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Vicepresidente Exatel: fra tre anni lanceremo un satellite polacco
Quenelle di merluzzo mantecato
Il Baccalà mantecato alla veneziana è abbastanza complicato da realizzare in Polonia perché è molto difficile poter acquistare lo stoccafisso (da noi veneti chiamato baccalà) che di fatto è il merluzzo essiccato al sole e all’aria nei fiordi norvegesi. Siccome adoro questo piatto perché è un antipasto adatto a tutte le stagioni, ho deciso elaborare una ricetta che, come gusto e consistenza, è quasi uguale all’originale.
Ingredienti:
- 500 g. di filetto di merluzzo fresco con la pelle
- 5 spicchi di aglio
- 40 g. olio extravergine d’oliva o q.b.
- 20 g. ca. un mazzetto di prezzemolo tritato
- 250 g di latte
- ¼ di buccia di limone grattugiata (zest)
- 1 foglia di alloro
- Sale, pepe nero q.b.
Procedura:
Prendete una teglia da forno versate un filo d’olio evo, ponete i filetti con la pelle rivolta verso il basso e infornare a 160° per ca. 20 minuti o fino a quando i filetti saranno asciutti e appena dorati. Nel frattempo sbucciate l’aglio e mettetelo in una casseruola con 100 g. di latte e fatelo cuocere per 10-15 minuti a fuoco basso, deve risultare morbido. Una volta cotto buttate via il latte e tenete l’aglio. Togliete il merluzzo dal forno e lasciatelo intiepidire, togliete le eventuali lische e con un cucchiaio raschiate i filetti per estrarre solo la polpa, possibilmente senza la pelle. Ora mettete la polpa di merluzzo nella casseruola con l’aglio, gli altri 150 g. di latte, la foglia di alloro e fate sobbollire il tutto per 15 min. Spegnete il fuoco e lasciate intiepidire.
Dalla casseruola togliete la foglia di alloro, prendete la polpa di merluzzo e l’aglio, leggermente sgocciolati, metteteli in un frullatore o in un mixer e iniziate a frullare. Unite al composto lo zest di limone, il prezzemolo precedentemente tritato, un po’ di pepe e iniziate a versare l’olio evo a filo affinché sarà completamente assorbito. Un po’ alla volta si formerà una pasta cremosa, se sarà troppo densa aggiungete un po’ del latte di cottura. Aggiustate di sale e miscelate per qualche minuto finché non avrete ottenuto una crema omogenea. Versate il composto in una ciotola chiusa e ponetelo in frigorifero almeno due ore.
Servite la crema di merluzzo spalmato sul pane tostato o a forma di quenelle.
Definizione di quenelle: con l’ausilio di 2 cucchiai umidi, formare delle polpettine di forma allungata.
P.s. Quando raschiate i filetti già cotti cercate di raccogliere il grasso attaccato alla pelle, conferirà consistenza e cremosità alla pasta.
Buon appetito!
Il ministro della Salute dà le nuove indicazioni sull’abolizione dell’obbligo di portare le mascherine
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Solidarietà polacca verso l’Italia, Przemysl aiuta la gemellata Chivasso
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( dal comunicato dell’Ambasciata polacca a Roma )
Champagne e grandi vedove
È davvero curioso che il mercato mondiale degli champagne, che è detenuto da tre grandi aziende francesi, sia stato creato da donne, tre giovani vedove, che hanno creduto nelle proprie forze, e che rischiando tutto quello che avevano hanno costruito degli imperi memorabili, in anni in cui non solo i mercati ma anche la vita delle donne era completamente nelle mani degli uomini.
Barbe Nicole Clicquot-Ponsardin (1777 – 1866)
Figlia di un ricco commerciante di Reims Barbe-Nicole Ponsardin a 22 anni sposa François Clicquot, figlio di Philippe Clicquot. Il marito nel 1805 muore di febbre maligna, lasciandola vedova a soli 27 anni e con una azienda vinicola che all’epoca produce circa 100.000 bottiglie all’anno. Intelligente, piena di risorse ed energica, la Veuve (vedova) Clicquot era una donna determinata e con il coraggio necessario ad affrontare quella sfida. Assunse la gestione della proprietà di famiglia e divenne una delle prime donne imprenditrici dei tempi moderni, pur rischiando più volte di fallire, tormentata com’era dai banchieri che non le facevano credito, dai cambiamenti di regime e dalle crisi economiche.
Segue l’andamento della sua azienda sempre in prima persona, recluta il personale, sorveglia i trasporti fino ai porti d’imbarco per trattare con le truppe d’occupazione. Da sempre una vera perfezionista, nel 1816 inventò la prima table de remuage, una tavola che inclina le bottiglie, facendo gradualmente scivolare i sedimenti verso il collo della bottiglia, rendendo così lo Champagne limpido e notevolmente più nobile. È il Metodo champenoise grazie alla quale il vino resta chiaro e limpido, e che Barbe-Nicole riesce a mantenere segreto per 15 anni in una città dove tutti si conoscono, forse perché condivide i profitti con il personale. Il successo di vendita è immediato. L’azienda cresce e comincia ad acquistare i migliori vigneti della regione per soddisfare la domanda crescente. Nel 1821 prende in stage il giovane Edouard Werlé, al quale nel 1841 lascia la direzione dell’azienda che ormai vende mezzo milione di bottiglie all’anno (alla morte di lei saranno oltre 760.000). Nel 1843 Barbe-Nicole si ritira nel castello neo-rinascimentale di Boursault e lì muore a 89 anni.
Louise Pommery (1819-1890)

Louise Pommery, nata Jeanne Alexandrine Louise Melin, era figlia di proprietari terrieri delle Ardenne. Nel 1839, sposò Louis Pommery, proprietario di una casa di champagne, la Pommery-Greno. Scomparso prematuramente nel 1858, Louis la lasciò vedova a 39 anni. Donna intelligente e di grandi energie, Louise Pommery valuta attentamente il successo commerciale della grande veuve Clicquot e dichiara pubblicamente: “Io, signora Pommery… Ho deciso di continuare a commerciare sostituendomi a mio marito!“
Sotto la sua guida, l’attività è cresciuta notevolmente. Un vero genio per gli affari, cambia il gusto dello champagne, intuendo che il futuro non era nei vini dolci, morbidi, tanto popolari all’epoca, ma nei vini secchi o extra-dry coi quali poter pasteggiare. Il successo la stava aspettando: per ottenere vini migliori fece scavare oltre 18 chilometri di gallerie in antiche cave di gesso, per poterli invecchiare in ambienti idonei. La famiglia manterrà la proprietà della casa Pommery fino al 1979, quando fu acquisita da un colosso del lusso.
Lily Bollinger (1899-1977)
L’azienda Bollinger è stata fondata nel 1829, nel cuore della Champagne, da un tedesco, Jacques Joseph Bollinger. Nel 1923 il nipote del fondatore Jacques Joseph, Jacques Bollinger, che gestiva l’azienda, sposò Elizabeth Law de Lauriston Boubers, Lily. Alla morte di Jacques nel 1941, vedova senza figli, Lily si ritrovò a capo dell’azienda di famiglia fino alla sua morte. Lily Bollinger è ricordata come una donna energica, originale, simpatica, attraversava i suoi vigneti in bicicletta e a un giornalista che le aveva chiesto se amava il proprio champagne, rispose: “..io bevo quando sono felice e quando sono triste… qualche volta bevo quando sono sola e quando non lo sono, lo considero obbligatorio. In altre circostanze, non lo faccio, a meno che non abbia sete … “. Anche durante i difficili anni della seconda guerra mondiale, Lily continua instancabile la promozione e lo sviluppo della sua azienda, i lavoratori non si trovano, o sono militari o sono prigionieri, ma lei si occupa di tutto, dai vigneti, alle cantine e le spedizioni, senza mai perdere il suo grande ottimismo. Fedele ai metodi tradizionali anche se sembrano superati sostiene: “… la qualità dei miei vini lo dimostra“.
Interdette dalle cantine e dalle cave – la loro semplice presenza convertiva il vino in aceto (dicevano) – le donne hanno trovato ancora una volta ruolo, posto e merito dentro l’ennesimo universo maschile, dimostrando che l’amore e la cultura del vino non sono esclusiva e privilegio di un genere. Étoiles della Champagne, le vedove Clicquot, Pommery e Bollinger hanno ingentilito e innalzato lo champagne, ribaltando i loro destini e ispirando altre vedove (Apolline Henriot, Augusta Devaux, Mathilde Perrier, Camille Olry-Roederer) e invitando altre donne (produttrici, enologhe, agronome, viticoltrici, chef de cave, direttrici artistiche, enotecarie, ristoratrici) a levare la coppa e a coniugare il vino al femminile.
Tasca di pollo all’Antonio
L’uso di prodotti di qualità rende sempre facile la buona riuscita di un piatto.
Ecco per voi una semplice ricetta che rappresenta l’italianità in Polonia: “tasca di pollo all’Antonio.” Il giovane cuoco di origine ucraina Anton Teslyuk ha sempre avuto una passione per la nostra cucina e grazie la guida dell’executive chef Marco Bernardi ha realizzato alcuni piatti presenti nel menù del ristorante Al Ponte a Danzica.
Ricetta per 4 persone.
Ingredienti:
- 4 petti di pollo
- 8 pomodori secchi di Sicilia
- 250 gr di mozzarella fior di latte
- 4 foglie di basilico
- Sale. Pepe
Procedimento:
Create una tasca nel petto di pollo e inserite due fette di mozzarella, due pomodori secchi, una foglia di basilico fresco, Salate e pepate. Fate rosolare in una padella con un filo d’olio in entrambi le parti poi mettete la tasca si pollo in forno preriscaldato a 190 gradi per 12 minuti. Una volta pronto servite in un piatto accompagnandolo con della rucola o una insalata di stagione. Lo chef Anton lo accompagna con una salsa al basilico.
Buon appetito!
Evergreen
I fondatori di Evergreen, da anni vegetariani e con il tempo diventati vegani, hanno voluto trasmettere i loro principi etici e le loro ideologie ecologiche e cruelty-free sia nella loro vita privata che nel loro lavoro. Percio’ nel 2008 hanno aperto il loro proprio negozio di prodotti vegani, importati da vari paesi.
Il negozio non solo offre una vasta gamma di prodotti alimentari strettamente vegani, che possono essere anche biologici e fabbricati nel rispetto della natura, ma anche cosmetici naturali ed ecologici e prodotti per la pulizia che non contengono additivi chimici e soprattutto che non sono testati su animali.
L’azienda si impegna pertanto a soddisfare sia il consumatore vegano amante degli animali e rispettoso dell’ambiente, sia quello che soffre di allergie alimentari o che segue una dieta specifica (come la dieta glutenfree o quella sugarfree).
A gennaio del 2016 e’ stata acquistata da persone di provata esperienza nel settore food con l’obiettivo di organizzarla per un futuro sviluppo sia in termini di fatturato che di assortimento.
Ad aprile del 2017 e’ stato aperto un magazzino di stoccaggio merci, con cella frigo, dove e’stata decentrata la vendita online.
In primavera di quest’anno infine, il negozio al dettaglio e’ stato ampliato e rinnovato.
NEGOZIO EVERGREEN
Indirizzo: ul. Słomińskiego 15 lok.502, 00-195 Warszawa
(accesso da ul.Inflancka)
Tel.: (22) 416 71 71
E-mail: sklep@evergreen.pl
Sito web: evergreen.pl
Facebook: facebook.com/Evergreen.sklep/
La Polonia appoggia l’appello alla Ce relativo alla ripartenza dell’industria automobilistica
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Hołownia promette di porre il veto contro tutte le legislazioni dannose per l’economia verde
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Faraone Poland, sarti della sicurezza
Nella dinamicissima Zona Economica Speciale di Goleniow, a Stettino, opera una apprezzata azienda italiana specializzata in scale e ponteggi che ha fatto del tema della sicurezza sul lavoro la sua filosofia produttiva e commerciale. Ne parliamo con il direttore generale Gianluca Marcattilii, dal 1992 dipendente della Faraone e dal 2001 responsabile della Faraone Poland l’affiliata polacca.
“La Faraone Poland è una storica azienda italiana attiva dagli anni Settanta del secolo scorso. Inizialmente specializzata in infissi la Faraone Poland ha poi quasi per caso scoperto le potenzialità del mercato delle scale e dei ponteggi, un settore in cui oggi è un assoluto leader grazie alla capacità di realizzare progetti custom, ovvero ritagliati sulle esigenze del cliente. Nel teramano, dove ha sede l’azienda madre, si raccolgono molte olive e in maniera del tutto episodica si pensò di creare una scala sicura per salire sugli ulivi per evitare i frequenti incidenti. Quel prototipo di scala funzionò così bene che rapidamente divenne un prodotto ricercatissimo che si affiancò agli infissi che era il core business dell’azienda.”
La Faraone Poland quando ha scoperto la Polonia?
“Negli anni Novanta partecipando ad una fiera siamo venuti in contatto con la polacca Akala, che si occupava della distribuzione dei prodotti. Le prime collaborazioni sono del 1994 poi piano piano Faraone Poland ha deciso di investire nella Akala e col tempo ha poi preso il controllo e l’intero pacchetto azionario della Akala. Questa nostra affiliata polacca negli ultimi anni è cresciuta costantemente e nel 2007 siamo passato dalla vecchia sede a Lipiany all’attuale a Goleniow, comprando un terreno di 2 ettari e costruendo una sede con magazzino di 3 mila metri quadri, ora abbiamo in progetto un secondo capannone. Nel frattempo la nostra forza lavoro, quasi interamente polacca, è cresciuta e ora conta 35 persone di cui 23 impiegati in sede e gli altri girano per la Polonia.”
Il valore aggiunto della Faraone Poland è il lavorare su misura, in pratica il risolvere problemi logistici con soluzioni ritagliate sulle necessità del cliente?
“Esatto, noi di base facciamo scale di alta qualità, prodotti con uno standard di sicurezza e resistenza maggiore di quelli che comunemente si trovano in vendita nella grande distrubuzione. Le nostre scale sono di alta gamma, utilizzate da chi ad esempio lavora nei centri commerciali, o dalle tante aziende che hanno bisogno di fare interventi o manutenzioni in quota, per pulire cisterne, aerei, treni, camion, betoniere. In genere le aziende ci chiamano, facciamo il sopralluogo e poi progettiamo strutture per lavorare in quota in modo sicuro e adatto esattamente alla funzione per cui viene usato, facendo così lavorare meglio e senza pericolo le persone.”
Il lavorare quotidianamente in sicurezza è un tema fondamentale ma che forse non è ancora ancora al centro dell’attenzione delle aziende?
“Le grandi aziende investono in sicurezza, non si possono certo permettere di far lavorare i loro dipendenti in situazioni instabili o insicure, quello che preoccupa sono invece le piccole, medie aziende. L’anno scorso quando ho partecipato il 28 aprile alla giornata mondiale sulla sicurezza al Parlamento di Varsavia ho sentito i numeri delle tragedie sul lavoro, in particolare in campo edile e specialmente nei lavori in quota. Immediatamente ho deciso di creare la Fondazione “Polska kocha bezpieczeństwo” per diffondere in tutti i livelli della società la cultura della sicurezza. Ora questa Fondazione porterà nelle scuole polacche le regole base per vivere in sicurezza, ma faremo corsi anche ai lavoratori. Non vogliamo più vedere gente che fa lavori pericolosi senza casco o guanti, persone che si giustificano con la frase, terribile, “ho sempre fatto così”. Frase che dicono finchè non succede la disgrazia, solo dopo capiscono. Gli incidenti non si curano ma si prevengono, questa la nostra filosofia che ci ha portato a farci conoscere e apprezzare in tutta Europa.”
Sito web: faraone.pl
Facebook: facebook.com/faraonepoland/





















