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40° anniversario della fondazione del sindacato Solidarność

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Nella giornata di oggi a Danzica si celebrerà il 40° anniversario dell’istituzione del Sindacato Autonomo dei Lavoratori “Solidarietà”, meglio noto come Solidarność. Il Presidente della Repubblica Andrzej Duda assegnerà a quarantuno attivisti dell’opposizione anticomunista l’onorificenza della Croce della Libertà e della Solidarietà. Le celebrazioni cominceranno con tre targhe commemorative, svelate in diverse parti della città, dedicate agli attivisti del sindacato: Alina Pienkowska-Borusewicz, Magdalena Modzelewska-Rybicka e Jan Koziatek. Alle 12:30 si poseranno dei mazzi di fiori presso i monumenti a San Giovanni Paolo II e all’ex Presidente degli Stati Uniti d’America Ronald Reagan nel quartiere di Przymorze. Le celebrazioni principali inizieranno alle tre del pomeriggio in piazza Solidarność, dove si Andrzej Duda dovrebbe tenere un discorso. Secondo l’agenzia PAP, anche il Primo Ministro Mateusz Morawiecki prenderà parte alle celebrazione.

Tutte le strade toscane

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Viaggiando in Italia, si può godere di un’enorme varietà di paesaggi e di una grande ricchezza di diverse culture locali, fatto che porta un sicuro piacere a chi viaggia nel Bel Paese. Questa volta la strada ci ha portato da Varsavia attraverso Innsbruck, Brennero, dintorni del Lago di Garda, Parma, Bologna, Firenze, fino alla piccola città di Volterra, che si trova nel cuore della provincia di Pisa. L’intero viaggio è durato 17 ore, con la maggior parte dell’itinerario su autostrade e poi da Firenze solo strade locali.

A Volterra si arriva risalendo pittoreschi tornanti e attraversando interessanti borghi. Vale la pena andarci in macchina perché arrivarci con i mezzi pubblici da entrambi gli aeroporti più vicini, Pisa e Firenze, è piuttosto complicato, anche se possibile con un po’ di buona volontà. Tuttavia spostarsi in auto in tutta la Toscana regala infinite opportunità per conoscere al meglio questa regione.

La diversità del paesaggio toscano è il suo enorme vantaggio. I massicci montuosi dell’Appennino toscano dominano nella parte settentrionale della regione, da Carrara, città nota per i famosi giacimenti di marmo, ad Arezzo. La Toscana meridionale è contrassegnata da un paesaggio delicatamente ondulato, ricco di estese aree agricole, con una predominanza di vigneti e ulivi. Alcune fattorie sono state adattate riconvertite in alberghi. I visitatori che soggiornano lì possono godere di un paesaggio eccezionalmente armonioso perché queste colture, se condotte su larga scala, occupano spazi davvero enormi, unificando il paesaggio. A volte i filari di viti o ulivi si perdono all’orizzonte. A volte in lontananza si possono vedere le torri delle chiese o piccoli borghi immersi nel verde. Negli agriturismi, solitamente si può acquistare vino o olio locali. Il prezzo non è necessariamente basso, ma la qualità di questi prodotti ne giustifica l’investimento. La Toscana offre uno dei migliori oli d’oliva al mondo che profuma di erba fresca e vini pregiati. Siamo stati sedotti dal vino bianco Vernaccia di San Gimignano e dal rosso Morellino di Scansano, così come dal famoso Chianti e dal delizioso Vermentino.

Vale la pena andare in Toscana non solo per gli splendidi paesaggi, il buon del vino o l’aroma del suo olio, ma anche per l’alabastro. Pochi sanno che l’alabastro si trova anche in Polonia nel voivodato Precarpazi. Neppure noi lo sapevamo. La bellezza dell’alabastro l’abbiamo incontrata nella città di Volterra. L’alabastro è un eccellente materiale scultoreo. Scaffali di negozi e gallerie locali sono pieni di numerose figurine, ciotole, scatole, saliere, mulini e mortai. Attrae con la sua struttura e un qualcosa che fa pensare alla “morbidezza della pietra”. Una piacevole sorpresa è il suo prezzo, che incoraggia l’acquisto. Inizialmente, eravamo scettici sulla possibilità di acquistare più articoli, che alle vetrine dei negozi sembravano tipici souvenir. Si è scoperto, tuttavia, che hanno una grande usabilità: sono realizzati accuratamente, resistenti e funzionali. E aggiungiamoci che sono prodotti in laboratori manualmente, anche se con l’uso delle tecnologie moderne. Come nota personale possiamo dire che dopo averli scartati a casa sono diventati oggetti unici di uso quotidiano dalla nostra Toscana.

Volterra è una città di particolare importanza per la cultura di questa regione. Era uno dei centri più importanti dell’antica Etruria e le sue costruzioni più antiche risalgono al VI secolo a. C. Fino ad oggi sono visitabili i resti delle mura e di tanti edifici etruschi. La città è situata su una collina circondata da mura medievali. Ai loro piedi si trovano le rovine del teatro romano, dove si svolgono ogni giorno concerti, spettacoli teatrali e spettacoli operistici. Nel 2015 sono stati scoperti i resti di un anfiteatro, un’antica arena simile al Colosseo romano. La nostra attenzione è stata attirata sul fatto che Volterra mantiene una normale quotidianità di vita sociale. La presenza dei turisti non è troppo impattante e le attività economiche della città non sono state rovinate dal turismo.

Ci sono molti luoghi in questa parte d’Italia che devono essere visitati. Seguendo le raccomandazioni di guide e portali turistici, siamo andati a San Gimignano. È un borgo straordinario, dove non sono stati conservati solo i contorni medievali degli edifici, ma anche le sue forme con alte torri sui tetti, come simbolo del prestigio degli abitanti. Alcuni dicono che San Gimignano era una “Manhattan medievale”, ma siamo dell’opinione che Manhattan sia San Gimignano moderno. È importante venire qui anche per la collezione di dipinti rinascimentali raccolti nel Palazzo Comunale e le preziose collezioni ospitate dalla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea e dal Museo Archeologico. Si può anche prendere in considerazione di visitare il Museo della tortura, ma trovare un parcheggio nella zona è già abbastanza tortura…

Ciò che merita particolare attenzione è la fortezza medievale di Monteriggioni, dove gli edifici non hanno ancora attraversato le mura difensive. L’insediamento è circondato da fortificazioni in pietra con quattordici torri sottili visibili da lontano.

Siamo rimasti colpiti dal sentiero del Chianti con vigneti e insediamenti tra i campi, sui pendii ripidi. Ammirazione suscita il modo in cui la popolazione locale si è adatta a questa zona difficile per la coltivazione, mantenendo i suoi valori naturali.

Siamo poi rimasti incantati dalla microscopica città di Murlo. Mantenuta con cura, con vasi pieni di fiori, ma durante il giorno completamente deserta. Forse si ravviva nel momento in cui gli italiani di solito si incontrano per l’aperitivo serale, celebrando una cena conviviale?

Siamo riusciti ad attraversare molte città, borghi e fattorie scoprendo i piaceri inaspettati. Per molto tempo ricorderemo il gusto dei pomodori ripieni che abbiamo mangiato alla Fattoria di Radi. Siamo stati affascinati dal fresco formaggio pecorino toscano nella piazza principale di Greve in Chianti, e lo spritz pomeridiano era perfetto a Loro Ciuffen, vicino a una scarpata di roccia con una cascata. E sebbene sia deplorevole che in questo viaggio inevitabilmente abbiamo omesso tanti luoghi belli e nascosti, siamo già tentati dalla prospettiva del ritorno e dalla sensazione che ne vedremo molti di più. Dopotutto i piaceri vanno centellinati nel tempo per essere apprezzati più a lungo.

foto: Maciej Czarnecki

Regione che vai, parola che trovi

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LʼItalia, come già sappiamo, è un paese linguisticamente assai complesso e differenziato al suo interno. Spesso anche gli oggetti più semplici con cui abbiamo a che fare nella quotidianità hanno nomi diversi a seconda della regione in cui ci troviamo. Ciò può creare incomprensioni e sorprendere i milioni di stranieri che, per un motivo o per lʼaltro, hanno a che fare con la lingua e la cultura del Belpaese.

Si potrebbe ad esempio pensare che un elemento fondamentale del vivere quotidiano degli italiani come il caffè sia chiamato allo stesso modo in tutto il Paese. Basta però andare a Trieste per accorgersi che non è così: in quella città del Nordest ordinando il cappuccino ci vedremo portare un classico caffè macchiato, mentre quello che nel resto dʼItalia viene chiamato cappuccino a Trieste è noto come caffelatte. Del resto anche gli altri nomi utilizzati a Trieste per definire i vari tipi di caffè sono spesso del tutto incomprensibili per chi viene da fuori, italiano o meno.

Un esempio molto più noto è quello del cocomero, così chiamato nellʼItalia centrale; al Nord è più diffusa la parola anguria, mentre al Sud si usa il termine melone (o mellone) dʼacqua, simile allʼinglese watermelon. Un fatto curioso è che in alcune zone del Nord la parola cocomero venga talvolta usata per definire il cetriolo, rievocando anche in questo caso un termine inglese, cucumber. A questo va aggiunto che la stessa parola anguria proviene dal termine greco angurion, che indicava proprio il cetriolo (per inciso, anche la parola polacca ogórek deriva da angurion!).

Come vediamo, a volte nelle varie parti dʼItalia la medesima parola si usa per definire cose diverse, mentre in altri casi termini differenti vengono adoperati per definire lo stesso oggetto o concetto. La parola tovaglia, comunemente usata in tutto il Paese, al Sud spesso indica piuttosto lʼasciugamano, mentre la tovaglia come la si intende nel resto dʼItalia viene chiamata più precisamente tovaglia da tavola. In dialetto napoletano, invece, il termine comunemente utilizzato per indicare la tovaglia è mesale. Un oggetto di uso quotidiano dai molti nomi è lʼappendiabiti, che a seconda della regione in cui ci troviamo verrà chiamato anche appendino, gruccia, stampella (questi ultimi due termini indicano pure il sostegno usato per camminare), omino e così via.

La differenziazione della lingua su base regionale riguarda anche il linguaggio giovanile: inevitabilmente, in un Paese come lʼItalia, così composito da questo punto di vista, molte espressioni colloquiali utilizzate dai giovani differiscono da regione a regione. Come già ricordato nel precedente articolo dedicato ai termini dialettali italiani, in Toscana sono tuttora comunemente usate parole avvertite come desuete in altre regioni; per questo motivo lʼuso della parola bischerata per definire una sciocchezza, una cosa da nulla o ancora unʼazione o affermazione stupida suona normale per un toscano, mentre altrove sarà sentito come arcaico e si preferirà usare termini più “moderni” e volgari.

Nel contesto dello slang giovanile un caso interessante è quello dei numerosi sinonimi di marinare la scuola. In Piemonte è comune lʼespressione tagliare, mentre lʼalunno che lo fa è comunemente chiamato un taglione; in Lombardia si usa invece il verbo bigiare, di origine incerta, ma anche jumpare, derivato chiaramente dallʼinglese. E ancora: a Bologna si dirà fare fughino (da fuga), mentre in molte regioni del Nord è diffuso il termine bruciare; a Firenze si dice fare forca, a Roma fare sega e a Napoli fare filone (da filare o filarsela); in Sardegna si dirà fare vela, mentre in Sicilia si hanno termini difficili da rendere pienamente in altre lingue come buttarsela o caliarsela. Altri sinonimi comuni in varie parti dʼItalia sono per esempio segare o limare. Ma sono solo alcuni dei tantissimi modi per dire la stessa cosa!

Tomasz Skocki, autore dell’articolo

Un altro esempio di grande differenziazione lessicale nel linguaggio di tutti i giorni è quello della gomma da masticare: in alcune regioni essa viene chiamata con il nome inglese chewing gum (spesso italianizzato in ciuingam, per es. in Toscana), in altre cingomma, gingomma, scingomma ecc. (nel Centro-Sud Italia e in Sardegna) o ancora ciunga (nel Nordest, ma anche in Sicilia), cicca (in Lombardia) e cicles (in Piemonte, ma anche in Emilia-Romagna).

In tutti questi ambiti, dunque, il lessico italiano si dimostra ancora una volta estremamente vario e complesso, ricco di curiosità e di sorprese per quanti studiano questa lingua.

Pistoia, la città verde dal passato tempestoso

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Dall’inferno al paradiso

Girovagando per la Toscana, sulle orme dei miei scrittori preferiti, ho deciso di fermarmi a Pistoia. Non avevo mai visto la città e la sua ubicazione tra Firenze (dove stavo seguendo i passi di Tiziano Terzani e Oriana Fallaci) e Orsignia (Terzani) mi ha dato l’opportunità di viaggiare a breve distanza in treno in meno di un’ora. Inoltre, nelle vicinanze si trovava anche Certaldo con la casa, il museo e il luogo di sepoltura di Boccaccio. Per non parlare di Lucca, Montecatini e Prato, città che mi attiravano fortemente. Per una persona che, come me, non viaggiava in auto, Pistoia si è rivelata una scelta perfetta.

Quando sono arrivata all’albergo mi sono ritrovata in una completa oscurità. Era buio ma fortunatamente prima mi erano stati consegnati i codici di accesso al cancello ed alla porta d’ingresso. I fari del taxi hanno rivelato un magnifico vialetto delimitato da cipressi. L’albergo mi ha accolto con silenzio, sul bancone mi aspettava una carta con il numero della mia stanza. Non c’era nessuno alla reception. In tutto l’edificio c’ero solamente io, mi sentivo a disagio. Non mi addormentai fino all’alba, e la mia lussureggiante immaginazione ha iniziato a ricordare “Le immagini d’Italia” di Paweł Muratow, da cui ho iniziato il mio vagabondaggio in Italia.

Mi sono tornate in mente tutte le storie orribili su questa città descritte dall’autore un secolo fa. La storia della città dal Medioevo è un susseguirsi di infinite dispute tra guelfi e ghibellini, bianchi e neri, tra le casate magnatizie dei Cancellieri e dei Panciatichi. La città era vista come un antro del male e dei misfatti in cui assassini si nascondevano nelle strade strette con pugnali e pistole. I pistoiesi nel XIII secolo godevano di una dubbia fama, erano considerati intriganti e falsi. La città veniva dipinta come un nido di passioni folli, arena di lotte e vendette secolari fra le casate. Le lotte fra le fazioni portarono così tanto dolore alla vicina Firenze, amata da Dante, che la abbandonò. Non è difficile capire il motivo per cui il poeta nella Divina Commedia lancia una maledizione su Pistoia:

Ahi Pistoia, Pistoia, ché non stanzi d’incenerarti sì che più non duri, poi che ‘n mal fare il seme tuo avanzi ? 

Tra la veglia e il sonno, sono sopravvissuta fino all’alba. 

La città delle piante 

Quando il sole è sorto e gli uccelli hanno iniziato a cantare ho guardato fuori dalla finestra. Per quanto l’occhio potesse raggiungere l’orizzonte si estendeva una vista bellissima, inimmaginabile, un campo con una vegetazione meravigliosa. Mi sentivo in paradiso! Saranno questi i vivai,  famosi in tutta l’Italia, di cui scrive Małgorzata Matyjaszczyk nel suo libro “Mój pierwszy rok w Toskanii”? Sono corsa fuori dall’edificio e mi sono immersa nel verde, nel rosso, nel rosa e nel giallo della flora locale. Giravo attorno al labirinto di bossi, vagavo tra gli arbusti aghiformi e fra i piccoli alberi a foglie. Le foglie di alcune piante erano formate in palle, spirali verdi che si lanciavano verso il cielo e altre meravigliose forme geometriche. Sono rimasta sbalordita, oltre a me non c’era ancora nessuno nell’albergo e non potevo credere di essermi spostata in modo così semplice dall’inferno notturno al paradiso. Stanca e stupita mi sono seduta vicino alla piscina d’acqua azzurra, circondata da palme svettanti. All’improvviso dei buoni profumi provenienti dalla cucina mi hanno riportato alla realtà. In cucina si affaccendava già la signora che preparava la colazione e io ho provato rimorso nel pensare che si affaticava così tanto per un solo ospite. 

Sono venuta a sapere che l’inizio della stagione era previsto dopo qualche giorno. È stata una strana coincidenza che alla reception ho trovato un ricco catalogo di piante, che poi mi è stato regalato alla fine del mio soggiorno. Lo studiavo tutte le sere e la mia conoscenza botanica si è arricchita velocemente, grazie a ciò ho potuto distinguere alcune meraviglie del giardino.

Le autorità pistoiesi, rendendosi conto che devono cambiare l’immagine non favorevole della città, hanno deciso di competere con le altre città della Toscana, comprese quelle più vicine importanti e belle, e di allontanarsi dalle immagini stereotipate. Le autorità locali hanno deciso di creare un marchio dei loro vivai sotto lo slogan Pistoia Earth Garden (Pistoia, un orto terrestre). Percorrendo l’autostrada è possibile notare numerosi cartelli con la scritta: Pistoia, città delle piante. Quasi 500 ettari di vivai che circondano la città hanno lo scopo di invogliare i viaggiatori a visitare la città. Le piante locali vengono esportate in 50 paesi in tutto il mondo. Il giardinaggio è diventato una delle principali fonti di sostentamento per i residenti. L’area pistoiese è il cuore verde della Toscana, il più grande parco in Europa, un imponente giardino dell’azienda Vannucci Piante, accoglie i visitatori che escono dall’autostrada. Come se non bastasse, una volta all’anno, per un giorno e una notte, la piazza di Pistoia si trasforma in un giardino: su di essa viene steso un prato finto su cui vengono esposti gli alberi e gli arbusti, ammirati poi dai residenti e dai turisti.

Tre pulpiti

Nel cuore di Pistoia c’erano pochi turisti e così potevo sentirmi a mio agio camminando per le stradine del centro storico, ammirando le chiese ed i monumenti più importanti. Pistoia è una città ben conservata con mura medievali ed edifici storici, molti dei quali si trovano lungo la Piazza del Duomo. E di nuovo sono stata fortunata. Il mio cicerone a Pistoia era Joanna Sznajder, una polacca che da anni vive in questa città. Joanna gestisce un’agenzia turistica, conduce dei workshop culinari, artistici e fotografici. È anche guida turistica in Toscana. Joanna mi ha trattato con molta gentilezza, come se fossi per lei una persona cara. Abbiamo preso un caffè e un gelato alla menta vicino alla cattedrale e Joanna mi ha fatto conoscere l’atmosfera della città. Insieme abbiamo visitato alcuni monumenti, ho ascoltato molti consigli. Nel corso della settimana, sono andata a trovare Joanna a casa sua, dove ho conosciuto i suoi parenti e come regalo d’addio Joanna mi ha dato un bel libro di cucina con delle bellissime foto, “Incontri e tavola. Ricette e vini regionali toscani” di Giulio Scarpaleggi. Recentemente, per caso, nella biblioteca di Słupsk mi sono imbattuta in un libro di M. Żelazowska intitolato “Rzuć to i jedź czyli Polki na krańcach świata” (“Molla tutto e parti, ovvero le polacche alle estremità del mondo). Alla storia di Joanna viene dedicato un ampio capitolo, assolutamente meritato, perché è una grande ambasciatrice della Polonia in questa straordinaria città.

Sulla piccola piazza del Duomo, che ricorda i tempi di Dante e Machiavelli, si erge la cattedrale di San Zeno, dove si può ammirare uno straordinario tesoro, l’altare d’argento di San Jacopo con 628 statuette, completato da Brunelleschi. La cattedrale è accompagnata da un campanile di 67 metri e di fronte alla cattedrale si trova un battistero ottagonale del 1359. Questo ordine architettonico: la cattedrale, il campanile e il battistero separato sono caratteristici per lo stile pisano.

Da Piazza del Duomo si può intraprendere il cammino in qualsiasi direzione, seguendo le stradine, dove troveremo una chiesa di stile romanico o un palazzo medievale. Conosco bene Pisa e Lucca, e anche questa città mi è sembrata familiare, perché era costruita in un caratteristico stile pisano-romanico con le strisce di marmo bianco e nero o verde e bianco e con i portici. Le tre chiese più impressionanti risalgono al XII secolo e si distinguono con i pulpiti decorati con la scultura toscana del XIII secolo. Tra l’altro a San Bartolomeo in Pantano possiamo ammirare il pulpito più antico che risale al 1250, realizzato da Guido da Como. Tutti corrono però verso Sant’Andrea, dove si può essere meravigliati dal pulpito, il capolavoro di Giovanni Pisano, che ha realizzato l’opera basandosi sul progetto del padre, Nicolò, per il battistero di Pisa. Ero di nuovo da sola. Potevo guardare con attenzione i più piccoli dettagli. Il terzo pulpito degno di nota, l’opera di scultore Guglielmo (da Pisa), si trova nella chiesa di San Giovanni, con una caratteristica facciata a strisce. All’interno della chiesa si trova una bellissima acquasantiera in marmo ricoperta di rilievi raffiguranti la personificazione delle virtù. Prima di uscire mi sono fermata di nuovo davanti al portale d’ingresso per guardare in silenzio il bassorilievo raffigurante l’Ultima Cena.

Nel cuore di Pistoia in Piazza della Sala, uno dei mercati più antichi della città, il commercio fiorisce dall’XI secolo. Lì mi scatto una foto davanti al Pozzo Leoncino, con un piccolo leone sopra lo stemma della città. Resto in piazza per un po’ circondata da bar e ristoranti, bancarelle con frutta fresca, bevo tranquillamente un buonissimo caffè e osservo la vita quotidiana dei residenti, così diversi dai vecchi abitanti della città, quelli poco amichevoli. Visitare Pistoia in un giorno? Impossibile! La città ha troppi tesori da offrire ai visitatori. Ho soggiornato per una settimana in questa città e devo per forza ritornarci per assaggiare il famoso cioccolato, andare al festival del blues, vedere i famosi ricami e La Giostra dell’Orso. E vedere come la città è cambiata dopo il 2017, l’anno in cui Pistoia è diventata la capitale italiana della cultura!

traduzione it: Magda Karolina Romanow-Filim

Un italiano vero racconta la magia dell’Ekstraklasa

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L’articolo è stato pubblicato sul numero 74 della Gazzetta Italia (aprile-maggio 2019)

Preferire Gornik Zabrze–Korona Kielce a un Milan–Juve? Guardare il Classico di Polonia tra Lech e Legia invece che il Clasico di Spagna tra Real e Barca? Sembra assurdo, invece è realtà. Che poi a preferire l’Ekstraklasa alla Liga o alla Serie A non sia un polacco, ma un italiano, questo è davvero fuori dal comune!

Johnny Damato

Stiamo parlando della pagina Facebook “CALCIO POLACCO–EKSTRAKLASA” che come obiettivo si prefigge quello di far conoscere il campionato polacco e i calciatori polacchi in giro per l’Europa a tutta Italia. È partito tutto dall’amore per la Polonia, vivo qui in pianta stabile da quasi 2 anni e ho unito questo amore per la Nazione alla mia passione per il Calcio e mi sono detto, ma perché non provare a raccontare l’Ekstraklasa agli italiani? Ci sono tante pagine polacche sulla Serie A o sulle squadre di Club italiani, ma un’ operazione al contrario, di un italiano che racconta l’Ekstraklasa, mi sembrava una perversione alquanto affascinante e mi sono convinto a raccontarla.

La Polonia ultimamente è fonte di grandissimi talenti per il calcio nostrano, ben 14 i polacchi nella nostra Serie A, superando di molto la Bundesliga, dove figurano solo 6 polacchi. L’exploit di Piatek, prima al Genoa e ora al Milan ha fatto sì che sempre più club italiani si interessassero all’Ekstraklasa, per cercare nuovi talenti a poco prezzo, per ottenere qualità e perché no, anche future plusvalenze. Certo, bisogna ammettere che il livello della Serie A polacca, ancora non è per palati fini. Sono ormai 2 anni che nessuna squadra di Ekstraklasa riesce a qualificarsi ai gironi di una competizione europea, ma la PZPN sta lavorando in tal senso. Ultimamente sono stato allo stadio a Poznan per il Classico di Polonia tra Lech e Legia e devo dire che la Polonia ha fatto un grande lavoro sulle strutture in occasione degli Europei del 2012 e su questo il Paese di Copernico ha stadi molto più funzionali rispetto ai nostri italiani ormai fermi agli anni 90’.

Parlando strettamente di calcio giocato, ovviamente le squadre più seguite sono il Legia Varsavia, campione in carica, il Lech Poznan e lo Jagiellonia Bialystok, ma ogni squadra dell’Ekstraklasa, soprattutto quelle di più antica tradizione, ha un buon seguito di tifosi sempre al proprio fianco. Quest’anno oltre al solito Legia, a giocarsi il campionato c’è anche il Lechia Gdansk che l’anno scorso si è salvata per il rotto della cuffia! Ed è per questo che amo l’Ekstraklasa, a differenza della Serie A dove vince sempre la Juve o in Germania e Francia dove vincono sempre Bayern e Psg, in Polonia la musica è diversa.

Oltre all’alternanza nella vittoria finale, scommettere sull’Ekstraklasa è un vero terno al lotto. L’ultima in classifica può vincere nettamente in casa della prima, una squadra che sta lottando per il titolo può improvvisamente crollare e rischiare di esser invischiata nella lotta per la retrocessione, non ci sono regole e tutto è imprevedibile. Di certo non ci si annoia! Per esempio quest’anno nella Puchar Polski, la Coppa di Polonia, la capolista della Serie B polacca, il Rakow Czestochowa ha dapprima eliminato il Lech Poznan e poi ai quarti niente di meno che il Legia; ora sono in semifinale: che possano loro sollevare la Coppa? Ma se i calciatori dell’Ekstraklasa non sono ancora così conosciuti in Italia, di certo lo sono i loro colleghi polacchi in giro per l’Europa. E nella nostra pagina ci sono ampi riferimenti ai vari Piatek che è diventato davvero un idolo al Milan, su Szczesny che vorrebbe alzare la Champions con la maglia della Juve, sui doriani Linetty e Bereszynski, sui napoletani Milik e Zielinski e ovviamente sul capitano Lewandowski che proprio la scorsa settimana è diventato il cannoniere straniero più prolifico della storia del Bayern Monaco. A proposito, si parla di un possibile addio al Bayern a fine stagione del Capitano polacco, che possa anche lui tentare l’avventura in Serie A? Sarebbe fantastico!

Se nemmeno tutte queste squadre e questi giocatori vi affascinano, a rendere interessante il calcio polacco ci pensano i tifosi. Mentre in Italia ci sono sempre più restrizioni e divieti per gli Ultras, in Polonia sono loro il vero spettacolo sugli spalti! Le coreografie con i fumogeni che offrono ogni weekend i tifosi polacchi, sono ormai conosciuti in tutto il Mondo e nelle partite più sentite, come il derby tra Wisla Krakow e Cracovia o nel match tra Lech e Legia, gli spalti sono una gioia per gli occhi.

Insomma il Calcio Polacco è in crescita e spero che grazie anche alla mia pagina, possa essere sempre più seguito in Italia e perché no in tutta Europa! Sognando una finale dell’Europeo tra Italia e la Polonia del tridente Lewandowski–Piatek–Milik, vi ringrazio per l’attenzione e vi invito a seguire numerosi la mia pagina Facebook “Calcio Polacco–Ekstraklasa”.

foto: Luca Sapienza

Ritrovata in Italia colonna sonora del film “Janko Muzykant” del 1930

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

In una collezione privata in Italia, sono stati trovati gli album originali con la colonna sonora del film “Janko Muzykant”. Il film di Ryszard Ordyński del 1930 era una delle prime pellicole con sonoro in Polonia. Il film è stato girato a Varsavia, ma la colonna sonora è stata registrata a Berlino. Il film di Ordyński era il primo nel quale le canzone sono state cantate dagli attori. L’anteprima fu l’8 novembre del 1930. Nel 2016 il film era stato presentato durante le Giornate del Cinema Muto a Pordenone e grazie a quella pubblicità la colonna sonora è stata trovata in una collezione privata. Nell’aprile del 2021 sarà possibile vedere questo film con il sonoro nel cinema Iluzjon a Varsavia. L’anteprima mondiale si terrà a San Francisco nel maggio del 2021.

[Aggiornamento 27.08.2020] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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Nelle ultime settimane si sono registrati casi in forte crescita, al massimo dall’inizio dell’epidemia. Il casi giornalieri registrati al 27 agosto sono 887, con 16 morti.

Il numero complessivo dei malati attivi è salito a 18.582, di cui in gravi condizioni 82, ovvero lo 0,4 % del totale. La Slesia rimane l’area più colpita con 20.132 casi dall’inizio della pandemia e 118 casi giornalieri. Anche nella Piccola Polonia – Małopolskie si registrano numeri importanti con 6.989 casi da inizio pandemia e 233 casi giornalieri.

Complessivamente i numeri dell’epidemia rimangono sotto controllo e senza pressione eccessiva sulle strutture sanitarie polacche. La lista delle aree particolarmente colpite con misure rinforzate di prevenzione è attualmente composta da 7 zone rosse e 11 zone gialle. Le contee (powiaty) di Oleski, Brzeski, Myszkowski e Sopot hanno inoltre posto in essere misure ulteriori di controllo.

Il Governo polacco ha nominato un nuovo Ministro della Salute, Adam Niedzielski, ed un nuovo Ministro degli Affari Esseri, Zbigniew Rau.

Dal 12 al 25 agosto sono stati bloccati voli verso alcuni paesi. Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati verso la Polonia. In caso di crescita dei contagi potrebbero essere introdotte nuove restrizioni.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri: situazione al 19 agosto 2020

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Storie di formazione di Elena Ferrante

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Da quasi trenta anni gestisco la libreria Italicus. E nella mia attività se trovo delle pubblicazioni interessanti di letteratura italiana le leggo. Esistono libri che mi affascinano e allora li consiglio ai lettori polacchi: mi piace condividere con gli altri – una volta studenti, oggi clienti e amici – le mie “scoperte” e i miei “incanti letterari”.

A Cracovia, la Città della Letteratura, è in atto da alcuni anni il progetto “Librerie Cracoviane meritevoli di medaglia” e molte librerie infatti – quelle che “meritano la medaglia”– hanno riunito lettori fedeli ed entusiasti delle loro “nicchie”. Il progetto ha dimostrato che i librai sono capaci di far sì che le librerie diventino centri di cultura. 

Alla libreria Italicus, una “nicchia” innamorata di autori italiani, classici e contemporanei,  vogliamo trasmettere questa passione e le “scoperte” letterarie ai nostri entusiasti clienti.

Una di tali scoperte è la casa editrice E/O edizioni di Roma, che pubblica e promuove anche autori esordienti, e più in generale libri che portano qualcosa di nuovo e che siano originali per voce, cultura o visione, da ogni parte del mondo. È importante per la E/O edizioni esplorare nuovi territori e dar voce agli scrittori che sanno raccontarli. 

È stata la E/O edizioni a “scoprire” il talento di Elena Ferrante, diventata famosa e oggi letta in 50 lingue di diversi paesi del mondo. Le opere di questa rinomata ma sempre misteriosa scrittrice, di cui non si conoscono né il volto né l’identità, sono puntualmente pubblicate in polacco dall’editore Sonia Draga.

L’enorme successo internazionale è iniziato per l’autrice con la serie di quattro volumi “Amica geniale”, “Storia del nuovo cognome”, “Storia di chi fugge e di chi resta” e “Storia della bambina perduta” ed è dovuto alla narrazione di grande qualità, scorrevole, avvincente, che coinvolge il lettore a seguire il racconto; il successo è stato consolidato dalla trasposizione televisiva prodotta da Hbo-Rai Fiction e Timvision.

Per fare la prima presentazione della quadrilogia, a chi non l’ha ancora letta, va detto che l’autrice ci fa partecipi della storia di amicizia di due protagoniste, dagli anni dell’infanzia fino all’età adulta e anziana, presentata sullo sfondo di un degradato quartiere di Napoli, dagli anni difficili del dopoguerra fino ai primi anni duemila. Tra varie definizioni, quella di Tiziana de Rogatis sembra completa: “è una storia universale sull’affinità e la solitudine dei destini”, l’autrice racconta “un mondo capace di rendere universale ciò che viene generalmente considerato marginale. È infatti un’amicizia femminile, nata nel degrado di una periferia urbana, tra minorità ed emancipazione, a rendere leggibile il paesaggio storico-sociale della storia europea tra gli anni Cinquanta del Novecento e i primi dieci del nuovo millennio.”

Lascio ad altri, critici di professione, o semplicemente curiosi entusiasti e fedeli fan, il compito di analisi, ricerca e recensione, o ad autori di blog o gruppi sui social, ormai numerosi. Inviterei comunque a sapere come hanno letto e interpretato l’opera di questa scrittrice Tiziana de Rogatis in “Elena Ferrante. Parole chiave”, e Tadeusz Zatorski la cui attenta recensione “Confessioni di Elena Ferrante”, della raccolta di mini saggi, intitolata “L’invenzione occasionale”, pubblicati nel 2018 sul “The Guardian”. La recensione sarà pubblicata sulla rivista Znak di luglio 2020. La recensione si chiude così: “Elena Ferrante confessa (e forse qui va cercata una delle ragioni di un inaspettato successo della sua prosa): “Non mi interessa scrivere qualcosa di mai scritto. Mi interessa l’ordinario, o meglio ciò che per nostra tranquillità abbiamo costretto dentro una divisa ordinaria” (Scavi in L’invenzione occasionale, 40). Insomma, ciò che “fa parte dell’esperienza comune” (39). Solo che non sempre siamo consapevoli di questa esperienza. E se lo siamo, non sempre sappiamo darle un nome.” 

Tra varie analisi e definizioni c’è quella che mi sembra molto adeguata alle storie di Elena Ferrante: storie di formazione ossia di crescita, formazione della personalità psicologica, emotiva, sociale e politica. Lo storico genere di origini letterarie tedesche, Bildungsroman”, nato nel ‘700, grazie a libri di Elena Ferrante è tornato ad essere letto e apprezzato da lettori in molti paesi.

L’ultimo libro di Elena Ferrante “La vita bugiarda degli adulti”, anch’esso storia di formazione, è uscito alla fine del 2019 in Italia e la traduzione in polacco, opera della fedele traduttrice Lucyna Rodziewicz, è già in attesa della pubblicazione prevista per il 2 settembre. Il romanzo inizia con le parole: “Due anni prima di andarsene di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta. La frase fu pronunciata sottovoce, nell’appartamento che, appena sposati, i miei genitori avevano acquistato al Rione Alto, in cima a San Giacomo dei Capri. Tutto – gli spazi di Napoli, la luce blu di febbraio gelido, quelle parole – è rimasto fermo. Io invece sono scivolata via e continuo a scivolare anche adesso, dentro queste righe che vogliono darmi una storia mentre in effetti non sono niente, niente di mio, niente che sia davvero cominciato o sia davvero arrivato a compimento: solo un garbuglio che nessuno, nemmeno chi in questo momento sta scrivendo, sa se contiene il filo giusto di un racconto o è soltanto un dolore arruffato, senza redenzione.”

Tutte le opere di Elena Ferrante sono disponibili in audiolibro pubblicato da Emons Edizioni, con la voce di Anna Bonaiuto.

Morawiecki all’incontro con i partiti parlamentari riguardo la situazione in Bielorussia

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Dopo l’incontro di martedì con i partiti, il Primo Ministro Morawiecki ha confermato che per tutti la sovranità e l’indipendenza della Bielorussia sono i valori più importanti e ha aggiunto che tutti sono d’accordo che il comportamento polacco verso la Bielorussia è adeguato. Insieme con i parlamentari, Morawiecki ha mandato un appello al governo bielorusso con la richiesta di liberare i prigionieri politici. In più, alla conferenza stampa ha detto anche che il Capo di Solidarność, Piotr Duda cerca di contattare i manifestanti. Tramite queste attività il governo polacco vuole mostrare che non supporta i regimi che falsificano l’elezioni e arrestano l’opposizione. Morawiecki ha espresso il suo entusiasmo per il fatto che nel caso della Bielorussia i partiti politici polacchi sono riusciti ad arrivare a un consenso comune, superando le proprie ideologie. A breve ci aspetta anche un altro incontro degli europarlamentari polacchi dalle diverse fazioni. Il Primo Ministro ha confermato che gli incontri si svolgeranno fino a quando ci sarà bisogno di discutere sulla situazione in Bielorussia. Alla fine, Morawiecki ha informato che tante persone danneggiate per la situazione in Bielorussia, hanno trovato l’asilo in Polonia anche non avendo il visto. Adesso negli ospedali, i medici stanno lavorando per migliorare le condizioni così che si possa ospitare vicino ai confini con l’est. Inoltre Morawiecki ha informato che nella prossima settimana parlerà con la Cancelliera Merkel per stabilire insieme come aiutare la Bielorussia.

Giovanni Giorgio Biandrata

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Giovanni Giorgio Biandrata (Saluzzo 1516 – Alba Iulia/Transilvania 5.5.1588). Detto anche Biandrate, Biandrà o Blandrata, medico ginecologo, teologo antitrinitario, politico. Figlio terzogenito del nobile Bernardino, Signore del Castello di San Fronte, appartiene alla potente famiglia dei Conti di Biandrata di San Giorgio. Frequenta i primi studi nella sua città natale, ma inizia i corsi superiori presso la scuola di medicina a Montpellier, in Francia, laureandosi il 15 novembre dell’anno 1533. Tornato in Italia, dopo aver ottenuto il riconoscimento del proprio dottorato dalle Università di Pavia e di Bologna, si specializza in ginecologia, pubblicando nel 1539 il manuale “Gynaeceorum ex Aristotele et Bonaciolo a Georgio Blandrata medico Subalpino noviter excerpta de fecundatione, gravitate, partu et puerperio”, ispirato agli scritti di Aristotele e di Ludovico Bonaccioli, dedicata alla regina di Polonia Bona Sforza e alla figlia di questa, Isabella Jagiełło, moglie di Giovanni I d’Ungheria, Voivoda di Transilvania e Re d’Ungheria. 

Così, nel 1540 egli viene chiamato in Polonia, alla Corte di Sigismondo I e di Bona Sforza come medico personale della regina. Dopo quattro anni di esercizio a Cracovia, si trasferisce a Gyula-Fehérvár ossia ad Alba Iulia in Transilvania, regione dell’odierna Romania, dove la figlia di Bona, Isabella, vedova del Re Giovanni, sta cercando di mantenere in piedi la Corte del Principato di Transilvania, conteso tra Ferdinando I e la Turchia. Quando la Transilvania passa sotto il controllo dell’imperatore, Biandrata che, oltre ad essere medico personale di Isabella, ormai svolge mansioni diplomatiche, dopo otto anni di permanenza in quel paese, fa ritorno in Italia. Passa prima per Milano e poi si stabilisce a Mestre. 

L’anno successivo, però, viene chiamato a Vienna per testimoniare in un’inchiesta. Tornato in Italia, va a Pavia, da dove, nel 1556, dopo aver abbandonato il Cattolicesimo, fugge per ritirarsi nella ormai divenuta totalmente calvinista Ginevra. Nel 1558 Alfonso Biandrata, suo fratello primogenito, si rifugia anch’egli a Ginevra con la sua famiglia. Nella capitale svizzera Giorgio vive ospite della comunità degli italiani esiliati, stimato particolarmente per la sua perizia nell’arte medica e per la piena sua adesione alla ortodossia calvinista. Prima si confronta con il Martinengo, ma poi va a scontrarsi direttamente con Calvino.

Biandrata parte per il Castello di Farges, dove risiede Matteo Gribaldi. Presto si trasferisce a Berna e poi, subito dopo, a Zurigo e a Basilea. Lascia la Svizzera e intraprende il tanto desiderato viaggio verso la Polonia dove già si sta diffondendo l’Antitrinitarismo. Nel novembre del 1558 è a Pińczów nei pressi di Cracovia. Qui vivono Lismanini, Piotr z Gonia̢dz e F. Stancaro. Calvino, allora, avverte subito tutti i suoi confratelli polacchi sui pericoli di questa sua presenza fra loro. 

Biandrata, nel giugno del 1559 deve intraprendere un viaggio in Transilvania per poter assistere Isabella Jagiełło morente, ma alla fine dell’anno è di nuovo a Pińczów. Intanto la fama della sua dottrina e della sua destrezza nell’ambiente diplomatico si diffonde così rapidamente che nel maggio del 1560 Re Sigismondo, figlio della scomparsa Bona Sforza, lo nomina, insieme al Lismanini, suo rappresentante al Sinodo di Pińczów. Subito dopo, il Principe Nicola Radziwiłł lo invita a Wilnius. Inoltre, viene eletto coadiutore di Felix Cruciger, Sovrintendente della Chiesa riformata polacca. Tutto questo consenso acquisito a Cracovia e alla Corte di Radziwill – in aggiunta al fatto che in Polonia è concessa libertà religiosa a tutte le confessioni cristiane – preoccupa così tanto Calvino da indurlo ad un immediato e violento attacco. 

Per cercare di porre termine alle accuse di Calvino, il Biandrata accetta di firmare una confessione di fede proposta nei sinodi di Pińczów e di Cracovia nel 1561 e nei sinodi di Xionz e di Pińczów nel 1562; e dichiara di credere «in un Dio Padre, in un Signore Gesù Cristo suo Figlio e in uno Spirito Santo, essendo, ciascuno di essi, una essenza di Dio» e dichiara, inoltre, di «detestare la pluralità degli dei, in quanto esiste un solo Dio, essenzialmente indivisibile»; e ammette, infine, tre distinte ipostasi: un Dio eterno, suo Figlio e lo Spirito Santo, tre figure sostanzialmente distinte ciascuna dalle altre due». Però, con lo scritto “Demonstratio falsitatis Petri Melii et reliquorum sophistarum per antithesis cum refutatione antitheseon veri et Turcici Christi”, subito attacca il Mélius. Ma l’opera in cui egli espone il suo preciso pensiero sarà la “De vera et falsa unius Dei,Filii et Spiritus Sancti cognitione”, divisa in due libri, scritta in collaborazione con il Dávid nel 1567 e pubblicata a Gyula-Feliérvár nel 1568.

Intanto accetta la proposta del Re di Transilvania Giovanni Sigismondo Zápolya, figlio di Jan Zápolya e di Isabella Jagiełło, di trasferirsi ad Alba Iulia in qualità di medico di corte. Ivi vi giunge nel settembre 1563. Subito viene ricoperto di onori, riceve in dono tre feudi e ottiene la nomina di Consigliere reale. In Transilvania, intanto la Regina Isabella ha concesso piena tolleranza alle tre confessioni cristiane, la cattolica, la luterana e la riformata calvinista. Ma questo non fa cessare i contrasti religiosi tra luterani e calvinisti.

Il Biandrata, allora, abbandona il Triteismo – secondo il quale le tre figure sono tutte di natura divina, anche se due sono subordinate al Padre – ed abbraccia l’Antitrinitarismo, nel quale Cristo è soltanto un uomo. 

Nel 1571 la morte dell’ancor giovanissimo Giovanni Sigismondo segna una svolta nella politica della Transilvania; il successore Stefano Báthory, infatti, conferma sì la parità delle confessioni ma, da fervente cattolico, arresta la diffusione dell’Unitarismo di Biandrata e Dávid. 

La successione di Stefano Báthory al trono di Polonia, poi, porta Cristoforo Báthory, cattolico più intransigente di suo fratello, alla reggenza del Voivodato di Transilvania. Purtuttavia Biandrata, riesce a conservare la sua influenza a corte, tanto che nel 1576 può, addirittura, far riconoscere il Dávid come Soprintendente degli Unitariani. Però nel 1578 i rapporti tra il Biandrata e il Dávid iniziano ad incrinarsi: il teologo transilvano, infatti, ha iniziato a criticare il dogma trinitario, negando addirittura l’adorazione per Cristo. Denunciato proprio dal Biandrata, Dávid viene condannato al carcere a vita nella fortezza di Déva, dove muore il 15 novembre dell’anno stesso. 

Rimasto solo a combattere, egli decide di far adottare una confessione di fede secondo la quale Cristo deve essere onorato e adorato; è riconosciuto il battesimo e la comunione ai neonati. 

Biandrata agisce con decisione per stroncare la già diffusa tendenza ‘non adorantista’. Ai seguaci del Dávid impone l’abiura e ai molti nobili che lo hanno appoggiato durante il processo, impone di pronunciare subito la sconfessione delle loro dichiarazioni a difesa di costui. In luglio, poi, riunisce un Sinodo a Kolozsvár e fa sottoscrivere a tutti una confessione in cui venga riaffermata l’adorazione di Cristo. Contro la volontà della maggioranza del sinodo, infine, fa eleggere direttamente dal re, Demetrio Hunyadi nuovo Soprintendente. Successivamente, con una lettera all’unitariano ‘non adorantista’ Jacopo Paleologo, scritta il 10 gennaio 1580, Biandrata giustifica il suo comportamento passato che ha portato alla condanna del Dávid, con la sopraggiunta necessità di garantire la sopravvivenza della Chiesa transilvana, messa in pericolo, a suo avviso, dal terribile radicalismo di Ferenc Dávid. Malgrado ciò, comunque, parecchi sostenitori del Dávid lo considerano ugualmente un traditore.

Nella corte del reggente ormai dominano i gesuiti ed egli, guardato, appunto, con risentimento, dai numerosi seguaci di Dávid, può continuare, sì, ad esercitare il suo mestiere di medico ginecologo, ma deve accettare di non metter più piede ai Sinodi della Chiesa e di non scrivere mai più trattati. 

Muore settantaduenne, ad Alba Iulia o, forse, a Kolozsvár, nella notte tra il 4 e il 5 maggio del 1588, passando silenziosamente dal sonno alla morte. Alcuni dei suoi nemici – ed ormai ne ha collezionati tanti – insinuano che, in vista della sua fine, egli si sia convertito al Cattolicesimo; altri, invece, mettono in circolazione la voce che, addirittura, sia stato soffocato nel sonno, con un cuscino, da un suo nipote impaziente di ricevere la cospicua eredità. 

Giovanni Giorgio Biandrata, come tutti gli uomini colti del suo tempo, era dotato di potere. Inseguendo egli, però, varie dottrine,  spesso è stato scosso da tensioni mistiche e spesso si è lasciato attrarre da rivelazioni profetiche, di quelle che mantengono aperte le speranze, anche se consapevole sempre di più, man mano che procedeva nella ricerca, della loro infondatezza, davanti ad una radicale riforma della Chiesa e della vita cristiana; per cui, come ginecologo, al pari di altri e, a differenza dell’ostetrica e ginecologa Louise Bourgeois Boursier, a causa della variabilità della sua morale nei diversi momenti della sua ricerca spirituale, ha esercitato questa sua professione medica compiendo, a volte, avventati esperimenti, che hanno penalizzato donne ammalate o partorienti. Ne è esempio il fatto che nel XVI secolo, in un primo momento la vagina veniva definita universalmente ‘cervix uteri’, mentre, invece, successivamente, fu deciso che essa non fa parte dell’utero. Tutto ciò, anche se Biandrata, poi, come teologo laico, ha dimostrato, invece, di essere indiscutibilmente determinato e preparato, benché, in verità, fosse un uomo alquanto tormentato.  

Giorgio Biandrata – Nel XVI secolo la vagina era chiamata prima ‘cervix uteri’, ma poi si decise che essa non fa parte dell’utero.