Zieliński apre i conti, Szczęsny chiude la porta e poi Lewandowski la gara. Mercoledì con l’Argentina la terza e decisiva partita
Tre punti davvero esaltanti per i biancorossi contro la formazione Saudita che all’esordio, con grande sorpresa ma merito, aveva scottato l’Argentina (non la carne ovviamente bensì Messi & Co.). C’erano tutte le insidie possibili in questo match per i polacchi, reduci dall’agrodolce pareggio col Messico: nonostante il rigore sbagliato, come ho già scritto e intendo rimarchiare a fuoco ora, quel punto è stato un vero affare, vista la pericolosità avversaria mostrata. Soprattutto se poi in questa seconda giornata, nella sfida tutta del continente americana, hanno prevalso come da pronostico collettivo (stavolta azzeccato) e con lo stesso risultato di due reti a zero quelli più a Sud. E con due facili calcoli è lampante come il destino sia ora tutto nelle mani della Polonia, padrona del proprio fato dall’alto dei suoi 4 punti, con anche la possibilità di un mezzo passo falso se dall’altra parte … No. Io sogno in grande e voglio quel primo posto (anche se c’è addirittura il rischio di non …. No.).
La partita con l’Arabia Saudita. Che dire. Qualche aggiustamento nello scacchiere di Michniewicz, ma sempre la metà più uno di pedine italiche, stavolta con Milik in luogo di Zalewski (non tatticamente ma su un puro piano “patriottico”). Spoiler nella linea temporale di questo articolo, dentro anche Piątek proprio per Arek a secondo tempo inoltrato, con otto belpaesani dunque ad aver assaggiato, o divorato, il campo (ancora out per ovvie ragioni, ovvissime con altro spoiler, il secondo portiere Skorupski e il centrocampista della Viola, purtroppo lì ottimamente abituato alla panca, Żurkowski). A sbloccare la gara a ridosso dell’intervallo, non per la legge dei grandi numeri ma per la legge dei fenomeni, è ovviamente un nostrano, Pietrino Zieliński, con una bordata micidiale di controbalzo che sarebbe potuta finire in qualche distesa sabbiosa retrostante se mal impattata… ma parliamo di un giocatore sopraffino. È un grande gol, su assist del capitano.
Si può star tranquilli e chiudere il primo tempo comodamente? Sì e no. No perché arriva un rigorino per l’Arabia Saudita, sì perché in porta c’è un muro di nome Wojcech Szczęsny: bella la parata del guardiano juventino sul tiro dagli undici metri per carità (e utile!), ma quella sulla ribattuta non ha un senso. Mostruoso. Meno male che stavolta sul tabellino/mio stomaco nella foto dell’articolo il segno del penalty sbagliato accompagna un avversario e non Lewa che, salto temporale non lontano dal novantesimo, si iscrive alla storia con il gol del 2-0, il suo primo sigillo in un Mondiale, mandando così in estasi il popolo biało-czerwony. Molto bene la difesa avversaria nella circostanza, rivedibile a dire poco, anche se si sconsiglia caldamente un’eccessiva dose di replay di quel liscio. Vedere e rivedere invece le lacrime dopo la rete di Lewandowski, che si è tolto un macigno metaforico dal groppone, travolto poi invece subito dopo da un macigno fisico di compagni, pronti ad abbracciarlo, convinti tutti insieme ora più che mai di non porsi davvero limite in questo sogno. Dai ragazzi!
Un buon punto per i biancorossi, contro un avversario apparso più pimpante. Errore dal dischetto per Lewy a inizio ripresa.
Tra Messico e Polonia il pareggio era certamente il risultato più atteso, non certo una inaspettata sorpresa, ancor meno forse dopo ciò che invece sembrava realmente impensabile, ossia il ko dell’Argentina con l’Arabia Saudita di poche ore prima. Vedendo le cose in quest’ottica, il punto col Messico è di vitale importanza. Chiaro, portarne a casa tre avrebbe dato molto più respiro (e grazie!) ai biancorossi, ma in questo modo l’attenzione può e deve restare altissima. Qualora il rigore calciato da Lewandowski poco prima dell’ora di gioco fosse bastato a garantire il successo (ma contro il leggendario insuperabile tentacolare Ochoa scongelato anche quest’anno per i Mondiali c’è davvero sempre poco da fare) si sarebbe sicuro un po’ “occultata” una costante che vivo sempre, e sicuramente non solo io, vedendo questa squadra: ogni volta che infatti gli avversari partono per una cavalcata offensiva, c’è davvero sempre da tenersi pronti per il segno della croce, affinché non si registrino gol subiti. Anche il Messico oggi si è reso più volte pericoloso, tra Lozano, Vega e compagnia, pur mai in maniera cosi eclatante, e nonostante la ripetuta strizza, per fortuna il pallone nel sacco di Szczęsny non ci è mai finito. Ora ci sarà l’Arabia Saudita da affrontare, sabato alle 14: pura informazione, nessun commento ulteriore. Vediamo. Non scriverò che è una partita assolutamente da vincer…
La nazionale polacca mi fa davvero emozionare, per 300 motivi diversi. Parliamo della mia seconda patria, e nonostante un crollo di valori in questa età contemporanea, continuo ad amare quel pallone che rotola sul prato verde con due porte e tanti omini che lo rincorrono. E ancor più poi se questa schiera biancorossa è piena di calciatori del campionato italiano come già raccontato, ed oggi ce n’erano ben 6 nello schieramento iniziale. In tutto 7 poi con Milik, subentrato un pochino tardi a due minuti dal novantesimo, giusto in tempo per giocare gli ultimi ventisei minuti (scherzi a parte, sette minuti di recupero sono a momenti il minimo sindacale in questa rassegna, la quota di default…). Essere lontano dalla Polonia in questo momento e non poter vivere lì questi di momenti, quantomeno in un pub visto che si gioca nel deserto lontano, eh… un po’ mi fa male. Non sono purtroppo neanche in Italia, dove avrei potuto tifare … no niente. E ancor più se mi invento coi miei forzati momentanei mezzi questa “simpatica” grafica (foto di ritorno dallo stadio con casuale effetto striato sotto la maglia come l’attuale divisa nella zona spalle) e devo ahimè colorarla con un risultato non totalmente positivo e un brutto simbolino accanto al nome di Lewa. Sguardo avanti, sempre, forza Polska!
Martedì alle 17 la prima delicata gara contro il Messico; tantissimi i giocatori di Serie A nella rosa biancorossa
Se quella in partenza domani sarà l’edizione dei Mondiali di calcio delle numerose (e discusse) novità, l’assenza dell’Italia nella rassegna, ahinoi, è invece un triste bis. Non mancherà invece la Polonia, che ha fatto il suo dovere agli spareggi, a discapito di quella Svezia che fu fatale per gli Azzurri nella precedente campagna. E allora tutto il nostro tifo verrà riversato in maniera esclusiva alla truppa biancorossa, imbottita peraltro, come da tradizione, di calciatori della Serie A italiana; un binomio ormai ben consolidato, che contribuisce ad alimentare il già forte legame. E seguiremo questa avventura insieme, con un po’ di sana leggerezza!
Gli “italiani” in rosa
Su 26 calciatori a disposizione del CT Michniewicz, ben 10 giocano nel campionato italiano. Una percentuale altissima, di poco al di sotto del 40%, ma che sarebbe dovuta essere ancora maggiore con la presenza (ufficializzata e poi forzatamente modificata per infortunio) del portiere dello Spezia
Drągowski, che avrebbe completato il terzetto di tutto nostrano di guardiani con Szczęsny della Juventus e Skorupski del Bologna. Tra i difensori presente la colonna Glik (unico giocatore di Serie B con il suo Benevento), l’ormai ben saldo Bereszyński della Sampdoria e il giovane di grandi speranze Kiwior dello Spezia. E a proposito di astri nascenti, pronto ad arare tutta la fascia, il golden boy Zalewski della Roma.
Tagliati, rispetto alle lunghissime pre-convocazioni di ottobre, l’acciaccato Reca dello Spezia e il tosto Dawidowicz del Verona. Spostandoci a centrocampo, può forse sorprendere l’esclusione di Linetty del Torino, sempre preso in considerazione nonostante il poco impiego nel suo team, lo stesso problema che ha fatto rischiare al talento Żurkowski, (inspiegabilmente) panchinaro fisso alla Fiorentina, di perdere la spedizione. Presente invece senza discussione alcuna quella che è spesso e volentieri la scintilla della nazionale, in possibilità e dovere di inventare qualcosa anche per capitan Lewandowski là davanti, ossia Zieliński del Napoli. E ad irrobustire il reparto con il bomber del Barcellona, gli affidabilissimi Milik della Juventus e Piątek della Salernitana.
Un percorso imprevedibile
Le danze per la Polonia si apriranno martedì 22 novembre, alle ore 17, contro il Messico. Seguiranno poi le gare di sabato 26, alle ore 14, contro l’Arabia Saudita, e di mercoledì 30, alle ore 20, contro la corazzata Argentina. Per garantirsi almeno il secondo posto del girone C, così da poter proseguire agli ottavi di finale, sarà fondamentale un risultato positivo nella gara inaugurale. Nessuno spazio qui per i pronostici, giusto un pizzico di scaramanzia e, come sempre, la parola al campo, la sola ed unica che conta. Posso però dire di aver avuto modo di vedere di recente due volte la nazionale polacca dal vivo, al PGE Narodowy di Varsavia, a giugno contro il Belgio e a settembre contro l’Olanda: due gare perse, in maniera differente, contro due nazionali di alta e altra caratura, anche se non al completo in quei due impegni di Nations League. Pur in un clima alle volte di scontento e di difficoltà, non sono mancate alcune note liete e spiragli di fiducia. Ricordiamo poi che il Mondiale è davvero una storia a sé, e può succedere davvero di tutto, quest’anno come non mai. E i tifosi non mancheranno di far sentir sentire il loro appoggio. Forza Polonia, biało-czerwony!
“È un’insolenza non da poco azzardarsi a descrivere le città. Le città hanno tante facce, tanti umori, mille direzioni, un insieme coloratissimo di scopi, misteri oscuri e misteri sereni. Le città nascondono tante cose e rivelano tante cose, ciascuna è un’unità, ciascuna è moltitudine, ciascuna ha più tempo di lui, relatore, uomo, gruppo, nazione…Qui ci vorrebbe la capacità di esprimere a parole cose come colore, profumo, densità e affabilità dell’aria; quello che, in mancanza di un nome adeguato, siamo costretti a chiamare con un nome scientifico, “l’atmosfera”. Joseph Roth
Il viaggiatore che entra a Cracovia per la prima volta viene colpito dalla sua bellezza rinascimentale e dall’accoglienza dei suoi abitanti, che scrutano lo straniero con discrezione e lo fanno sentire parte della propria comunità. Accoglienza, disponibilità, cortesia rendono questa città una delle più aperte del Centro Europa, considerata fino a poco tempo fa, soprattutto dagli italiani! lontana e difficile da vivere. Nella mia esperienza lavorativa all’Istituto Italiano di Cultura ho potuto ammirarne le qualità, insieme alla vivacità e bellezza di un centro storico che richiama molto la struttura architettonica delle nostre città rinascimentali.
È difficile sentirsi soli a Cracovia, perché col suo fascino induce il passante a portare costantemente il naso all’insù, ammaliato dalla monumentalità e distratto dal costante vocio di una folla transeunte, a contatto con mura che trasudano storia. Circondata dai suoi parchi, la città ti avvolge in un abbraccio caloroso e ti fa sentire a casa. Per queste ragioni, tra le tante realtà conosciute, posso definire Cracovia un mio locus animae, perché qui sono nate amicizie ed esperienze professionali, provando un senso di appartenenza tra case alte e vie strette, nel luogo sacro della Piazza del Mercato, tra i palazzi antichi e prestigiosi, come quelli dell’Università Jagellonica, sotto il suo cielo stellato di azzurro cobalto, esaltato dal bagliore lunare.
E mi sovviene un’infinita moltitudine di emozioni ripensando ai momenti vissuti in questa città, mentre l’attraversavo seguendo un mio percorso a piedi o in bicicletta

percorrendo il lungo Vistola avvertivo un senso di libertà! Ma è la stagione autunnale che mi ha fatto sentire a casa a Cracovia. Annunciato anche dai cartelloni pubblicitari che ne danno il benvenuto, l’autunno accoglie e abbaglia con i suoi colori intensi lungo tappeti di foglie che coprono i suoi bellissimi parchi e i viali del Planty, mescolando il suo odore a quello del vino novello!
Sorprende l’effervescenza giovanile di una città dove gli Erasmus arrivano acquisendo un importante bagaglio di esperienze umane e professionali e dove ritornano perché hanno capito che è qui l’Europa che tutti vorremo costruire, fatta di

incontri, discussioni, opportunità lavorative in un contesto urbano preso a modello perché condiviso nella socialità, curiosità e libertà. Le numerose delegazioni istituzionali che ho ospitato in questi anni, insieme ai protagonisti delle manifestazioni culturali, hanno sempre espresso il loro apprezzamento, nonché meraviglia, per lo splendore della città, per la sua grande apertura all’altro da sé, per la vivibilità degli spazi urbani, per il decoro e la pulizia delle strade e dei luoghi pubblici.
A Cracovia non ci si annoia se si vuole partecipare alle numerose attività culturali: città melomane e con grande proiezione artistica, ricca di bellissimi e modernissimi spazi espositivi, in costante dialogo con la storia, con il peculiare quartiere di Kazimierz a rappresentare un capitolo a parte e caratterizzato dalla forte presenza della cultura ebraica. Se per molti polacchi l’Italia è la patria d’elezione, anche Cracovia, come tutta la Polonia, rappresenta per i molti italiani che l’hanno vissuta e la vivono una seconda patria. E se i caldi rintocchi della campana del Wawel, in costante dialogo con il richiamo del trombettiere della torre di Kościół Mariacki, riportano ad un passato glorioso, l’incessante brusio del Rynek, maestoso e avvolto in allegri colori, riporta ad un presente in costante evoluzione, metafora di un Paese in crescita vertiginosa e capace di dimostrare al mondo la sua capacità di innovarsi in un anelito incessante verso la modernità.

Non è un caso che Cracovia, città bella e non troppo grande (Wajda) sia stata scelta a luogo d’elezione da molti poeti, Milosz, Szymborszka, Zagajewiski per citarne solo alcuni, perché tra i suoi angoli si scopre una città che ne contiene altre, piccola nella sua confi gurazione architettonica, ma caleidoscopica per le sembianze che assume in ogni ora del giorno e delle differenti stagioni, magica perché comunica emozioni e ispira versi poetici. Cracovia, infatti, appartiene alla rete delle città letterarie del Patrimonio UNESCO col suo prestigioso festival Conrad!
E alla mia Cracovia voglio dedicare alcuni versi di Tadeusz Ròzewicz:
… le nuvole
si adagiano su Cracovia
la pioggia
la pioggia cade
sugli occhi di Wyspianski
sulle vetrate cieche
… esce
Il sole
vado in giro per i monasteri
… buonanotte cari miei
buonanotte
poeti vivi e morti
buonanotte poesia.
Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl.
Stamattina all’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia è stata presentata la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo in programma dal 14 al 20 novembre organizzata da Ambasciata d’Italia, Ice-Ita, Istituti Italiani di Cultura di Varsavia e Cracovia e Camera di Commercio e dell’Industria Italiana in Polonia. “Convivialità sostenibilità, innovazione: gli ingredienti della

cucina italiana per la salute delle persone e la tutela del pianeta”, questo il tema della Settimana della Cucina 2022. “Si tratta di una iniziativa fortemente voluta dai ministeri italiani, tra cui soprattutto quello degli Esteri perché la cucina è cultura e modo d’essere che esprime nel migliore dei modi la ricchezza regionale italiana. La cucina ha anche uno straordinario valore economico per le esportazioni italiane ed è anche un modo per avere attenzione alla nostra salute”, ha dichiarato Laura Ranalli, incaricata d’affari dell’ambasciata in attesa dell’arrivo del nuovo ambasciatore. In collegamento dall’Italia è poi intervenuto il cuoco stellato Eugenio Boer: “A Varsavia porterò la filosofia del mio ristorante Bur di Milano, ovvero fare una cucina italiana contemporanea, che si fonda sui gusti della tradizione dal nord al sud, con una selezione maniacale delle materie prime, tenendo conto della sostenibilità della loro provenienza, evitando anche l’uso della plastica per quanto possibile cercando di usare al 100% le materie prime a nostra disposizione, evitando di sprecare l’acqua. In questo è assolutamente importante valorizzare il concetto antico della convivialità, del sentirsi a casa quando si è a cena insieme”. Tra gli eventi in programma c’è l’esposizione “Gli eroi del cibo” all’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia.

“Nel ricchissimo programma di eventi legati alla cucina tra Varsavia e Cracovia, segnalo la mostra “Eroi del cibo” organizzata da Slow Food, in cui si esalta il gusto come legame con un preciso territorio”, ha dichiarato Fabio Troisi direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia. “La Polonia importa circa 19 miliardi di eu di prodotti alimentari, la Germania è il primo paese da cui importa e l’Italia è al 5° posto. Nel 2021”, ha spiegato Paolo Lemma direttore dell’Ice-Ita “la Polonia ha importato dall’Italia oltre 1 miliardo di eu di prodotti alimentari, esclusi gli alcolici, con un incremento del +24%. È una crescita costante da 5 anni a questa parte e le attese sono ottimistiche, anche nel 2022 si registra un incremento del 21% rispetto l’anno scorso. I prodotti italiani di maggior successo in Polonia sono frutta, caffè, cioccolato, formaggi, pasta, biscotti, conserve di pomodoro e olio d’oliva. In ascesa mortadelle insaccati, prosciutti e speck”. Lemma ha poi annunciato la realizzazione di due video-ricette

con l’influencer Mateusz Mroczek e la cuoca Cristina Catese. “La settimana della cucina è l’occasione per promuovere tutta la cultura italiana ed è per quello che sottolineo la collaborazione con le scuole gastronomiche polacche per i cui studenti saranno tenuti, da Emiliano Castagna, tre seminari sui prodotti alimentari italiani a Zarzecze il 15 novembre, a Danzica il 16 novembre, e a Opole il 17 novembre”, ha spiegato Luigi Iannuzzi capo della cancelleria consolare ricordando anche l’evento alla Fabryka Norblina il 15 novembre con seminario della professoressa Daniela Martini cui seguirà un aperitivo italiano. Il presidente della Camera di Commercio Piero Cannas ha poi sottolineato anche la presenza italiana alla fiera di Gastrofood di Cracovia. Il programma completo della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo si trova sul sito dell’Ambasciata d’Italia.

Ingredienti per 4 persone:
Per le meringhe
150 gr di albume d’uovo, meglio se vecchio
di alcuni giorni, a temperatura ambiente
300 gr di zucchero semolato
Per la coppa
250 ml di panna fresca da montare
2 cucchiai di zucchero semolato
1 punta di vaniglia in polvere
Frutti di bosco a vostra scelta
Procedimento:
Per prima cosa, preparate la meringa, meglio ancora se iniziate il giorno prima, perché la cottura è lunga. Con la planetaria o le fruste elettriche ad immersione montate gli albumi rigorosamente a temperatura ambiente con metà dello zucchero semolato (150 gr). Partite dalla velocità minima delle fruste e poi aumentate fino alla massima potenza. Dovete montare l’albume almeno per 15-20 minuti, fino ad ottenere un composto molto sodo. Fate la prova: prendete la ciotola e mettetela a testa in giù. Se il composto rimane fermo, vuol dire che avete raggiunto la giusta consistenza. A questo punto, aggiungete poco per volta il rimanente zucchero semolato, in più riprese, mescolando delicatamente con una spatola gommata dal basso verso l’alto, per non smontare il composto.
Trasferite il composto in una sac-a-poche (se non la avete, in questo caso potete utilizzare anche due cucchiai, ottenendo meringhe meno regolari) dotata di una bocchetta liscia o zigrinata, a vostro piacere. Accendete il forno a 90-95° in modalità ventilata. Rivestite le teglie del forno con carta forno e distribuite le meringhe con la sac-a-poche, cercate di non farle troppo grandi (massimo 3-4 cm di diametro). Potete metterle anche molto vicine tra loro, perché le meringhe in forno non crescono, ma, al contrario, devono asciugarsi. Infornate e lasciate cuocere per circa 2 ore, anche 3. Se potete, mettete un cucchiaio o una forchetta in mezzo all’apertura del forno, in modo che circoli maggiormente l’aria e non si sviluppi umidità. Una volta cotte (spezzatene una per vedere se è asciutta al cuore) fatele raffreddare bene.
Per le coppe, montate la panna ben fredda aggiungendo lo zucchero semolato e la polvere di vaniglia. Trasferitela in una sac-a poche con bocchetta liscia o zigrinata, come preferite. Pulite i frutti di bosco. Scegliete, se le avete, delle coppe trasparenti in modo da far vedere la stratificazione. Mettete una punta di panna sul fondo della coppa, poi aggiungete uno strato di meringa sbriciolata, aggiungete panna, poi i frutti di bosco, poi ancora meringhe, panna e frutta. Proseguite in questo modo fino a riempire tutta la coppa, mettendo sul top panna, qualche frutto intero e qualche briciola di meringa o una meringa intera. Proseguite allo stesso modo con le altre coppe. Servite ben fredde, conservandole in frigorifero fino all’ultimo momento.
Se avanzate meringhe, conservatele in una scatola di latta ben chiusa: durano anche mesi!
Come Aristotele amava ricordare, l’essere umano è un animale sociale; per questa ragione in un’epoca di estrema polarizzazione ed idolatria dell’ego, l’associazionismo pone il noi anteposto all’io, l’interesse comune davanti al mero vantaggio personale. Le motivazioni che possono spingere a costituire un’associazione sono molteplici, quasi infinite tutte basate su valori nobili perché come diceva anche Melvin Jones “Non si può andare molto lontano finché non si inizia a fare qualcosa per il prossimo”.
L’Associazione Shardana ha come obiettivo, promuovere la cultura sarda ed italiana in Polonia, unire ed aiutare gli espatriati e le loro famiglie. Per queste ragioni il Circolo Sardo non vuole solo rappresentare un punto di riferimento solo per la comunità sarda, ma vuole diventare anche un luogo di incontro aperto a tutta la collettività italiana a Varsavia ed in Polonia.
Su queste importanti basi è stato possibile iniziare un viaggio insieme, che ha già prodotto significativi progetti, e costruito solide basi per un futuro di progresso e sviluppo sociale.
Nella primavera del 2018 durante un incontro fra amici Alberto Defraia, il futuro presidente dell’Associazione, propose ad altri tre amici: Magi Boscu esperta di ballo e tradizioni sarde, Luigi Lai avvocato ed a Giovanni Peralta, professore, di formare un’associazione di volontariato che poi sarebbe diventata successivamente il primo ed unico circolo dei sardi in Polonia. Al gruppo iniziale si è poi aggiunto il contributo del Direttore Artistico dell’Associazione Armando Ruda.

Nella scelta del logo volevamo rappresentare il forte legame con la Sardegna e l’Italia, ed allo stesso tempo ringraziare la Polonia che ci ha accolto a braccia aperte. quindi abbiamo creato un logo che riporta sia degli elementi della bandiera regionale sarda che i colori della bandiera polacca.
In meno di tre anni di vita l’associazione è cresciuta rapidamente ed ora vanta oltre 230 soci in tutta la Polonia ed un gruppo di 350 follower. Inoltre sono molti i polacchi che continuamente si iscrivono al circolo e che assiduamente partecipano alle attività dell’associazione.
Si sa, che i polacchi amano l’Italia: la sua cultura e lo stile di vita, ma negli ultimi anni mostrano anche un grande interesse specifico per la Sardegna e la sua cultura. Ne danno conferma i voli verso l’isola. L’isola dei nuraghi, come la maggior parte delle regioni italiane, ha un patrimonio culturale e paesaggistico enorme da offrire non solo come paradiso per le ferie, ma anche come possibile meta per iniziare una nuova vota.
Sono tantissime le persone che da diverse parti del mondo hanno fatto i bagagli per andare in Sardegna non solo per le vacanze, ma per vivere definitivamente. Sicuramente l’essere una delle cinque aree geografiche chiamate Blue zones, per la maggiore longevità ed il più alto numero di centenari al mondo, ha contribuito ad aumentare l’interesse per questa regione ed alimentare uno dei desideri più condivisi dagli abitanti di tutto il mondo: conoscere il segreto della longevità dei sardi.
Segreto che si può sintetizzare nel nostro stile e nella qualità della vita, le cui chiavi sono: la buona alimentazione basata su prodotti locali, l’attività fisica soprattutto all’aria aperta, la famiglia al centro, l’attività sociale ed i buoni rapporti con gli altri. Tradizioni che vogliamo mantenere vive nelle nostre famiglie in Polonia.
L’Associazione Shardana dal 2018, pur nelle difficoltà derivanti dalla pandemia e grazie ad una fruttuosa cooperazione con gli Istituti Italiani di Cultura di Varsavia di Cracovia ha continuato ad organizzare eventi: concerti, mostre, corsi di lingua e svariati incontri sociali.

Tra gli eventi più rilevanti ricordiamo:

Nei prossimi mesi sono in programma nuovi interessanti progetti, tutte le informazioni le troverete sulla nostra pagina facebook www.fb.com/@ShardanaPL
Essendo il Circolo un’associazione di volontariato senza scopo di lucro, ogni socio è invitato a contribuire alle attività del circolo secondo la propria indole e possibilità, questo fa sì, che ogni socio possa trovare nell’ambito associativo un proprio spazio di espressione. L’associazione per crescere ha bisogno di volontari, quindi se ti riconosci nei valori associativi puoi contattarci scrivendo una e-mail a shardana.polska@gmail.com
Tornando ora al titolo dell’articolo: il popolo nuragico sardo era anche chiamato, “il popolo del mare” conosciuto anche dai faraoni dell’antico Egitto. Secondo alcuni autori, quando i classici scrivevano dell’invalicabilità delle colonne d’ercole, in realtà parlavano della Sardegna e del suo antico popolo del mare cioè gli “Shardana”.
Foto di gruppo: Magdalena Drobnik
Ingredienti per 4 persone:
Per il baccalà:
500 g di baccalà dissalato
60 g di gruyére
150 g di quinoa
1l d’acqua
0.5 g di zafferano
1l di olio di semi di girasole
Erbe aromatiche (timo, maggiorana e alloro)
1spicchio d’aglio, sale, pepe, olio
Per la salsa cerfoglio:
60 g di cerfoglio
40 g di prezzemolo
1 scalogno
2 patate rosse
Brodo vegetale o di pollo q. B
Sale
Cipollotto in agrodolce:
800 g di cipollotto
1 scalogno
1 spicchio d’aglio
2 dl di aceto di vino bianco
3 cucchiai di zucchero
40 g di burro
Sape e pepe
Per la fonduta di porri :
200 g di porri
130 g di scalogno tritato
Olio evo q. B
Mezzo spicchio d’aglio
100ml di panna
30g di burro
Procedimento:
Per la salsa al cerfoglio: sbiancare il cerfoglio e il prezzemolo e raffreddare il tutto velocemente in acqua e ghiaccio. In una casseruola stufare lo scalogno tritato, aggiungere le patate precedentemente pelate e tagliate finemente, bagnare con il brodo di pollo o vegetale e portare a cottura. Raffreddare e frullare con il cerfoglio e prezzemolo fino a ottenere una salsa bella morbida. Passare allo chinois e sistemare di sale.
Per il cipollotto in agrodolce: pulite il cipollotto, tagliate a julienne grossolano e mettete in acqua fredda per 30 minuti. Sciogliete il burro in una larga casseruola, unite l’aglio tritato, lo scalogno tagliato a dadini, lo zucchero e mescolate. Dopo 3 minuti unire il cipollotto tagliato, salate pepate e alzate la fiamma, bagnate con l’aceto e lasciatelo evaporare parzialmente. Abbassare la fiamma, coprire con un coperchio e fate cuocere a fuoco lento per circa 15 minuti, bagnando ogni tanto con qualche cucchiaio di acqua calda.
Per la fonduta ai porri: sbucciare lo scalogno e tritare fi nemente, pelare i porri e sciacquare accuratamente sotto l’acqua. Tagliare a julienne. In una casseruola, fate imbiondire lo scalogno tritato con un fi lo d’olio, l’aglio e il burro. Dopo 3 minuti aggiungere il porro e continuare la cottura, aggiungendo un po’ d’acqua, arrivato a metà cottura versare la panna. Continuate la cottura, frullare, passare a chinois e gustare di sale e pepe.
Per la quinoa: portare a ebollizione l’acqua con il sale e lo zafferano, aggiungere la quinoa e cuocerla per 20 minuti. Scolare e stendere delicatamente su una placca ricoperta con carta da forno. Far asciugare a temperatura ambiente. In seguito, friggere e far soffi are in olio caldo (185°).
Per il baccalà: tagliare il trancio di baccalà, precedentemente sfi lettato e spinato. Condire con olio evo. Preparare la crosta: in una ciotola aggiungere il gruyère e la quinoa soffi ata, gustare di sale e pepe. Con l’impasto formare delle palline, e mettete in frigo per un paio di minuti. In una padella medio calda con un pizzico di sale messo sul fondo, scottarlo dalla parte della pelle. Quando sarà croccante e dorato, spostare il trancio su una placchetta, foderata con carta da forno, eliminare la pelle e aiutandosi con le mani stendere delicatamente la farcita di gruyère, e ultimare la cottura, in forno riscaldato a 185° per qualche minuto.
Impiattamento: aiutandosi con un coppapasta, posizionare al centro del piatto, un nido di cipollotti, posizionare sopra il trancio, versare la salsa di cerfoglio a giro, e completare con la fonduta di porri e qualche germoglio.