È difficile concentrarmi e scrivere: le mani tremano e si stringono a pugno quando vedo dei banditi che distruggono le case dei nostri vicini. Il colore rosso non è più associato a Maranello, ma al sangue degli eroi che ricopre la terra ucraina.
Cari ucraini, resistete! Ricordate che la stragrande maggioranza dei dittatori finisce miseramente in disgrazia. Io credo fermamente che sarà così anche per il vostro carnefice. Gloria all’Ucraina!
La scelta del modello non è quindi casuale, poiché ci riporta ai tempi in cui l’Italia era governata da una dittatura. Il dittatore ai tempi dell’antica Roma era il leader a cui veniva conferito il potere assoluto, soprattutto in tempi di crisi o di guerra. La prima volta successe nel 501 a.C. Doveva averlo visto la dea romana della guerra, Bellona, una donna dal volto crudele, sempre in piedi in marcia sul carro nero di Marte. Bellona aveva un tempio a lei dedicato nei campi marziali romani, dove i senatori dell’impero ricevevano delegazioni da paesi non molto favorevoli a Roma, e dove furono dichiarate guerre e vennero accolti i generali.
La Lancia Astura nasce in un’epoca in cui gli italiani subivano i
discorsi pomposi di Mussolini e si lasciavano convincere di poter tornare ad essere un impero, come quello dell’antichità. La monumentale Astura, che fluttuava per le strade di Roma come un transatlantico, era un simbolo ideale della grandezza evocata dai fascisti e divenne quindi la limousine ufficiale del governo. Anzi, divenne un carro su cui i dignitari italiani camminavano verso le guerre, prima in Africa e poi in Europa, per portare alla fine il loro Paese al collasso.
Prima che ciò accadesse, però, il Duce regalò una di queste ammiraglie a Hitler nel 1938, il quale non l’aveva mai veramente utilizzata, preferendo una Mercedes Benz 770. A dire il
vero, lo stesso Mussolini preferiva le Alfa Romeo, ne possedeva decine. Col passar del tempo, ogni nuovo modello dell’azienda milanese, guidato dal collaudatore Alfa Romeo Sig. Guidotti, era prima consegnato al Duce, perché potesse esprimerne la sua opinione. A quanto pare Mussolini incontrò l’amore della sua vita proprio alla guida di una 1750 decappottabile, ripetendo più volte il sorpasso dell’Astura, in cui Claretta Petacci si recava con la famiglia ad Ostia. Il 25 aprile 1945 intrapresero insieme l’ultimo viaggio della loro vita, fuggendo da Milano sull’Alfa 6C 2500 Berlinetta Touring del 1939, verso la Svizzera. Tre giorni dopo erano morti e la loro auto, dopo più di 20 anni di attesa in un capannone di campagna, fu acquistata da un ufficiale americano per soli $ 300 per poi essere spedita negli Stati Uniti.
Come accennavo, l’Astura era un’auto monumentale, aulica e, allo stesso tempo, quasi teatrale. Sebbene la sua carrozzeria possa essere maggiormente associata all’Art Déco italiana, ovvero allo stile Liberty, si abbinava ai sempre più numerosi edifici del modernismo fascista.
In Polonia torna ogni tanto l’idea di demolire il Palazzo della Cultura e della Scienza a Varsavia, che è percepito come un simbolo del comunismo, mentre gli italiani guardano al problema dell’architettura lasciata dai fascisti in modo completamente diverso. Trattano
quegli edifi ci come parte della loro storia, che non può essere invertita, ma non vogliono tacere né cancellare nulla: ecco com’era [da noi invece di recente, e purtroppo, sempre più spesso, si usa quel “cancelletto per la storia”]. Ecco perché il quartiere romano dell’EUR il quale fu creato nello spirito del fascismo imperiale per l’EXPO del 1942, non solo non fu poi demolito, ma la sua costruzione è andata completandosi quasi fino al 1960, e quindi in un’Italia nuova e rinata. Certo, sono stati rimossi tutti i possibili simboli fascisti: appunto – possibili – perché cosa si poteva fare con l’edifi cio più importante, il Palazzo della Cultura Italiana, noto anche come il Colosseo quadrato, dove il numero di archi di facciata in verticale e in orizzontale fa venire in mente soltanto… Benito Mussolini!
Nel 1931, durante il salone di Parigi, la Lancia presenta due nuovi modelli che segnano la fi ne dell’epoca “greca” e l’inizio dell’epoca “romana”: l’Artena e l’Astura. Negli anni che precedevano la seconda guerra mondiale, la Lancia torinese mantiene uno stretto rapporto con il governo fascista, il quale sosteneva fortemente la modernizzazione dell’industria. Lo dimostrano chiaramente anche i nomi dei nuovi modelli che si discostano dalla tradizione di utilizzare l’alfabeto greco a favore di nomi di località legate al mito fondativo del potere di Roma antica. Abbiamo quindi: Artena, Aprilia, Ardea, Augusta, Ro e Astura, un piccolo fiume del Lazio meridionale e una torre difensiva vicino alla quale la Repubblica Romana nel 338 a.C. sconfi sse le truppe dell’Unione Latina, conquistando così il potere lungo l’intera costa del Mar Tirreno.
Le Astura furono prodotte in quattro serie tra il 1931 e il 1939, per un totale di quasi 3.000 automobili, il che per un’auto di lusso, e quindi piuttosto costosa, [il prezzo del solo telaio
della 3a serie era di oltre 38.000 lire] era una cifra abbastanza significativa. Tenendo conto degli ordini del governo era comunque facile da spiegare. Il numero di aziende che hanno sviluppato per loro le carrozzerie ha reso le singole auto molto diverse l’una dall’altra. C’erano delle decappottabili, spider, limousine, berline, coupé, non solo con carrozzerie italiane ma anche prodotte da aziende tedesche e inglesi. Le più belle le dobbiamo però ai virtuosi italiani, come l’Astura 233C Aerodinamica della manifattura milanese Castagna, o una piccola serie prodotta dalla Touring nello stile della Flying Star da loro inventata nel 1931, ovvero con strisce cromate che corrono lungo l’intera vettura e cadono dolcemente verso la parte posteriore, assomiglia davvero a una cometa di passaggio. Alcuni modelli erano destinati prettamente allo sport, vi ricordate la perla del Museo Nicolis, la Astura MM Sport, con la carrozzeria dell’azienda Colli [Gazzetta It. 87]? Soltanto Pininfarina lanciò oltre 50 diverse versioni dell’Astura, erano brevi serie e talvolta anche singole copie.
La più apprezzata fu la serie III [1933-37], di cui 1243 telai lasciarono la fabbrica Lancia pronti per l’installazione, con 2 versioni di interasse. Poiché l’auto non aveva troppa potenza, solo 82 CV, il produttore suggerì che le fabbriche delle carrozzerie dovessero utilizzare le soluzioni più leggere possibili. Nello stabilimento Farina, per ordine di Francesco Bocca, un concessionario Lancia di Biella, furono costruite 6 decappottabili basate su un telaio più corto, il cui nome ufficiale era Lancia Astura 233C Tipo Bocca. Proprio questa versione è rappresentata dal modello Minichamps. Poiché al momento è difficile ottenere i dati sulle dimensioni delle singole versioni di Astura, devo fidarmi dell’azienda stessa. Anche se ha un bell’aspetto, sfortunatamente ha anche dei difetti, per esempio non vi si apre nulla. Ognuna delle quattro versioni a colori è limitata, in modo abbastanza strano: 999 bianche, 150 blu e nere ciascuna, ma solo 50 sono state rilasciate in colore bordò. Come si può vedere dalle foto, io sono proprietario della versione più rara, ma il mio entusiasmo si raffredda al pensiero che Minichamps pensava che nessuno l’avrebbe comprata.
Spero sinceramente che entro il giorno in cui il presente numero della Gazzetta va in stampa, il dio romano Leto avrà il tempo di guardare negli occhi i barbari e gli ucraini saranno già in procinto di ricostruire la loro patria: libera e indipendente.
Lancia Astura III 233C
Anni di produzione: 1933-1937
Esemplari prodotti: 1243 [335 della versione C]
Motore: V-8 17°
Cilindrata: 2973 cm3
Potenza/RPM: 82 CV / 4000
Velocità massima: 130 km/h
Accelerazione: n.d.
Numero di cambi: 4
Distanza interasse: 3100 mm
Il peso a vuoto e le dimensioni dipendono
dalla versione del telaio.
















Una serata d’eccezione è stata quella del 6 agosto, dove due città apparentemente così lontane ma in fondo così vicine si incontrano per celebrare la loro storia attraverso la moda. l’evento è stato organizzata dal Comune di Tursi, guidato dal sindaco Salvatore Cosma con il supporto di Presidenza del Consiglio Regionale della Basilicata, Confartigianato Imprese Matera, Provincia di Matera, Gal Start 2020, Matera 2019 e APT Basilicata.
La Splendida Basilica Santuario Santa Maria di Anglona è il magico scenario dove si è svolto l’evento condotto con maestria dai giornalisti Annamaria Sodano e Giuseppe Di Tommaso. Numerosi i personaggi Italiani e Polacchi a formare la ricca platea tra loro oltre alla prestigiosa presenza di Sua Eccellenza Carmine Orofino, Vescovo della Diocesi di Tursi Lagonegro, il Presidente della Regione Basilicata
Copponi, I Sindaci di: Matera Domenico Bennardi, di Senise Giuseppe Castronuovo e di Craco Vincenzo Lacopeta, il presidente Confartigianato Rosa Gentile, il Prof. Michelangelo Tagliaferri, il Principe David Vallarelli Braccio D’Oria esperto di Bon Ton e Galateo. Dalla parte polacca, l’Ambasciatore della Polonia in Italia sua Eccellenza Anna Maria Anders, il Presidente di Bielsko-Biala, Jaroslaw Klimaszewski insieme al Vice Presidente Adam Rusniak e delegati dell’Assessorato Cultura e Promozione della città di Bielsko-Biala.
In apertura le parole di sua Eccellenza Carmine Orofino, “La Bellezza Salverà il Mondo” seguite da una lettura, in lingua Italiana, molto emozionante e commovente di Natasha Pavluchenko che racconta l’ispirazione della collezione Maria Di Anglona e come la storia influenza la moda. “Per molto tempo, guardando il mondo stavo cercando qualcosa che mi avrebbe aiutato a fare il passo successivo per le mie creazioni. Questo passo l’ho trovato qui a Tursi dove, guardando negli occhi dell’effige della Madonna, ho avuto l’ispirazione per creare una collezione che sarà la traduzione più profonda dell’intimo interiore e per la propria condizione umana.”
Natasha Pavluchenko, ideatrice artistica dell’evento ha presentato con sfilata le due collezioni che vogliono essere un omaggio alle due città che hanno un posto speciale nel suo cuore. La prima in ordine di apparizione, dal titolo “Maria di Anglona” e rappresenta un tributo alla città di Tursi e alla Santa Maria di Anglona, testimonianza di come la storia influenza e sprona la moda. Durante il suo viaggio in Basilicata, Natasha Pavluchenko è rimasta colpita dalla bellezza della Vergine di Anglona, dal borgo storico di Tursi con la sua splendida collegiata di Santa Maria Maggiore in Rabatana. Ed è proprio la “Pala dell’Altare Maggiore” risalente al 1700 e posta oggi di fianco alla Vergine che ha inspirato le 10 creazioni della collezione che sarà possibile ammirare.
La seconda collezione apparsa su catawalk, intitolata “Everlasting” è un omaggio alla città, Bielsko-Biała, dove la designer vive e dà svago al suo estro e il cui nome evoca il colore bianco. L’etimologia del nome deriva probabilmente dal fiume Biała che significa “bianca” per il colore dell’acqua – bianca, chiara e limpida; altri studiosi associano il nome della città anche allo sbiancamento del lino. Entrambe le collezioni sono state presentate ad Altaroma, in due edizioni diverse nel contesto dell’evento International Couture organizzato da Maria Christina Rigano e durante la prima edizione dell’UrBBan Fusion. Art & Fashion Festival, che ha avuto luogo a Bielsko-Biala lo scorso dicembre. Lo staff della Scuola Europea Accademia di Policoro di Mirella D’Alessandro, ha curato il trucco e il parrucco delle modelle che hanno presentato i prestigiosi abiti di Natasha Pavluchenko.

senza tempo dell’artista che unisce moda, arte e storia. Le origini di Tursi risalgono al V secolo e sono legate all’invasione visigota, guidata dal leggendario condottiero Alaricus. La zona è famosa per la produzione di agrumi, tra cui una particolare varietà di arance che qui furono portate dai Saraceni nell’anno 1000. “E’ un sogno che diventa realtà” – ha detto la stilista, quando si è scoperto che entrambe le sue collezioni d’arte saranno presentate in Italia, in un luogo così unico. Gli ornamenti d’altare situati nella Basilica dell’XI secolo sono stati l’ispirazione per la creazione del primo progetto nel 2020 sotto il nome di Maria D’Anglona. Un anno dopo, viene creata un’altra collezione che unisce moda e arte, intitolata Biała / Everlasting, ispirata alle decorazioni della chiesa medievale di S. Stanisław a BielskoBiała. Questa è l’unica collezione di Natasha Pavluchenko finora, rigorosamente in bianco. Entrambi i progetti, le cui prime esibizioni hanno avuto luogo durante ALTAROMA, sono stati realizzati presso l’Atelier del designer a Bielsko-Biała. Il principale organizzatore di questo evento è il Comune di Tursi, guidato dal sindaco Salvatore Cosma con un featuring speciale di International Fashion Network che unicamente per questo evento particolare vede l’interazione diretta del suo Presidente Manuel Perrotta come organizzatore e produttore. La Confartigianato Lucana, Gal Start 2020, Matera 2019 e APT Basilicata supportano l’evento.
NATASHA PAVLUCHENKO
collezione completamente nuova durante la pandemia, dedicata alla città in cui vive e lavora. “Biała / Everlasting è una collezione insolita per me, una sorpresa in termini di colori. È un simbolo di amore, purezza ed eternità. Il colore della collezione deriva dal nome della città in cui vivo e creo, e ha un’anima straordinaria e una storia incredibile.” – ha confessato Natasha Pavluchenko. La collezione è stata presentata in anteprima mondiale durante Altaroma 2021, nell’ambito della mostra International Couture di Roma.
evento a Bielsko-Biała, rivolto principalmente ai giovani – alunni, studenti e diplomati delle scuole d’arte. UrBBan Fusion. Art & Fashion Festival fa riferimento alla tradizione tessile della città e combina vari tipi di arte in un unico spazio. L’ideatrice principale, Natasha Pavluchenko, è diventata la direttrice artistica dell’evento.
Musica di Varsavia ci parla del ruolo della musica classica nel mondo di oggi e del suo effetto benefico su grandi e piccini. Dà insegnante, con una lunga esperienza, ci indica come incoraggiare i bambini a suonare strumenti e fare musica.


Un anno dopo in concorso principale si trova “Samson” di Andrzej Wajda, il film sull’Olocausto che però non entusiasma la critica di Venezia e passa senza nessun premio.
che vince il premio FIPRESCI. La sceneggiatura di questo film, scritta dal regista insieme a Jerzy Skolimowski e Jakub Goldberg, nel 2009 è stata premiata al festival “Lato filmów” come miglior sceneggiatura nella storia del cinema polacco. Polański sfrutta nel film una struttura narrativa chiusa, e i protagonisti isolati dal mondo diventano rappresentanti di valori sociali e culturali. Inoltre, basando il fi lm sui dialoghi, il regista non solo ha disegnato perfetti ritratti psicologici dei personaggi, ma ha anche esaminato attentamente i meccanismi del potere e della lotta per conquistarlo.



ancora un aspirante fumettista poco più che ventenne. In questo periodo nacquero storie come “Jorango” (parodia di “Rambo”) e “Il Cercatore” (che mescolava “Indiana Jones” con la fantasy alla Tolkien). Si tratta di opere ancora piuttosto acerbe sia nel disegno che nella sceneggiatura, da cui emerge però tutta la passione del giovane disegnatore per la settima arte. Nel 1989 Leo realizza la prima avventura di Rat-Man, un’evidente parodia di Batman ispirata al fi lm di Tim Burton, uscito in quello stesso anno. Tra il 1995 e il 1997, sulla serie autoprodotta “Rat-Man” escono altre rivisitazioni comiche come “Dal futuro!” (parodia di “Terminator”) o “The R-File” (divertente omaggio alla serie tv “X-Files”, popolarissima in quegli anni).
Signore dei Ratti”, ispirato alla trilogia tolkeniana di Peter Jackson, pubblicato nel 2004. La saga di “Star Rats” è poi proseguita con altri tre episodi (in cui Ortolani si diverte a parodiare la trilogia di prequel di George Lucas) nel 2005, 2014 e 2015. Un esperimento interessante è quello del fumetto in 3D “Avarat”, uscito in due parti nel 2010 e ovviamente basato su “Avatar” di James Cameron, mentre nel 2012 viene pubblicato “Allen”, parodia della saga di “Alien” creata da Ridley Scott e in particolare del film “Prometheus”, uscito
qualche mese prima. Tutte queste storie, pur essendo ambientate in universi narrativi differenti, hanno sempre per protagonisti Rat-Man e gli altri personaggi della serie principale, o perlomeno delle loro versioni alternative.