero”, propria dello scrittore di Alba. Il protagonista del romanzo di Fenoglio sente che fare il proprio dovere difficilmente gli permetterà di uscire vivo dalla guerra, ed è costantemente accompagnato da un presentimento di morte imminente: di qui una tensione al sublime, drammatica, perturbante ed esplosiva delle frasi, un’aggettivazione spasmodica, tale da creare e plasmare una nuova lingua che non ha precedenti nella tradizione letteraria italiana. Libro monumentale e di intramontabile attualità, carico di angosce, speranze e dilemmi, Il partigiano Johnny ci restituisce, come ha sottolineato Gabriele Pedullà, uno dei suoi massimi interpreti contemporanei, “i principi ideali e le paure e le ragioni e i sogni di un’intera generazione come nessun libro è riuscito a fare”. In questa opera le Langhe si animano, il vento, il cielo, le acque e la terra urlano la loro presenza e la loro potenza arcaica, minacciosa e simbolica. In una realtà prossima ad un caos originario Johnny ci appare, di volta in volta, come scolpito dal genio omerico, o provenire direttamente dalle pagine della Bibbia o dell’Eneide, così come dalla scena del teatro elisabettiano.
della morte dell’autore, all’interno della raccolta Un giorno di fuoco. Il protagonista di questa opera è un giovane appassionato di letteratura (in primo luogo inglese), di nome Milton (come l’autore del poema epico del XVII secolo Il paradiso perduto), il quale nel bel mezzo della guerra partigiana perde ogni contatto con la realtà che lo circonda, impazzendo come un novello Orlando di fronte al terrore che la ragazza che aveva corteggiato prima della guerra, Silvia, lo abbia tradito con il suo migliore amico, Giorgio, compagno di lotta partigiana, attraverso le Langhe, abbandona il suo dovere di partigiano, per cercare di liberare Giorgio al fine di scoprire la verità, una verità più importante (e più devastante per Milton) della guerra stessa, una verità “privata”, sentimentale e assoluta, talmente sconvolgente da accecarlo e da spingerlo, inesorabilmente, verso la follia e incontro alla morte.


















































































































































































































































































































































































































































































L’Etna, il più grande vulcano attivo d’Europa è considerato un vulcano buono per via della natura delle sue eruzioni che, sebbene improvvise, hanno un fronte lento e contenuto in modo naturale dalle enormi vallate che raccolgono i materiali emessi.




