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“Impressioni italiane: Nervi”, i ricordi di viaggio di Henryk Sienkiewicz

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Nel racconto “Le chiare sponde” di Sienkiewicz leggiamo “Io credo che ogni uomo abbia due patrie; una è la sua personale, più vicina, e l’altra è l’Italia”. Così lo scrittore definisce chiaramente il suo atteggiamento verso l’Italia, dove ha viaggiato numerose volte iniziando dal 1879 fino al 1909.

Tra le varie destinazioni c’erano: Venezia, Milano, Firenze, Roma, senza dimenticare Como e le puntate oltreconfine a Lugano. I motivi dei viaggi in Italia erano diversi: curiosità, desiderio di vivere un’avventura, attrazione culturale, salute, scritturadi viaggio, amicizie oppure conquiste amorose. I soggiorni italiani erano legati anche alla ricerca del senso della vita e dell’equilibrio e lo aiutavano a scoprire la bellezza. Sotto il cielo mediterraneo Sienkiewicz scrisse i frammenti di “Quo vadis?” (1896), “Senza dogma” (1891) e “La famiglia Połaniecki” (1895) per citare solo le opere più importanti. Dei suoi viaggi raccontò sia nella corrispondenza privata sia nelle lettere pubblicate sulla stampa polacca. Tra i vari ricordi quello meno conosciuto è il testo “Z wrażeń włoskich. Nervi” (1893).

La primavera del 1893 Sienkiewicz la passò in Italia. Arrivò a Nervi il 27 febbraio e si fermò all’hotel Eden. Quel luogo – che allora era un piccolo paesino in Liguria mentre oggi invece è il quartiere est di Genova – incuriosì lo scrittore per il suo affaccio sul mare. E a Nervi l’autore avrebbe incontrato la sua futurasposa, la diciannovenne Maria Włodkowiczówna accompagnata dalla madre. In una delle lettere a Karol Podkański lo scrittore paragona la bellezza della natura al viso della giovanissima fidanzata: “Nervi non te la puoi immaginare. Caldo, chiaro, si passeggia senza cappotto, ovunque fioriscono gli alberi di mele, mandorle, pesche, ci sono inoltre innumerevoli arance, limoni e pinoli. Il mare è un piacere infinito. Non devo dirti come su questo sfondo si presenta la signorina Marynuszka”. Il clima italiano faceva bene non solo alla salute ma anche alle avventure amorose. In amore lo scrittore non ebbe successo. Inizialmente Sienkiewicz voleva sposarsi in Italia ma era impossibile portare tutti i documenti richiesti dalla chiesa perciò il matrimonio si svolse a Cracovia. Purtroppo durò soltanto sei settimane. Marynuszka, più giovane dello scrittore di 28 anni, scappò dal marito. Fu uno scandalo ampiamente commentato dalla borghesia polacca.

Gli appunti di viaggio sono sicuramente una delle più importanti forme di descrizione della quotidianità del Novecento. La scelta di Nervi per riposare non era casuale. Secondo Sienkiewicz era una destinazione poco popolare tra i turisti. All’epoca di solito si viaggiava in Italia per motivi di salute o per spendere soldi. I mezzi di trasporto più diffusi erano i treni o le carrozze. Se pensiamo a come ci muoviamo oggi possiamo immaginare quanto più complesso era viaggiare allora.

La vita quotidiana degli abitanti che affollavano le strettevie della città non interessava tanto a Sienkiewicz. Lo scrittore invece osservava Nervi e dintorni in modo bidimensionale. Si soffermava sui dettagli, spesso nascosti, che davano atmosfera alla città. Guardava anche ad angolo largo, cogliendo tutto il paesaggio fino all’orizzonte come un direttore della fotografia professionale. La prospettiva da vicino sorprende con la ricchezza dei dettagli ma è anche stancante. La seconda invece offre una libertà sconfinata. Sienkiewicz descrive il vagare dello sguardo sulla linea lontana dell’orizzonte che pian piano sparisce nel paesaggio, e ogni tanto viene interrotta da piante, edifici, uccelli o dalle barche che vanno alla deriva. Nella descrizione colpisce la varietà dei colori. Colori che attirano l’attenzione dell’osservatore, che cambiano a seconda del momento del giorno e che permettono di definire alcune forme ma nello stesso tempo i colori costringono anche alla riflessione su tutta la descrizione del panorama, proprio a causa dello passar del tempo. Soprattutto i tramonti offrivano uno spettacolo straordinario mescolando le sfumature di oro, rosa, verde e rosso che in continuazione cambiavano grazie al rispecchiarsi del sole nell’acqua fino a diventare rosso porpora che alla fine cedeva il posto al color lilla delicato sullo sfondo sempre più scuro del cielo. La descrizione dello scrittore è priva di richiami alla storia o alla contemporaneità, si concentra piuttosto sulla pura contemplazione della natura. A volte lo scrittore dedica un po’ di spazio a descrivere i palazzi d’epoca, però l’attenzione presto torna alle bellezze del paesaggio. Il potenziale della natura sta non solo nella diversità della specie ma anche nella competizione per lo spazio con l’attività umana. Nonostante la ricchezza della natura, il cuore di Nervi, secondo Sienkiewicz, era il mare. L’impressione della sua grandezza ha fatto sentire lo scrittore separato dal mondo e messo a confronto con uno spazio enorme. I temi marittimi citati da Sienkiewicz ci permettono di vedere una delle componenti più importanti del paesaggio locale: il movimento. Da un lato il mare è apparentemente costante e allo stesso tempo sempre mutevole. Questa osservazione è diventata un pretesto per una riflessione più ampia sul confronto della superficie dell’acqua con l’anima umana, che è calma, ma variegata. Così, l’osservazione del mare è un pretesto per una ricerca sulla profondità spirituale.

Sienkiewicz si paragona nel testo ad una nuvola in continuo movimento che permette al lettore di vedere tante sfumature diverse del suo soggiorno a Nervi. Questo modo di descrivere il paesaggio fa pensare all’impressionismo, specialmente nei frammenti di testo riguardanti il cielo e l’acqua. Il colore del paesaggio cambia sempre, è affascinante ed unico. Questa caratteristica è strettamente legata all’inafferrabilità del tempo, all’osservazione della realtà nei diversi momenti della giornata e al confronto costante delle proprie impressioni visive con il presente.

traduzione it: Agata Pachucy

Estesa l’entrata a pagamento ad altri parchi

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

La bozza di legge prevede l’estensione dell’elenco dei parchi nazionali in cui l’entrata è a pagamento. Il governo vuole che i biglietti funzionino in 11 parchi: Babiogórski, Biebrzański, Bieszczadzki, Gorczański, Karkonoski, Magurski, Narwiański, Świętokrzyski, Tatrzański, Wigierski e Woliński. La giustificazione afferma che la possibilità di far pagare i biglietti d’ingresso su tutta l’area di altri quattro parchi (negli altri sette l’ordinamento ormai funziona) permetterà di effettuare ulteriori ristrutturazioni e modernizzazioni delle infrastrutture turistiche, compresi i sentieri turistici e i percorsi didattici. Si sottolinea inoltre che, sulla base dei dati dei parchi in cui già funzionano i biglietti d’ingresso, l’introduzione di questi cambiamenti non dovrebbe diminuire il traffico turistico.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C793690%2Crzad-planuje-rozszerzenie-oplat-za-wstep-do-parkow-narodowych.html

 

[Aggiornamento 14.01.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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Negli ultimi giorni si sono registrati ancora nuovi casi di COVID-19 in Polonia, il numero dei malati attivi è in lieve calo, ma sostanzialmente stabilizzato.

Il numero complessivo dei casi attivi è sceso a 226.083 (settimana scorsa 231.025), di cui in gravi condizioni 1.630 (settimana scorsa 1.590), ovvero circa lo 0,7% del totale. Gli ultimi dati al 14 gennaio 2021 mostrano un numero di nuovi casi nelle ultime 24 ore di 9.436, con 381 morti.

Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato ancora alto, ovvero 2.215 morti dal 7 gennaio (in salita rispetto ai dati della settimana precedente dove si erano registrati 1.687 morti).

Il Voivodato della Masovia (1.231), la Grande Polonia (1.058), la Cuiavia-Pomerania (993), la Pomerania (878), la Pomerania Occidentale (788), la Slesia (727) e la Varmia-Masuria (690) sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.

numeri dell’epidemia sono stabilizzati. Attualmente sono occupati 16.250 letti da pazienti COVID-19, mentre le terapie intensive occupate sono 1.630.

Tutto il territorio polacco è ancora zona rossa con obbligo di mascherine nei luoghi aperti al pubblico, anche all’aperto. Sono chiusi al pubblico bar, ristoranti, palestre, cinema e teatri, con alcune eccezioni e la presenza di diverse restrizioni sul numero di persone consentite nei negozi, nei centri commerciali e vincoli per l’esercizio dell’attività delle strutture alberghiere. Bar e ristoranti possono effettuare il solo servizio di asporto.

Da segnalare questa settimana la presentazione del nuovo contratto per il trasporto ferroviario, previsti nuovi investimenti nel settore. Continua la campagna vaccinale in Polonia che conta oltre 300.000 persone già vaccinate.

Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore fino al 31 gennaio l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei, con mezzi di trasporto organizzati.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Prognosi per le valute nel 2021

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Tassi di interesse bassi, vaccini contro il Covid-19, lockdown e riaperture: sono questi i maggiori fattori che secondo i rapporti delle banche influiranno sull’andamento delle diverse valute sul mercato globale. Il dollaro americano per esempio si sta indebolendo a causa del disavanzo sul conto delle partite correnti degli Usa e le segnalazioni dalla Riserva federale che suggerisce che i tassi di interesse rimarranno bassi tutto il 2021 e forse anche dopo. In Europa l’ambizione della Banca centrale europea è quella di sostenere l’economia del continente promuovendo competitività nell’ambito delle esportazioni il che richiede che l’euro non sia più forte delle valute dei maggiori partner commerciali. Nel 2020 questo obiettivo è stato conseguito solo parzialmente perché il cambio euro/dollaro è cresciuto dal 1,08 nel maggio 2020 al 1,23 nel gennaio 2021. Per quanto riguarda le valute dei mercati emergenti si aspetta un rafforzamento: a causarlo sarà la circolazione dei capitali nei paesi esportatori delle materie prime e i tassi di interesse bassi nei paesi sviluppati. Invece in Polonia a fare tendenza sono state le azioni intraprese nel dicembre 2020 dalla Banca Nazionale Polacca (NBP). Gli analisti si aspettano un lieve rafforzamento della valuta polacca. Il cambio EUR/PLN può ammontare a 4,26, USD/PLN a 3,54 e CHF/PLN a 3,96. NBP non vuole rafforzare la valuta polacca troppo per salvaguardare le esportazioni del Paese. Sostenere le esportazioni a detrimento del valore delle valute nazionali è uno stratagemma usato dalla maggior parte dei banche centrali. In linea generale sussiste una certa instabilità generale causata dalla crisi legata alla pandemia.

https://polskieradio24.pl/42/273/Artykul/2656625,Prognozy-walutowe-Co-czeka-zlotowke-w-2021-roku

Morawiecki: i social network non possono agire arbitrariamente limitando la libertà d’espressione

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Dopo la sospensione dell’account ufficiale e privato di Donald Trump si è iniziato a discutere sulle funzionalità dei social network attivi in Polonia. Il disegno di legge è stato presentato ieri dal ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro. Intanto su Facebook il primo ministro Mateusz Morawiecki ha ricordato la cinquantennale censura applicata dal regime comunista durante la Repubblica Popolare Polacca. “Per quasi cinquant’anni abbiamo vissuto in un stato in cui la censura era all’ordine del giorno e regolamentata, dove ci dicevano cosa dovevamo pensare, dire e sentire, e cosa, invece, no. Negli ultimi decenni internet è diventato un simbolo della libertà di espressione: uno strumento più democratico, un forum gigantesco in cui tutti possono esprimersi liberamente, impossibile da immaginare venti anni fa” ha scritto Morawiecki. “La non regolamentazione di internet porta benefici, ma negli ultimi tempi grandi società transnazionali hanno iniziato a strumentalizzarlo per aumentare i profitti e rafforzare il loro dominio globale. Questo anche combattendo contro quei politici che non la pensano come loro. La libertà di parola è il sale della democrazia, e per questo va difeso. La Polonia sarà sempre la paladina dei valori democratici, inclusa la libertà di parola. Gli amministratori e i CEO dei social network non possono agire al di sopra della legge. Faremo ogni cosa per definire le regole e il funzionamento nel nostro paese di Facebook, Twitter, Instagram e delle altre piattaforme social, seguendo le normative nazionali. Proporremo anche che simili normative si applichino nel resto dell’Unione Europea. I social media devono servire la società, e non gli interessi delle multinazionali”.

https://polskieradio24.pl/5/1222/Artykul/2656710,Premier-wlasciciele-portali-spolecznosciowych-nie-moga-dzialac-ponad-prawem

Anna Osmólska Mętrak, se vuoi imparare l’italiano studia il cinema

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“Perché ho studiato italiano? All’epoca si sceglieva quello che piaceva di più senza pensare tanto al lavoro futuro. Poi la passione è diventata la mia professione.”

Inizia così l’intervista con la docente di italianistica all’Università di Varsavia Anna Osmólska Mętrak titolare di un interessante corso di Storia del Cinema Italiano, e presidente del concorso dedicato allo scomparso Krzysztof Mętrak. Una competizione organizzata dal 1995 che ogni anno, durante il Festival Internazionale ”Nowe Horyzonty” a Breslavia, premia giovani critici del cinema (fino ai 32 anni).

Lo studio dell’italiano in Polonia negli anni Settanta era molto diffuso?

Non particolarmente. Al liceo avevo studiato francese, mi sembrava di conoscerlo già a sufficienza e all’università volevo imparare qualcosa di nuovo. Tra le proposte c’era la facoltà di italianistica, specializzazione di romanistica, con corsi che iniziavano un anno a Varsavia e uno a Cracovia. Ho scelto l’italiano così di slancio, senza una ragione precisa, dell’Italia conoscevo già un po’ di cinema e letteratura ma non c’ero mai stata. All’epoca avevo un’amica di padre italiano, fu lei ad insegnarmi le prime parole.

La prima volta in Italia?

Anna Osmolska Mętrak, Kasia Smutniak

Nel 1979 a Siena al termine del primo anno. Di quella prima esperienza conservo ricordi meravigliosi anche perché l’Italia mi diede l’impressione d’essere un Paese generoso verso i polacchi. Ad esempio per noi studenti polacchi c’erano tante borse di studio e altre forme d’aiuto per passare un periodo in Italia. All’epoca uscire dalla Polonia era abbastanza complicato ma verso l’Italia, perfino durante la legge marziale, era più facile andare anche grazie alla disponibilità dell’Istituto Italiano di Cultura.

L’amore per il cinema quando è iniziato?

Subito! Fin dalle elementari andavo a vedere i film e leggevo riviste di cinema. All’università conoscevo già a fondo lacinematografia italiana, oltre ai grandi Visconti, Antonioni, Fellini, De Sica, anche Bertolucci, i fratelli Taviani, Scola e Pasolini tanto che quando nel 1981 il professore Bruno De Marchi dell’Università Cattolica di Milano tenne una conferenza a Varsavia io partecipai e gli feci una domanda su Pasolini. Lui rimase così colpito dalla mia preparazione che mi offrì una borsa di studio per un laboratorio dedicato a Pasolini. Così passai quattro meravigliose settimane in Friuli, sui luoghi nati del grande regista.

Pasolini un intellettuale fondamentale per la cultura italiana del Novecento, oltreché un grande regista, ma forse i suoi film in Polonia non riscuotono un successo pari a quello di altri cineasti italiani?

Dipende. È evidente che è una figura complessa e forse a volte complicata per il grande pubblico. Ma i cinefili lo adorano e anche recentemente sono state fatte rassegne incentrate sui suoi lavori. Per me è il più grande intellettuale italiano del dopoguerra.

Franco Citti, Pier Paolo Pasolini / fot. Gianfranco Tagliapietra

Come si trasforma il cinema in strumento per la didattica?

Per il mio apprendimento dell’italiano, della lingua e soprattutto della cultura di questo Paese, i film sono stati fondamentali e così di conseguenza ho pensato che sarebbe stato importante introdurre il cinema come materia di didattica. Iniziai nel 1997 e fino ad oggi continuo a parlare di cinema italiano. I miei corsi sono spesso monografici su un regista o su unatematica specifica, avere un approccio generale e storico al cinema italiano richiederebbe troppo tempo. Così scelgo un filo conduttore, ad esempio i film sulla mafia, e coinvolgo gli studenti invitandoli a cercare e curiosare tra i vari registi e soprattutto li spingo ad aprirsi liberandosi da certe categorie in cui siamo soliti catalogare i film, in questo l’esempio perfetto è la commedia all’italiana, un genere unico che tratta temi seri e importanti in modo leggero muovendosi tra spensieratezza e amarezza.

La Polonia si distingue positivamente per un grande rispetto verso la cultura, sei d’accordo?

Sì e questo deriva dall’attenzione che la mia generazione aveva per ogni forma di cultura e conoscenza. Sappiamo che per tanti anni in Polonia era complicato viaggiare e avere contatti stabili con l’estero, così appena capitava l’occasione di visitare un altro Paese si apprezzava ogni cosa, si viveva l’esperienza intensamente, si voleva imparare e vedere tutto e anche respirare una libertà che ci mancava, anche se la Polonia era il Paese dell’area comunista in cui si viveva relativamente meglio. E viste queste difficoltà di spostamento cercavamo ogni espressione di cultura straniera tra film, libri e teatro. Ecco forse abbiamo passato questa sete di cultura alle nuove generazioni.

In questo scambio culturale l’Italia giocava un ruolo importante?

Francia e Italia sono state, e sono tuttora, i riferimenti culturali principali per la Polonia, insieme al mondo anglosassone ovviamente. Un rapporto reciproco perché anche durante la PRL gli artisti polacchi erano spesso a Parigi o in Italia, pensiamo a Tadeusz Kantor, Jerzy Grotowski o ai tanti registi che partecipavano ai Festival del Cinema.

È giusto dire che il cinema polacco negli ultimi anni si è rilanciato a livello internazionale, riprendendo il suo tradizionale posto, dopo una stagione mediocre vissuta negli anni Novanta?

Dalla fine degli anni Cinquanta fino agli anni Ottanta abbiamo vissuto una lunga stagione di cinema di qualità con i grandi maestri della scuola polacca, Wajda, Munk, Kawalerowicz, e poi con il filone del “kino moralnego niepokoju” (cinema dell’inquietudine morale), tutti film importanti che sono i classici della cinematografia polacca che ognuno vuole avere nella sua biblioteca. All’inizio degli anni Ottanta si produceva ancora bene fino ai primi tempi del movimento Solidarność. Nel periodo della trasformazione della società, della politica e dell’economia invece il cinema passa in secondo piano, ci sono altre urgenze più importanti e non ci sono neanche i soldi per girare perché si passa da una cinematografia sostenuta dal contributo pubblico ad un cinema che deve contare su fondiprivati che all’epoca non c’erano. Queste sono le ragioni del vuoto artistico riferibile agli anni della trasformazione, periodo cruciale della nostra storia che oggi meriterebbe sicuramente una attenzione maggiore da parte dei registi. Un bel film su quel periodo comunque lo posso consigliare ed è Dług di Krzysztof Krauze. La ripresa a livello artistico inizia dal 2005 quando viene istituito il Polski Instytut Sztuki Filmowej e da lì è stato un crescendo fino ai tanti riconoscimenti internazionali ottenuti negli ultimi anni dal cinema polacco.

Il pilastro didattico della cinematografi a polacca è la Scuola di Cinema (Szkoła Filmowa) di Łódź?

Sicuramente lo è stata per tanti anni e non solo a livello nazionale ma anche europeo. Oggi però è giusto ricordare che ci sono tante scuole di cinema di qualità a Varsavia, Gdynia, Katowice e poi anche la Wajda School di Varsavia, questa indirizzata più a chi è già un professionista del settore. E poi sottolineo il grande ruolo che svolgono i Festival del cinema polacchi, a partire da “MFF Nowe Horyzonty” a Wrocław che tra l’altro negli anni ha dedicato moltissime retrospettive a registi italiani come Pasolini, Antonioni, Fellini, Nanni Moretti, Pippo Delbono. E poi ancora il Festival di Varsavia, quello di Cracovia e la rassegna estiva Dwa Brzegi di Kazimierz Dolny e poi anche il festival Kino na Granicy di Cieszyn, Millenium Docs Against Gravity, il Festival del cinema polacco di Gdynia e tanti altri. Un altro elemento importantissimo per la cultura cinematografica in Polonia sono i cineclub (Dyskusyjne Kluby Filmowe) che hanno una lunga tradizone e svolgono un ruolo fondamentale per la diffusione dell’arte cinematografica soprattutto nei centri più piccoli.

Registi preferiti?

Se parliamo di quelli italiani contemporanei direi Moretti, Sorrentino e Garrone, ma anche la giovane e bravissima Alice Rohrwacher, nonché registi meno conosciuti in Polonia che possiamo presentare al pubblico polacco nell’ambito dell’annuale rassegna “Cinama Italia Oggi” organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura e l’Istituto Luce Cinecittà, come ad esempio Edoardo De Angelis. Tra i polacchi sicuramente Paweł Pawlikowski, molto apprezzato in Italia, e Jan Komasa insieme a tanti altri tra cui ovviamente Agnieszka Holland. Poi una nuova generazione, tra cui sono sempre più numerose le ragazze come Jagoda Szelc ad esempio.

con Jarek Mikołajewski

Come coltivi oggi la tua passione per l’Italia?

Al di là dell’insegnamento ho molti amici in Italia ma devo dire che frequento anche tanti italiani che in questi anni hanno scelto di vivere in Polonia. Le mie città preferite restano Siena, il classico primo amore che non dimentichi mai, dove negli anni Novanta ho passato 9 mesi di fila a preparare il mio dottorato di ricerca su Antonio Tabucchi, il mio autore preferito che ho avuto anche la fortuna di conoscere. In questo caso devo molto all’amico di lunga data, il prof. Marcello Flores dell’Università di Siena. Torno volentieri anche a Roma dove sono ospite spesso nella Casa delle Traduzioni che ha biblioteca e foresteria. Perché oltre alla mia passione per il cinema, mi occupo anche delle traduzioni letterarie e qui la mia gratitudine va soprattutto alle due grandi maestre e amiche, Halina Kralowa e Joanna Ugniewska.

Insomma, tornando alla domanda iniziale di questa intervista, non sembra che tu sia pentita di esserti lanciata a studiare italiano così un po’ per caso?

Un po’ per caso, un po’ per il cinema italiano che conoscevo già, ma forse con il senno di poi fu una scelta non così azzardata e inusuale perché l’Italia ha un grande potere d’attrazione per noi polacchi. Anche se dopo il fascino inziale per la cultura e una lingua musicale si scopre che in Italia ci sono anche tanti problemi, difficoltà che sento ormai mie tanto da aver pianto ossrvando la mia “seconda patria” durante i primi tempi del Coronavirus quando nel nord Italia morivano migliaia di persone.

Studiare una nuova lingua è segno di apertura, quanto è importante per i giovani capire il valore di conoscere culture diverse?

La cultura è sinonimo di libertà, più cose conosciamo più siamo indipendenti e meno manipolabili, ed oggi in un’epoca di bombardamenti di fake news possiamo capire l’autenticità di quello che leggiamo solo se studiamo e alziamo l’asticella del nostro senso critico.

Un’ultima domanda ma un soggetto perfetto per un film, magari coprodotto tra Italia e Polonia, non potrebbe essere l’epopea del Secondo Corpo di Armata guidato da Anders?

Senz’altro! E mi viene subito in mente quando nel 2015, anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, in Italia si parlò molto dell’armata polacca grazie al toccante monologo di Roberto Saviano da Monte Cassino. Grazie a quell’intervento tanti italiani scoprirono l’apporto polacco alla liberazione del Paese. Una coproduzione polacca su questo tema sarebbe una cosa fantastica, naturalmente coinvolgendo anche i migliori attori italiani e polacchi.

Restrizioni anti-Covid prorogate fino al 31 gennaio

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Il governo ha deciso che solo gli alunni delle classi da 1 a 3 tornano a scuola dal 18 gennaio. Il Ministro della Salute ha detto che non stare con i propri coetanei era per i bambini peggio del rischio Covid. Questa decisione servirà a mantenere il tasso di infezioni al livello più basso possibile. Nessuna decisione è stata ancora presa sui termini dell’abolizione delle altre restrizioni, quindi sono prorogate almeno per le prossime due settimane. Il settore gastronomico e alberghiero, ma anche sportivo e del tempo libero, continueranno quindi con le medesime restrizioni.

https://businessinsider.com.pl/wiadomosci/obostrzenia-zostaja-przynajmniej-na-kolejne-dwa-tygodnie-jedynym-wyjatkiem-klasy-1-3/5mpwr18

Secondo PIE non si investe abbastanza nell’industria energetica e nelle telecomunicazioni

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Secondo gli esperti del Polski Instytut Ekonomiczny, in Polonia non si investe abbastanza nel settore energetico, nel settore delle telecomunicazioni e nelle linee ferroviarie ad alta velocità. Gli analisti sottolineano che il prossimo decennio porterà un maggior finanziamento per l’industria energetica. Il finanziamento per le infrastrutture stradali non dovrebbe essere un problema, ma il potenziale per realizzare investimenti energetici e di telecomunicazione è inferiore del 12% al previsto dal Global Infrastructure Hub. Le maggior carenze degli investimenti sono nel trasporto ferroviario e ammontano a 1mld di dollari, quindi il 57% della stima del fabbisogno. Nel caso del trasporto aereo la carenza è pari al 59%, e negli investimenti marittimi il 71%.

https://polskieradio24.pl/42/273/Artykul/2654360,Analitycy-PIE-Polska-za-malo-inwestuje-w-energetyke-i-telekomunikacje9

Dal western all’horror, dalla fantascienza alla storia. Gli eroi del fumetto italiano (I)

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Da più di un decennio anni ormai i supereroi americani spopolano al cinema, battendo regolarmente ogni record dʼincassi. Bisogna ricordare, però, che gli eroi della Marvel e della DC Comics esistono da molti decenni e, molto prima del successo a Hollywood, sono stati protagonisti di innumerevoli storie disegnate. Anche lʼItalia, del resto, ha i suoi “supereroi”, personaggi che hanno divertito e appassionato intere generazioni di lettori e le cui avventure ancora oggi escono regolarmente ogni mese. Sono gli eroi di una casa editrice che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia del fumetto italiano: la Sergio Bonelli Editore.

Tutto iniziò con una piccola redazione creata all’inizio degli anni Quaranta dallo sceneggiatore Gianluigi Bonelli (1908-2001). Dopo diversi cambi di nome, la casa editrice, diretta ormai dal figlio di Gianluigi, Sergio Bonelli (1932-2011), divenne un autentico colosso sul mercato del fumetto in Italia. Lo stesso formato degli albi Bonelli (16×21 cm, 96 pagine in bianco e nero di cui 94 di storia) è diventato talmente iconico che altri editori hanno finito perpubblicare serie nello stesso formato, comunemente chiamate “bonellidi”.

Le molte collane Bonelli appartengono ai più diversi generi della cultura pop, prevalentemente di ispirazione angloamericana: fumetti d’avventura, western, horror, giallo, fantascienza, fantasy e così via. Il primo (e ancora oggi il più iconico) personaggio della casa editrice è Tex Willer, creato nel 1948 da Gianluigi Bonelli insieme al disegnatore Aurelio Galeppini. Tex è il classico eroe senza macchia e senza paura dei vecchi western americani, sempre coraggioso e invincibile. È un ranger del Texas, ma è anche amico e alleato della tribù dei Navajo. Le sue prime avventure, certamente figlie del proprio tempo, contenevano tutti gli stereotipi del genere western; ancora oggi “Tex” rimane la collana più classica e, se vogliamo, “conservatrice” della Bonelli, anche se tanto i personaggi quanto il mondo rappresentato nelle loro avventure hanno conosciuto una certa modernizzazione e svecchiamento nel corso dei decenni. La serie mensile con le avventure del cowboy più famoso d’Italia esce ininterrottamente dal 1958 e conta ormai più di 700 numeri, senza contare gli innumerevoli albi speciali, serie spinoff, ristampe e simili.

Un’altra serie western, anche se più ricca di elementi fantastici, è “Zagor”. L’omonimo protagonista, creato nel 1961 dallo sceneggiatore Guido Nolitta (in realtà uno pseudonimo di Sergio Bonelli), molto legato alle popolazioni  native dell’America, è un eroe almeno in parte più moderno di Tex. Nel 1966 nasce invece la serie “Comandante Mark”, ideata dal terzetto di autori noti come EsseGesse. Il fumetto, pubblicato fino al 1990, è ambientato durante la rivoluzione americana e presenta entrambe le parti del conflitto, ma anche gli stessi nativi americani, in maniera molto innovativa per l’epoca. Ancora più lontana dalle rappresentazioni canoniche e stereotipate del Far West è la serie “Ken Parker”, creata nel 1974 da Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo e pubblicata almeno inizialmente dalla Bonelli. Le avventure di Ken mostrano la storia americana in una luce fortemente realistica e problematica, evitando l’ennesima celebrazione dell’epopea del West. Nel 1975 appare la serie avventurosa “Mister No”, con la quale la casa editrice italiana si allontana finalmente dal genere western (l’azione del fumetto si svolge a metà Novecento, perlopiù in Sudamerica).

Tomasz Skocki, l’autore dell’articolo

Un periodo interessante per la casa editrice milanese sono stati gli anni Ottanta. In quel decennio nascono alcuni dei suoi personaggi più celebri, in primis Dylan Dog, l’“indagatore dell’incubo” creato nel 1986 da Tiziano Sclavi, Claudio Villa e Angelo Stano. Già nel 1982 era apparso il mensile dedicato alle avventure di Martin Mystère, il “detective dell’impossibile” ideato da Alfredo Castelli e Giancarlo Alessandrini. Oltre all’horror e al fantastico, bisogna ricordare anche il giallo, ben rappresentato dalla serie “Nick Raider”, nata nel 1988. Del 1991 è invece un’altra celebre serie, “Nathan Never”, che attinge a piene mani dall’immaginario fantascientifico e in particolare dal genere cyberpunk, popolarissimo in quegli anni.

Non mancano ovviamente i personaggi femminili: basti ricordare Legs Weaver, inizialmente un personaggio comprimario di “Nathan Never”, che ha avuto una propria serie regolare dal 1995 al 2005, o ancora Julia Kendall, protagonista del mensile “Julia – Le avventure di una criminologa”, creato nel 1998 da Giancarlo Berardi. Negli ultimi vent’anni la Bonelli ha creato varie nuove collane che hanno ottenuto un notevole successo, ispirandosi nuovamente ai più diversi generi del fantastico e
dell’avventura: la fantasy (“Dragonero”), la storia alternativa (“Morgan Lost”), la fantascienza postapocalittica (“Orfani”), l’horror (“Dampyr”), senza dimenticare la storia italiana (“Volto Nascosto”, “Mercurio Loi”).

foto: Sławomir Skocki, Tomasz Skocki

Merluzzo in salsa bagna cauda

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Ingredienti:
1 kg. di merluzzo, filetti bianchi senza pelle
200 gr. di farina
60 gr. maizena
1⁄2 cucchiaino di paprica dolce
150 gr. birra fredda
Olio per friggere
Sale e pepe q.b.

Per la salsa bagna cauda
1 cipolla media
1 carota piccola
1 gamba di sedano
1 mazzetto di prezzemolo
8-10 spicchi d’aglio
5 alici
Olio evo qb.
Sale e pepe qb.
100 gr. di latte

Procedura:

Cottura del merluzzo

Mescolare molto bene le farine, la paprica, un po’ di sale e pepe. Unire anche la birra fredda, la pastella deve risultare abbastanza densa, porre il composto in frigo per 60 min.  Tagliate il merluzzo a quadrotti, immergere i pezzi nella pastella e friggere a ca. 170°.

È possibile togliere i il merluzzo quando è appena dorato e rimetterlo nell’olio ad un temperatura più alta ca 180° per completare la doratura.

Salsa bagna cauda

Prendere un pentolino versare il latte, gli spicchi d’aglio e lessare, una volta cotto buttare il latte e mettere da parte l’aglio. Prendere tutte le verdure e lessatele in acqua una volta cotte mettetele in un mixer o frullatore con l’aglio cotto, le alici. Aggiungere un po’ alla volta l’olio e un po’ di latte fino a raggiungere la consistenza desiderata. Aggiustate di sale e pepe.

Stendete la salsa su un piatto e poggiate sopra i pezzi di merluzzo fritto.

Buon appetito!