Slide
Slide
Slide
banner Gazzetta Italia_1068x155
Bottegas_baner
baner_big
Studio_SE_1068x155 ver 2
Baner Gazetta Italia 1068x155_Baner 1068x155
ADALBERTS gazetta italia 1068x155
FA-1013-Raffaello_GazettaItalia_1068x155_v1

Home Blog Page 48

Non solo gioielli, l’ambra di Danzica nell’arte antica

0

Il Museo dell’Ambra di Danzica si presenta come un gabinetto delle curiosità, come si usava in epoca moderna quando veniva chiamato kunstkamera. Una stanza piena di arte, oggetti particolari e creazioni della natura. In quel periodo minerali, scheletri, animali impagliati, conchiglie esotiche, godevano di grande popolarità. I prodotti di ambra erano pregiati tanto quanto i nautilius, cioè i molluschi cefalopodi tetrabranchiati, che servivano, accanto alle corna di narvalo o le uova di struzzo, alla produzione di coppe sofisticate.

Le prime kunstkamera furono create nel XVI secolo e furono predecessori dei musei. Il Museo dell’Ambra, situato in un antico mulino, il più grande dell’Europa medievale, costruito dai Cavalieri Teutonici nel 1350, si presenta come se fosse un’enorme kunstkamera con le peculiarità del mondo naturale e la qualità dell’arte degli artisti di Danzica dal Medioevo alla Contemporaneità. L’ambra e quelli che la lavorano sono l’orgoglio di Danzica e la sua tradizione secolare ha contribuito alla fama della città in tutta Europa. L’ambra di Danzica era un oggetto del desiderio per re, magnati e aristocrazia laica ed ecclesiastica. Il suo uso era ben noto nell’artigianato artistico e nella medicina. Già nel Medioevo Plinio il Vecchio lodava l’ambra nel suo trattato “Storia Naturale”, notando che “tra gli oggetti di lusso, la sua valutazione è così alta che una statuetta d’uomo in ambra, per quanto piccola, supera il costo di uomini viventi e in forze [schiavi]”. A Danzica già nel Medioevo, intorno al X secolo, nacque il diritto sull’ambra, che apparteneva ai principi ai quali i pescatori pagavano un tributo. Fu proprio in quel periodo che si stabilirono i primi laboratori che producevano piccoli ornamenti, principalmente rosari, croci e perline per collane. Con il tempo, si specializzarono nella fabbricazione e nell’intaglio di scatole, cornici per posate, statuette di Madonne e altri santi, così come i bassorilievi di scene mitologiche e bibliche. I lavoratori dell’ambra di Danzica cominciarono a realizzare bellissimi gioielli, impugnature di armi, altari domestici, armadi, scatole, pipe, pettini, cofanetti e interi mobili. La storia della Camera d’Ambra è probabilmente nota a tutti. L’ambra era ed è ancora un oggetto di ammirazione, interesse e desiderio.

“Perline dorate come il sole”

Omero scrisse dell’ambra come se fossero delle perline ma, visitando la più grande collezione di ambra al mondo, si scopre che di perline ce ne sono poche. Invece è pieno di pezzi di diversi chili in tutte le sfumature di giallo, marrone, arancione, rosso corallo, rosso argilla terra rossa, bianco latte e verde. Alcuni di loro trasmettono la luce come il vetro, altri assomigliano al miele denso: di grano saraceno, di tiglio, di facelia, leggermente cristallizzati oppure di consistenza liquida. Includono striature di sostanza appiccicosa, bianco latte, solidificata in giallo paglierino trasparente, al loro interno nascondono licheni, foglie, minuscole particelle di fiori, steli e persino delicate piume di uccelli. Altri pezzi sembrano una massa liquida con la forma irregolare di una lacrima o di una pane con un deposito di particelle marroni che cadono sul fondo e sulle pareti della forma. La vita immersa nell’ambra sembra essere una vita reale, un frammento misterioso che stiamo sbirciando attraverso un vetro dorato, che distorce gli arti di una lucertola, le zampe di un ragno o le ali di un’ape. I pezzi d’ambra celano al loro interno bruno-rossastro forme vorticose, come nuvole intrappolate. Molti di essi sono opachi, monocolore o strettamente integrati, composti da pezzettini multicolori di varie texture: l’ambra varia da profonda e compatta, apparentemente satura di pigmento opaco, a delicata, trasparente come un vetro di cristallo. Livellata ogni volta fino alla perfezione della superficie liscia della scatola o del frontale del cassetto creando un motivo insolito e unico.

Moderni lavoratori dell’ambra di Danzica. Cofanetti, candelabri, cabinet.

Il periodo del massimo splendore e di maggior prosperità dell’artigianato dell’ambra nelle terre di Danzica fu dalla seconda metà del XVI secolo alla prima metà del XVIII secolo. La prima Gilda degli artigiani dell’ambra fu creata nel 1477. Per diventare membri bisognava essere cittadini, avere un atto di matrimonio e presentare un certificato di battesimo. La Gilda imponeva una vita morale e la partecipazione alle cerimonie religiose, che rispettava anche le mogli dei lavoratori dell’ambra. Kazimierz Jagiellończyk ha contribuito allo sviluppo dell’artigianato concedendo alla città zone ricche di depositi di ambra come Mierzeja e l’Isola di Sobieszewo. “L’età d’oro di Danzica”, a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, fu il periodo della massima diffusione dei prodotti in ambra nelle corti principesche e reali di tutta Europa e divennero i regali diplomatici più preziosi per i papi, sultani, zar e governanti regionali. Il legato pontificio Commendoni che soggiornò a Danzica durante il regno di Zygmunt August menziona nelle sue note: spettacolari cofanetti, cucchiaini e gabbie per uccelli. Mentre navigava Jan III Sobieski ricevette dagli abitanti di Danzica una corona scolpita da un singolo pezzo di ambra. Nel Museo dell’Ambra, tra migliaia di oggetti esposti, si trovano quelli che presentano l’antica maestria degli artigiani. Uno di questi fornisce un cabinet del 1724 di Johann Georg Zernebach. Il mobile è datato e firmato all’interno: “Danzig/28. Julius/Ao 1724/ Johan George/Zernebach”.

Il cabinet è un mobile di lusso con una o più parti, spesso posto su una base oppure appoggiato su un comodino. Serviva a custodire gli oggetti più preziosi come gioielli, documenti, denaro, artefatti, oppure altri tesori con un significato particolare per il proprietario. Veniva chiuso con portine oppure incernierato orizzontalmente, fra i vari usi serviva anche per scrivere. Dietro la chiusura a ribalta c’erano inseriti spesso: cassetti, scatole e nascondigli. I cabinet erano decorati con miniature su vetro, intarsi, mosaici, ornamenti di avorio, ambra, metalli, e la superficie di legno, o di altro materiale, era intagliata. Gli interni erano rivestiti di specchi, tessuti, lacca, avorio e dipinti. Il cabinet di Zernebach è un oggetto in ambra con degli elementi di metallo, avorio e mica. Sul fronte possiede un paio di porte chiuse a chiave con coperture interne d’argento. Le facciate delle porte sono decorate con rilievi di osso su mica. Sopra il cabinet troviamo un rilievo di putto su delfino. Un putto in osso, molto artistico, seduto su un delfino mentre soffia un corno adorna anche la parte superiore del mobile. Le pareti e le facciate sono state create da forme fini e simmetriche dell’ambra multicolore creando i disegni dalle sfumature diverse: dal giallo sbiancato attraverso il colore del miele e del sole, leggermente più chiari, fino alle tonalità più decise, con toni del marrone scuro, rosso ciliegia e rosso rossastro. Tutti i colori sono molto caldi, e gli elementi intagliati in osso bianco-latte contrastano fortemente con essi. L’artigianato nella creazione del cabinet è incredibile. Ogni singolo elemento del mobile è stato preparato con grande precisione. Le piastrelle d’ambra sono state unite e abbinate in modo da formare un insieme strutturalmente uniforme con colori diversi. La simmetria preservata permette di vagare liberamente tra i numerosi dettagli del mobile. Dopo aver aperto la porta, l’interno rivela due file di piccoli cassetti e lo spazio tra di essi a forma di nicchia semicircolare. Le sue pareti interne sono coperte di specchi e la base è fatta di piastrelle quadrate in diverse tonalità di ambra in un motivo a scacchiera. Il mobile sembra un pezzo di gioielleria decorato con ornamenti a spirale, colonne, capitelli, vasi, accessori d’argento, un busto di donna e altri ornamenti. È un capolavoro del più alto artigianato dell’ambra e dopo averlo visto, non c’è da meravigliarsi che i prodotti della Gilda di Danzica fossero ricercati dai potenti di tutto il mondo.

Tra i reperti moderni, i più accattivanti sono gli scrigni d’ambra foderati di velluto, completi anche di carte di flirt in ambra, un medaglione con l’Adorazione dei Pastori in ambra siciliana, una scatola decorata sul coperchio con una scena tra amanti, altari domestici, statuette della Madonna, cucchiaini, spille, manici di posate e altri oggetti. Uno spazio separato nel museo è dedicato ai misteri della Camera d’Ambra. È una delle opere d’arte più ricercate al mondo. È stata realizzata trecento anni fa e si è persa durante la Seconda Guerra Mondiale. La Camera d’Ambra, che misura 10,5 per 11,5 metri, è stata realizzata dai maestri di Danzica su progetto dello scultore e architetto Andreas Schlüter. Fu commissionata dal re Federico Guglielmo I di Prussia e successivamente regalata allo zar Pietro I di Russia come segno di amicizia e conferma dell’alleanza. Fu montata a San Pietroburgo tra il 1743 e il 1746, su richiesta della figlia di Pietro I, Elisabetta. Circa un decennio dopo, la Camera fu spostata dal Palazzo d’Inverno al Tsarkoye Selo, il che obbligò a cambiamenti nella sua decorazione e dimensione. Prima della Prima Guerra Mondiale iniziò la conservazione degli arredi mobili, e durante la Seconda Guerra, nel 1941, dopo la cattura di Tsarskoye Selo da parte delle truppe tedesche, la Camera fu consegnata alle collezioni d’arte reale. Il suo custode era il dottor Alfred Rohde, ma quando l’Armata Rossa bombardò Królewiec, nella città bruciata, il lavoro artigianale di Danzica non fu trovato. Il dottor Rohde morì nel 1945 e non rivelò alcuna informazione sulla Camera. Da allora ci sono state molte ipotesi sulla sua scomparsa. Si crede che sia andata bruciata o che sia stata nascosta nelle montagne Sowie o nel complesso del Castello di Książ e in molti altri posti. Alcuni credono che sia affondata con la nave “Wilhelm Gustloff” o con il piroscafo “Karlsruhe”. Ci sono ancora diversi luoghi dove la Camera d’Ambra potrebbe essere oggi e ogni ipotesi ha i suoi sostenitori. Nel 2007 sono stati creati degli oggetti quale riproduzione di quelli originali. Entrambi sono presentati in vetrine speciali del museo. Uno di essi raffigura la “Caduta di Faeton”, l’altro: le “Lacrime di Hellad”.

Ambra contemporanea di Danzica

L’ambra del Baltico è resina fossilizzata di alberi di conifere che crescevano nelle zone umide della Scandinavia e del Mar Baltico più di 40 milioni di anni fa. Due guerre mondiali hanno distrutto l’industria europea dell’ambra e nessun laboratorio è sopravvissuto a Danzica. Dopo la Seconda Guerra Mondiale molti artisti hanno cercato di far rivivere il mestiere, ma inizialmente sono stati creati solo oggetti decorativi ed elementi di costumi. Oggi i lavoratori dell’ambra di Danzica sono di nuovo conosciuti in tutto il mondo. Creano secondo i metodi tradizionali nello stile dei loro predecessori, ma usano anche metodi contemporanei. Trai i prodotti di Danzica ci sono altari, come l’altare interamente d’ambra nella chiesa di S. Brigida, gioielli moderni, elementi di costumi d’avanguardia, sculture contemporanee e utensili. Basta passeggiare lungo la via Mariacka a Danzica per vedere oggetti insoliti decorati con ambra e gioielli artistici in vetrine esposte sui ciottoli secolari. Oltre all’unico Museo dell‘Ambra a Stary Młyn, “l’oro del nord” è reso famoso dalle fiere AMBERIF e AMBERMART, dalla cattedra di ambra presso la Facoltà di Biologia, Geografia e Oceanografia dell’Università di Danzica, da una mostra al Museo Archeologico e dagli eventi durante l’annuale Fiera Dominicana. Molti percorsi dell’arte contemporanea portano a Danzica: la capitale mondiale dell’ambra.

foto: Anna Cirocka
traduzione it: Judyta Czekajewska

***

Più articoli sulla storia d’arte qui.

Spopolamento delle città medio-piccole

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

“Nel 2021 durante la pandemia, 50.000 polacchi hanno lasciato le città per andare a vivere in campagna”, hanno dichiarato ieri gli esperti alla conferenza “Capire i cambiamenti demografici” che si sta svolgendo a Varsavia. L’ultimo movimento migratorio di tale portata dalle città alle campagne è stato registrato in Polonia prima della crisi finanziaria globale del 2008″,  ha sottolineato Andrzej Zborowski dell’Istituto di Geografia e Gestione del Territorio dell’Università Jagellonica. Secondo l’esperto, nel prossimo futuro l’influenza maggiore sul mantenimento di questa tendenza l’avranno le condizioni economiche del Paese e la disponibilità di crediti. “Se continuiamo a osservare la crescita economica, il deflusso dalle città verso le campagne continuerà”, ha detto Zborowski. Allo stesso tempo, i ricercatori osservano un preoccupante fenomeno di spopolamento delle città medie e piccole, che in passato erano centri industriali. Gli esperti giustificano questa situazione con la chiusura di fabbriche, al posto delle quali nessun’altra azienda ha creato nuovi posti di lavoro interessanti per i giovani.

https://forsal.pl/nieruchomosci/aktualnosci/artykuly/8459684,coraz-wiecej-polakow-opuszcza-miasta-by-zamieszkac-na-wsi.html

Dal 2035 immatricolazione solo per auto a emissioni zero

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Il Parlamento europeo ha votato a favore del programma Fit for 55, che introduce, tra gli altri, il divieto di immatricolazione delle auto con motori a combustione interna a partire dal 2035. A partire da tale data solo le auto elettriche potranno essere vendute sul mercato dell’UE. L’obiettivo del programma è ridurre le emissioni di CO2 di almeno il 55% entro il 2030. In un’intervista Roberto Matteucci, CEO di Stellantis (azienda produttrice di autoveicoli) in Polonia ha commentato il programma. Stellantis rispetterà tutte le regole emanate, ha un piano strategico chiaramente definito e molto ambizioso per il prossimo decennio, secondo il quale si impegna a diventare leader nel suo settore nella lotta ai cambiamenti climatici, raggiungendo zero emissioni nette di carbonio entro il 2038. Matteucci dichiara però che l’elettrificazione del mercato automobilistico è una decisione politica: le riduzioni delle emissioni di anidride carbonica possono essere ottenute attraverso vari percorsi. Già oggi, i moderni motori a combustione interna sono molto più rispettosi dell’ambiente rispetto a quelli di 15, 20 o 30 anni fa. In secondo luogo, sarà difficile raggiungere gli obiettivi prefissati se non ci si occupa della produzione dell’elettricità e dei suoi costi. Anche gli Stati Uniti stanno apportando cambiamenti. Stellantis entro la fine di questo decennio prevede che il 100% delle vendite in Europa e il 50% delle vendite negli Stati Uniti saranno auto completamente elettriche. “Stiamo già assistendo a una domanda spontanea di auto elettriche, ma da un gruppo specifico di clienti. Ricordiamoci che ad oggi le auto elettriche sono più costose. Questa è la sfida più grande è garantire che le auto elettriche costino tanto quanto i modelli alimentati convenzionalmente oggi. Altrimenti, la mobilità della classe media è a rischio.” ha dichiarato Matteucci. Naturalmente, ci sono benefici provenienti dall’introduzione di auto elettriche, oltre alla questione ambientale. Grazie ai motori elettrici le auto si muovono silenziosamente, senza vibrazioni, sono anche più dinamiche. Cambieranno gli interni delle auto, la digitalizzazione dei veicoli e l’approccio degli autisti. È importante rendere accessibile il nuovo mercato di auto elettriche. I politici hanno deciso di fare un cambiamento molto radicale. Stellantis ha un chiaro piano di “elettrificazione”, secondo il quale il gruppo prevede di investire oltre 30 miliardi di euro in elettrificazione e software entro il 2025.

Zakaz rejestracji aut spalinowych od 2035 r. “To decyzja polityczna i zagrożenie dla klasy średniej” – Money.pl 

 

L’espresso nel cinema

0
Soprano, puntata 13, 3^ stagione

Lanci la prima pietra chi non inizia la giornata con un caffè, o non lo sfrutta come un’occasione per vedere un amico e non crede alle sue proprietà energizzanti.

Tutti questi aspetti mostrano quanto il caffè sia onnipresente nelle nostre vite, è una specie di simbolico accordo internazionale. E così raggiunge l’arte, compresa la cinematografia. Anche se può sembrare che il caffè sia solo una componente casuale, facile da eliminare, in realtà dopo un’analisi approfondita si capisce che è uno strumento per creare un’atmosfera particolare.

Gli incontri in un bar davanti a una tazzina di caffè spesso risultano un pretesto per introdurre gli elementi cruciali nella trama.

banner dal sito del Museo Lavazza

Ripensando ad alcune pellicole che mostrano questo utilizzo del caffè il primo che ci viene in mente è l’iconico film di Jim Jarmusch intitolato “Coffee and cigarettes”.

Non solo la presenza dell’attore e regista Roberto Benigni, premiato con il premio Oscar prt “La vita è bella”, è rilevante nella produzione di Jarmusch, ma il regista cattura perfettamente il valore sociale del caffè, in questo caso associato alle sigarette.

Il caffè, soprattutto l’espresso, è associato con il Belpaese. Lo riflette perfettamente lo slogan di Lavazza, uno dei più riconoscibili marchi nel mercato mondiale del caffè: “Perché abbiamo imparato a essere italiani dal caffè”. Frase che suggerisce che gli italiani non solo hanno un forte legame con questa bevanda nera ma addirittura la trattano come fondamento della loro identità nazionale.

Il cinema perpetua tale usanza attraverso diverse forme che lo mostrano in vari contesti. In questo senso interessante è l’abitudine dei più pericolosi criminali di bere caffè.

Mettendo insieme due elementi fortemente associati con l’Italia ovvero la mafia e l’espresso si arriva ad un risultato grottesco: i mafiosi sembrano più docili dopo il caffè. Il vizio dei protagonisti di bere caffè spesso illumina i mondi oscuri.

Il traditore, dvd, wyd.Cineart

Lo osserviamo ad esempio nell’acclamato film di Marco Bellocchio “Il traditore” (2019), quando il giudice Falcone interroga l’arrestato Tommaso Buscetta. La scena è pesante e difficile, si scontrano due mondi reciprocamente ostili. Questa conversazione farà la storia perciò bisogna condurla in modo sia prudente che astuto. Falcone vuole mostrare al pentito il suo atteggiamento amichevole quindi gli propone un caffè e una sigaretta.

Grazie a questo gesto l’interrogatorio diventa meno formale. Buscetta comincia a collaborare riconoscendo nel giudice un certo filo di comprensione. Falcone parla a Buscetta alla pari, il denominatore comune, ovvero l’espresso offusca il confine tra i personaggi così differenti. Ancora una volta il rituale di caffè svolge un ruolo inestimabile.

Una situazione analoga avviene nel film “I cento passi” (2000) di Marco Tullio Giordana, quando un membro di Cosa Nostra con il pretesto di aver voglia di bere un caffè arriva al bar gestito dall’amico di Peppino Impastato, attivista e giornalista di sinistra che denuncia regolarmente le attività mafiose durante le sue trasmissioni alla radio. Il nemico appare improvvisamente nel bar vuoto chiedendo un caffè. Mentre gli amici sono allibiti e senza parole, l’uomo si avvicina alla macchina del caffè da solo e dice: “Perché nella vita bisogna saper fare tutte le cose, anche il caffè e il caffè, lo so fare.”

Così si scopre che il mafioso, che incute paura, inizia i negoziati con il caffè. Questa scena con tutte le sue circostanze sembre irreale e assurda da un lato, ma dall’altro spinge lo spettatore al passo successivo ovvero alla comprensione di quanta forza ha questa tradizione che unisce tutti gli italiani.

Pensando al caffè si arriva anche alla serie “I Soprano” (1999- 2007) di David Chase, anche in questo caso l’espresso è un  elemento fondamentale. Infatti, i membri della mafia, guidati da Tony, chiacchierano sempre nel loro bar preferito sorseggiando un caffè tanto nero quanto i loro affari. Dopotutto è così che gli vengono le idee migliori. Questa bevanda non solo è un pretesto per il raduno tra gli amici ma si crede fortemente nelle sue proprietà stimolanti la mente che poi garantiscono grandi successi negli affari.

Mulholland Drive

Un vero gioiello è inoltre “Mulholland drive” (2001) dove Angelo Badalmenti ricopre il ruolo del gangster-conoscitore del caffè italiano. In una scena cult assaggia il caffè che gli hanno offerto e lo sputa subito dopo su un tovagliolo bianco maledicendo che era acido e troppo acquoso. Tuttavia, di nuovo siamo incantati da questa manifestazione satirica ma calorosa del sentimento verso il caffè.

Questa immagine cinematografica colpisce anche gli stessi italiani che ammettono che solo la pellicola sia in grado di rispecchiare il loro amore grande e incondizionato per il caffè. Il cinema sottolinea con straordinaria potenza che il caffè è parte integrante della loro identità, in cui si racchiudono i rituali di benvenuto, i gesti d’amore e di vita sociale. E quindi non siamo sorpresi da tale legame se perfino i capi mafiosi non possono vivere senza 60 ml di espresso.

Ma possiamo anche chiudere senza la mafia, sottolineando che è il caffè a far girare il mondo.

Il Presidente polacco in visita in Italia

0

Foto Jakub Szymczuk/ KPRP

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Dopo il Portogallo, il Presidente polacco Andrzej Duda ha iniziato la sua visita a Roma dove ieri sera ha incontrato il Presidente italiano Sergio Mattarella. L’obiettivo del viaggio del Presidente polacco nei Paesi dell’Europa meridionale è quello di rafforzare il sostegno politico all’Ucraina e alle sue aspirazioni europee. Sebbene Roma abbia già appoggiato lo status di candidato dell’Ucraina all’UE, si tratta di una capitale con un’influenza significativa nella Comunità europea. “L’Italia è uno dei maggiori Stati membri dell’Unione Europea. È stato anche uno dei primi Paesi a far parte dell’UE. Pertanto, il colloquio con il Presidente Mattarella è molto importante. Voglio che l’Italia sia coinvolta nel convincere i nostri colleghi dell’UE ad accettare di concedere all’Ucraina lo status di candidato”, ha detto Duda. Oltre al Portogallo e all’Italia, il presidente visiterà anche la Romania. La visita, prevista per oggi, è legata al vertice dei Nove di Bucarest, che riunisce i Paesi del confine orientale della NATO: Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia.

https://polskieradio24.pl/5/1223/Artykul/2976725,Andrzej-Duda-z-wizyta-we-Wloszech-Bedzie-przekonywal-do-poparcia-ukrainskiej-kandydatury-do-UE

https://www.prezydent.pl/aktualnosci/wizyty-zagraniczne/w-srode-rozpoczyna-cykl-wizyt-w-europie-poludniowej,55060

Tagliolini con gamberoni e asparagi verdi freschi

0

Ingredienti per 2 persone:
180 g Tagliolini
6 Gamberoni
6 asparagi verdi freschi
1⁄2 cipolla piccola gialla
1 carota piccola
1 spicchio d’aglio in camicia
Prezzemolo, paprica affumicata, vino bianco,
burro, olio evo, sale e pepe q.b.

Procedimento:
Pulire e lessare gli asparagi per 6-7 minuti e condirli con olio pepe e sale. Pulire e tagliare a dadini piccoli le carote, mettetele in una padella con un po’ d’olio evo e cuocete per qualche minuto, devono leggermente caramellare.

Nella stessa padella delle carote mettete la cipolla finemente tagliata con un po’ di olio evo e soffriggete delicatamente. Unire le carote e sfumare il tutto con 2-3 cucchiai di vino bianco, spegnere il fuoco e tenere da parte. Nel frattempo mettete a cuocere la pasta.

Prendete i gamberi, sbucciateli tenendo attaccata la testa e la coda. In una padella mettere un cucchiaio abbondante di olio d’oliva, scaldare molto la padella e scottare i gamberi per 1 minuto per lato, spolverizzare con un po’ di paprica. Mettere da parte al caldo. Nella stessa padella, unite la cipolla brasata, le carote, gli asparagi tagliati a tocchetti, l’aglio schiacciato e qualche cucchiaio di acqua di cottura della pasta, per amalgamare il tutto, alla fine aggiungere un po’ di prezzemolo, regolate di sale e pepe. Mettere la pasta cotta nella padella con il sugo, aggiungete una noce di burro e mescolare bene, alla fine aggiungere i gamberi. Impiattare con un po’ di buccia di limone grattugiata.

***
Altre ricette originali per i piatti italiani troverete qui.

Altro aumento dei tassi di interesse, il più alto dal 2008

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Ieri il Consiglio di Politica Monetaria (RPP) ha fissato il tasso principale al 6%. È una risposta all’inflazione di quasi il 14%. A seguito delle ultime modifiche, i tassi di interesse NBP sono i seguenti: tasso di riferimento 6,00%, tasso lombard 6,50%, tasso di deposito 5,50%,tasso di sconto 6,05%, (tutti su base annuale). I tassi di interesse sono aumentati di 0,75 punti percentuali. Gli ultimi alti tassi di interesse (circa il 6%) sono stati nel 2008, quando Lehman Brothers è crollata, fatto che ha contribuito alla crisi finanziaria globale. Gli economisti delle banche NBP non sono sorpresi da questo aumento e prevedono che a luglio ci sarà un altro aumento dei tassi di interesse. Secondo gli esperti di ING Bank Śląski, il tasso di interesse vero è dell’8,5%. Una previsione diversa è prevista dagli esperti dell’Istituto economico polacco (PIE) secondo i quali l’aumento del tasso di luglio sarà l’ultimo e si concluderà al 6,5%. Jakub Rybacki, analista di PIE, osserva che le azioni del RPP finora hanno ridotto significativamente il numero e il valore dei mutui venduti (del 40% in meno rispetto a un anno fa). I tassi di interesse sono di importanza pratica per le persone che rimborsano i prestiti in PLN perché la maggior parte dei polacchi ha rate del prestito indirettamente (attraverso il tasso WIBOR) dipendenti dai tassi di interesse. Con questo tasso di interesse, la rata di un prestito tipico recentemente concesso per 300mila PLN per 25 anni è al livello di circa 2,4 mila zloty. Rispetto a inizio ottobre 2021, quando i tassi erano pari a zero, ciò significa un aumento della rata di oltre 1,2mila PLN, risulta dai calcoli di Totalmoney.pl. Gli aumenti dei tassi sono soddisfacenti per i risparmiatori perché forse il NBP aumenterà anche i tassi di interesse sui depositi e per i detentori di obbligazioni i cui tassi di interesse dipendono direttamente dai tassi di interesse.

https://www.money.pl/pieniadze/nbp-dokreca-srube-osobom-splacajacym-kredyty-oprocentowanie-najwyzsze-od-2008-roku-6777592470592160a.html

GAZZETTA ITALIA 93 (giugno – luglio 2022)

0

In un’epoca di grandi incertezze sociali la cosa migliore da fare è affidarsi alla cultura e alla bellezza. E allora ecco che la nuova Gazzetta Italia diventa un viaggio immaginifico alla scoperta degli inattesi tesori artistici di Brescia, prossima capitale della cultura, delle meraviglie artistiche e culinarie veneziane, o della fantastica Sella del Diavolo che domina il golfo di Cagliari.

Ma il nuovo numero di Gazzetta non manca di celebrare i 40 anni di Italianistica a Varsavia, con un paio di approfondimenti sulla storia e il futuro del Dipartimento. Una lunga intervista al professore Piotr Salwa ci aiuta invece a capire la grande attualità degli studi umanistici, oggi sempre più rivalutati quale pilastro per la formazione dei giovani. 

Questi sono alcuni dei temi di un numero ricchissimo in cui troverete anche tanto cinema, con la incredibile storia di Rodolfo Valentino, primo grande latin lover dello schermo, musica, con le nuove proposte della musica italiana e poi ancora arte, con la nuova mostra italiana al Castello Reale di Varsavia, libri, fumetti, etimologia, angoli linguistici e tanta cucina.

La panacea nell’orto

0

L’olio di rosmarino, Rosmarinus of ficinalis

Ci sono poche sostanze che godono allo stesso tempo di proprietà ringiovanenti, immunostimolanti, antimicrobiche, energizzanti, disinfettanti, disintossicanti, che migliorano stato d’animo e allo stesso tempo stimolano la memoria e concentrazione. Sembra una pozione fiabesca per la quale uno possa far scoppiare delle guerre internazionali… Tuttavia, a quanto pare, questo tesoro è una semplice erba comune a portata di tutti quelli che hanno l’accesso a internet oppure ad un’erboristeria: scopri le incredibili e versatili proprietà dell’olio di rosmarino!

La più antica panacea

“Fresca brezza marina”, come veniva chiamato una volta, occupa un posto speciale nei cuori degli amanti di erbe e oli essenziali. Il rosmarino che è base di innumerevoli miscele mediche, cosmetiche e culinarie è un agente curativo noto fin dai tempi antichi e a esso sono legate tantissime leggende e avvenimenti.

Le fonti storiche attribuiscono al rosmarino diverse proprietà, tra le quali la più apprezzata è quella di migliorare la memoria (oggi, dagli studi moderni, sappiamo che grazie ai principi attivi dell’olio di rosmarino le capacità mnemoniche possono aumentare anche dell’80%). Gli antichi greci l’avevano già intuito e mettevano i rametti di rosmarino nei capelli per facilitare l’apprendimento. Per le sue capacità terapeutiche la resina di rosmarino veniva usata come incenso nella stanza dei malati e i suoi rametti venivano sparsi nelle sale dei tribunali per proteggere dal tifo. Durante la peste medievale si portava sempre appresso il rosmarino per annusarlo quando si passava per i posti contaminati. E ingegnosi erboristi-ladri aggiungevano a questo scudo protettivo vegetale, tra le altre cose, chiodi di garofano e cannella, idea che Gary Young (fondatore del famoso marchio Young Living e pioniere dell’aromaterapia moderna) ha trasformato nell’ormai leggendaria miscela degli oli Thieves (ing. ladri), la quale probabilmente è stata copiata da ogni ditta aromaterapeutica. E non c’è da stupirsi perché è una delle più efficaci miscele naturali con qualità antivirali e antibatteriche. In un passato non tanto lontano, durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, i rami di rosmarino venivano appesi nei corridoi ospedalieri per disinfettare l’aria. E poi, in alcuni paesi del Mediterraneo, fino ad oggi le tele di lino vengono asciugate sui cespugli di rosmarino in modo che prendano un odore che è repellente per gli insetti.

Questa icona dell’orto delle piante officinali dalle proprietà rinforzanti il cervello è anche il simbolo dell’amore fedele. Spesso veniva intrecciato nella corona della sposa e poi si piantava uno dei rametti nel vaso per vedere se si radicava (questo era segno di felicità). Si metteva il rosmarino anche nelle tombe, in quanto simbolo del ricordo dei morti. Invece gli spagnoli ancor oggi celebrano questa delicata pianta perenne, credendo che essa desse il riparo alla Vergine Maria durante la sua fuga in Egitto. Quando ella ha messo i panni di Gesù su un cespuglio di rosmarino questo subito è fiorito e quando ha appeso il suo vestito celeste i fiori sono diventati blu… Secondo le stesse credenze la pianta di rosmarino non può crescere più alta dell’altezza di Gesù (circa 185 cm) e vivere più a lungo rispetto a lui (33 anni). Conosciamo però tante specie di rosmarino e quelli più alti raggiungono anche 2,5 metri di altezza.

Il primo elisir della gioventù

Anche se il rosmarino non raggiunge le dimensioni della sequoia, la sua fama di pianta di longevità è arrivata alle stelle nel Trecento quando è diventato l’ingrediente principale del primo profumo ufficiale d’Europa: l’elisir di rosmarino ringiovanente. La sua formula viene attribuita anche a una donna leggendaria, ovvero la regina ungherese Elisabetta di Polonia proveniente dalla dinastia polacca dei Piast, la moglie di Carlo Roberto d’Angiò. Anche se la vera storia della misteriosa L’eau de la Reine D’Hongre è esattamente come il suo nome: lunga, complicata e non del tutto chiara (almeno per chi non conosce il francese).

Diversi documenti storici si sono persi oppure non sono disponibili e le informazioni tramandate dai cronisti sono contraddittorie. Tuttavia, sembra che la denominazione “l’acqua ungherese” appaia per la prima volta negli scritti di Arnaud de Villeneuve (XIII-XIV secolo), un medico provenzale che lavorava in alcune corti reali, anche se perseguitato dall’inquisizione. A tutti i suoi pazienti consigliava lo “spirito al rosmarino”, lavorando allo stesso tempo a migliorare la tecnologia di distillazione. All’epoca questa tecnica era già conosciuta dagli arabi, ma in Europa per la prima volta è stata descritta dalla scuola medica salernitana, la quale nei secoli XI-XII distillava il cosiddetto esprit de vin, chiamato anche aqua vitae. Nonostante tutto ciò, si considera che l’acqua di rosmarino, descritta da tanti autori, sia nata nel 1370 quando Elisabetta di Polonia l’ha presentata alla corte di Carlo V di Francia, noto per la sua passione per i profumi. La bellezza, l’energia e l’intelligenza di questa regina polacco-ungherese veniva sempre descritta quale straordinaria: secondo le testimonianze all’età di 60-70 anni ne dimostrava venti di meno, il che ovviamente era legato all’utilizzo del suo elisir.

Purtroppo la ricetta originaria de L’eau de la Reine D’Hongre non è stata ritrovata, però con certezza possiamo costatare che la produzione di questo prodotto speciale consisteva in distillazione di rosmarino, e in tante altre versioni anche di timo e altre piante officinali e fiori. Perciò si trattava di distillazione in acqua-etanolo che in pratica dà gli stessi risultati della distillazione degli oli essenziali con il vapore che dopo vengono dissolti nell’alcol appositamente diluito. Nel medioevo l’acqua della Regina d’Ungheria veniva utilizzata principalmente come tonificante per il viso, agente rinfrescante e calmante, anche sotto forma di liquore. Uno dei testi medici più antichi, Pharmacopoeia di Nicholas Culpuper, descrive in modo molto dettagliato L’eau de la Reine D’Hongre, che merita essere citato poiché rende benissimo i diversi modi di utilizzo dell’olio di rosmarino:

Quest’acqua è ammirevole contro il raffreddore, il mal di testa causato dall’umidità, altri malori di testa, apoplessia, epilessia, giramenti di testa, letarghi, paralisi, disturbi nervosi, reumatismi, diatesi, contrazioni, convulsioni. E poi ancora aiuta contro la perdita di memoria, problemi mentali, coma, sonnolenza, sordità, tinnito, disturbi della vista, coagulazione del sangue, mal di testa causati dal catarro e da malumori. Aiuta contro mal di denti, mal di stomaco, pleurite, mancanza di appetito e cattiva digestione, ostruzione epatica, problemi a milza, intestino e utero. Assorbe e conserva il calore. Rinnova le capacità e funzioni del corpo, anche in età avanzata (così dicono). Ci sono pochi rimedi che offrono una così vasta gamma di benefici. Si consiglia la somministrazione nel vino oppure nella vodka, sciacquare le tempie, inalare.

traduzione it: Anna Wójcicka

***

Tutti gli articoli della rubbrica “Nutriceutica” troverete qui.