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Leszek Kazana: Italia, una storia di vita

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Nel 1975, quando a Varsavia si organizza una corposa retrospettiva sul grande regista Michelangelo Antonioni, Leszek Kazana è un liceale innamorato dell’Italia, tifoso del Legia e del Milan e appassionato di storia antica. Stravede per il cinema e viene a sapere di poter essere utile ad un’icona della storia del cinema italiano.

Leszek Kazana: Per fortuna rispose al telefono mio padre! Se avesse alzato la cornetta mia madre avrebbe detto di no perché dovevo andare a scuola. Conoscere Antonioni fu un’esperienza indimenticabile che si aprì con il mio imbarazzo al primo incontro che il regista capì al volo e disse “tu mi ammiri molto vero?”. Risposi “sì” e lui “capisco, ora però traduci!”. In quei giorni mi sembrò di aver familiarizzato al punto di arrischiarmi a chiedergli come si fa a lasciare una donna come Monica Vitti. “Non sono cose che ti riguardano!”, ribatté Antonioni. Ma a parte questo episodio il regista di “Professione reporter” con me non fu affatto gelido come lo descrivevano tanto che l’ultimo giorno si rese conto della mia infinita tristezza per la sua partenza. Non nascondo che mi scendeva qualche lacrima. Antonioni si sciolse il nodo della cravatta e me la regalò dicendo “però usala ogni tanto”.

Monica Vitti e Michelangelo Antonioni

Riavvolgiamo il nastro, l’Italia com’era entrata nella tua vita?

Stavo per andare in prima elementare quando mio padre assunse un incarico diplomatico nella bella sede dell’Ambasciata di Polonia a Roma in via Rubens ai Parioli. Nella città eterna restammo dal 1965 al 1969, quattro anni di scuole elementari da cui uscii col diploma perché l’ultimo anno feci quarta e quinta insieme con, il per me indimenticabile, maestro Arduino Cappelloni, poliglotta, appassionato di storia e laureato in giurisprudenza, cui devo un sacco di meravigliosi e formativi ricordi.

Ma perché un bambino polacco che ama il calcio arrivato a Roma si mette a tifare Milan?

Eravamo appena arrivati a Roma. Non avevamo ancora la televisione e quando i nostri vicini Roberto e Marisa Mignani, che sarebbero diventati i nostri migliori amici per sempre, aprono la porta, sento provenire dall’interno della casa una voce tipica da telecronaca di una partita i calcio. Senza badare a timidezze mi precipito davanti alla tv. Dopo un po’ pur non parlando italiano mi faccio capire e chiedo chi è quel giocatore col numero 10? “Gianni Rivera” mi risponde Roberto. Fu amore a prima vista per Rivera e di conseguenza per il Milan che quell’anno, allenato da Silvestri, fece un campionato mediocre. Poi arrivò Nereo Rocco in panchina e potei gioire per scudetto, Coppa delle Coppe e soprattutto Coppa Campioni, vinta 4-1 sull’Ajax del giovane Johan Cruijff. A raccontare le gesta in tv di quel Milan era Nicolò Carosio che fondamentalmente rimase sempre un radiocronista e per quello gli si concedeva di dire “quasi-gol” anche quando la palla passava ben lontana dalla porta, oppure “bolide di Rivera”, ossimoro dato che la potenza del tiro non era certo una qualità del grande genio del calcio italiano.

Tempi in cui la nazionale polacca stava scaldando i motori per esplodere qualche anno dopo?

La Polonia non riuscì a qualificarsi ai Mondiali del 1970, quelli che l’Italia doveva vincere ma che perse in finale forse per l’incapacità di Valcareggi, peraltro straordinario allenatore, di far coesistere Rivera e Mazzola. Nel 1972 vincemmo però le Olimpiadi che in pratica erano i mondiali dei paesi dell’area comunista e nel 1974 eliminammo l’Italia ai Mondiali in Germania, una squadra azzurra con fuoriclasse ormai d’annata mentre la Polonia se avesse avuto Lubanski stravedevo per lui come per Rivera a mio avviso li avrebbe vinti quei Campionati.

Finito l’incarico diplomatico di tuo padre tornate a Varsavia e tu continui a studiare l’italiano?

La mia passione era la storia antica e, come si usava a quei tempi, per essere un buono storico bisognava studiare prima le relazioni del potere, ovvero giurisprudenza, e poi storia e così feci laureandomi in legge con uno dei più grandi antichisti polacchi: Henryk Kupiszewski. Poi tornai a Roma per la specializzazione alla Sapienza. Nel frattempo l’Italia e l’italiano erano rimasti parte della nostra vita familiare e ricordo con quanta bramosia attendevo i quotidiani italiani, peraltro vecchi di almeno un mese, che papà portava ogni tanto a casa, mentre le domeniche scappavo dai nonni a Góra Kalwaria dove avevo scoperto che si ricevevano meglio le onde medie della radio e potevo ascoltare le voci di Ciotti, Ameri e degli altri mitici radiocronisti di “Tutto il calcio minuto per minuto”. L’Italia mi mancava, per sette anni non potei tornarci fino al 1976 quando grazie ad una borsa di studio dell’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia andai nel Bel Paese. Mi resi conto di conoscere il cinema mondiale non peggio dei miei coetanei cinefili italiani. Negli anni ’70 i film d’oltrecortina arrivavano in Polonia spesso con molto ritardo ma senza tantissime eccezioni. Ironia della sorte l’unico film di Fellini che non è stato distribuito nelle sale polacche è stato “La voce della Luna”, perché, caduto il comunismo, i distributori privati non si arrischiarono di comprarne i diritti.

Tornato dalla specialistica alla Sapienza hai iniziato a insegnare?

Erano anni tumultuosi. Dopo l’89 lavorai per un periodo all’italian desk del Ministero degli Affari Esteri ma poi, piano piano, mi sono dedicato integralmente all’insegnamento della storia e dell’italiano oltreché alle traduzioni.

In tanti anni di frequentazioni delle istituzioni italiane in Polonia c’è qualcuno che ricordi con particolare piacere?

Da Mario Mondello (anni ‘70) in poi ho conosciuto tutti gli ambasciatori e parallelamente anche i direttori dell’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia succedutisi negli anni, tra questi Teresa Triscari Ilardo, Pier Angelo Cappello, Giulio Molisani, Paola Ciccolella, Roberto Cincotta. Ho ottimi ricordi di tutti. Degli ambasciatori italiani ricordo in particolare Luca Biolato che era stato in precedenza a Varsavia come segretario e che, quando alla fine della sua carriera gli lasciarono scegliere la destinazione, volle essere ambasciatore in Polonia. Una persona, sepolta nel cimitero varsaviano Powazki, cui dobbiamo la scelta felice dell’acquisto della splendida sede attuale dell’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia. Fu proprio Luca Biolato a dirmi che capitava anche a italiani intelligenti di lamentare la destinazione in Polonia, ma solo gli stupidi potevano lasciarla senza rimpianti. La Polonia ti resta dentro. Si racconta che il grande traduttore della Szymborska, Pietro Marchesani, durante le sue lezioni alla facoltà di polonistica di Genova a volte mentre parlava si fermava e taceva per qualche minuto, poi riprendeva dicendo agli studenti “scusatemi, per un momento mi sembrava d’essere a Cracovia o forse a Varsavia.“

Italia-Polonia nel tuo caso si declina Roma-Varsavia?

Non nascondo che è solo in queste due città che mi sento a casa. Se sono a Bologna o a Cracovia, a Venezia o a Breslavia, sto bene ma non a casa mia. Di Varsavia amo molto l’energia e l’offerta culturale che mediamente è più alta di tante capitali europee e poi ritengo sia anche bella con tanto verde tra cui il più bel parco urbano d’Europa: Łazienki.

Se ti chiedessi di suggerirci alcuni nomi di scrittori e registi italiani?

Quest’estate paerto per le vacanze portandomi “Il mestiere di vivere” di Cesare Pavese e “Il cavaliere e la morte” di Leonardo Sciascia, libri di autori straordinari che rileggo regolarmente. Nel cinema oltre ad Antonioni voglio citare Federico Fellini, soprattutto quello di “Roma”, “Amarcord” e “8 e mezzo”, Luchino Visconti e Mario Monicelli, che ebbe il particolare merito di far uscire Monica Vitti dai ruoli in cui l’aveva inquadrata Antonioni. Poi amando i film di taglio politico non posso non ricordare Francesco Rosi. Nella musica Paolo Conte, che sogno di vedere un giorno in concerto in Polonia e Gianmaria Testa che nel 2007 Pier Angelo Cappello riuscì a portare a Varsavia.

E polacchi?

Nel cinema i grandi della scuola polacca: Wajda, Munk, Kawalerowicz, i capolavori di Roman Polański da “Il coltello nell’acqua” all’ultimo film sull’affaire Dreyfus che ho già visto tre olte, i trattati morali di Krzysztof Zanussi: “Le montagne al tramonto”, “La struttura del cristallo”; e da ultimo Paweł Pawlikowski. Leggo sempre Jarosław Iwaszkiewicz: immensi i suoi versi, immensi i suoi racconti. Buona parte di quelli un po’ solari fu scritta a Roma, in Sicilia o, al limite, a Sandomierz, la più italiana delle piccole città polacche. Zamość è un altro discorso.

Tra Italia e Polonia c’è un intreccio secolare continuo e profondo che forse nella società odierna andrebbe un po’ più valorizzato?

Nel 1945, dopo sei anni di tragedie e distruzioni, al grande Jan Parandowski, scrittore tra l’altro di una “Mitologia antica” che è tuttora un manuale delle medie, l’Università Cattolica di Lublino chiede di tenere un corso. Parandowski sceglie di parlare di Francesco Petrarca. A Parandowski si deve anche una magnifica definizione del nostro paese: la Polonia culturalmente si affaccia sul Mediterraneo. Una frase che sintetizza secoli di relazioni. Pensiamo alla corte reale polacca di Sigismondo il Vecchio a Cracovia, frequentata da tanti italiani. Oltre duecento anni dopo, presso la corte reale di Stanislao Augusto, a Varsavia, la situazione si ripete, il re era attorniato da artisti provenienti dal Bel Paese con cui parlava in italiano e poiché alcuni venivano dalla Repubblica Serenissima a volte parlava in veneziano, e pensare che Stanislao Augusto non mise mai piede in Italia! E poi dovremmo parlare di Padova che, accademicamente parlando, è la più polacca delle città italiane, e quindi di Copernico che studia tra Padova, Bologna e Ferrara dove si laurea in diritto canonico. Insomma la Polonia ha preso tanto dall’Italia ma ha anche dato tanto all’Italia e all’Europa la cui cultura, senza l’apporto polacco, sarebbe monca. La musica da Chopin a Penderecki, il teatro di Kantor e Grotowski, il cinema, la letteratura. Provate a chiedere a qualsiasi libraio italiano della poesia e vi risponderà che senza la Szymborska gli unici libri di poesia che vende sono quelli obbligatori a scuola. Lo scambio antico, ininterrotto e fecondo tra questi due paesi che amo è la cornice culturale cui mi sento di appartenere e quando mi chiedono se l’Italia è una scelta rispondo che lo sarebbe potuto essere ma, nel mio caso, la definirei più una storia di vita.

Le bottiglie del vino

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Ogni vino ha la sua bottiglia. Le bottiglie di vino sono generalmente di vetro, normalmente di colore scuro, per proteggere il contenuto dall’esposizione alla luce. La capacità è nella maggior parte dei casi di 750 ml, anche se tale misura può essere a volte differente.

Le prime tracce storiche sulle origini della bottiglia in vetro risalgono al I secolo d.C., quando nei territori siriani vennero realizzati piccoli contenitori di vetro tramite la tecnica del soffio nella pasta semi-liquida, che divergevano dai prodotti precedenti a forma di anfore aventi pareti notevolmente più spesse a causa del procedimento tecnico tradizionale della colata del vetro in stampi.

Se nei primi tempi si produssero più che altro fiale con il perfezionamento della tecnica e dell’abilità da parte dei soffiatori, già nei primi secoli dopo Cristo si realizzarono bottiglie vere e proprie.

L’utilizzo pratico e comune della bottiglia però rimase piuttosto raro, anche a causa della difficoltà di produzione dell’oggetto rispetto ad altri contenitori aventi lo stesso utilizzo. La sua diffusione europea avvenne solamente intorno alla metà del XV secolo. L’isola di Murano fu il primo centro di produzione, agevolato dai numerosi contatti commerciali e culturali tenuti da Venezia con il Medio Oriente, dove era già sviluppata l’arte vetraria.

Le bottiglie di vino prendono quasi sempre il nome dalla zona in cui si è diffuso il loro uso. Ecco un breve elenco delle bottiglie più comuni che possiamo trovare ormai ovunque:

Bordolese: originaria della zona di Bordeaux, è forse la più utilizzata tra le bottiglie destinate alla produzione di vino. Si distingue per la forma cilindrica con spalla pronunciata e collo non molto lungo.

Bordolese a spalla alta: deriva dalla Bordolese standard ed è un’evoluzione estetica. Questa forma dona un’eleganza maggiore e quindi viene usata per vini particolari, soprattutto passiti.

Borgognona: di origine francese come la bordolese, è caratterizzata da spalla praticamente assente. È usata sia per i vini bianchi che per quelli rossi.

Albeisa: la bottiglia tradizionale della zona di Alba in Piemonte, usata per imbottigliare i vini rossi delle Langhe. Simile alla Borgognona, si distingue per la scritta “Albeisa” incisa sulla bottiglia, la spalla poco pronunciata e il collo corto.

Champagnotta: è la bottiglia tradizionalmente usata per contenere lo Champagne (e in epoca recente i vini spumanti più in generale). Viene prodotta con vetro di spessore maggiore per sostenere la pressione dell’anidride carbonica contenuta nel vino e per lo stesso motivo sul collo è presente una sporgenza dove si può fissare la gabbietta metallica che trattiene il tipico tappo a fungo.

Bottiglia Champagne Cuvée: è’ una variante della precedente, con la base più allargata e il collo più lungo.

Renana: originaria della zona del Reno, in Germania, si usa per i vini bianchi e si distingue per la forma oblunga e affusolata.

Alsaziana: viene dall’Alsazia e si utilizza per i vini bianchi. Si distingue per l’assenza di spalla e la forma allungata.

Bottiglia da Porto: Usata generalmente per vini liquorosi iberici come il Porto o lo Sherry, si presenta spesso con diverse tonalità di verde o marrone.

Bottiglia Marsalese: la bottiglia Marsalese è la bottiglia utilizzata per la conservazione del Marsala. Il vetro è marrone scuro o nero e la forma ricorda quella tradizionale dei vini fortificati.

Anfora: tra le bottiglie usate nella produzione di vino, è una delle più particolari. Di origine provenzale, è diventata famosa in Italia grazie al Verdicchio, un vino bianco delle Marche.

[Aggiornamento 29.10.2020] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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Negli ultimi giorni in Polonia si sono registrati ancora numeri record per nuovi casi di COVID-19 e per la prima volta sono stati superati i 20.000 casi giornalieri, con circa 67.800 tamponi.

Il numero complessivo dei malati attivi è salito a 184.789, di cui in gravi condizioni 1.203, ovvero circa l’1% del totale. Gli ultimi dati mostrano 20.156 nuovi contagi, con 301 morti.

Il Voivodato della Grande Polonia (2.633), la Masovia (2.255), la Slesia (1.994) e la Piccola Polonia (1.927), sono i Voivodati maggiormente interessati dai nuovi casi.

numeri dell’epidemia destano preoccupazione vista la pressione in salita sulle strutture sanitarie polacche ed il numero di posti letto disponibiliL’impennata dei casi ha costretto il governo a dichiarare dal 24 ottobre tutta la Polonia zona rossa e in tutto il paese prosegue l’allestimento di ospedali provvisori per aumentare il numero di posti letto pronti ad accogliere i malati di COVID-19.

Tutto il territorio polacco è zona rossa con la conseguente imposizione della chiusura di bar, ristoranti, palestre, cinema e la presenza di diverse restrizioni per eventi culturali e religiosi, nonché per gli assembramenti. Bar e ristoranti possono effettuare il solo servizio di asporto.

Sono state annunciate misure di sostegno per i settori colpiti dalla nuova ondata di contagi, che potranno beneficiare della Tarcza Branżowa.

Da segnalare questa settimana le proteste di migliaia di persone contro sentenza della Corte Costituzionale, che limita il diritto all’aborto in Polonia, già uno dei paesi europei più restrittivi in materia. La decisione vieta l’aborto anche per gravi malformazioni del feto.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

L’euro più caro da oltre un decennio

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

La pandemia si sta intensificando e, con essa, le preoccupazioni degli investitori per i propri soldi. Un folto gruppo di operatori del mercato finanziario si sta sbarazzando della valuta polacca piuttosto rischiosa. Di conseguenza, il tasso di cambio dell’euro è balzato di qualche groszy sopra i 4,60 di zloty, quindi è il più alto dal 2009. “L’intensificazione della pandemia in Europa, l’indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro e le proteste nelle strade polacche. In questo contesto, è impossibile guardare con favore allo zloty”, così descrive la situazione sul mercato valutario Konrad Białaś, analista di brokeraggio TMS.

La protesta del settore della ristorazione a Cracovia il 28 X

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Fonte: https://www.facebook.com/events/1049859112110974/

Dato il comportamento del governo polacco nei confronti del settore della ristorazione, siamo stati costretti ad uscire per combattere per salvare le nostre aziende. Pertanto, a Cracovia il 28 ottobre di quest’anno si svolge una protesta del settore della ristorazione.

Da aprile a settembre 2020, dal mercato sono sparite 2055 aziende di ristorazione. Tutto a causa del fatto che non abbiamo ricevuto alcun aiuto dal governo. Quasi 4,5 migliaia di aziende hanno già sospeso le loro attività, e entro la fine dell’anno questa cifra raggiungerà 7 mila. I debiti del settore della ristorazione sono attualmente pari a 700 milioni di zloty. Il numero stimato delle attività sospese nel settore HoReCa [alberghi, ristoranti, catering – ndr] entro la fine del 2020 potrebbe raggiungere 20 mila, di cui nel solo settore della ristorazione 7 mila, che potrebbe inoltre costituire circa il 10 per cento di tutte le aziende sul mercato. Di sicuro alcune di loro non riapriranno mai più e saranno chiuse definitivamente.

Nei ristoranti stessi (28% dell’intero settore) può perdere il lavoro fino a 200 mila persone. Ciò è direttamente correlato alla crisi tra i fornitori di cibo e l’industria alberghiera.

Come calcolato dal Consiglio Straordinario Della Gastronomia Polacca (Sztab Kryzysowy Polskiej Gastronomii), la gastronomia nazionale è più di 76.000 istituzioni che generano circa 37 miliardi di zloty del PIL nazionale.

Fonte: https://www.facebook.com/events/1049859112110974/

Richiediamo un vero aiuto. Esecuzione di prestiti a basso reddito (1, 2-1, 5% annuo) dalla Banca dell’Economia Nazionale stabilendo nel contempo i criteri a livello reale. La richiesta di nessuna perdita è inaccettabile. Perché tutti noi da marzo 2020 generiamo solo perdite. La soluzione proposta dal governo polacco è una commedia, perché l’esenzione fiscale una tantum a novembre 2020, che poi bisogna pagare a dicembre, non ci dà nulla. 5.000 zloty di mutuo non rimborsabile per le micro imprese è ridicolo. Non sarà un problema per i ristoratori dimostrare le perdite al 40% da ottobre 2019 a ottobre 2020 perché le nostre perdite sono al livello del 90%.

Chiediamo un tasso fisso e unico di IVA-8% su tutti i prodotti e servizi nel settore della ristorazione dal 01.11.2020. Chiediamo “Scudo Anti-crisi per la Gastronomia Polacca” sul modello di scudo anti-crisi per il turismo. In conformità alla legge del 17 settembre 2020 sul cambio della legge sulle disposizioni speciali per la prevenzione e la lotta contro il COVID-19 tra cui:

  • istituzione di un Fondo di Garanzia per il Settore della Ristorazione nell’ambito dello Scudo, per i creditori, in particolare per i proprietari di immobili
  • garanzia per le banche ed i prestiti senza interessi per la gastronomia
  • garanzia per i clienti che pagano in anticipo per eventi di gruppo nei locali
  • l’annullamento dell’obbligo di rimborso delle sovvenzioni del Fondo di Sviluppo Polacco
  • contributi sociali preferenziali per chi lavora nella gastronomia.

Evento su Facebook: Protest Krakowskiej Gastronomii

Campagna online ICE per promuovere i prodotti agroalimentari italiani

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Nell’ambito delle iniziative di promozione dei prodotti agroalimentari italiani organizzate dall’ufficio Ice-Agenzia di Varsavia ha avuto inizio la “campagna digitale” in collaborazione con la piattaforma e-commerce FRISCO.PL riconosciuta quale maggiore piattaforma e-commerce nel settore alimentare in Polonia che vanta oltre 100.000 clienti solo nell’area metropolitana di Varsavia. La campagna promozionale fa leva sul concetto di autenticità dei prodotti italiani (100 per cento italiani). I consumatori che entrano sulla piattaforma troveranno la sezione Area Italiana (Strefa Wlochy) attraverso la quale avranno accesso all’offerta di oltre 500 prodotti italiani, a loro volta contrassegnati da una coccarda tricolore. Per facilitare gli acquisti i prodotti italiani sono divisi per categorie merceologiche (formaggi, bibite, prodotti da forno, condimenti, salumi etc..). La campagna è supportata anche da banner promozionali e con una pubblicità sui 40.000 cataloghi che i migliori clienti di FRISCO.PL ricevono a domicilio, oltre che nelle rubriche facebook curate della stessa piattaforma. La campagna promozionale, ad intervalli periodici, proseguirà fino a giugno 2021. “Grazie a questa iniziativa”, dichiara il Direttore dell’Ufficio Ice di Varsavia, Antonino Mafodda, “su un totale di 83 fornitori italiani presenti sulla piattaforma FRISCO.PL ben 25 aziende sono presenti per la prima volta nel canale e-commerce in Polonia, e questo grazie alla campagna di sensibilizzazione condotta la scorsa estate dalla sede centrale di Ice-Agenzia in Italia. Sono anche grato all’Ambasciata d’Italia che ci ha incoraggiato a continuare nell’opera di promozione dell’agroalimentare italiano puntando sui canali digitali. Nonostante l’incremento del nostro export in Polonia nel settore agroalimentare, vicino al miliardo di euro in valore, i nostri rimangono prodotti di nicchia che hanno difficoltà ad entrare nei tradizionali canali GDO. Per questo il canale e-commerce può rappresentare la chiave di volta per approdare sulle tavole dei consumatori polacchi”.

La Polonia ha ricevuto 660 milioni di euro nel programma dell’EU Orizzonte 2020

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Orizzonte 2020 è il programma quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione. Il suo bilancio nel 2014-2020 ammonta a oltre 77 miliardi di EUR. Gli scienziati partecipanti sono responsabili di tante importanti scoperte, come i pianeti extrasolari, il bosone di Higgs e le onde gravitazionali. Il prossimo programma è già stato preparato per gli anni 2021-2027, per il quale sono stati stanziati circa 90 miliardi di euro. Quest’anno, la Polonia ha ottenuto 660 milioni di euro nell’ambito del programma, il 65% in più rispetto al periodo corrispondente della precedente edizione 2007-2013. Nonostante ciò, Zygmunt Krasiński, direttore del Punto di Contatto Nazionale per i Programmi di Ricerca dell’Unione Europea, ritiene che i soldi siano ancora insoddisfacenti. Come sottolinea, “Abbiamo ottenuto l’1,2% da Orizzonte 2020 e abbiamo aggiunto il 3% all’intero bilancio dell’UE. Tuttavia, questa tendenza sfavorevole, è compensata nell’equilibrio finanziario complessivo dell’UE. Non dimentichiamo che riceviamo ancora molto di più dall’UE di quanto mettiamo, poiché siamo un beneficiario netto della politica di coesione. L’analisi mostra che le piccole e medie imprese hanno ricevuto di più delle sovvenzioni e, quando si tratta di istituzioni scientifiche, l’Università di Varsavia ha ottenuto la maggior parte dei soldi per lo sviluppo della ricerca e dell’innovazione, quasi 32 milioni di euro. Poi c’è l’Istituto di Chimica Bioorganica dell’Accademia Polacca delle Scienze con oltre 31 milioni di EUR e al terzo posto il Centro Scientifico Nazionale, che ha ottenuto oltre 19 milioni di EUR. Anche il numero di organizzazioni polacche che utilizzano il bilancio dell’UE per la ricerca e l’innovazione è aumentato. Nel 2007-2013, 547 le organizzazioni hanno beneficiato del programma, quest’anno 832. Il leader polacco in termini dei finanziamenti ottenuti nel programma Horizon 2020 è FundingBox, che ha ricevuto circa 59 milioni di euro. FundingBox è un fondo che aiuta a sviluppare le start-up e le iniziative di ricerca di tutta Europa. Secondo l’analisi, gli importi maggiori sono stati ottenuti da istituti scientifici e di ricerca e università ed è di circa 372 milioni di euro, il maggior numero di richieste di cofinanziamento dei propri progetti è stato presentato dal settore privato, che ha ottenuto oltre 172 milioni di euro, e tra questi il settore delle piccole e medie imprese da il risultato di 116,11 milioni di euro, ovvero il doppio rispetto agli anni 2007-2013. Le grandi aziende, tuttavia, hanno perso conto, nonostante abbiano ottenuto la metà di fondi in più rispetto alla precedente edizione dei programmi quadro, ed quest’anno era di 56 milioni di euro. Secondo Katarzyna Walczyk-Matuszyk, il risultato migliore nell’ottenere fondi è la conseguenza di modifiche al sistema, modifiche ai regolamenti riguardanti la valutazione delle unità di ricerca polacche e l’introduzione di un meccanismo che collega i programmi dell’UE con i programmi nazionali. Uno dei maggiori successi finanziari del programma Orizzonte 2020 è il risultato del secondo concorso Teaming for Excellence, che mira a creare centri internazionali di ricerca e innovazione in consorzi di paesi con tassi più bassi di eccellenza scientifica con i principali istituti di ricerca in Europa. Tali consorzi sono stati creati dall’Accademia di Estrazione Mineraria e Metallurgia di Cracovia, dall’Istituto di Tecnologia dei Materiali Elettronici Rete di Ricerca Łukasiewicz e dal Centro Nazionale per la Ricerca Nucleare. La Polonia, invece, aspira ancora alla “lega dei campioni innovativa”, ma la sfida è troppo poca l’attività di università e accademici. Nell’ambito del programma Orizzonte 2020, c’è ancora 1 miliardo di euro da distribuire nell’ambito del concorso Green Deal europeo, che è una sovvenzione per le migliori idee per le innovazioni tecnologiche e sociali relative a clima, trasporti, energia, edilizia, agricoltura e biodiversità.

Seminario polacco-italiano sul giardino “Citri et aurea”

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Il progetto “Citri et Aurea”, avviato con successo nel 2019, continua con eccellenti sviluppi, alla pari della collaborazione fra le Gallerie degli Uffizi e il Museo del Palazzo del Re Jan III di Wilanów. All’inizio di settembre ha avuto luogo un seminario specialistico al quale hanno partecipato i tecnici e gli specialist curatori del patrimonio botanico italiani e polacchi operanti presso i giardini storici. Nel corso del seminario, sono stati presentati i risultati ottenuti da entrambi i paesi nell’ambito delle attività di conservazione dei giardini e della collezione di agrumi.

Il consolidamento dei contatti diplomatici tra le corti del granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici e di Re Jan III dopo la vittoriosa battaglia di Vienna portò, nel 1684, all’invio di otto casse di piante a Wilanów. Tra le varietà menzionate nelle fonti troviamo il limone lumia chiamato Pomo d’Adamo (Citrus lumia ’Pomum Adami’), che veniva donato a quei tempi come prova di amicizia. Il delicato carico percorse gli oltre 1600 km della difficile strada da Firenze a Varsavia. La straordinaria storia delle piante di quasi 340 anni fa ha contribuito all’avvio della collaborazione imperniata sulle storiche collezioni di agrumi tra il Giardino di Boboli, afferente alle Gallerie degli Uffizi, e il Museo del Palazzo del Re Jan III a Wilanów.

Il Giardino di Boboli può vantare un’eccezionale collezione di agrumi, considerata una delle più importanti raccolte a livello europeo. Comprende oltre 500 vasi con alberi di agrumi di circa 90 varietà diverse, tra le quali oltre 20 costituiscono antiche varietà del periodo dei Medici. Le piante vengono conservate affidandosi tuttora a metodi di coltivazione tradizionali e all’arte toscana del giardino.

Gli specialisti del Giardino di Boboli, con le loro conoscenze specialistiche, supporteranno il team del museo di Wilanów nella realizzazione di un’impresa estremamente complessa – ricostruire la collezione delle varietà storiche di agrumi. Il processo di ripristino delle antiche varietà ha preso il via nel 2016, quando nel giardino barocco sono comparsi 38 aranci, collocati in caratteristici vasi di quercia dipinti a strisce bianche e verdi. La collezione Wilanów conta attualmente oltre 100 esemplari di agrumi di 7 specie e rappresenta una rara collezione in Polonia di alberi da orangerie.

Nella prima fase del progetto “Citri et Aurea”, realizzata nel 2019, tre dipendenti del museo di Wilanów si sono recati a Firenze in visita di studio per apprendere i metodi di coltivazione tradizionali e l’arte toscana del giardino. La visita è stata l’occasione per scambiare conoscenze ed esperienze nel campo della conservazione dei giardini storici e delle collezioni di alberi di agrumi.

Quest’anno, nel corso del seminario italo-polacco avente per tema i giardini, svoltosi online all’inizio di settembre, sono stati presentati i risultati ottenuti dalle istituzioni dei due paesi nell’ambito delle opere di conservazione dei giardini e della collezione di agrumi. All’evento hanno partecipato gli esperti e professionisti che hanno lavorato presso la storica residenza. A rappresentare le Gallerie degli Uffizi a Firenze sono stati: la dott.ssa Bianca Maria Landi, coordinatrice del Giardino di Boboli e Curatrice del Patrimonio botanico, l’arch. Paola Ruggieri, Curatrice del Patrimonio architettonico, le quali hanno parlato della conservazione, tutela e rivitalizzazione del Giardino di Boboli. Per quanto concerne la prospettiva delle piante e dell’architettura inerente alla secolare tradizione della collezione di agrumi che vanta ben 470 anni di storia, a parlarne è stato Gianni Simonti, giardiniere del Giardino di Boboli. Jacek Kuśmierski, specialista dei giardini monumentali del Museo del Palazzo di Re Giovanni III a Wilanów, ha parlato del passato e del futuro della collezione di agrumi del luogo. Łukasz Przybylak, direttore dei giardini di Wilanów, ha presentato la storia e delle prospettive di rivalutazione del giardino dell’Aranciera. Il Museo di Nieborów ed Arkadia è stato presentato da Agnieszka Chmielewska del Dipartimento per la Tutela Ambientale, la quale ha spiegato fatti e miti connessi alla collezione di agrumi del luogo. Il seminario si è concluso con la presentazione di Beata Kańska, direttrice del giardino del Museo del Parco Łazienki Królewskie di Varsavia, che ha raccontato dei 250 anni di storia del parco di Łazienki e della collezione di agrumi.

Il seminario sui giardini „Citri et Aurea” realizzato dal Museo del Palazzo di Re Giovanni III a Wilanów e dalle Gallerie degli Uffizi a Firenze sono uno straordinario esempio di collaborazione tra la Polonia e l’Italia nell’ambito dell’arte dei giardini. La Prof.ssa Dorota Folga-Januszewska, vice direttrice del Museo del Palazzo di Re Giovanni III a Wilanów, rammenta che: Firenze e Roma sono considerate una sorta di città-ideali più frequentemente citate nella letteratura polacca, luoghi che si visitano per assaporare: bellezza, scienza, divertimento ma anche i frutti della natura e le visioni d’autore di giardini. Dal XVI secolo furono scritte migliaia di pagine con appunti inerenti le spedizioni italiane che poi fruttarono in: architettura, pittura, scultura e soprattutto nell’arte dei giardini. Wilanów: il pallazzo-museo ed i giardini circostanti sono l’esempio perfetto per sottolineare questi usi e costumi. Nel nostro museo, la tradizione culinaria viene trattata da un punto di vista investigativo e scientifico, ovvero al livello delle restanti arti, il che lo rende indubbiamente un luogo in cui il progetto “Citri et Aurea” si compone perfettamente nella storia dei sensi, delle sensazioni e delle impressioni.

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, dichiara: Il progetto “Citri at Aurea” mi rende davvero orgoglioso perchè proietta verso il futuro una tradizione di fecondi scambi fra Italia e Polonia, avviata in epoca barocca dal Granduca Cosimo III de’ Medici.

Grazie alla partnership fra Giardino di Boboli e Museo del Palazzo del Re Jan III a Wilanów, questo secolare scambio di competenze e buone pratiche – focalizzato sul giardinaggio in generale e sulle collezioni di agrumi e la loro conservazione in specifico – si è potuto oggi proficuamente rinnovare.

Ancora più grande è la mia soddisfazione, oggi, perchè nonostante il difficile momento storico che stiamo tutti attraversando a causa della pandemia che ha cambiato radicalmente le nostre vite, possiamo, grazie alle tecnologie digitali, ugualmente essere vicini e partecipi e condividere i contributi competenti degli esperti del nostro Dipartimento Botanica.

Con l’augurio che questa comunità, al momento attuale solo virtuale, torni di nuovo nel futuro prossimo a scambiarsi reciproca ospitalità anche fisica, invio il mio saluto e quello delle Gallerie degli Uffizi tutte agli amici polacchi.

Le registrazioni degli incontri sono accessibili sul canale YouTube del Museo del Palazzo di Re Giovanni III a Wilanów, ed sul canale Youtube delle Gallerie degli Uffizi a Firenze.

Il progetto è finanziato dal Ministero per la Cultura e il Patrimonio Nazionale della Repubblica Polacca, nell’ambito del programma “La Cultura che ispira”. La Galleria degli Uffizi è partner strategico di questo progetto. L’iniziativa è sostenuta da: Istituto Polacco di Roma, Accademia Polacca delle Scienze a Roma, Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, Rete dei Giardini Storici Europea e Organizzazione Turistica Polacca (POT), mentre il patrocinio mediale del seminario è stato dato da Gazzetta Italia.

Fonte: Gallerie degli Uffizi a Firenze, Museo del Palazzo di Re Giovanni III a Wilanów

Ministro Dera sulla sentenza del Tribunale Costituzionale: “Dobbiamo creare delle norme legali precise sull’aborto”

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Durante l’intervista con il giornalista di TVN24, il ministro presidenziale Andrzej Dera ha commentato la sentenza del Tribunale Costituzionale sull’ aborto. “Abbiamo un compromesso sviluppato nella legislazione polacca, oggi questo compromesso esiste ancora. Il Tribunale Costituzionale ha solamente giudicato che le disposizioni del compromesso sull’aborto utilizzano criteri indefiniti, che potrebbero portare alla violazione del diritto costituzionale alla protezione della vita”. “Dobbiamo in parlamento creare norme legali che saranno precise. La nuova legge dovrà essere scritta in modo che nessuno abbia dubbi che la vita umana sia protetta” ha proseguito Andrzej Dera. Il ministro ha sottolineato che le proteste odierne indicano chiaramente che il compromesso sull’aborto deve essere un compromesso valido per tutti i polacchi, e non solo per il partito al potere.

Biscotti canestrelli

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Ingredienti (per circa 80 biscotti):

  • 300 gr di farina di frumento 00
  • 200 gr di fecola di patate
  • 150 gr di zucchero a velo
  • 1 bacca di vaniglia
  • La scorza di 1 limone
  • 300 gr di burro morbido a pezzetti
  • 1 cucchiaino di sale
  • 6 uova

Procedimento:

I canestrelli sono biscotti buonissimi, tipici del Piemonte e della Liguria. La loro particolare friabilità è data dalla cottura dei tuorli nella pasta.

Per prima cosa, fate cuocere le uova in abbondante acqua per circa 8-10 minuti. Sbucciatele, eliminate l’albume cotto e conservate solo i tuorli. Passateli con uno schiacciapatate o un colino a maglie fitte. In una capiente ciotola lavorate la farina, la fecola, il sale, lo zucchero a velo e il burro con le dita, intridendo bene, fino ad ottenere un composto sabbioso. Aggiungete gli aromi: il limone e il contenuto della bacca di vaniglia fresca. Per ultimi aggiungete i tuorli sodi setacciati e lavorate il composto fino a formare un impasto compatto e morbido.

Avvolgetelo in pellicola trasparente e riponetelo in frigorifero a raffreddare per almeno un’ora. Preriscaldate quindi il forno a 170° in modalità statica. Stendete l’impasto ad uno spessore di circa 1 cm e ricavate dei biscotti del diametro di 3 cm circa, possibilmente utilizzando uno stampo a bordi scanalati. Con uno stampo tondo liscio più piccolo, del diametro massimo di 1 cm, ricavate un buco al centro di ogni biscotto. Disponete i biscotti sulle teglie rivestite di carta forno man mano che sono pronti e impastate nuovamente gli avanzi di pasta per ricavare nuovi biscotti. Continuate così fino ad esaurimento dell’impasto. Fate cuocere per circa 20-25 minuti.

Fate raffreddare i canestrelli e spolverizzate con lo zucchero a velo. Conservate i biscotti dentro una scatola di latta o un contenitore ermetico per mantenere la fragranza nel tempo.

Buon appetito!