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Streaming dello spettacolo: “A riveder le stelle”, speciale apertura della stagione Teatro La Scala. Oggi alle 16.45

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Massimiliano Caldi, fot: Paweł Jaremczuk

Oggi  (7 XII) alle 16.45 in diretta streaming in tutto il mondo (Rai1, Radio3 Rai, RaiPlay online) lo spettacolo: “A riveder le stelle”, speciale apertura della stagione Teatro La Scala.

L’invito del Maestro Massimiliano Caldi ai lettori di Gazzetta Italia:

“Per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, oggi 7 dicembre – secondo la tradizione iniziata dal grande direttore d’orchestra Victor De Sabata – non si aprirà ufficialmente la stagione lirica del Teatro alla Scala con la rappresentazione di un’opera lirica. Dopo “Attila” di Verdi nel 2018 e “Tosca” di Puccini nel 2019, quest’anno sarebbe toccato a “Lucia di Lammermoor” di Donizetti ma l’opera del genio bergamasco non andrà in scena vista l’impossibilità di organizzare il consueto mese e mezzo di prove che precede la “Prima”, con coro, orchestra e cantanti in scena, tutti insieme contemporaneamente.

Ecco dunque il Gran Galà lirico-sinfonico-ballettistico dal titolo “A riveder le stelle”, con una citazione che anticipa il 2021, anno del 700° anniversario della morte del sommo Dante ma che vuol anche esprimere un augurio per l’umanità intera, come pure annunciare la gran parata internazionale di stelle della lirica e del balletto coinvolte e tenute insieme dalla bacchetta di Riccardo Chailly e dalla regia di Davide Livermore. L’orchestra suonerà eccezionalmente in una platea senza pubblico e senza poltrone. Secondo qualche indiscrezione arrivatami da alcuni musicisti dell’orchestra, in questa modalità l’acustica parrebbe guadagnare moltissimo e potrebbe dunque avvicinarsi a quella a cui pensò l’architetto Giuseppe Piermarini a fine ‘700, cioè appunto, all’acustica di un teatro senza poltrone in platea ma dotato solo di palchi e di loggioni.

Consiglio quindi a chiunque ami la musica di connettersi oggi dalle 16.45 per assistere in diretta a un evento storico, più unico che raro, che lascerà di sicuro un segno indelebile nella storia del teatro più famoso del mondo ma anche nella memoria di tutti noi”.

Più informazioni: https://www.teatroallascala.org/it/stagione/2020-2021/opera/a-riveder-le-stelle.html

Il buono, il brutto, il cattivo: introduzione agli spaghetti western

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Quinto episodio*

Associamo i western principalmente alle storie sul Far West e i cowboy, a spettacolari scene di inseguimenti a cavallo e duelli, nonché alle opere di maestri del cinema, come John Ford (“Ombre rosse”, “Rio Grande”, “Sentieri selvaggi”), Fred Zinnemann (“Mezzogiorno di fuoco “) o Howard Hawks (“Il fiume rosso”, “Un dollaro d’onore”). Anni fa, il genere fortemente convenzionale divenne una delle specialità della cinematografia americana. Un elemento importante della sua poetica era la palese divisione del mondo rappresentato in chiare contrapposizioni: bene e male, legge e illegalità, bianco e nero (che corrispondeva anche ai colori di queste produzioni). Nella sua forma classica, il western era caratterizzato da una specifica iconografia e costruzione dello spazio-tempo. In una parola, ordine. 

img. Rick Flag

Ma furono i cineasti italiani [1] guidati da Sergio Leone (1929-1989) a realizzare una vera e propria “rivoluzione copernicana” nel genere western, nelle loro opere trasformarono la narrativa tradizionale e gli schemi tematici. Gli Spaghetti Western (conosciuti anche come “maccheroni western” o meglio “western all’italiana”) furono realizzati negli anni Sessanta e Settanta tra Italia e Spagna (utilizzando paesaggi infiniti, selvaggi e bruciati dal sole). Il western italiano ha portato sullo schermo una sorta di “nuova mitologia” basata sulla follia, sulla sanguinosa brama di potere e denaro; un nuovo mondo (moralmente ed eticamente meno chiaramente dicotomico) in cui notiamo l’ anti-eroismo dei protagonisti. Gli eroi non solo “buoni”, ma anche – rifacendosi al famoso titolo – “cattivi” e “brutti”. Il “western all’italiana” introduce anche una rappresentazione (senza precedenti!)  di violenza estrema, quasi naturalistica. Violenza spesso inutile e ironicamente punteggiata da una vena di umorismo nero.

img. Rick Flag

Nel 1964 Leone realizzò il primo capitolo della cosiddetta “Trilogia del dollaro”, o “Per un pugno di dollari” [2]. Clint Eastwood (nato nel 1930) ha interpretato il ruolo cult del pistolero spietato, senza nome. La musica del film è stata composta da Ennio Morricone (1928-2020), amico di Leone già dai tempi dei banchi di scuola. Le indimenticabili colonne sonore dell’artista nato a Roma hanno portato freschezza, intensità e animalità nelle storie dei western all’italiana (fischi, urla, colpi di frusta e in una delle composizioni più famose possiamo persino riconoscere l’ululato caratteristico del coyote). La collaborazione dei tre ha portato gli spaghetti western ai vertici della popolarità, rendendoli star internazionali.

L’originalità dei film di Leone si basa anche sulla celebrazione della forma, dello stile del film che a volte si distingue come aspetto principale del racconto. I primi piani dei volti, degli occhi e delle mani dei personaggi vengono descritti spesso come Leone’s close up; e sono stati chiaramente presi in prestito da Quentin Tarantino per il suo lavoro. Le scene delle sfide tra cowboy e dei duelli prolungate nel tempo assumono forma di spettacoli operistici in cui la scala della tensione drammatica (anche a causa dell’epico sfondo musicale) raggiunge il suo apice; l’azione viene poi neutralizzata con una soluzione immediata. Dopotutto, la pistola deve sparare indipendentemente dalla latitudine.

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img. Rick Flag

Ennio Morricone (1928-2020) – leggendario compositore italiano, direttore d’orchestra, arrangiatore, vincitore di due Oscar (alla carriera [2007] e per la musica originale del film “The Hateful Eight” [2016]). Nella sua ricca filmografia possiamo trovare numerosi esempi di cinema di genere (dalla commedia, ai gialli, fino agli spaghetti western, che sono diventati il ​​suo pezzo forte) e cinema d’autore (ha composto, tra gli altri, per Pier Paolo Pasolini, Bernardo Bertolucci, Franco Zeffirelli, Elio Petri e Giuseppe Tornatore, nonché per Terrence Malick, Roland Joffé, Brian De Palma). Le sue colonne sonore sono talvolta più famose dei film da cui provengono (basti pensare al tema “Chi mai”, che è apparso per la prima volta in “Maddalena” di Jerzy Kawalerowicz [1971], film oggi dimenticato e poco riuscito). Lo stile di Morricone era caratterizzato da una straordinaria volontà di sperimentare, dal desiderio di ripristinare nell’ambito della musica applicata suoni veri, provenienti dalla realtà. Le sue composizioni vengono inoltre contrassegnate da una straordinaria sensualità, morbidezza e melodiosità.

                                                   

*Il quinto episodio era originariamente destinato a essere dedicato a “Un borghese piccolo piccolo” di Mario Monicelli. Tuttavia, l’improvvisa e triste notizia della scomparsa di Ennia Morricone mi ha portato a un diverso tipo di riflessione. Il film con Sordi sarà analizzato nel sesto episodio della nostra serie.

[1] Vale la pena di approfondire la tematica degli spaghetti western studiando altri cineasti del genere, incluso Sergio Corbucci (“Django” con Franco Nero nel ruolo principale, “Il grande silenzio”), Duccio Tessari (la serie su “Ringo” con Giuliano Gemma), Enzo Barboni (“Lo chiamavano Trinità…”) o Damiano Damiani (“Quién sabe?”) .

[2] È interessante notare che, dopo la prima del film, Leone è stato accusato (giustamente!) di aver plagiato la “La sfida del samurai” di Akira Kurosawa (1961). Pertanto “Per un pugno di dollari” viene spesso definito come il remake del menzionato film giapponese. La trilogia di Leone include anche “Per qualche dollaro in più” e “Il buono, il brutto, il cattivo”.

Dalla neve dell’Etna al gelato

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Il gelato è arrivato in Italia via Sicilia. Lo hanno portato gli arabi, si chiamava “sharbat” ed era fatto con la neve dell’Etna e delle Madonie. Il nome viene poi italianizzato in “sorbetto” e nel 1694 il marchigiano Antonio Latini, già chef del viceré di Napoli, pubblica nel suo “Scalco alla moderna” la prima ricetta conosciuta del sorbetto al latte: «Per fare altra sorbetta di latte, che prima sia stato cotto, ci vorrà di dosa una caraffa e mezza di latte, mezza d’acqua, tre libbre di zucchero», oltre a neve e sale.

Il sorbetto comincia in questo modo a trasformarsi in gelato e il palermitano Procopio Cutò, che in Francia diventa per assonanza “couteau” e quindi Procopio de’ Coltelli, nel 1686 apre a Parigi il Café Procope (esiste ancora, oggi è diventato un elegante ristorante) dove mette a punto il sistema della mantecatura. Seppur meccanizzato e industrializzato, questo procedimento rimane alla base del gelato che si produce anche ai nostri giorni.

Meno noto, invece, è come si sia arrivati al cono gelato. Ma anche in questo caso ha giocato un ruolo fondamentale l’inventiva italiana. Il primo a brevettarlo, negli Stati Uniti, è stato Italo Marchioni, nato a Peajo di Vodo di Cadore, in provincia di Belluno, il 21 dicembre 1868 (l’atto di nascita è conservato negli archivi municipali). Questi, dopo esser passato per Jesi, nelle Marche, emigra in America, come numerosissimi altri gelatai e pasticceri delle Dolomiti. Il Cadore, e in particolar modo la val di Zoldo, affiancano la Sicilia come patria del gelato: tutte i vari Eis Venezia, Eis Rialto e nomi del genere che punteggiano le città della Germania hanno alle spalle un gelataio originario delle Dolomiti.

È oggetto di disputa se Marchioni, americanizzato in Marchiony, sia stato davvero l’inventore del cono gelato, ma di certo se ne assume la paternità perché il 15 dicembre 1903 registra il brevetto (Us patent 746971) di un apparato per ottenere piccole tazze di cialda, con tanto di manico, adatte a contenere il gelato. L’evoluzione dalla tazzina al cono sarebbe stata breve.

Da metà Ottocento i gelatai originari delle Dolomiti cominciano a portare il loro prodotto in giro per l’Europa, in particolare nella monarchia asburgica, e poi oltreoceano, negli Stati Uniti. Il cono ancora non esiste e i gelati vengono consumati in contenitori da riutilizzare, soprattutto bicchieri di vetro. In Austria e in Germania ci si portava il bicchiere da casa, alcuni provavano a ottenere porzioni maggiorate presentandosi con un bel boccale da birra. I ricchi avevano le loro raffinate coppette da gelato in porcellana, ma la maggior parte dei consumatori doveva accontentarsi delle stoviglie (coppe, spesso anche piatti fondi) fornite dai gelatai stessi. Questi dovevano poi occuparsi di lavarle e sostituire quelle rotte, con un notevole aggravio di tempo e denaro. I gelatai, nella stragrande maggioranza dei casi, erano ambulanti che usavano un carrettino refrigerato per portare in giro il prodotto e la scorta di stoviglie pesava e occupava parecchio posto. I clienti, da parte loro, non potevano allontanarsi più di tanto dall’ambulante perché dovevano restituirgli il contenitore.

L’esigenza di utilizzare qualcosa di più comodo e trasportabile si fa sentire da subito. In Francia si usano coni di metallo o di carta, in Austria si mette il gelato su un cartone quadrato di una decina di centimetri (tra l’altro i viennesi sono i primi ad aggiungere uno sbuffo di panna montata sopra il gelato), una gelateria di Vicenza utilizza grandi foglie di vite opportunamente raccolte e lavate per tale uso. Ma niente di tutto questo è commestibile.

I primi a pensare a un contenitore che si possa mangiare sono i gelatai d’oltre oceano. Si tratta di una paternità contesa, infatti qualcosa d’importante dev’essere successo nel 1904 alla fiera di Saint Louis, nel Missouri. Qui sono in diversi a disputarsi l’alloro dell’inventore del cono gelato. Interessante notare che sono quasi tutti mediorientali (siriani, libanesi, turchi) e agli occhi di un americano di inizio Novecento tra italiani e siriani la differenza non doveva essere così evidente.

Comunque, il cono mangiabile è pronto a emigrare dagli Usa all’Europa e a invadere il vecchio continente. Una delle prime notizie di coni gelato in Italia risale all’inizio degli anni Trenta, quando un produttore ungherese li importa a Trieste. Tra l’altro proprio in questa città e nello stesso torno di anni, si cominciano a usare i primi porzionatori rotondi a pallina, che il gelatiere zoldano Antonio Zampolli (ancor oggi esiste a Trieste una gelateria con questo nome), si fa portare dai marinai americani in arrivo nel porto cittadino. Negli anni successivi i gelatieri veneti adotteranno il porzionatore, mentre quelli siciliani rimarranno fedeli alla spatola.

Nota linguistica: gelatiere o gelataio?

Gelataio e gelatiere, sono sinonimi – afferma l’Accademia della Crusca – però, una distinzione professionale è possibile: il gelataio è chi fa o vende gelati, mentre il gelatiere non è propriamente il rivenditore di gelati, ma chi è addetto alla lavorazione di creme, aromi, latte, sciroppi e altri ingredienti per la produzione di gelati, e alla fabbricazione di questi, sfusi o confezionati (Vocabolario Treccani).

Domenica 6 dicembre negozi aperti. il Parlamento dà il via libera

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Nella modifica della legge riguardante la prevenzione contro il Covid, è stato introdotto anche un regolamento sul divieto di commerciare la domenica. Conformemente alla legislazione vigente, a dicembre la spesa domenicale sarebbe possibile solo due volte, il 13 e il 20. È stato indicato, però, che nel periodo natalizio il numero di persone che fanno le spese è significativamente aumentato. “Per scaglionare nel tempo questo processo, e per diminuire il numero dei clienti che fanno la spesa nello stesso momento, è opportuno introdurre un altro giorno di apertura. Tale soluzione da un lato rende possibile l’osservanza delle norme sanitarie, dall’altro ha un impatto positivo sugli imprenditori, contribuendo al miglioramento della loro situazione finanziaria” è sottolineato nella modifica. Ieri il Senato ha approvato tale modifica, approvata stamane dal Presidente Andrzej Duda.  
https://polskieradio24.pl/5/1222/Artykul/2631122,Co-z-niedziela-handlowa-6-grudnia-Senat-zdecydowal

[Aggiornamento 3.12.2020] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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Negli ultimi giorni la Polonia ha superato il milione di casi da inizio pandemia e si sono registrati ancora numeri in crescita per casi di COVID-19, ma con velocità di diffusione dell’epidemia in calo.

Il numero complessivo dei malati attivi è sceso a 363.222 (scorsa settimana 430.675), di cui in gravi condizioni 1.986 (scorsa settimana 2.109), ovvero circa lo 0,5% del totale. Gli ultimi dati al 3 Dicembre mostrano un numero di nuovi casi di 14.838, con 620 morti.

Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato ancora alto, ovvero 3.260 morti dal 26 novembre, ma in leggero calo rispetto ai dati precedenti. Il Voivodato della Masovia (1.780), la Grande Polonia (1.755), la Slesia (1.531), la Kuyavian-Pomerania (1354), la Pomerania (1.226) e la Varmia-Masuria (1.058), sono i Voivodati maggiormente interessati dai nuovi casi.

numeri dell’epidemia sono sostanzialmente stabilizzati con pressione in calo sulle strutture sanitarie polacche. Attualmente sono 38.962 i posti letto per pazienti COVID-19, di cui occupati 20.477, mentre le terapie intensive sono 3.109, di cui occupate 1.986.

Tutto il territorio polacco è ancora zona rossa con obbligo di mascherine nei luoghi aperti al pubblico, anche all’aperto. Sono chiusi al pubblico bar, ristoranti, palestre, cinema e teatri, con alcune eccezioni e la presenza di diverse restrizioni sul numero di persone consentite nei negozi, nei centri commerciali e vincoli per l’esercizio delle strutture alberghiere. Bar e ristoranti possono effettuare il solo servizio di asporto.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.

Segnaliamo potenziali difficoltà per gli spostamenti in Italia a causa delle restrizioni annunciate per i prossimi giorni da parte del Governo italiano, per il periodo delle feste natalizie.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

In Polonia inaugurata la piscina più profonda del mondo

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Sabato, la piscina Deepspot la più profonda del mondo è stata aperta a Mszczonów vicino a Varsavia, è possibile scendere a una profondità di 45 metri. Si chiama Deepspot e con la sua profondità ha battuto di 3 metri il record della piscina italiana Y-40 Deep Joy di Montegrotto Terme. Come notato dal sito “Murator”, la costruzione di una piscina così profonda è una sfida tecnologica con un livello di difficoltà simile alla costruzione di una metropolitana. La nuova piscina è profonda 45 metri e ha un volume stimato di 8.000 m3, ovvero 27 piscine olimpioniche. È considerata una struttura di addestramento per i subacquei, non una normale piscina, quindi è in una posizione privilegiata durante la pandemia. Tutte le piscine del paese sono state chiuse, ma loro possono accettare subacquei o coloro che vogliono imparare a fare immersioni. Inoltre, la profondità non è l’unico vantaggio di questo posto, ci sono sale conferenze, ristoranti e camere d’albergo nell’edificio. Per chi vuole c’è anche una passerella coperta da una cupola, dove è possibile osservare le persone che si tuffano. Con una capacità 80 volte maggiore rispetto a una piscina tradizionale, il sistema di filtraggio è responsabile della purezza dell’acqua. Deepspot è un altro investimento della società Flyspot responsabile delle gallerie del vento a Varsavia e Katowice e l’unico simulatore di volo Boeing 737 in Polonia. Il sito di immersione dell’azienda sarà il più profondo del mondo fino all’apertura del complesso Blue Abyss nella penisola di Wirral nel nord-ovest dell’Inghilterra, con una profondità di 50 metri.

https://www.focus.pl/artykul/najglebszy-basen-swiata-otwarto-w-mszczonowie

Fiat X 1/9 – Fiat Voluntas Tua!

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Nel 1899 un gruppo di influenti e benestanti appassionati del nascente automobilismo, dopo diversi mesi di discussioni nel caffè di Madame Brunello a Torino, decisero di costituire una fabbrica di automobili. Tuttavia all’ultimo momento Michele Lanza, uno dei futuri soci con una precedente esperienza nella produzione di autovetture e ben consapevole delle difficoltà tecniche a cui si andava incontro, decise di ritirarsi e abbandonò il rischioso sodalizio. 

Il suo posto venne preso da un appena trentatreenne tenente della cavalleria e entusiasta di nuove tecnologie: Giovanni Agnelli. La società, con capitale iniziale di 800.000 lire, fu chiamata Fabbrica Italiana di Automobili, e solo dopo un paio di mesi venne aggiunto all’acronimo già esistente anche ‘Torino’ creando così la FIAT. Per iniziare, non avendo nessuna esperienza pratica nel settore, i soci decisero di acquistare una piccola azienda torinese Accomandita Ceirano & C. che in quegli anni aveva ottenuto non pochi successi. I primi otto esemplari prodotti nello stesso anno furono del modello 3½ HP e rispecchiavano le vetture dei fratelli Ceirano.

Agnelli, a seguito di una serie di conflitti con i soci, nel 1906 assunse quasi integralmente la proprietà della casa automobilistica. Fin dall’inizio sostenne che la motorizzazione in breve tempo si sarebbe trasformata in enormi flussi di capitale, grande migrazione e considerevoli cambi sul mercato del lavoro. Non voleva che la sua FIAT fosse una tra le tante fabbriche di automobili che furono costituite in quegli anni, laboratori dove le parti del motore e il telaio venivano assemblati manualmente per poi, come prodotto intermedio, essere ulteriormente lavorate da aziende esterne che si occupavano della carrozzeria a seconda del gusto del cliente benestante. L’intenzione di Agnelli era quella di creare una produzione completa delle autovetture, pronte per essere vendute al pubblico di massa. La sua visione dei metodi e della direzione della società era condivisa da Henry Ford. I due si incontrarono nel 1906 e subito vennero legati da una forte amicizia.

Nel 1910 la fabbrica FIAT ha prodotto 1.780 autovetture, ma un vero e proprio successo lo vediamo nel 1912 dopo la seconda visita di Agnelli nella fabbrica di Ford durante la quale riscoprì la famosa catena di montaggio sul modello T. Le prime manifestazione del nuovo metodo di produzione, anche se su una scala minore, vennero introdotte da Marc Isambard Brunel nel 1902, nella fabbrica di Portsmouth in Inghilterra. Dopo il ritorno dagli Stati Uniti, Agnelli, decise di introdurre una prima catena di montaggio italiana, piuttosto primitiva, ma che vide uscire dalla fabbrica modelli quali la B2 e la Fiat Tipo Zero. Il nuovo sistema di produzione diede subito i suoi frutti ponendo la FIAT all’avanguardia tra le industrie automobilistiche europee e già nel 1920 vi apparvero sulle strade più di 14.000 vetture nuove con il marchio FIAT. Nel 1930 l’Italia era al quinto posto tra i maggiori produttori di automobili, i numeri sono i seguenti: Stati Uniti 3.355.000, Inghilterra 235.000, Francia 222.000, Germania 70.000, Italia 37.000. La Polonia, dopo dodici anni dall’indipendenza, poteva solo sognare un simile risultato e produceva 500 automobili l’anno.

La maggior parte delle automobili italiane del tempo furono realizzate dalla FIAT nel modernissimo ed enorme stabilimento produttivo su cinque piani di Lingotto, inaugurato nel 1923. Progetto dell’ingegnere Mattè-Trucco che nonostante l’applicazione delle soluzioni utilizzate da Ford, ha fatto sì che la fabbrica della FIAT fosse unica nel suo genere. Il pianoterra era destinato all’assemblaggio delle automobili mentre le tappe successive venivano svolte man mano sui piani sempre più alti, fino ad arrivare sul tetto, dove l’automobile pronta veniva sottoposta al test sulla pista di prova ovale della lunghezza di 1.100 metri.

È proprio lì che nacque l’automobile che rivoluzionò l’Italia nel periodo tra le due guerre, ovvero la FIAT 508 Balilla della quale furono prodotti 112.000 esemplari. Oltre alla produzione automatizzata, un altro asso nella manica nei confronti della concorrenza era costituito dal sistema di vendita delle autovetture e dall’abbordabile costo della concessione delle licenze per la fabbricazione dei suoi modelli all’estero. Sotto la licenza FIAT sono state fabbricate autovetture in Francia, Germania, Spagna, Russia (allora l’URSS), ex Jugoslavia, nonché Turchia, Brasile e Argentina. Nel 1921 la FIAT stipulò un accordo anche con la Polonia, nonostante ciò la produzione polacca di Balilla ebbe inizio solo nel 1932 e a differenza di altri paesi, era l’unica a essere autorizzata a utilizzare il marchio stesso della FIAT. A quel tempo la FIAT era l’unico produttore al mondo che esportava la maggior parte della produzione all’estero, circa il 60%, il che fece sì che diventò un marchio globale.

Al Lingotto tra il 1972 e il 1982, quindi fino al momento della chiusura della fabbrica, si produce il modello X 1/9. Un’autovettura piccola, snella e a prezzo accessibile in questo segmento di mercato, una classica miscela di caratteristiche proprie della FIAT che la portarono a conquistare il grande pubblico. Ciò nonostante, il successo non fu immediato. Nel 1969 Nuccio Bertone mostrò alla dirigenza il modello che avrebbe dovuto sostituire la FIAT 850 spider. Il prototipo, creato da Marcella Gandini, fu caratterizzato da una forma a cuneo, tipo targa che ricordava per la sua struttura un motoscafo, soprattutto dopo la rimozione del tetto rigido in uno dei due bauli e ancor più, poiché fissata sopra da un arco massivo. Per la prima e l’unica volta il motore fu posizionato davanti all’asse posteriore, cioè centralmente. Fu una soluzione poco pratica in termini di servizio, ma che consentiva un’uniforme distribuzione del peso del veicolo e in più aumentava lo spazio utilizzabile in un’auto così piccola.

Il serbatoio del carburante e la ruota di scorta furono posizionate tra il motore e i sedili, mentre i fari a scomparsa conferivano alla vettura un aspetto sportivo. Per i dirigenti tradizionalisti della FIAT era un progetto troppo avanguardistico e non adeguato alla linea del marchio, per questo motivo la proposta di Gandini fu rigettata. Qui la storia del X 1/9 si sarebbe potuta concludere se non fosse per l’intervento di Gianni Agnelli, nipote di Giovanni e dal 1966 anche presidente della FIAT, che dopo aver visto il progetto, tra l’altro del tutto per caso, ne rimase stupito e decise di farne un degno successore dell’eccezionale 850 Spider, non lasciando ai dirigenti nessun’altra scelta che accettare e dire “Fiat Voluntas Tua!”.

Ogni azienda prima di lanciare un prodotto sul mercato con il nome definitivo gli dà un nome in codice anonimo, come per esempio fu per la Lancia Montecarlo [X1/20] o la Fiat Ritmo [X1/38]. Per quanto riguarda la X 1/9, per sottolineare il suo design originale e del tutto differente dalle caratteristiche standard fino ad allora proposte ai clienti del marchio torinese, fu deciso di lasciare il codice. La fabbricazione ebbe inizio nel 1972 nello stabilimento produttivo di Bertone a Grugliasco, dove ogni giorno venivano prodotti 110 telai. Successivamente i telai venivano trasportati al Lingotto dove si completava il montaggio delle autovetture.

La X 1/9 era un’auto suscettibile alla ruggine con gli elementi interni montati male e il motore rumoroso, ma nonostante questi peccati mortali si vendeva molto bene. Tra il 1972 e il 1982 furono venduti circa 140.000 esemplari, mentre quando la FIAT ne cessò la produzione a continuare fu la fabbrica Bertone con altri 20.000 esemplari. A cosa è dovuto questo successo clamoroso? Probabilmente il desiderio che ognuno di noi ha, ovvero quello di possedere un’auto sportiva, anche se non troppo pratica, ma fonte di forti emozioni e con una spruzzata di lusso e non di meno per il piacere della guida. Infatti su un poster americano della X 1/9 del 1979 vediamo lo slogan “Qual’è il prezzo della vanità?” e la rappresentazione di tutti e cinque i modelli a motore posteriore centrale disponibili sul mercato americano al momento. Sullo sfondo la Maserati Bora al prezzo di 40.000 dollari, poi la Ferrari 308 GTS pure a 40.000 dollari, la Lamborghini Countach a 85.000 dollari e la Lotus Esprit a 26.000 dollari, mentre in primo piano attira l’attenzione l’accattivante FIAT X 1/9 a soli 7.167 dollari!

Pensando alla visione di Gianni Agnelli e in seguito alla realizzazione della stessa si ha l’impressione che avesse compiuto un istantaneo viaggio nel tempo, quasi come se si fosse trasferito negli anni ’30 nel momento del grande successo della FIAT. Possiamo anche chiederci cosa sarebbe accaduto se questo viaggio avesse raggiunto il 1945. Dopo la Seconda Guerra Mondiale Giovanni Agnelli fu accusato di collaborazione fascista e in seguito a ciò gli venne vietato l’accesso alla propria fabbrica.

Maria Sole Agnelli richiama con tristezza e rimorso questi avvenimenti. Nonostante il nonno (morto d’infarto il 16 di dicembre del 1945), fosse ripulito dalle accuse, le autorità proibirono alla processione funebre celebrata in seguito alla sua morte di fermarsi davanti all’entrata della fabbrica FIAT. La stessa fabbrica alla quale dedicò tutta la sua vita e la quale fu un tempo la forza trainante dell’economia italiana, nonché un faro che illuminò la strada alle future generazioni degli imprenditori italiani.

Tornando a noi, se pensiamo ipoteticamente al viaggio nel tempo, possiamo domandarci cosa sarebbe accaduto se Giovanni Agnelli si fosse trasferito nell’anno 2016  e ci avesse promesso un milione di auto elettriche, allora sicuramente le avremmo già guidate o al contrario, da grande visionario che era, no lo avrebbe neanche menzionato.

Il modello che mostriamo è una Minichamps realizzata con una estrema cura dei dettagli. Il modellino ha tutte le aperture, comprese i fari e il tetto. È una versione del 1974 con una vernice rossa senz’altro piacevole per l’occhio, anche se su quasi tutti i materiali pubblicitari del tempo veniva rappresentato con una vernice verde chiaro numero 358.

Anno di produzione: Fiat (1972–1982) / Bertone (1982–1989)
Esemplari prodotti: 164 000
Tipo motore: 4 cilindri in linea
Cilindrata:1290 cm3
Potenza / Coppa: 74 KM / 6600
Velocità massima: 172 km/h
Accelerazione 0-100 km/h (s): 12,5
Cambio: 4
Peso a vuoto: 880 Kg
Lunghezza: 3830 mm
Larghezza: 1570 mm
Altezza 1170 mm
Passo: 2202 mm

traduzione it: Natalia Kogut

Kościński: l’OCSE valuta positivamente l’economia polacca

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“Nel suo nuovo rapporto l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) valuta positivamente l’economia polacca. Il calo del Pil polacco nel 2020 sarà più basso di come aspettavamo”, ha informato il ministro delle finanze Tadeusz Kościński. Secondo l’OCSE il Pil polacco sarà in calo del 3,5% e nei prossimi anni il Pil crescerà del 2,9% nel 2021 e del 3,8% nel 2022. “Possiamo dire che l’economia polacca sarà tra le economie meno colpite dalla crisi causata dalla pandemia. OCSE indica che non dovremmo stringere la politica fiscale troppo presto perché ciò potrebbe impedire lo sviluppo”, ha aggiunto Kościński. OCSE ha espresso giudizio positivo dell’agire polacco nell’ambito della politica fiscale e monetaria. Secondo l’organizzazione l’economia globale tornerà al livello del periodo precedente alla pandemia alla fine del 2021, ma il processo non sarà uguale in tutti i paesi. La Cina sarà tra le economie con lo sviluppo più grande (nel 2021 il Pil cinese ammonterà al 8%), mentre il Pil statunitense prima diminuirà del 3,7% nel 2020, ma poi aumenterà del 3,2% nel 2021. Il calo del Pil dell’Eurozona sarà del 7,5%, ma poi aumenterà del 3,6% nel prossimo anno.

https://polskieradio24.pl/42/273/Artykul/2630416,Znamy-nowy-raport-OECD-Koscinski-organizacja-dobrze-ocenia-nasza-gospodarke

Museo della grande carestia in Ucraina realizzato da un architetto polacco

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Mirosław Nizio, architetto polacco, co-ideatore del progetto di costruzione e mostra del Museo della Grande Carestia di Kiev, ritiene che si tratti di un progetto difficile non solo in termini di architettura, ma anche per ragioni emotive, soprattutto perché questi ricordi del passato devono poi essere tradotti in architettura e mostra. Il museo è costruito su un pendio sopra il fiume Dnepr, vicino a uno dei monasteri ortodossi più importanti del paese e ad un monumento dedicato alle vittime della Grande Carestia. Secondo Nizio sarà un museo speciale perché realizzato in modo molto concettuale, senza buoni e cattivi ma che cerca di mostrare la verità e si apre alla realtà. L’architetto ha affermato che nei suoi progetti cercava di utilizzare il simbolismo della memoria, e la costruzione di questo luogo è diventata il suo compito e destino per realizzare qualcosa di molto importante e unico. L’ubicazione dell’edificio e il corpo stesso hanno una dimensione simbolica. La crepa nel tetto dell’edificio e il suo spostamento rivelano la verità, e la luce che esce dall’interno è una testimonianza della sua scoperta, mentre la copertura del tetto con l’erba e la struttura dell’edificio dall’esterno e dall’interno fanno pensare alla tettonica del terreno ucraino. La narrazione della mostra è attualmente sviluppata da storici e curatori in Ucraina, ma è un processo lungo che può richiedere fino a un altro anno e mezzo, perché la narrazione non può essere solo storica, ma dovrebbe anche introdurre temi internazionali e sollevare questioni come le cause della tragedia, apprendere la verità , memoria e identità. L’apertura del museo era prevista per il 2022, ma la situazione pandemica ha rallentato i lavori. La Grande Carestia in questione ha colpito l’Ucraina nel 1932-1933, periodo in cui morivano fino a 25.000 persone al giorno. È successo in uno dei paesi più fertili d’Europa in tempo di pace, quando l’URSS esportava enormi quantità di grano. In Ucraina, il grano e poi tutto il cibo sono stati confiscati dalle autorità. Nel 1932 nell’URSS è stata introdotta una legge sulla protezione della proprietà statale, che consentiva di sparare a una persona anche per aver preso un solo chicco di grano. Secondo gli storici, la carestia è stata causata artificialmente per spezzare la resistenza contadina alla collettivizzazione. In definitiva, si stima che la Grande Carestia abbia causato diversi milioni di vittime.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C765148%2Cpolski-architekt-o-budowie-muzeum-wielkiego-glodu-na-ukrainie-bardzo-trudny

Zennaro (Welcomeasy): “Lasciate carta e penna e digitalizzatevi”

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Fonte: welcomeasy.app

Ottimizzare le proprie risorse è la prima cosa da fare per tenere in piedi un’attività suggerisce Paolo Zennaro Ceo di Welcomeasy, la startup dell’hospitality che fa risparmiare tempo a proprietari e property manager.

“Il customer journey che un cliente compie quando arriva in un appartamento o in un B&B è ormai completamente digitale. L’ospite cerca la struttura su Internet, legge recensioni, prenota su portali online, paga con carta di credito. Poi arriva a destinazione e spesso si ritrova un host che gli chiede di fare una fotocopia al documento di identità per effettuare il check-in (…) Dobbiamo sempre ricordarci che l’ospitalità non si riferisce solo alla permanenza in struttura, ma comprende tutta una serie di fasi importantissime: prenotazione, check-in, soggiorno, check-out, fino a quando l’ospite riparte. Il nostro lavoro è perfetto soltanto se siamo in grado di gestire al meglio ognuno di questi momenti, nessuno escluso. Dotarsi di strumenti digitali, in grado di ottimizzare il proprio lavoro oggi non è più un’opzione, ma fa parte di un percorso di professionalizzazione fondamentale per risultare competitivi e quindi, sopravvivere.”

Sito web: www.welcomeasy.app

Fonte: https://www.wallstreetitalia.com/news/zennaro-welcomeasy-lasciate-carta-e-penna-e-digitalizzatevi/