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“Coronavirus” parola dell’anno 2020

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Da molti anni gli scienziati dall’Istituto di lingua polacca e della Fondazione del polacco analizzano i mezzi di comunicazione di massa in Polonia e scelgono la parola dell’anno, del mese o della settimana. Quest’anno la vittoria è andata a “coronavirus”, al secondo posto c’era “donna”,al terzo invece “pandemia”. Anche gli internauti possono partecipare all’indagine. Per quanto riguarda i due primi posti la risposta più popolare tra gli intervistati coincide con l’analisi degli esperti ma al terzo posto la maggioranza ha scelto la parola “apostasia”. Moltissime altre risposte appartengono al vocabolario relativo alla pandemia: “lockdown”, “Covid-19”, “quarantena” o “mascherina”. Quest’anno nel sondaggio c’era anche la possibilità di scegliere la parola del decennio. La parola dell’anno 2016 “500+” è stata indicata dal 12,2% degli intervistati, il 10,7% ha votato per la parola dell’anno 2019 “LGBT”, al terzo posto con quasi la stessa percentuale (il 10,6%) era il vincitore dell’anno 2018 quindi “costituzione”.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C787975%2Ckoronawirus-slowem-roku-500-slowem-dekady.html

[Aggiornamento 7.01.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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Negli ultimi giorni si sono registrati ancora nuovi casi di COVID-19 in Polonia, ma con la velocità tendenziale di diffusione dell’epidemia che si conferma in calo.

Il numero complessivo dei malati attivi è sceso a 231.025, di cui in gravi condizioni 1.590, ovvero circa lo 0,7% del totale. Gli ultimi dati al 7 gennaio 2021 mostrano un numero di nuovi casi di 12.054, con 186 morti. Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato ancora alto, ovvero 1.687 morti dal 31 dicembre, ma in netto calo rispetto ai dati di fine 2020.

Il Voivodato della Grande Polonia (1.609), la Masovia (1.469), la Pomerania Occidentale (1.324), la Cuiavia-Pomerania (1.078), la Pomerania (1.003), la Slesia (855) e la Varmia-Masuria (707) sono i Voivodati maggiormente interessati da nuovi casi.

numeri dell’epidemia sono sostanzialmente stabilizzati con pressione in calo sulle strutture sanitarie polacche. Attualmente sono 33.114 i posti letto per pazienti COVID-19, di cui occupati 16.727, mentre le terapie intensive sono 2.980, di cui occupate 1.590.

Tutto il territorio polacco è ancora zona rossa con obbligo di mascherine nei luoghi aperti al pubblico, anche all’aperto. Sono chiusi al pubblico bar, ristoranti, palestre, cinema e teatri, con alcune eccezioni e la presenza di diverse restrizioni sul numero di persone consentite nei negozi, nei centri commerciali e vincoli per l’esercizio delle strutture alberghiere. Bar e ristoranti possono effettuare il solo servizio di asporto.

Da segnalare l’inizio del piano nazionale di vaccinazione polacco, l’annuncio degli investimenti di FCA per 167 milioni di euro a Tychy, la nuova legge sugli appalti pubblici, l’aumento del salario minimo a 2.800 pln e l’imminente inizio del secondo piano dello scudo anti crisi Tarcza Finansowa PFR 2.0.

Per quanto riguarda gli sposamenti, resta in vigore fino al 17 gennaio l’obbligo di quarantena di 10 giorni per gli ingressi in Polonia, anche da paesi europei, con mezzi di trasporto organizzati.

Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Campagna di vaccinazioni per i medici allo stadio nazionale

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Entro la fine della settimana verranno vaccinate in totale 900 persone del mondo medico. La campagna si svolgerà all’ospedale provvisorio allo stadio nazionale di Varsavia. “L’azione durerà 3 giorni, ogni giorno verranno vaccinate 300 persone”, ha comunicato Iwona Sołtys dell’Ospedale Clinico Centrale di Varsavia. Secondo Sołtys l’elenco delle persone che possono ricevere il vaccino è completo ed è stato già approvato. I medici dell’Ospedale Clinico Centrale e anche dalle altre strutture mediche potevano mettersi in lista nel dicembre 2020, ma le iscrizioni sono aperte fino a oggi. “Stiamo già pianificando un’altra iniziativa di questo tipo”. Più del 90% delle persone iscritte ha già ricevuto il vaccino, solo martedì scorso 3482 persone sono state vaccinate. Dal 27 dicembre il vaccino è accessibile alle persone dal gruppo 0 quindi il personale medico o impiegati delle case di riposo. In secondo luogo vengono vaccinate le persone anziane, le forze dell’ordine e gli insegnanti. Dal 15 gennaio invece l’elenco è aperto alle iscrizioni di tutti gli altri cittadini.

https://polskieradio24.pl/5/1222/Artykul/2653027,Od-czwartku-szczepienia-medykow-na-Stadionie-Narodowym-Okolo-300-osob-dziennie

Maserati Biturbo, ho un amico

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Quando per la prima volta sono andato a Firenze, all’inizio degli anni ’90, sono rimasto scioccato. Avreste riso a vedermi sollevare la testa per scorgere la punta del campanile di Giotto dal fi nestrino dell’autobus ATAF, passando a quattro metri dal Duomo. In seguito, vedendo il meraviglioso panorama della città da Piazzale Michelangelo, non riuscivo più a capire se questi fossero i primi sintomi della sindrome di Stendhal oppure soltanto l’effetto del sole cocente. Sono venuto in Italia in cerca di un lavoro, ma era agosto, per cui la prima frase che ho imparato nella lingua dantesca fu “chiuso per ferie”. Ci sono ritornato la primavera dell’anno successivo, stavolta subito trovai un impiego in un incantevole hotel pieno di oggetti d’antiquariato. Feci subito amicizia con Tony, il portiere, che due anni dopo fu il mio testimone di nozze. Cosa ha a che fare Tony con la Maserati Biturbo, ve lo racconterò tra poco.

Ma prima vediamo di tornare indietro di una dozzina di anni, quando la Citroen ha capito che l’idea di acquistare la Maserati non ha avuto un gran successo, e la Citroen stessa di Michelin fallì e fu venduta alla Peugeot. La liquidazione della Maserati fu impedita dall’argentino Alejandro de Tomaso che gestiva la finanziaria pubblica GEPI e il quale, l’8 maggio 1975 rilevò il marchio bolognese. Fu un pilota automobilistico di grandissimo talento che correva a bordo di vetture Maserati e che dopo aver concluso la carriera  portiva, visto che si trovava bene nel settore, fondò il proprio marchio di Gran Turismo – De Tomaso. Grazie al suo impegno, ancora prima della Maserati, la GEPI si trovò a gestire aziende come Vignale, Ghia, Innocenti ed anche aziende motociclistiche come Benelli e Moto Guzzi. De Tomaso riuscì a ribaltare la situazione economica della malandata Maserati negli anni della grande crisi petrolifera. Puntò sulla reputazione, la fama e il prestigio che offrì ai suoi clienti a prezzo accessibile. La nuova vettura venne presentata da De Tomaso durante una conferenza stampa il 14 di dicembre 1981. Questa data non è casuale, infatti nello stesso giorno nel 1914 fu fondata la Società Anonima Officine Alfieri Maserati. Tuttavia alcuni sostengono che questa sia stata fondata due settimane prima, nel momento in cui i fratelli Maserati aprirono la loro prima officina a Bologna in Via de’ Pepoli 1.

Il telaio presentato in quel momento differiva da quello a cui erano abituati i fan del marchio. Lo stile assomigliava a quello del modello Quattroporte III disegnato da Giugiaro, con la differenza che il progetto proposto da Pierangelo Andreani fu decisamente più compatto. La coupé a due porte di andamento aggressivamente spigoloso che tuttavia offriva sufficiente spazio per contenere confortevolmente fino a quattro persone in un interno in pelle o velluto accogliente orlato a mano dalla società Recaro. Il tutto fu completato da braccioli, plancia e pannelli laterali con gli stessi materiali arricchiti da elementi in legno. Nella prima serie della Biturbo non sperimenteremo, tuttavia, uno degli attributi delle Maserati successive: i bellissimi orologi analogici svizzeri di forma ovale che iniziarono ad addobbare la plancia delle Maserati solo a partire dal 1985.Nelle serie successive di Biturbo furono installati quattro tipi leggermente diversi di questo amabile gadget. Nonostante gli ovvi valori visuali, questi orologi erano spesso motivo di mal di testa del proprietario poiché era una preda ricercata dai ladri. Sotto il cofano troviamo il motore V6 di tipo C114, utilizzato già nella Citroen SM e Maserati Merak, con aggiunta di due turbocompressori Garrett, una soluzione utilizzata allora solo nelle auto di lusso, il che è stato messo in rilievo orgogliosamente dal nome stesso del nuovo modello Maserati Biturbo.

Come vediamo, la miscela preparata da De Tomaso per i suoi clienti conteneva sia il prestigio e il lusso che il look e le prestazioni da auto sportiva. Bisognava ancora pensare al prezzo che avrebbe adescato una clientela numerosa inducendola ad acquistare il veicolo con il “tridente” sul cofano. Il prezzo ha fatto la propria parte, nel momento del lancio l’auto costava meno di 17 milioni lire. Si potrebbe dire prezzo scandalosamente conveniente. I clienti compravano alla cieca un’auto che non era ancora uscita ufficialmente sul mercato, infatti la vendita ebbe inizio solo a dicembre dell’anno successivo. Non furono scoraggiati nemmeno da ulteriori aumenti legati all’inflazione galoppante, di fatto nell’aprile del 1982 il costo era di 19 milioni lire mentre nel giugno dello stesso anno di 22 milioni lire.

Sembrò che l’unica preoccupazione dell’azienda fosse quella di tenere il passo con l’enorme flusso di ordini. Nel 1983 furono prodotti 5 mila esemplari, la cui meccanica fu assemblata a  odenamentre la carrozzeria nello stabilimento Innocenti a Milano. Ciò nonostante presto tutti si resero conto che l’economico non va di pari passo con la qualità e la tempestività. I materiali di scarsa qualità nelle parti meccaniche, l’inadeguata protezione anticorrosione e le brevi fasi di sperimentazione e collaudo fecero sì che il flusso di ordini si trasformò in breve tempo in una valanga di reclami. Negli anni successivi Maserati introdusse nuove varianti della Biturbo, ossia la 420 e la 222 che però non vennero più chiamate Biturbo, per non richiamare la cattiva fama della precedente.

Questa cattiva fama accompagnò la Biturbo ancora per molto tempo, tanto che pure oggi i collezionisti prudenti la evitano a morte. Ma la verità è che i modelli successivi erano molto più affidabili, come per esempio la Biturbo Spider disegnata da Zagato, o meglio la sua seconda generazione (1991-1994).

Biturbo era un modello che la Maserati vedeva come un possibile concorrente della BMW e Mercedes in grado di competere su un livello di lusso superiore per una clientela della classe media. Se non fosse per la negligenza e la mancanza di tempo, nonché i subfornitori inaffidabili, Maserati avrebbe avuto il potenziale di competere con i suoi avversari su un piano di parità. L’auto, di cui tanti si innamorarono a prima vista, si rivelò essere un fallimento, un amore non corrisposto, il che ha comportato il ritiro di Maserati da un mercato importante come gli Stati Uniti, dove la fine della Biturbo fu riassunta da New York Times in questa breve frase “Rust In Peace” (“arrugginisci in pace”). Tuttavia questa cattiveria non dovrebbe affatto sorprendere se prendiamo in considerazione le sciocchezze come le impugnature in gomma che sostengono il tubo di scarico che a causa della scarsa composizione chimica prendevano fuoco, portando di conseguenza all’incendio dell’intera autovettura.

Se mettiamo insieme tutte le versioni della Biturbo, in tutto sono stati prodotti 40 mila esemplari, una quantità che generò più perdite che profitto per l’azienda. Fortunatamente, nel 1989 vi comparve la buona vecchia FIAT che rilevò inizialmente il 49% delle azioni dell’azienda in fallimento, per poi farla passare definitivamente da De Tomaso alla FIAT nel 1993. Facendo sì che l’azienda rimanesse nelle mani Italiane che senza dubbio sono in grado di capirla come nessun’altro.

Cosa c’entra Tony con tutta questa storia? Dunque, Tony era un felice proprietario di una Biturbo del 1984, colore sabbia del deserto. Ma siamo proprio sicuri che fosse felice?

Ebbene sì, perché questa macchina dà emozioni, oggi la ami e domani quando qualcosa si rompe di nuovo pensi a rottamarla. Sbattendo i pugni dai metà del tuo stipendio al  meccanico, esattamente come Tony, per poi con il sorriso sul viso ringraziarlo per aver riportato in vita il tuo tesoro. Fantastico, ma dopo tre settimane, come diceva Tony, lo senti di nuovo, “plof! plof!” e senti le scarpe inzuppate d’acqua perché l’aria condizionata spruzza l’acqua sul tappetino. Quando Tony la sera arrivava con la sua auto sull’affollato Piazzale non passava inosservato, la sua Biturbo suscitava ancora più interesse quando  aliziosamente si rifiutava di partire e bisognava farla partire a spinta. Però tutto ciò non aveva alcuna importanza perché il sorriso chenon scompariva dal viso del mio amico, nei momenti in cui la macchina non faceva i capricci, ne valeva molto di più.

Per questa ragione quando alcuni anni fa la Michamps ha lanciato il modellino in scala 1/18 della Maserati Biturbo il mio cuore ha battuto più velocemente dall’emozione. Purtroppo il modellino non è apribile per cui l’accogliente interno è visibile soltanto dai finestrini e non possiamo nemmeno esaminare il motore. Per me, come già avrai capito, è uno dei modelli più importanti della collezione, ebbene sì, avrà i suoi difetti, ma, è Biturbo.

Anni di produzione: 1981-1994 tutti
Esemplari prodotti: 11 919 esemplari Biturbo I + versione S, i, Si
Motore: Maserati C 114. V-6 90° biturbo
Cilindrata: 1996 cm3
Potenza / RPM: 180 CV / 6000
Velocità massima: 215 km/h
Accelerazione 0-100 km/h (s): 6,7
Numero di cambi: 5
Peso proprio: 1175 kg
Lunghezza: 4153 mm
Larghezza: 1714 mm
Altezza: 1315 mm
Distanza interasse: 2514 mm

traduzione it: Natalia Kogut
foto: Piotr Bieniek

Tassa sulle bibite zuccherate in vigore dal 1º gennaio

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

In Polonia dal 1º gennaio 2021 i prezzi delle bibite zuccherate sono aumentati. È stata introdotta la tassa che si applica alle bibite che contengono zucchero, dolcificanti ipocalorici o sostanza attive come la caffeina o la taurina. In teoria la tassa dovrebbe essere pagata dai produttori ma in realtà nei numerosi negozi questo cambio si traduce nei prezzi più elevati per i clienti. In alcuni posti i prezzi sono rimasti stabili, perché la merce che si trova sugli scaffali dei negozi, è stata acquistata precedentemente all’entrata in vigore della tassa. Il costo massimo della tassa è pari a 1,20 zloty per litro. Alcune bevande, come le bibite isotoniche, i dispositivi medici o quelle che contengono il 20% del succo di frutta o verdura, sono esentati da questo pagamento.

https://businessinsider.com.pl/twoje-pieniadze/ceny-coca-coli-i-innych-napojow-po-wejsciu-podatku-cukrowego/zbch6wz

Dal 1 gennaio aumenta il salario minimo in Polonia

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Dal 1 gennaio 2021 il salario minimo lordo ammonta a 2800 zloty, quasi 200 zloty in più che nel anno 2020. Anche la tariffa oraria cresce da 17 a 18,30 zloty lordo. Secondo le previsioni, il salario minimo sarà il 53,2% della retribuzione media in quest’anno. Il Consiglio di dialogo sociale non è riuscito a raggiungere un accordo, per questo motivo la cifra è stata stabilita dal governo. La maggioranza delle organizzazioni dei datori di lavoro ha optato per mantenere il salario minimo precedente, le organizzazioni sindacali invece hanno proposto un aumento. Con il salario si aumenteranno anche gli altri pagamenti, per esempio le compensazioni per lavoro notturno o i pagamenti di ZUS (it. INPS) per le nuove aziende. Durante la campagna elettorale si stava parlando del salario minimo pari a 3000 zloty lordo, la somma è poi stata ridotta a causa della pandemia.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C785352%2Cod-1-stycznia-placa-minimalna-wynosi-2800-zl-brutto.html

Si fa presto a dire dieta

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Si fa presto a dire dieta. C’è quella a zona e quella del gruppo sanguigno, c’è la chetogenica, la Sirt, la Gift, la mima digiuno o quella del digiuno intermittente: solo per citare le prime che mi sono venute in mente. Basta una rapida ricerca su Google per scoprire una lunga lista di nomi: tutti accattivanti (per risvegliare la curiosità), alcuni minacciosi (chi non avrebbe i brividi a sentire Dottor Nowzaradan oppure Zero carb?!), ma tutti promettenti e fautori di grandi cambiamenti!

Come orientarsi in questo caos, e trovare la dieta “giusta” per noi? Ecco quali sono, secondo me, i principali criteri per scegliere il programma alimentare adatto. Primo consiglio: l’alimentazione è una cosa semplice. Forse non ci avete fatto caso, ma gli esseri umani mangiano da sempre! E il cibo cambia in base alle tradizioni, alle stagioni, perfino alle emozioni del momento, ma non può essere ridotto solo ad un elenco di regole e calcoli. Se per sapere con che cosa nutrirci, c’è bisogno di ore di studio e istruzioni a cui attenersi rigidamente, non è la strada giusta.

Secondo consiglio: l’alimentazione è una cosa semplice (repetita iuvant) e quindi dovrebbero esserlo anche gli ingredienti con cui prepariamo i nostri piatti. Tutto ciò che è  ecessario per stare bene, ce lo fornisce gratuitamente la natura: non nasce in una fabbrica, ma cresce là fuori, senza un imballo di plastica. E il dimagrimento passa anche attraverso il ritrovamento di un rapporto istintuale con il cibo. Più gli ingredienti sono semplici, più stiamo bene, e più di conseguenza il corpo aggiusterà il proprio peso. Evitate quindi i prodotti sostitutivi del pasto, che lasciano la sensazione di non aver nemmeno mangiato, e anche tutto ciò che è preconfezionato, precotto, pre-qualcosa. Con le dovute eccezioni, e fatta salva la prescrizione medica nei casi di reale necessità, se si presenta dentro una busta di plastica, non è cibo. Più la lista degli ingredienti è corta, meglio è.

Un altro aspetto importante, per qualsiasi dieta, è chiedersi quanto questa sia nelle proprie “corde”. Siete vegani convinti, ma il gruppo sanguigno dice che dovreste essere carnivori stretti? Metà di ciò che è previsto nel piano alimentare vi ripugna? Ponetevi qualche dubbio. Certo la corretta alimentazione è fatta anche di buone abitudini che vanno imparate, di cambiamenti che all’inizio richiedono un piccolo sforzo, ma anche di istinto e gusti personali.

Tutto questo può essere riassunto in un unico termine: sostenibilità. Dimagrire non sarà affare di pochi giorni. Più probabilmente servirà del tempo, a seconda di quale sia la situazione di partenza potrebbero volerci dei mesi, o anche degli anni. La dieta è giusta quando può essere seguita senza troppi sforzi anche nel lungo termine. Il regime alimentare è giusto quando è completo ed equilibrato. Nessuno deve mettervi in condizione di avere paura di qualcosa, soprattutto se questo qualcosa sono frutta, verdura e cereali (quindi carboidrati!). Se le restrizioni sono eccessive, se le regole sono troppo complicate, se i cibi sono sgraditi, il cambiamento non durerà a lungo. Al dimagrimento rapido potrebbe seguire una ripresa altrettanto rapida, rischiando anche il sorpasso: succede cioè che i chili ripresi potrebbero essere più di quelli persi. Effetto yo-yo, sensi di colpa, sensazione di fallimento, sono conseguenze molto gravi che fanno perdere non solo la motivazione, ma anche la salute fisica.

Per questo motivo, il consiglio fondamentale per la scelta della vostra dieta è: evitate il fai da te. Suonerà fin troppo banale, ma la cosa più saggia è affidarsi alle competenze di un professionista. Adele, la famosa cantante, sarà anche dimagrita con la dieta Sirt, ma certamente non l’ha fatto da sola: comprare un manuale può essere il primo passo per  rovare la motivazione giusta, ma da solo non basta.

Se l’alimentazione è una cosa semplice, il funzionamento del nostro organismo è un poco più complesso, e l’attivazione del metabolismo non può essere riassunta in poche righe. Questo non significa che le diete rese famose dai personaggi dello spettacolo siano sempre sbagliate, ma il cambiamento, perché sia duraturo, necessita di tanti aggiustamenti, che non possono e non devono essere affrontati in solitudine. Conoscenze scientifiche e supporto emotivo, innanzitutto.

I professionisti a cui rivolgersi sono esclusivamente dietologo, dietista, e biologo  nutrizionista. Affidatevi a una di queste figure, e state alla larga da sedicenti esperti. Oltre al titolo di studio, valutate la capacità di ascolto e di farvi sentire a vostro agio: qualcuno che non vi faccia sentire giudicati, o in imbarazzo. Se i risultati tardano ad arrivare, non vergognatevi, non addossatevi la colpa, e parlatene con il professionista di riferimento, perché questo è proprio il momento in cui avete più bisogno delle sue competenze. Ricordatevi che parte del suo lavoro è anche aiutarvi a superare le difficoltà, offrendo motivazione e soluzioni pratiche. Lo pagate anche per questo, e non (solo) per farvi i complimenti quando le cose vanno bene!

Dimagrire è possibile, e lo è anche volersi bene. Prendiamoci cura di noi stessi, perché nessun altro può farlo al posto nostro.

www.tizianacremesini.it

Domande o curiosità inerenti l’alimentazione? Scrivete a info@tizianacremesini.it e cercherò di rispondere attraverso questa rubrica!

***

Tiziana Cremesini, diplomata in Naturopatia presso l’Istituto di Medicina Globale di Padova. Ha frequentato la Scuola di Interazione Uomo-Animale ottenendo la qualifica di Referente per intervento di Zooantropologia Assistenziale (Pet-Therapy), attività in cui si sposano i suoi interessi: supporto terapeutico e miglioramento della relazione fra essere umano e ambiente circostante. Nel 2011 ha vinto il premio letterario Firenze per le culture di pace in memoria di Tiziano Terzani. Attualmente è iscritta al corso di Scienze e Tecnologie per Ambiente e Natura presso l’Università degli Studi di Trieste. Ha pubblicato due libri  “Emozioni animali e fiori di Bach” (2013), “Ricette vegan per negati” (2020). Con Gazzetta Italia collabora dal 2015 curando la rubrica “Siamo ciò che mangiamo”. Per più informazioni visitate il sito www.tizianacremesini.it

Differenze culturali

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Quanti tempi ci sono nella lingua italiana? È una delle domande più frequenti di chi comincia a studiare la lingua italiana. Oppure Quanto tempo ci vuole per imparare l’italiano per comunicare senza problemi? C’è chi dichiara subito che non gli piace la grammatica o chi fa fatica a imparare un nuovo vocabolo.

Non importa! Occorre tempo per tutto e proprio studiare la lingua è una forma di mindfulness. Prima impariamo a ricavarne piacere prima probabilmente raggiungeremo i risultati desiderati. Attenzione però! Studiando la lingua bisogna tener conto di un altro aspetto molto importante cioè il cosiddetto codice culturale. La stessa parola, per quanto sia plurivoca, può avere un diverso significato a seconda della lingua in cui viene usata. Le differenze del significato, e non si tratta delle espressioni idiomatiche, di un termine oppure di un’espressione possono risultare dalle associazioni culturali. Se non ce ne rendiamo conto non sapremo che diciamo qualcosa che semplicemente non intendevamo dire. E non ci aiutano 10 tempi o 100 parole nuove. Provo ad illustrarlo con gli esempi.

Ricordiamoci le prime lezioni della lingua; di solito studiamo la domanda Come stai? Jak się masz? E le possibili risposte Sto bene. Mam się dobrze. Spesso ci insegnano anche che si può pure rispondere Sto male. Mam się źle ma si usa raramente, quando è successo qualcosa di negativo. Va bene, non è una scoperta dell’America se diciamo che noi polacchi mentalmente non ci ritroviamo con questa risposta Sto bene. Ma veramente rispondendo alla stessa domanda fatta in polacco diciamo spesso super, fantastico? Dalle mie osservazioni risulta invece che spesso rispondiamo in modo indiretto ed evasivo tipo: Może być; Jakoś idzie; Bywało gorzej, lepiej; o Jako tako. L’equivalente di quest’ultimo facilmente lo troviamo in italiano (mentre le altre sono proprio difficili da tradurre) come così così e quindi volentieri lo usiamo in italiano. Non è vero che studiamo la lingua per esprimere noi stessi, i nostri pensieri e le nostre emozioni? Traduciamo quindi le nostre sensazioni solo che per un italiano la risposta così così non vuol dire la stessa cosa che per noi. Ci chiederà subito cosa succede, cosa non va bene e perché? Non la intenderà come probabilmente la pensiamo noi che tutto va bene, niente di speciale.

Un altro esempio potrebbe essere l’espressione fare brutti sogni che tradotta alla lettera sarebbe “robić brzydkie sny”. Sappiamo che il verbo sognare ha in polacco due significati – śnić i marzyć e proprio per distinguerli in italiano esiste l’espressione fare un sogno – śnić. Fare brutti sogni non è nient’altro che mieć koszmary, avere un incubo. Ma è proprio questa la nostra prima associazione? L’aggettivo brutto accanto alla parola sogno in polacco non farà pensare ai sogni erotici? C’è stata una volta alla televisione polacca una pubblicità della fragranza in cui si diceva: “One mają brzydkie myśli”“Loro hanno brutte idee” per suggerire il vivo interesse delle due ragazze nei confronti di un bell’uomo che passava accanto. Ma perché brutte? chiederebbero gli italiani. Proprio il contrario, piuttosto fare un bel sogno crea l’associazione nella lingua italiana ad un sogno erotico perché nulla che sia legato all’erotismo va considerato brutto e può essere solo bello.

It.aldico

Quasi 400 km di strade nuove nel 2021

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L’anno scorso sono stati aggiunti alla rete viaria 140 km di strade a scorrimento veloce. Secondo i progetti della GDDKiA (Direzione Generale per le Strade e le Autostrade) nell’anno prossimo saranno aggiunti altri 400 km. “Se la pandemia non interferirà con i nostri piani, metteremo a disposizione 380 km di strade nuove”, ha detto il direttore della GDDKiA Tomasz Żuchowski. Tra i percorsi nuovi ci saranno strade a tre corsie che faranno parte dell’autostrada A1, le strade extraurbane S3 a nord di Stettino e nella Bassa Slesia, la S7 da Tarczyn fino alla tangenziale di Grójec, e anche la S19 tra Lublino e Rzeszów. “L’elenco sarà ancora più lungo”, promette Żuchowski.

https://polskieradio24.pl/42/273/Artykul/2649054,Plany-GDDKiA-na-nowy-rok-Do-uzytku-ma-trafic-blisko-400-km-szybkich-drog

Borghesia in cerca d’identità

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“Non nevicherà mai più” di Małgorzata Szumowska e Michał Englert, con Alec Utgoff, Maja Ostaszewska, Weronika Rosati e Łukasz Simlat nei ruoli principali, ha rappresentato la Polonia nel concorso principale della 77^ Mostra del Cinema di Venezia. Il film non ha vinto nessun premio ma ha raccolto tante buone recensioni della stampa straniera ed è un buon segno prendendo in considerazione che sarà il candidato polacco al premio Oscar. Nei ruoli principali ci sono Alec Utgoff, Maja Ostaszewska, Agata Kulesza, Weronika Rosati e Łukasz Simlat. Abbiamo incontrato i registi alla Mostra di Venezia.

A Berlino dopo la prima di “Body/Ciało” ha detto che avrebbe avuto voglia di fare un film su come le persone percepiscono il proprio corpo, passando gradualmente al loro rapporto con la loro anima, frase che suona un po’ come la descrizione di questo film?

M.S.: La relazione tra corpo e anima è il filo conduttore che appare in tutti i film in cui lavoro con Englert. In questo caso riflettiamo un po’ di più su un certo spaccato della società europea contemporanea. È una storia su una ricca borghesia che vive in modo molto comodo e se la cava benissimo dal punto di vista fisico e materiale ma c’è in loro una specie di inspiegabile nostalgia. Prima dell’89 in Polonia questa mancanza sarebbe stata riempita con la religione. Oggi invece, abbiamo a che fare con la borghesia che si è allontanata dalla chiesa e cerca di riempire il vuoto spirituale con qualcos’altro.

Michał Englert, Małgorzata Szumowska / fot. Andrea Pattaro @ Vision

M.E.: Il nostro film osserva una fascia sociale in cerca di un’identità, una classe benestante che ha bisogno di essere accettata e appartenere a qualcosa. Nello stesso tempo abbiamo cercato di inserire nel nostro racconto qualcosa di metafisico. Il nostro scopo era lasciare spazio al non detto. Non volevamo rispondere a tutte le domande anche perché nel mondo di oggi non ci sono risposte facili.

Alec Utgoff, l’attore protagonista, è conosciuto dalla terza stagione di “Stranger Things” e dai ruoli nel cinema hollywoodiano. Come mai avete scelto proprio lui per il ruolo?

M.E.: Prima di tutto Alec è un bravissimo attore e ha in sé una vena di mistero che è molto affascinante per un regista.

M.S.: All’inizio volevamo prendere un attore polacco ma Michał ha detto che sarebbe stato meglio scegliere uno sguardo esterno. Grazie a questa mossa siamo riusciti a mostrare due aspetti caratteristici della natura polacca. Il primo riguarda il fatto che molto spesso ci scordiamo che anche noi lavoriamo all’estero per guadagnare due soldi ma quando abbiamo un ucraino che lavora in Polonia, molto spesso non sappiamo comportarci. Il secondo è il nostro strano rapporto con la Russia. Il protagonista Żenia parla il russo che non stimola bei ricordi a chi a scuola lo doveva studiare contro la propria volontà. Dall’altra parte la cultura russa ci affascina tantissimo: Bulgakov, Dostoevskij, i film di Tarkovskij. E questa è una incredibile contraddizione.

Quindi Żenia è una specie di connettore tra gli abitanti del quartiere e il loro passato di cui hanno nostalgia?

M.S.: Il protagonista che viene dal mondo esterno fa sì che tutti coloro con cui entra in contatto possono fare una pausa nella loro quotidianità e riflettere chiedendo a sé stessi chi sono e cosa vogliono dalla vita. In una società dove non si fa altro che collezionare beni materiali ed essere concentrati sulla carriera è difficile essere felici. La felicità è un sinonimo di libertà, loro invece sono prigionieri. Grazie a Żenia possono sentirsi liberi almeno per un attimo e proprio in quell’attimo tornano ai momenti idilliaci del passato. Nelle loro teste appaiono diverse immagini il cui tema ricorrente è sempre la natura che ci permette di tornare alle nostre radici.

M.E.: Il loro problema è che stanno aspettando tutti un guaritore ma in fondo per trovare la propria identità devono prima confrontarsi con sé stessi.

Perché questo forte desiderio della borghesia di isolarsi?

M.S.: Tutti i protagonisti sono ispirati a persone vere. Dopo l’89 la Polonia è diventata un paese capitalista e la gente ha cominciato ad arricchirsi e cambiare il proprio status quo. All’improvviso ha cominciato a pensare che ha diritto a tutto. Se qualcuno non ha guadagnato abbastanza non appartiene al loro mondo. Tale atteggiamento provoca un enorme divario nella società che non va per niente bene. Una volta i bambini crescevano tutti insieme nei quartieri aperti e adesso invece è cambiato tutto perché le persone con i soldi si chiudono nei condomini protetti e i loro bambini frequentano le scuole private. Non esiste uno spazio comune dove la gente delle diverse classi sociali possa incontrarsi. Nella società si crea quindi un gruppo isolato di persone. In Polonia questa situazione è destinata a peggiorare perché il capitalismo e il materialismo sono fenomeni ancora nuovi e giovani. La nuova borghesia vuole sentirsi di appartenere più all’ovest che all’est dell’Europa il che è ovviamente il risultato di un complesso di inferiorità. E qui si nota un’altra contraddizione dei Polacchi. Da una parte stiamo seguendo un inafferrabile ideale dell’ovest e ci vergogniamo del nostro passato, dall’altra siamo profondamente fieri della storia. Ci manca uno sguardo distaccato da un’altra prospettiva, nel film Żenia rappresenta proprio quello sguardo esterno sulla nostra realtà.

I vostri film sono tutti fatti con una particolare attenzione all’aspetto visivo?

Alla Scuola del Cinema di Łódź, abbiamo visto i film dei maestri del cinema polacco che sono molto attenti e sensibili al tema della fotografia. Prima di scrivere una sceneggiatura osserviamo a fondo la realtà perché i primi progetti che abbiamo realizzato erano documentari. Uno dei nostri maestri, Wojciech Jerzy Has, diceva che “se vuoi fare i film, devi prima vederli” e noi stiamo proprio cercando di raccontare con le immagini.