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77^ Mostra del Cinema di Venezia, riconoscimenti anche alla coproduzione italo-polacca “Non odiare”

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.p

Il 12 settembre è finita la 77^ Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Un’edizione particolare che ancora qualche mese fa sembrava impossibile da immaginare e che nello stesso tempo è una prova che con la massima attenzione alle misure di sicurezza si possono organizzare i grandi eventi internazionali nonostante il virus ancora circoli nell’aria. Anche il programma quest’anno era diverso del solito, caratterizzato dalle diversità di stili e generi, con quasi la metà dei film in concorso diretti da donne. La Giuria di Venezia 77, presieduta da Cate Blanchett e composta da Matt Dillon, Veronika Franz, Joanna Hogg, Nicola Lagioia, Christian Petzold e Ludivine Sagnier, dopo aver visionato i 18 film in competizione ha deciso di assegnare i seguenti premi: Leone d’Oro per il miglior film a Nomadland di Chloé Zhao (USA), Leone’Argento (Gran Premio della Giuria) a Nuevo Orden di Michel Franco (Messico, Francia), Leone d’Argento (Premio per la migliore Regia) a Kiyoshi Kurosawa per il film Spy no tsuma (Moglie di una spia) (Giappone), Premio Speciale della Giuria a Drogie Tovarischi! (Cari Compagni!) di Andrei Konchalovsky (Russia), Premio per la migliore sceneggiatura a Chaitanya Tamhane per il film The Disciple (India), Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a Vanessa Kirby nel film Pieces of a woman di Kornél Mundruczó (Canada, Ungheria), Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Pierfrancesco Favino nel film Padrenostro di Claudio Noce (Italia), Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente a Rouhollah Zamani nel film Khorshid (Sun Children) di Majid Majidi (Iran). Premio per il miglior film nel concorso Orizzonti al film iraniano The Wasteland di Ahmad Bahrami. Nei concorsi collaterali alla Mostra il Gran Premio della 35^ Settimana della Critica lo ha vinto Hayaletrer (Ghosts) di Azra Deniz Okyay (Turchia, Francia, Quatar), invece il premio per il miglior film delle Giornate degli Autori è stato assegnato a Kitoboy (The Whaler Boy) di Philipp Yuryev (Russia, Polonia, Belgio). L’unico film polacco in concorso Śniegu już nigdy nie będzie di Małgorzata Szumowska e Michał Englert, oltre a raccogliere le buone recensioni della stampa internazionale, si è aggiudicato la menzione speciale tema ambiente assegnato dalla Fondazione Fai Persona Lavoro Ambiente. Invece la coproduzione italo-polacca “Non Odiare” del regista Mauro Mancini ha vinto il premio di critica sociale “Sorriso diverso Venezia 2020” per il miglior film italiano e il premio Nuovoimaie Talent Award per il miglior attore esordiente Luca Zunic. Alcuni dei protagonisti di Non odiare hanno ricevuto la Menzione Speciale per il Cinema di Gazzetta Italia, il premio è stato assegnato durante la Mostra di Venezia. Il film Non odiare aprirà il prossimo Jewish Film Festival di Varsavia.
poloniaoggi.pl

 

Alfredo Panzini e l’autarchia linguistica

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fonte della foto: accademianuovaitalia.it

Il 23 dicembre 1940, con la legge numero 2042, il fascismo provava anche giuridicamente, in nome di una dichiarato autarchismo linguistico (logica conseguenza dell’autarchia economica), a “combattere l’incosciente servilismo che si compiace di parole straniere anche quando sono facilmente e perfettamente sostituibili con chiari vocaboli italiani già in uso”, promulgando il drastico provvedimento intitolato: “Divieto di uso delle parole straniere nelle intestazioni (delle ditte) e nelle varie forme di pubblicità”, che in caso di infrazione prevedeva addirittura l’arresto fino a 6 mesi o l’ammenda fino a lire 5 mila, se non anche, per le attività soggette ad autorizzazione o licenza amministrativa, la sospensione o la revoca delle stesse. Ma con il Regio Decreto 26 marzo 1942, n. 720, preso atto della complessità della questione, si mitigò la portata della legge, escludendo del tutto dal divieto ovviamente le parole di origine latina o greca antica, e delegando all’Accademia Reale d’Italia l’elencazione di anglicismi, francesismi, germanismi e barbarismi da bandire e da sostituire.

Fu così che nel suo successivo Bollettino l’Accademia provvide a fornire, attivata una Commissione per l’italianità della lingua, l’elenco dei forestierismi banditi, suggerendo gli alternativi termini italiani da utilizzare, grazie ad un monumentale lavoro svolto in gran parte dal lessicografo Alfredo Panzini, che censì e sostituì un migliaio e mezzo di parole, toccando ogni contesto possibile: dalla famiglia, alla cucina (dove imperavano parole prevalentemente francesi), allo sport (dove trionfavano termini prevalentemente inglesi) o al mondo produttivo e dei servizi.

Un lavoro enorme, quanto sostanzialmente inefficace, che però si inseriva al termine di una fase di evoluzione della scienza glottologica, che già dagli anni ’20 del Novecento aveva preso le distanze sia dai metodi di marca positivista, sentiti come inadeguati e astratti, sia dal crocianesimo, che considerava l’esperienza linguistica unica e irripetibile, rivalutando invece la concretezza della lingua, intendendola come istituto inscindibile dai parlanti ed esaltandone la funzione omologatrice di norma sociale. La politica linguistica del regime s’inquadrava così in una simile prospettiva, e motivo ricorrente di creazione terminologica furono le traduzioni forzose dei forestierismi, che durante tutto il Ventennio furono ritenuti lesivi dell’identità e del prestigio nazionali e contro i quali si esercitò una fitta propaganda giornalistica, al punto che tra febbraio e luglio 1932 «La Tribuna» bandì un concorso a premi per sostituire 50 parole straniere, e tra il marzo dello stesso anno e il marzo 1933 Monelli tenne la rubrica “Una parola al giorno” nella «Gazzetta del popolo», in cui proponeva via via la sostituzione di prestiti non adattati.

E furono anche via via emanate molte leggi che con crescente severità scoraggiarono o proibirono l’uso di forestierismi. L’atteggiamento ovviamente si inasprì una volta incrinatesi le relazioni internazionali dopo il 1936, così nel 1938 agli iscritti fascisti e ai dipendenti statali si proibì di usare il pronome allocutivo Lei, col pretesto di una sua supposta origine spagnola, e molti enti prestigiosi furono indotti a cambiare nome, e i nomi stranieri furono vietati ai locali di pubblico spettacolo e ai neonati di nazionalità italiana.

La legge del 1940 giunse così al culmine dell’interventismo legislativo sul tema, trionfando nell’appendice all’ottava edizione del Dizionario moderno del 1942 del Panzini, nella quale apparvero molte delle parole italianizzate create dalla Commissione dell’Accademia, come brioscia, sciampagna, cornetto, aviorimessa, pantosto, autorete, guidoslitta, allibratore, disco su ghiaccio, transvolata, àlcole, bidè, blu, cògnac, selz, vafer, valzer. D’altronde vari furono i criteri adottati per le italianizzazioni: agli adattamenti grafici (the → tè) o fonomorfologici (autocar → autocarro) si alternarono le traduzioni (check → assegno) e i costrutti polirematici (bunker → fossa di sabbia), e originali furono alcune neoformazioni (avanspettacolo da lever de rideau), riprese di parole semanticamente modificate (arlecchino da cocktail), nonché soluzioni talvolta fantasiose (canturino da valenciennes, calceggio per dribbling e affollo per bagarre nell’uso sportivo, sulla falsa riga dei già proposti ber e qui si beve per bar e puttanambolo per tabarin).

Carpaccio di polpo in salsa di rucola

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Ingredienti:

  • 500 g di polpo
  • 3-4 foglie di alloro
  • ½ cipolla piccola
  • 100 g di rucola
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • ½  limone
  • 4 cucchiai di aceto balsamico
  • 50 ml di olio extra vergine 
  • pepe e sale q.b.

Preparazione:

Lavare il polpo in acqua corrente, incidere con un coltello al centro dei tentacoli ed estrarre il rostro centrale e gli occhi. Per far diventare morbido un polpo fresco è sufficiente picchiettarlo con un pestello da carne e congelarlo un giorno prima di cuocerlo. Scongelare il polpo a temperatura ambiente. Una volta scongelato, prendere una pentola che lo contenga, mettere un mazzetto di prezzemolo, cipolla, alloro e poco sale. Quando l’acqua arriverà ad ebollizione immergere il polpo un po’ alla volta, tenendolo per la testa. Cuocere il polpo per 35-40 minuti. Spegnere il fuoco e lasciare raffreddare nell’acqua di cottura.

Munirsi di un vaso di plastica non molto largo, possibilmente cilindrico e praticare alcuni fori nel fondo. Quando il polpo sarà tiepido, separare i tentacoli dalla testa ed adagiare a spirale sul fondo del vaso; inserire anche la testa tagliata a pezzi grandi. Disposto tutto il polpo sul vaso, con un coperchio pressarlo energicamente, mettere sopra un peso sufficiente a tenerlo abbastanza pressato. Mettere il vaso con il peso in un piatto in modo da raccogliere i liquidi per metterli in frigo nella parte più fredda per 6-8 ore. Il polpo, così preparato, si può mantenere in frigo per alcuni giorni e si può anche congelare.

La salsa

Mettere in una salsiera l’aglio, un po’ di prezzemolo, 50 g di rucola, tritati finemente. Aggiungere il succo di mezzo limone, l’aceto balsamico, l’olio, sale e pepe. Mescolare il tutto e lasciare riposare in frigo.

Porre su un piatto un letto di rucola, estrarre dal vaso il polpo solidificato, tagliare a fette sottili e disporre sulla rucola. Versare la salsa alla rucola sul polpo e decorare il piatto.

Buon appetito!

“Dolabella, il pittore veneziano alla corte dei Vasa”, inaugurata la mostra al Castello Reale di Varsavia

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Ieri al Castello Reale di Varsavia si è tenuta l’inaugurazione della mostra “Dolabella, il pittore veneziano alla corte dei Vasa”. È la prima mostra dedicata all’artista considerato uno degli ultimi rappresentanti del manierismo veneziano. Al vernissage hanno partecipato il vice primo ministro e il ministro della Cultura professore Piotr Gliński, il direttore del Castello Reale Wojciech Fałkowski, la curatrice della mostra dottoressa Magdalena Białonowska che ha descritto in dettaglio i preparativi per l’esposizione e il restauratore principale Tomasz Buźniak. Quest’ultimo ha sottolineato che la mostra era una grande sfida sul piano logistico, in quanto si tratta di opere d’arte di grande formato, quotidianamente difficili da raggiungere, dato che si trovano in vari monasteri o chiese in tutta la Polonia. Dopo i discorsi ufficiali si sono esibiti alcuni artisti: la cantante e la pianista Małgorzata Bańka con la canzone “La vie en rose” e il coro maschile Cantores Minores sotto la direzione di Franciszek Kubicki. Il professore Gliński ha osservato il carattere internazionale della mostra, in quanto la dinastia dei Vasa fu svedese, il pittore fu veneziano e la cantante ha realizzato una canzone francese. Gli organizzatori dell’esposizione vogliono promuovere la conoscenza di Dolabella e pertanto hanno deciso di organizzare una serie di conferenze, lezioni e seminari sull’artista. Tommaso Dolabella, nato a Venezia nel 1570, si recò in Polonia nel 1598, dove visse fino alla sua morte. Fu pittore di corte dei sovrani Sigismondo III, Ladislao IV e Giovanni II Casimiro. I suoi dipinti hanno soprattutto contenuti religiosi, come ad esempio quelli per il monastero e la cattedrale Wawel a Cracovia e, come ha sottolineato il direttore del Castello Reale, dovremmo ringraziare proprio il clero per aver conservato queste opere d’arte meravigliose. I dipinti del pittore veneziano hanno fortemente influenzato lo stile del barocco polacco. La mostra si basa sugli studi di Jerzy Żmudziński, che per moltissimi anni faceva ricerche sui lavori di Dolabella. Tranne le opere d’arte del pittore l’esposizione presenta anche gli esempi della pittura veneziana del XVI secolo degli autori come Jacopo Palma II Vecchio, Giovanni de Monte o Domenico Tintoretto. Inoltre, vi si possono ammirare gli oggetti veneziani di lusso di quel periodo, fra cui i vetri di Murano o i merletti di Venezia. Le opere d’ arte e l’artigianato sono accompagnate da manoscritti, stampati e descrizioni. La mostra sarà visitabile da oggi al 6 dicembre 2020. Gazzetta Italia è il media partner ufficiale dell’evento.

[Aggiornamento 10.09.2020] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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Negli ultimi giorni si sono registrati numeri in crescita, ma complessivamente è sceso il numero dei casi attivi. I casi giornalieri registrati al 10 settembre sono 421, con 11 morti.

Il numero complessivo dei malati attivi è 12.225, di cui in gravi condizioni 84, ovvero circa l’1% del totale. La Slesia rimane l’area più colpita.

Complessivamente i numeri dell’epidemia rimangono sotto controllo e senza pressione eccessiva sulle strutture sanitarie polacche.

La lista delle aree particolarmente colpite con misure rinforzate di prevenzione è attualmente composta da 0 zone rosse e 3 zone gialle. Cinque contee (powiaty) hanno inoltre posto in essere misure ulteriori di controllo.

Il Governo polacco ha presentato le linee guida per l’autunno ed il piano “Polityka Energetyczna Polski do 2040 r.”, con il programma di politica energetica previsto per i prossimi vent’anni, che prevede un forte impegno nello sviluppo delle fonti rinnovabili e anche del nucleare, verso una transizione energetica con minori emissioni di CO2.

Fino al 15 settembre saranno bloccati i voli verso 44 paesi. Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati verso la Polonia. In caso di crescita dei contagi potrebbero essere introdotte nuove restrizioni.

***

Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri: situazione al 9 settembre 2020

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Il vino, un miracolo che continua

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Il vino, da oltre seimila anni, accompagna l’Umanità ed è indissolubilmente legato alla nascita della civiltà e ne è da sempre testimone dei progressi sociali, storici e filosofico-religiosi.

Eppure il vino viene prodotto ancora oggi come millenni fa, certo con nuove impostazioni tecniche e con migliori interventi sulle piante oltre che con una maggiore attenzione all’ambiente, ma sostanzialmente i processi chimici e fisici che portano il frutto della vite ad essere coltivato, spremuto, fermentato, decantato e imbottigliato per riposare in vari tipi di recipienti sono gli stessi da sempre.

Sui pendii del Caucaso, tra le attuali Georgia e Armenia, sono stati trovati i primi reperti della vite coltivata, nelle vicinanze del monte Ararat. In seguito la vite si diffuse verso il Mediterraneo orientale, Israele, Egitto e Grecia oltre che viaggiare nelle navi fenicie fino alla Spagna e in tutte le coste del Mediterraneo. La grande considerazione che il vino ebbe da sempre è indiscutibile, basti pensare che nella Bibbia la parola “vino” è citata 327 volte, la parola “vigna” 228 volte, 17 volte “torchio e 13 volte “tralcio”.

Le colonie greche furono decisive per l’espansione della vite e la produzione di vino esportando le tecniche di coltivazione nell’Italia meridionale (la cosiddetta Magna Grecia) dove gli Etruschi già coltivavano la vite più a nord, tra le attuali Lazio e Toscana. L’espansione dei Romani fu decisiva per la diffusione del vino in tutto il mondo allora conosciuto poiché gli uomini e le popolazioni, spostandosi, portano con sé ciò che serve, ciò che sanno fare e quello che può dare conforto in una esistenza certo non sempre facile a quei tempi.

In seguito il vino ebbe alterne fortune, legate alle carestie e alle pestilenze, alle piccole glaciazioni e alle guerre che percorsero tutto l’alto e il basso Medioevo, arrivando a competere con le nuove bevande e distillati comparsi dopo la scoperta delle Americhe. Nonostante tutto però il frutto della vite non ha perso la sua natura quasi “miracolosa” di dono della natura all’Uomo perché nel prodotto finito, dentro al calice, è presente e si può ritrovare la storia di un territorio (le radici della vite possono sprofondare per molti metri) e donare ai nostri sensi la “fotografia” di un luogo e di un paesaggio unici perché uniche sono le condizioni del suolo e del sottosuolo, climatiche e stagionali che vengono esaltate dal vitigno e dalla sapiente opera umana.

Con queste premesse è naturale pensare all’Italia come a un Paese enormemente ricco di varietà e di stimoli sia per la sua conformazione geografica che comprende molti tipi di clima che per la sua Storia di Civiltà variegata e frenetica, dolorosa a tratti ma ineguagliabile anche nelle vicende del vino. Per tutti questi motivi quella del vino è un’esperienza totalizzante, che coinvolge tutti i nostri sensi fisici ma anche la memoria, la nostalgia, la curiosità, l’incontro tra le persone e il rispetto del nostro mondo. Credo fermamente che il vino possa a pieno titolo definirsi uno “strumento di Pace”.

Sardegna del nord: la perla del Mediterraneo

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La Sardegna, seconda isola italiana per dimensione, per alcuni è la più bella regione d’Italia, ma per i Polacchi rappresenta ancora una terra ignota, un terreno poco conosciuto e erroneamente percepito come costoso e difficilmente raggiungibile. In questo aricolo proveremo a farvi avvicinare a questa terra selvaggia e misteriosa e ad incoraggiarvi a conoscerla personalmente.

La prima e principale domanda che ci si pone è: come arrivarci? Attualmente è disponibile solo un volo diretto dalla Polonia, da Cracovia a Cagliari con Ryanair. Cagliari è il capoluogo della Sardegna e si trova nella parte sud dell’isola. Quello che a noi interessa è però la parte nord dove si trovano due aeroporti: ad Olbia (vicino alla Costa Smeralda) e ad Alghero. Ai nostri lettori della Polonia occidentale consiglio il volo diretto da Berlino ad Olbia con Easyjet, e a tutti gli altri i voli combinati con linee Ryanair e Wizzair per Alghero con breve scalo della durata massima di qualche ora in città come Eindhoven, Milano Bergamo, Goteborg, Roma o Bologna (a seconda del giorno della settimana e della città polacca di partenza). Una volta arrivati a destinazione consiglio di noleggiare un’auto, in quanto le comunicazioni con i trasporti pubblici non sono molto buone mentre l’Isola è cosi bella e variegata che vale la pena vedere il più possibile muovendosi liberamente.

Vale la pena iniziare la visita dell’isola da Alghero, città vivace situata sulla costa nord-occidentale e conosciuta per i suoi prodotti fatti di corallo rosso. La città è circondata da mura fortificate e da torri, chiamate Bastioni, che risalgono alla dominazione aragonese. Il fatto che la città sia rimasta per diversi secoli nelle mani dei Catalani ha avuto una forte influenza sulla lingua, sulla cultura e sui costumi. In ogni posto possiamo ammirare gli elementi caratteristici dell’architettura spagnola, ascoltare il dialetto di origine catalalana e mangiare piatti a base di frutti di mare tipici della cucina iberica.

Vale sicuramente la pena fare una passeggiata nella grande città vecchia, vedere la Chiesa di San Francesco e pranzare in una delle trattorie che si trovano lungo i Bastioni godendo di una meravigliosa vista sul mare e dopo pranzo spostarsi in una delle spiaggie. La più vicina al centro è il Lido di Alghero, la spiaggia della città che si trova accanto al porto e alla passeggiata. Un po più lontano si trova Maria Pia, una bella e ampia spiaggia di sabbia, separata dalla città dall’omonima pineta. Tuttavia le spiagge più belle si trovano nei dintorni di Alghero e sono la Spiaggia delle Bombarde, la Spiaggia del Lazzaretto e la Spiaggia di Mugoni. Tutte e tre si trovano a qualche chilometro da Alghero in direzione Capo Caccia. Oltre al trasparente mare azzurro e all’incantevole paesaggio contraddistinto da dune sabbiose modellate fantasiosamente dal vento sono presenti piccoli chioschi dove è possibile mangiare e godersi un buon aperitivo al tramonto rimanendo sulla spiaggia.

Una delle maggiori attrazioni di Alghero è però la gita alle Grotte di Nettuno. Potete raggiungere le Grotte con un battello che parte dal porto di Alghero e che arriva direttamente all’entrata delle grotte oppure percorrendo l’Escala del Cabriol, una particolare scala di 656 gradini costruita tra le rocce nel 1954 che conduce da Capo Caccia fino alla grotta. Vi garantisco che ogni sforzo verrà ripagato dalla straordinaria vista panoramica. La grotta di Nettuno è famosa per le straordinarie infiltrazioni calcaree che formano stalattiti e stalagmiti dando vita a misteriosi tunnel e labirinti. Dentro la grotta c’è anche un grande lago di sale circondato da colonne di stalagmiti calcaree.

A circa 60 chilometri da Alghero si trova la famosa spiaggia bianca di Stintino, La Pelosa, considerata una delle spiagge più belle d’Italia e d’Europa. L’acqua cristallina ha un colore particolarmente chiaro mentre la sabbia finissima assomiglia quasi a neve. Un ulteriore attrazione è rappresentata dalla Torre della Pelosa, che situata pittorescamente in prossimità della spiaggia rappresenta ciò che resta del castello saraceno del XVI secolo. La Spiaggia della Pelosa dovrebbe essere visitata in bassa stagione perché nei mesi di luglio e agosto è molto affollata dai turisti. Nel prossimo numero vi presenterò altre due straordinarie regioni della Sardegna del Nord: la storica regione della Gallura con l’Arcipelago della Maddalena e la Costa Smeralda, l’angolo più esclusivo e lussuoso di tutta l’isola.

Visitando il nord della Sardegna, la fermata obbligatoria è Castelsardo, una suggestiva cittadina situata su una collina che si affaccia sul mare. Nel corso dei secoli la città ha più volte cambiato il suo nome a seconda del domino sotto cui si trovava. Fondata agli inizi del XII secolo dalla stirpe genovese dei Doria venne chiamata Castel Genovese, durante il dominio aragonese cambiò denominazione in Castel Aragonese, mentre dal 1796 fu chiamata Castelsardo cioè Castello dei Sardi, nome dato dal re di Sardegna che dura fino ad oggi. In cima alla collina si trova collocato un castello fortificato, mentre la cittadina stessa è piena di caratteristiche vie strette e ripide, piene di numerosi negozi di artigianato.

Andando a Castelsardo proseguendo sempre verso est in direzione di Valledoria, all’altezza di Sedini, vale la pena ammirare la Roccia dell’Elefante, che al suo interno nasconde due tombe formatesi nel periodo neolitico Domus de Janas, tombe decorate a due livelli scavate nella roccia. Nelle vicinanze vediamo anche perfettamente conservate strutture nuragiche, cioè costruzioni a torre di forma tronco-conica, composte da blocchi di pietra squadrati disposte senza l’uso di malta. I nuraghi risalgono probabilmente all’età del Bronzo e sono databili agli anni 1500-1300 a.C. In tutto il territorio della Sardegna si contano circa settemila strutture nuragiche, che sono tra i simboli più importanti dell’isola. Gli studiosi da secoli discutono su quale fosse la loro funzione principale, la maggior parte di loro ritiene più probabile l’ipotesi che fossero torri difensive oppure tombe monumentali.

La Sardegna non è conosciuta però solo per i suoi reperti archeologici. Una delle maggiori attrazioni dell’isola che attira facoltosi turisti da tutto il mondo è la Costa Smeralda con le sue principali località di Porto Cervo, Baja Sardinia e Cala do Volpe. La Costa Smeralda solo negli anni Sessanta del XX secolo è stata trasformata da area selvaggia, scarsamente popolata e poco attraente costellata di villaggi di pescatori in un simbolo di moda e di raffinatezza. La potenzialità di questo posto è stata scoperta casualmente dal principe arabo Karim Aga Khan durante un suo sorvolo dell’area che lo colpì per la natura incontaminata e l’acqua cristallina di colore smeraldo. Il principe ha acquistato il territorio dai pescatori sardi e in soli venti anni ha creato uno dei luoghi più esclusivi del mondo. L’obiettivo principale dell’Aga Khan era quello di costruire le case e i centri turistici in modo tale da integrarli al meglio con l’ambiente naturale e il paesaggio costiero. Gli edifici di questa zona si caratterizzano per i colori pastello, le basse dimensioni e i tetti rivestiti obbligatoriamente con tegole curve di colore bruno-rossiccio. In costa Smeralda hanno le loro ville molti personaggi famosi come Berlusconi, Naomi Campbel o Putin. Questa zona è nota anche per la presenza di vivaci locali notturni alla moda e eleganti bar con piscine. Simbolo della Costa Smeralda sono anche gli esclusivi yacht ormeggiati a Porto Cervo o i negozi lussuosi dei più grandi stilisti di moda.

Quando si è in Sardegna bisogna cercare di fare una crociera all’Arcipelago de La Maddalena, che è costituito da sette isole principali e che si distingue per la varietà della sua natura incontaminata. è il luogo ideale per i velisti e gli appassionati di subacquea. La spiaggia più bella dell’arcipelago, Spiaggia Rosa, è chiusa ai turisti e la si può ammirare solo dalla barca. La sua spiaggia si distingue per la presenza di sabbia di colore corallo rosa impossibile da riscontrare in altri posti. La Maddalena tuttavia offre ai turisti molte altre spiagge accessibili ma altrettanto belle, situate nelle baie romantiche ricoperte dalla esuberante vegetazione mediterranea tra cui Cala Corsara, Cala Lunga o Spalmatore, che sono circondate da alte scogliere, mentre il mare in questa zona riempie i cuori di gioia con il suo colore turchese-zaffiro.

Mi auguro con questo articolo d’avervi invogliato a visitare la Sardegna e di avervi mostrato che si tratta di un’isola insolita ricca di attrazioni per gli appassionati d’archeologia, della cultura e dell’arte e anche per i buongustai amanti dei frutti di mare freschi. Senza dubbio in Sardegna si troveranno bene sia i turisti che preferiscono riposare in silenzio, tra belle spiagge selvagge, sia i turisti attratti da esclusive vacanze nei più famosi e alla moda luoghi di villeggiatura.

foto: Izabela Kominek
tłumaczenie it: Amelia Cabaj

5^ edizione: Gazzetta Italia premia i protagonisti del film “Non odiare”

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Maciej Sterzyński, Sebastiano Giorgi, Michał Sterzyński, Mario Mazzarotto, Guglielmo Marchetti, Alessandro Gassman

“Non odiare”, proiettato durante la Settimana della Critica, all’interno della 77^ Mostra del Cinema di Venezia è un bel film d’autore. Una pellicola coraggiosa, opera prima del regista Mauro Mancini, che tratta un tema delicato in un’epoca di intolleranze di ritorno e nuovi conformismi.

Un film coprodotto tra Italia e Polonia che come Gazzetta Italia – in un anno particolare in cui causa Covid-19 abbiamo soprasseduto alla tradizionale festa del Premio Gazzetta Italia – abbiamo voluto premiare con la nostra Menzione Speciale per il Cinema.

Premiati: Alessandro Gassman (attore protagonista); Mario Mazzarotto (Movimento Film); Michal Sterzyński (direttore fotografia); Guglielmo Marchetti (Notorius distribuzione); Maciej Sterzyński (Stern Pictures).

Graditissimi da parte dei premiati i vasi di Yalos, vetro artistico di Murano. Un grazie ed un bravo va poi ad Alessandro Leone che con la sua Agresywna Banda ha messo insieme italiani e polacchi.

“Non odiare” il 16 novembre 2020 aprirà il Jewish Film Festival di Varsavia.

 

Bassi (Fafce) a forum di Karpacz, famiglia è investimento, non mera promessa elettorale

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

La famiglia è un investimento e non solo una costosa promessa elettorale. Lo ha dichiarato il presidente della Federazione europea delle associazioni di famiglie cattoliche (Fafce) Vincenzo Bassi, ospite del Forum economico di Karpacz, in Polonia. Partecipando a una discussione dedicata al ruolo della famiglia in Europa, Bassi ha dichiarato di essere “molto contento che sempre più paesi, compresa la Polonia, stanno iniziando a percepire la politica pro-familiare non come una costosa promessa elettorale ma come un investimento calcolato a lungo termine”. “Investire nella famiglia è l’unico modo per prevenire il collasso della società e dell’economia europea”, ha proseguito Bassi. Il presidente della Fafce ha anche fatto riferimento alla politica a sostegno delle famiglie da parte dell’attuale governo. “Non critico il programma 500 Plus, ma dobbiamo valutare se dare soldi alle famiglie sia la strada giusta”, ha sottolineato. A suo avviso ci sono alternative, per esempio compiere investimenti che possano migliorare la qualità della vita generale. “Gli investimenti nel mercato interno e nelle infrastrutture possono anche impedire la fuga di capitali all’estero, il che non solo migliorerà il tenore di vita delle famiglie, ma stimolerà anche la crescita economica del Paese”, ha concluso Bassi.

Il ministero delle finanze vuole rinunciare alle tasse sui biglietti del trasporto pubblico

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Il Ministero delle Finanze vuole azzerare le tasse per il settore del trasporto pubblico e ha già presentato la sua domanda alla Commissione Europea, ha scritto lunedì il giornale “Dziennik Gazeta Prawna”. Le informazioni sono state pubblicate dal viceministro delle finanze, Jan Sarnowski. Come ha scritto “Dziennik Gazeta Prawna”, grazie alle tasse 0% sul trasporto di passeggeri il governo potrebbe diminuire i problemi legati alla scarsa disponibilità del trasporto pubblico in provincia. La rinuncia alle tasse renderebbe i prezzi dei biglietti più bassi il che inoltre potrebbe rivitalizzare tutto il settore colpito dall’epidemia. Il giornale ha sottolineato però che per i cambiamenti sarà necessario di attendere ancora molto tempo. La Polonia non può modificare il livello delle tasse senza permesso della Commissione Europea e del Consiglio dell’UE.

Polskieradio24.pl