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Home Blog Page 128

Insieme, nuova società del Gruppo PartnersPol

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Insieme Sp. Z o.o. fa parte del gruppo societario Partnerspol Group e da tre anni esiste sul mercato polacco. L’attività dell’azienda è iniziata con il servizio di lavaggio dei bancali e dei contenitori di plastica. L’impianto si trova nella parte centrale della Polonia a Łowicz dove si trova anche una linea moderna di lavaggio. Il rapido sviluppo e le esigenze del mercato hanno contribuito all’ampliamento dell’offerta con un servizio professionale di pulizia e disinfezione, diventato subito il servizio più importante dell’azienda.

Insieme Sp. Z o.o. propone la disinfezione dei locali di stoccaggio, di produzione, dei locali residenziali e degli uffici. La disinfezione viene effettuata sulla base delle proprietà uniche dell’ozono, diventato molto popolare ultimamente grazie alla sua efficacia. L’ozono è usato, tra l’altro, durante la fumigazione e disinfestazione delle stanze, per la pulizia dell’aria condizionata e per la rimozione dell’odore di umidità, degli acari ed allergeni, viene inoltre utilizzato nella lotta contro il Covid-19.

L’ozono è considerato uno dei disinfettanti più efficaci. Ha la potenza 50 volte più efficace e 300 volte più veloce del cloro. Allo stesso tempo non lascia residui di decomposizione tossici quindi è completamente sicuro per l’uomo e l’ambiente.

Insieme Sp. Z o.o. utilizza solo detergenti certificati e tutti i servizi vengono eseguiti in base agli attuali standard internazionali. L’azienda utilizza detergenti ufficialmente approvati dal Ministero della Salute per l’utilizzo nell’industria alimentare.

L’azienda prevede ulteriori sviluppi nei prossimi anni concentrandosi sul miglioramento delle competenze dei dipendenti e investendo in soluzioni moderne. Pone particolare attenzione alla qualità dei servizi, puntando su professionalità, flessibilità e innovazione con l’obiettivo di soddisfare ogni cliente.

Sito web: www.insiemepolska.pl
Facebook: www.facebook.com/Insieme

Tonno al sesamo nero e finocchi marinati

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Ingredienti:

  • 500 g tonno fresco
  • 50 g sesamo nero
  • 1 melograno
  • 1 finocchio
  • 10 cl aceto di vino rosso
  • 100 cl vino bianco
  • acqua q.b.
  • olio extravergine di oliva
  • sale q.b.

Preparazione:

Prendete il trancio di tonno e lavatelo bene con acqua fredda. Tagliatelo a quadrotti di spessore ca. 3 cm. Sgranate il melograno e spremete una metà dei semi in un piatto, unite un po’ di vino bianco, sale e allungate al 50% con acqua. Mettete da parte in una ciotola la metà del liquido. Poggiate sul piatto i tranci di tonno, che siano coperti dalla marinatura e lasciateli marinare 1 ora. Prendete la ciotola messa da parte e aggiungete l’aceto di vino rosso. Tagliate il finocchio molto sottile e immergetelo nella marinatura per ca. 1 ora.

Prendete i tranci e asciugateli con della carta assorbente. Versate un po’ d’olio evo in un piatto e bagnateli su tutti i lati. Prendete un altro piatto fondo, versate i semi di sesamo nero e delicatamente con le mani pressate i tranci di tonno per far aderire il sesamo. Versate in una padella un paio di millimetri di olio evo e portate ad una temperatura non troppo alta, poggiate i tranci e rosolateli un paio di minuti per lato. L’effetto finale sarà croccante all’esterno e morbido e rosato il cuore.

Sgocciolate i finocchi marinati, disponeteli sul piatto di portata e poggiate i tranci di tonno dopo averli passati delicatamente su una carta assorbente, aggiustate di sale e pepe e decorate con un po’ di chicchi di melograno.

Buon appetito!

La solitudine della borghesia nel film della polacca Szumowska in concorso al Festival di Venezia

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Ieri alle 19 nella sala grande del Palazzo del Cinema si è tenuta la prima di “Non nevicherà mai più” (“Śniegu już nigdy nie będzie”), il film dei registi Małgorzata Szumowska e Michał Englert in concorso alla 77^ Mostra del Cinema di Venezia. Prima del grande gala i giornalisti hanno assistito alla conferenza stampa alla presenza dei registi e dell’attore protagonista Alec Utgoff, che gli spettatori conoscono per la famosa serie Netflix “Stranger things”. Il film tra ironia e realismo magico racconta la nuova borghesia ma come dichiara la regista non si tratta solo dei polacchi: “questo film non è solo sulla borghesia polacca, racconta un po’ la condizione della gente in tutta l’Europa, parliamo della ricca borghesia che dal punto di vista economico sta benissimo ma tutti sentono una profonda solitudine”, ha detto la Szumowska durante la conferenza stampa. Il film è stato già annunciato come il candidato polacco al premio Oscar.

La via dell’amore delle Cinqueterre

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Il blu del mare, il verde degli ulivi e dei pini marittimi e il colore dei fiori della riviera ligure ci hanno accompagnato nel nostro meraviglioso tour motociclistico in questi paesaggi suggestivi che si susseguono lungo il tratto della costa orientale della Liguria, rivelando antichi borghi e tesori artistici, racchiusi in un’incantevole cornice naturale, destinando un sincero benvenuto a chi visita i gioielli delle Cinque Terre, da Monterosso fino a Portovenere. L’itinerario si snoda lungo la costa, su una strada che corre in uno scenario costiero fra i più suggestivi del mondo, celebrato dai più importanti poeti e conosciuto anche per la sua tradizionale ospitalità. Ecco i paesi che compongono il comprensorio delle Cinque Terre.

Monterosso al Mare, il più occidentale. Un borgo antico chiuso da una serie di colli terrazzati a ulivi, limoni e viti, sulla costa sabbiosa la spiaggia che ne fa meta culturale e balneare. Nella parte antica sorge una chiesa del 1300 con la facciata, in stile gotico ligure, a fasce orizzontali bianche e nere. 

Vernazza, forse la più bella delle Cinque terre, con le due possenti torri ed i resti delle mura, fatte costruire dai Genovesi, e poste a difesa dell’antico e prosperoso borgo, presenta ripidi e strettissimi percorsi che scendono fino ad una incantevole piazzetta aperta sul porticciolo turistico, l’unico delle Cinque Terre.

Corniglia, piccola frazione di Vernazza. Un borgo abbarbicato su un promontorio roccioso a 193 metri a picco sul mare, ai margini di una conca ricca di floridi vigneti. 

Manarola, il borgo medievale arroccato su uno sperone di roccia nera, e Riomaggiore, con la sua serie di coloratissime case, sono collegati dalla splendida “Via dell’amore” una passeggiata scavata nelle pareti rocciose, fra il grigio della roccia e l’azzurro delle acque, a pochi metri dal mare. Cinque piccoli paesi tra mare e montagna circondati da piante e fiori cresciuti spontaneamente e da terrazzamenti a vigneto dai quali si ricavano uve per i preziosi vini ed ognuno presenta qualcosa di speciale tale da rendere difficile dire quale scegliere e quale trascurare. Le casette colorate, i sentieri tra il profumo di limoni e le scogliere a picco sul mare, sono solo alcuni dei motivi che spingono milioni di turisti a raggiungere questa riviera ogni anno. Venire alle Cinque Terre non vuole solo dire sentieri, acqua cristallina e paesaggi mozzafiato, ma anche ottima cucina, quei sapori di una volta che solo in questi luoghi un po’ selvaggi e incontaminati immersi nella natura si possono ancora assaggiare. Essendo paesi di mare non può mancare il pesce sulle tavole di questi cinque paesini, come le famose Acciughe di Monterosso, cucinate in mille modi, ad esempio marinate con olio e limone, sotto sale magari con un crostino e una bruschetta, ripiene e poi fritte o semplicemente nel classico tortino insieme alle patate.

O le famose frittelle di bianchetti o di baccalà o gli immancabili “muscoli ripieni”, cioè le classiche cozze ripiene e cotte in casseruola con il sugo. 

Il condimento per eccellenza, per le fresche verdure, sono l’olio e i limoni della riviera con i quali si produce anche il Limoncino”, ottenuto dalla macerazione delle bucce del limone nell’alcol. E per finire la degustazione dello “Sciacchetrà” un nobile vino passito ed amabile, con le sue note dolci e salate, il cui profumo richiama quello dell’albicocca e del miele d’acacia. Il sapore è dolce, con un piacevole retrogusto mandorlato ed il cui nome sembrerebbe derivare dal dialetto ligure ed indicare lo schiacciare dell’uva (sciac) e il togliere le vinacce durante la fermentazione (tra). 

Il nostro tour si conclude a Portovenere, l’antica romana “Portus Veneris” che sorge all’estremità del golfo della Spezia. La città si distende sul promontorio con una schiera di case alte dai coloratissimi intonaci ed un accesso all’antico abitato medievale, la stretta Via Cappellini, che ispirò la costruzione del borgo con le case addossate le une alle altre e separate da angusti passaggi a mare, facili da sbarrare in caso di pericolo. Sulla punta del promontorio sorge la bellissima chiesa di S.Pietro, un antico tempio pagano dedicato a Venere. Nella chiesa si fondono un primo edificio paleocristiano, in marmo nero dell’isola Palmaria, e la struttura in stile gotico genovese della metà del Duecento, con un campanile a forma di torre che aveva anche funzione difensiva. Oltre la chiesa si raggiunge il castello, ricostruito nel Cinquecento, che conserva una cinta muraria a bastioni.

Quest’arco di Liguria, che va da Porto Venere alle Cinque Terre, fu scoperto e amato anche da tantissimi stranieri, molti dei quali inglesi. Già nell’Ottocento vi soggiornarono poeti insigni del romanticismo inglese tra i quali Lord Byron ed il poeta Shelley, ed è anche per queste presenze che è stato denominato Golfo dei Poeti. La seduzione di questi luoghi è così forte che spinge a superare ogni piccolo disagio per l’asperità dei percorsi. Ma attenti perché “l’attrazione fatale” che attacca chi capita in queste località, e ne percepisce il messaggio, spesso si trasforma in progetto di vita.

foto: Sandra e Beppe D’Alba

“Non odiare”, coproduzione italo-polacca alla Mostra di Venezia

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

È stato proiettato ieri alla Mostra del Cinema di Venezia, nell’ambito della Settimana della Critica, il film “Non odiare”, opera prima del regista Mauro Mancini. Il film, che aprirà il Jewish Film Festival di Varsavia, racconta la storia di un medico che aiuta una persona ferita in un incidente finché non scopre sul corpo del ferito dei tatuaggi nazisti. “Un film che lavora sul confronto tra radicate convinzioni e la coscienza, un pellicola importante che tratta un tema tornato tristemente d’attualità”, ha commentato l’ambasciatore italiano in Polonia, Aldo Amati. Al termine della proiezione il protagonista principale Alessandro Gassman ha ricevuto il Premio Gazzetta Italia, menzione speciale per il cinema, dedicato alle relazioni tra Italia e Polonia. Oltre a Gassman, il direttore di Gazzetta Italia Sebastiano Giorgi ha premiato Mario Mazzarotto, presidente di Movimento Film, Michal Sterzynski, direttore della fotografia, Guglielmo Marchetti presidente di Notorious e Maciej Sterzynski di Stern Pictures. “Non odiare” è una coproduzione italo-polacca che ha messo insieme Rai Cinema, Movimento Film, Istituto Polacco di Cinematografia e Agresywna Banda.

Torino, la risposta intelligente al turismo pop

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Toscana, Venezia, Sicilia. Spaghetti, chianti e il papa. È l’Italia nella versione pop, ottimizzata per i bisogni del turismo di oggi. Ma… c’è qualcos’altro?

Torino non ovvia

Quattro. L’esatto numero di nomination all’Oscar che ha ottenuto Chiamami col tuo nome, il film di Luca Guadagnino, regista tra l’altro di A Bigger Slash e Io sono l’amore e di un documentario su Bertolucci. Sì, Guadagnino è senza dubbio l’erede della sensualità italiana. E nell’ultimo film racconta la storia, conosciuta da tutti, di scoperte, delizia e adolescenza. Tuttavia, aggiunge un pizzico di qualcosa di sconosciuto e asciutto. Aggiunge un pizzico di nord.

Meno di 200 km a ovest di Crema e di Moscazzano, dove Guadagnino ha girato Chiamami col tuo nome, c’è Torino. Una città che non appare spesso al primo posto tra i posti raccomandati in Italia. Ma non solo gli appassionati della Fiat (che ha la sua sede qua) e del circuito sul tetto del Lingotto, amano Torino. Non solo gli ammiratori di Jean-Jacques Rousseau (cresciuto in uno dei rifugi torinesi e che qui ha incontrato la futura amante, Signora de Warens) o Umberto Eco (studi filosofici). Arrivano qui anche gli architetti, deliziati dalla regolarità urbanistica, i fedeli in cerca di pace spirituale presso la Sindone di Torino nella cattedrale San Giovanni Battista. E poi arriva anche un flâneur ordinario, proprio come me, per immergersi, tra le colline di Superga e il Monte dei Cappuccini, in una città incredibilmente modesta e cruda, ma ricca. Chiunque abbia attraversato Via Roma fino a Piazza San Carlo sa che ricchezza e l’eleganza sono la coppia perfetta.

Due storie

Tale coppia è anche quella tra il Museo Nazionale del Cinema e la GAM (Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea), due musei, due racconti e storie sull’arte degli ultimi due secoli. Sono collegati anche dalla Mole Antonelliana, dove il Museo Civico aveva la sede, dopo anni trasformato in GAM. Oggi, nella Mole Antonelliana si trova il bellissimo Museo Nazionale del Cinema, più alto del mondo. Qui, Luca Guadagnino, ha ritirato lo scorso febbraio il premio Honoris Causa dell’Accademia Albertina di Torino, e qui si svolgono anche alcuni eventi del TFF (Torino Film Festival), che da 25 anni, ogni autunno occupa l’intera città.

Chi ha visitato il Museo Nazionale del Cinema, sicuramente esce con la testa piena di nozioni, di diaframmi nell’iride, del montaggio parallelo, del cinema muto e delle star del cinema classico. Vale la pena guardare attentamente la precisa progettazione della mostra, gli splendidi interni, la buona narrazione che guida lo spettatore attraverso l’intera esposizione. Nell’atrio principale (vicino al tappeto rosso) c’è un piccolo negozio con gadget per ogni appassionato di cinema. Tutto qui dice “resta, spettatore”, incoraggia e tenta. Al contrario della GAM, lontana meno di 2,5 km.

Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, è un museo strano e contraddittorio. Qui si trova l’arte moderna, ma ciò che è il più nuovo rimane nascosto, a malapena esposto, accessibile solo a un visitatore attento.

Inizio la mia visita al piano superiore, qui c’è l’arte del XIX secolo: intensa, grande pittura e scultura. Quindi c’è Il ritratto dell’attrice Virginia Reiter di Giacomo Grosso, dorato, squisito, sensuale ma avvolto in una forma classica. Inoltre abbiamo anche esemplare Re Vittorio Emanuele di Carlo Bossoli. Andando avanti incontro La Sirena inquietante di Giulio A. Sartorio, La schiava, la scultura di Giacomo Ginotti I, e infine il dirompente manifesto di Leonard Bistolfi della mostra d’arte moderna del 1902. Tutte le opere con descrizioni leggibili (sia in italiano che in inglese).

Museo diverso

Tuttavia, non sono le collezioni o le mostre organizzate che danno le emozioni più forti ma … le pareti, che non sono bianche. Eppure tutte le pareti delle gallerie e dei musei moderni sono di solito bianche. Le pareti sono bianche e i visitatori indossano il nero, come confermato da Ruben Ostlund in The Square. Ma non a Torino. Qui le pareti sono colorate: zenzero, rosa, verde pallido! Nei testi sulla storia del museo, ho letto dei programmi di attivazione delle gallerie pubbliche condotte dagli anni ’60 del secolo scorso. Ho letto anche di Le Corbusier, che ha condiviso a Torino la visione del “museo elettronico”, un museo della conoscenza accessibile allo spettatore ordinario. Grazie ai colori un museo diventa più umano e amichevole? Ai piani più nuovi – dove si entra nel XX secolo – il clima può essere più tranquillo, anche se all’inizio mi saluta Portrait relief of Claude Pascal di Yves Klein. Sulla parete rosa. E davvero non mi è mai sembrato così bello.

È ancora più interessante la parte delle scale. Qui ad attendere i visitatori ci sono una serie di disegni di Nedko Solakov: Eight Ceilings. Il bulgaro Solakov è un artista, pittore, fumettista e autore di installazioni. Viene presentato più spesso nei paesi di lingua tedesca. A GAM, ha lasciato opere non ovvie: disegni piccoli, quasi accidentali, che sono difficili da vedere (sulla parete, alla base delle scale). Immagini che assomigliano a quelle del banco di scuola, appunti visivi che ricordano la presenza, insopportabilmente letterali, che creano, con contesto del luogo, significati completamente nuovi. Solakov, usando una decina di punti, linee e lettere cambia il pensiero tradizionale e serio, di quello che si può e non si può mostrare nella galleria. E allo stesso tempo completa perfettamente, ciò che le pareti rosa della GAM hanno promesso agli spettatori prima, non ovvietà.

Senza pop-tourism

Perché l’intera Torino non è una città ovvia. Non ostenta. Ricca, ma fredda in questa ricchezza, senza ammiccamenti. L’Università di Torino mi fa pensare alla fine dell’estate e all’annuncio dell’autunno, al tempo quando vengono raccolti nuovi quaderni, calendari e taccuini. Qui, ad ogni angolo, ci sono librerie o antiquari. Il negozio con vecchie carte. Registrazioni. Librerie con album. E con i puzzle. O la cosiddetta cartoleria, negozi con tutto, con souvenir e con articoli di carta. Passo successivo le bancarelle con i libri. Durante la passeggiata in Via Po, voglio comprare uno zaino, acuire le matite e prepararmi per l’università.

Il nord asciutto, nella visione di Luca Guadagnino (alla fine premiato con Oscar alla migliore sceneggiatura non originale) è ancora lontano dai rossori da cartolina, ma amichevole. Anche Torino può essere amichevole. Severa, pietrosa e senza ammiccamenti ma con una così diversa galleria d’arte moderna. Non ci sono molte città del genere al mondo. Città in cui è più facile trovare un libro che un food truck. Questa è Torino. Piena di librerie, antiquariato, bancarelle con album e gallerie che abilmente bilanciano tradizione e modernità.

traduzione it: Karolina Kempisty
foto: Anna Petelenz, Beata Malinowska-Petelenz

Arrosto in salsa di cipolle e vino

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Ingredienti:

  • 800 g di coscia di maiale
  • 1 bicchiere di vino rosso
  • 2 cipolla rossa
  • 2 cipollotti rossi
  • 1 mela
  • 1⁄4 limone
  • crema di aceto balsamico di Modena
  • 4 foglie alloro
  • un pizzico origano
  • un rametto rosmarino
  • sale qb.
  • un pizzico pepe
  • olio EVO

Procedimento:

Marinare la carne con tutti gli ingredienti per 12/16 ore. Legare la carne e sigillare in olio bollente su tutti i lati. Una volta sigillata e leggermente arrostita la superficie, chiudere la carne nell’ alluminio con un po’ d’olio di cottura e qualche pezzo di mela. Cuocere in forno per ca. 1ora e 1⁄2.

Prendere la marinatura e stracuocere a fuoco lento in una padella affinché sia tutto ben cotto. Togliere le foglie di alloro e frullare il composto creando una salsa. Unire alla salsa ancora un po’ di crema di aceto balsamico, un po’ d’olio di cottura della carne ed il sugo fuoriuscito dalla carne cotta in forno, scaldare, restringere e salare.

Aspettare che raffreddi l’arrosto e tagliare a fette. Servire ben caldo con la salsa. Accompagnare con patate bollite condite d’olio EVO, sale e la salsa della carne.

Buon appetito!

Sviluppo energia rinnovabile

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Ieri a Katowice, durante il XII Congresso economico europeo, il ministro del clima, Michał Kurtyka, ha detto che la Polonia vuole creare una leadership nel bacino del Mar Baltico per quanto riguarda lo sviluppo dell’energia eolica in mare in collaborazione con i paesi baltici e la Commissione europea. Oltre a ciò, la trasformazione dell’industria energetica polacca mira a introdurre l’energia nucleare e all’estensione continua delle fonti di energia rinnovabile. A proposito di queste fonti, secondo le previsioni dell’Agenzia internazionale dell’energia, tra il 2019 e il 2023, la capacità installata aumenterà ancora del 65%. Per quanto riguarda gli altri progetti dell’industria energetica per il futuro, il ministro ha parlato delle strategie basate sul biogas e sull’idrogeno.
Pap.pl

Una crescente ribellione nell’indossare maschere

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Il tribunale distrettuale di Suwałki ha multato la commessa per aver rifiutato di servire il cliente senza maschera. La domanda di sanzione del negozio è stata presentata dalla polizia locale, il cui compito è controllare se l’obbligo di indossare maschere è rispettato. A Nowy Targ, un gruppo di circa 10 persone ha organizzato un “raid anti-covid sul mercato”, così hanno deciso di fare la spesa senza maschere. Questi casi stanno diventando più frequenti. Uno specialista in medicina marina e tropicale, il dottor Jerzy Banach, spiega che non c’è stata un’azione coerente e l’applicazione di questo tipo di comportamento dall’inizio dell’epidemia. Il portavoce del ministero della salute, Wojciech Andrusiewicz, assicura che i venditori hanno il diritto di chiedere di uscire alle persone del negozio senza maschere e di chiamare la polizia. Durante la conferenza stampa di mercoledì, il portavoce del ministero ha difeso la commessa punita di Suwałki. La presidente dell’Organizzazione polacca per il commercio e la distribuzione, Renata Juszkiewicz, dichiara che l’intervento della polizia non cambia molto in casi simili. A metà agosto, il KGP ha informato che dall’inizio dell’epidemia, gli ufficiali hanno emesso più di 14.000 multe per la mancanza di maschere, di cui 13.000 sono state emesse entro la fine di maggio, e hanno dato istruzioni di indossarli 58.000 volte.

Ristorante Diverso, la genialità italiana che conquista i palati

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Ci dovrà pur essere una ragione se da secoli la cucina italiana è la più amata e la più copiata al mondo. I motivi in realtà sono più d’uno: qualità dei prodotti, tecnica, tradizione culinaria, antiche rivalità regionali e, soprattutto, grande passione; tanti ingredienti che possiamo sintetizzare nel “metodo italiano”.

Perfetto rappresentante di questo approccio italiano alla cucina è Giacomo Carreca, il cuoco palermitano che guida la cucina del Ristorante Diverso. Qualsiasi piatto vi venga servito al Diverso è il risultato di un lavoro basato su conoscenza e qualità dei prodotti, non c’è nulla di casuale, nulla di assemblato superficialmente.

“Dietro ad ogni successo, anche nel mondo della ristorazione, c’è sempre un lavoro fatto con passione, ed è per questo che quando preparo un piatto ne controllo l’intero processo, perché la cucina è amore e voglio essere fiero di quello che porto in tavola”, racconta Carreca che ad esempio ha scelto il suo impasto per la pizza dopo una lunga selezione, oltre due mesi, tra otto lieviti madre utilizzando la farina Petra che consente alte prestazioni e poi c’è la lunga fermentazione che rende la pizza assolutamente digeribile. Il risultato è una pizza…diversa, tanto buona quanto leggera! Tra cui la gustosissima pizza con la nduja, molto gradita dai polacchi. “Anche la pasta è fatta con particolare attenzione all’impasto e alle farine, noi utilizziamo solo il tuorlo d’uovo, per arrivare ad una qualità di gusto che fa la differenza.”

Ma Diverso non è la solita trattoria pasta e pizza, è piuttosto un ristorante con un menù variegato che a fianco di piatti tradizionali italiani propone sfiziose scelte di cucina europea spesso arricchite di note speziate orientali, il tutto seguendo la filosofia culinaria italiana: qualità e passione.

“Un’offerta culinaria che è frutto del mio percorso lavorativo. Mi piace sperimentare e scoprire nuovi abbinamenti di gusto. Non sono uno che si accontenta facilmente. Sono cresciuto contestando i piatti della tradizione siciliana preparati da mamma e nonna e facendo ammattire i miei docenti di cucina all’ Istituto Alberghiero di Palermo che non apprezzavano la mia costante tensione all’ innovazione. Amo i sapori e le tecniche tradizionali ma allo stesso tempo sono curioso e mi piace scoprire e creare nuovi piatti,” spiega Carreca che ha alle spalle importanti esperienze lavorative da Palermo a Pisa, dalla Costa Smeralda in Sardegna a Londra, in ristoranti stellati che servivano cucina continentale, prima di arrivare in Polonia per… amore.“

In Inghilterra ho conosciuto la mia compagna polacca che col tempo mi ha convinto a portare il mio modo di cucinare a Varsavia. Qui ho fatto un paio di esperienze tra cui quella interessante al ristorante Senses al fianco dello chef stellato Andrea Camastra, maestro di cucina molecolare. Ed ora ho il piacere di dirigere la cucina del Diverso dove propongo un menù internazionale, che varia di giorno in giorno, che comprende carne e pesce, oltre ad alcuni classici primi piatti italiani e alla pizza, e c’è anche l’anatra, piatto tipico in Polonia, che faccio al forno caramellata col Porto e accompagnata da due purea una al dragoncello e una al cavolfiore e cocco.”

Come giudichi la clientela polacca?

“Mi ha fatto molto piacere vedere l’ottimo gradimento suscitato dai miei piatti e mi ha sorpreso la grande richiesta di pesce e anche di risotti, un piatto intrinsecamente italiano che in pochi fuori dall’ Italia capiscono e apprezzano veramente. Poi naturalmente c’è qualcuno che si stupisce per la carbonara senza panna, com’ è nella vera ricetta italiana, ma per il resto va detto che il polacco medio viaggia tanto ed ormai è un cliente preparato e la conferma viene dal fatto che Varsavia e tante altre città polacche hanno un livello di ristorazione al livello delle città italiane.”

Una gustosa proposta culinaria quella del ristorante Diverso, in grado di soddisfare ogni palato, che si basa oltre che sulla bravura dello chef – che dirige un laborioso staff attivo fin dalle prime ore del mattino per stupire la clientela – sull’ uso di soli prodotti di massima qualità, tra cui olio, formaggi e salumi italiani, verdure di stagione, carne polacca. Il tutto servito nell’ informale eleganza di questo accogliente ristorante che si affaccia sulla tranquilla e centrale ulica Gornoslaska. Un locale che trasuda amore per l’Italia, quello stesso amore che lega i proprietari Jacek e Maja al Bel Paese, dove hanno vissuto, si sono fidanzati e dove tornano per le vacanze.

E così al Diverso il gustoso piacere dei piatti sfornati da Giacomo Carreca si somma alla calda accoglienza dei proprietari e alla gentilezza del servizio con il risultato che il cliente si sente subito a proprio agio.

Facebook: www.facebook.com/DiversoRistoranteItaliano/