Slide
Slide
Slide
banner Gazzetta Italia_1068x155
Bottegas_baner
baner_big
Studio_SE_1068x155 ver 2
Baner Gazetta Italia 1068x155_Baner 1068x155
ADALBERTS gazetta italia 1068x155
FA-1013-Raffaello_GazettaItalia_1068x155_v1

Home Blog Page 135

In estate facciamo il pieno di vitamina D!

0

Rispondo alla domanda di una lettrice, che mi chiede chiarimenti sull’integrazione della vitamina D: «Sento spesso parlare di vitamina D: è davvero così importante per il nostro organismo? E come è possibile rimediare a un’eventuale carenza?»

Diciamo subito che la vitamina D per il nostro organismo non è solo importante, è fondamentale, e il controllo dei valori ematici viene spesso sottovalutato per superficialità, quindi è un bene che se ne parli così tanto.

Essenziale per il metabolismo del calcio e per la regolazione del sistema immunitario,  consente di prevenire e fermare la progressione di numerose malattie, da quelle infettive a quelle degenerative e autoimmuni. Nonostante la sua importantissima attività nell’organismo, la vitamina D risulta carente in una percentuale altissima di persone: in Italia si stima che almeno l’80% della popolazione abbia valori inferiori alla norma (dati forniti dalla Società italiana dell’osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro – Siomms).

Bassi livelli nel sangue producono medie e gravi conseguenze fra le quali: difetti congeniti (causati dalla carenza nella madre), rachitismo, sovrappeso, osteoporosi, malattie autoimmuni (fibromialgia, Parkinson, Alzheimer, Sclerosi Multipla, Morbo di Crohn, Artrite Reumatoide), Sindrome da stanchezza cronica, maggior rischio di malattie infettive. Solo per citarne alcune!

La carenza di vitamina D è talmente frequente da essere considerata un’epidemia silenziosa. La causa principale va ricercata nella ridotta esposizione al sole, dovuta a sua volta alla vita moderna condotta sempre più al chiuso, e all’inquinamento da gas serra che riduce l’assorbimento cutaneo delle radiazioni solari. 

La fonte principale di questa preziosa vitamina infatti è l’esposizione solare, grazie alla quale si attiva il processo di sintesi endogena (cioè interna all’organismo stesso). Per assicurarsi una produzione di vitamina adeguata, dovremmo esporci al sole ogni giorno per almeno 15-20 minuti, senza uso di creme solari. In questo breve lasso di tempo, si produce una quantità pari a 10.000 – 20.000 Unità Internazionali. Inutile stare sotto al sole per ore: l’organismo non è in grado di produrne di più, la sintesi va in saturazione. Meglio quindi esporsi poco, ma per più giorni possibili. 

Tuttavia anche chi conduce molte attività all’aperto può sviluppare carenze. Come rimediare? Alcuni alimenti sono ricchi di vitamina D, come per esempio i pesci grassi (tonno, sgombro), fegato, formaggi grassi (burro), tuorlo d’uovo. Tutti cibi di cui però è consigliabile ridurre il consumo al minimo. Se proprio si vuole aumentare l’apporto nella dieta, meglio puntare sulle poche fonti vegetali, soprattutto funghi (shitake e porcini).

L’alimentazione dunque risulta essere insufficiente per il raggiungimento di livelli adeguati di vitamina D nel sangue, per questo motivo l’utilizzo di integratori è fortemente consigliato. Perché se è vero che la natura pensa a tutto, è altrettanto vero che la vita che oggi conduciamo è molto distante da ciò che la natura avrebbe previsto per noi.

Come spiega il dottor Paolo Giordo, autore di “Vitamina D, regina del sistema immunitario” (Terra Nuova Edizioni), «un giusto apporto garantirebbe la prevenzione di molte malattie, anche gravi. Inoltre va preso atto del fatto che, in caso di malattie conclamate, la vitamina D ad alte dosi ha effetti terapeutici evidenti e assai significativi».

La dose giornaliera raccomandata, nota come Rda, è stata individuata sulla base di livelli stabiliti nel 1997 per consentire la prevenzione del rachitismo e altre malattie scheletriche, e prevede 400-600 UI giornaliere (Unità Internazionali). I ricercatori dell’università della California a San Diego e della Creighton University del Nebraska hanno però contestato questi valori, affermando che la Rda è sottostimata di almeno dieci unità di grandezza. Anche un’istituzione molto conservatrice e prudentissima come l’Institute of medicine americano parla di 10.000 UI al giorno come limite sicuro di assunzione per la vitamina D, dose che rappresenta la quantità che il nostro corpo produce in media per un’esposizione solare completa di venti minuti.

Dosi maggiori devono essere monitorate da un medico esperto, per evitare qualunque effetto collaterale, e normalmente vengono somministrate solo in presenza di patologie autoimmuni legate alla carenza di tale vitamina. Il protocollo più noto in materia, è quello ideato dal neurologo brasiliano Cicero Galli Coimbra, ora diffuso e applicato nel mondo da vari medici appositamente formati.

Molte persone, specialmente quelle affette da patologie autoimmuni, presentano una resistenza genetica all’utilizzo della vitamina D: in questi casi si deve forzare questa resistenza aumentando le dosi. Il protocollo terapeutico, ideato e utilizzato dal professor Coimbra, consiste nell’uso di dosi elevate di vitamina D per riportare in equilibrio il sistema immunitario e bloccare l’evoluzione delle patologie autoimmuni, come la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide, la spondilite anchilosante, la malattia di Sjogren, il lupus eritematoso sistemico, la rettocolite ulcerosa, il morbo di Crohn, la psoriasi, la vitiligine e molte altre patologie che rispondono al meccanismo dell’autoimmunità, cioè dell’autoaggressione da parte di cellule del nostro sistema immunitario nei confronti di altre cellule scambiate per “nemiche”. 

Domande o curiosità inerenti l’alimentazione? Scrivete a info@tizianacremesini.it e cercherò di rispondere attraverso questa rubrica!

www.tizianacremesini.it

Szumowska nella selezione ufficiale della 77^ Mostra del Cinema di Venezia

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Un nuovo film di Małgorzata Szumowska e Michał Englert “Never gonna snow again” nella selezione ufficiale della 77^ Mostra del Cinema di Venezia che è stata ufficialmente presentata oggi dal suo direttore Alberto Barbera. Una coproduzione polacco-tedesca con Maja Ostaszewska, Agata Kulesza, Alec Utgoff, Weronika Rosati e Andrzej Chyra competerà con altri 17 film per il Leone d’Oro. La presenza polacca alla prossima Mostra non finisce qui. Una co produzione italo-polacca “Non odiare” di Mauro Mancini è stata selezionata nel concorso ufficiale della Settimana della Critica, sezione collaterale della Mostra del Cinema. Un accento polacco anche tra gli eventi speciali della sezione Giornate degli Autori. Tra i cortometraggi dell’evento Miu Miu Women’s tales che quest’anno, come negli anni passati, ha invitato registe di ogni continente, con sensibilità e stili diversi tra loro, a celebrare la femminilità nel XXI secolo, potremo vedere il corto “Nightwalk”, sempre della Szumowska che sarà presentato accanto a quelli di Zoe Cassavetes, Lucrecia Martel, Giada Colagrande, Massy Tadjedin, Ava DuVernay, Hiam Abbass, So Yong Kim, Miranda July, Alice Rohrwacher, Agnès Varda, Naomi Kawase, Crystal Moselle, Chloë Sevigny, Celia Rowlson-Hall, Dakota Fanning, Haifaa Al-Mansour, Hailey Gates, Lynne Ramsay e Mati Diop. Inoltre “I dannati di Varsavia” (Kanal) di Andrzej Wajda, dedicato all’insurrezione di Varsavia sarà presentato a Venezia il 15 agosto in una rassegna di capolavori restaurati che anticipa la Mostra del Cinema.

Quel treno chiamato Chopin

0

Paolo Gesumunno e Gennaro “Rino” Canfora sono due veterani delle relazioni italo-polacche, con alle spalle oltre 35 anni di lavoro, affetti, vita nella terra di Chopin. E proprio il treno chiamato come il grande compositore romantico li portò, allora studenti di polonistica, nel freddo e nevoso febbraio 1981 a Varsavia, un viaggio che avrebbe cambiato la loro vita mentre parallelamente stava per cambiare quella di milioni di polacchi.

P.G./G.C.: Quando finalmente scendemmo alla fermata di Warszawa Gdańska, in una stazione innevata ma con il sole splendente, ci sembrava d’essere in una scena del film Il dottor Zivago. I controlli erano piuttosto blandi soprattutto sugli stranieri, a differenza di quanto avveniva in Repubblica Ceca. Per arrivare a Varsavia prendevamo il treno per Vienna. La capitale austriaca negli anni Ottanta del secolo scorso era ancora immersa nell’autentica atmosfera mitteleuropea, si sentivano parlare diverse lingue, i gendarmi erano armati fino al collo, la gente si industriava a mandare lettere e oggetti da una parte all’altra della cortina di ferro. Ogni volta che si veniva in Polonia sceglievamo di arrivare a Vienna al mattino per avere tutta la giornata per chiedere al locale consolato il visto di transito per la Cecoslovacchia. La sera si ripartiva in vagoni più scadenti e una volta entrati in Cecoslovacchia il treno si fermava alcune ore, staccavano l’elettricità e restavamo al freddo e al buio. La Polizia di frontiera, con una pila, passava a controllare minuziosamente tutti i vagoni. Poi finalmente salivano i passeggeri locali e si ripartiva alla volta della Polonia.

Il vostro arrivo in Polonia è coinciso con l’inizio di un periodo cruciale della storia di questo paese.

P.G.: La mia impostazione politica mi faceva vedere in modo ideale il comunismo, la bandiera russa era quella dei nostri sogni rivoluzionari. Ma poi vivendo qui ho capito come la Polonia fosse sotto una dittatura opprimente, completamente assoggettata all’Urss. Forse il primo atto in cui il governo socialista di Varsavia prese le distanze da Mosca fu in occasione del caso Chernobyl, aprile 1986. Il governo polacco disse subito la verità sull’incidente, prese le distanze dalla propaganda di Mosca che cercava di coprire l’accaduto. Venne nominato un comitato di salute pubblica guidato da un tecnico e non da un politico e si decise di far bere a milioni di polacchi lo iodio per evitare che venisse assorbito quello radioattivo presente nell’atmosfera. Lo bevve anche mio figlio di cinque mesi. Due anni prima c’era stato l’assassinio di Popieluszko…

G.C.: La Varsavia dove arrivammo era una città in cui gli scioperi erano sempre più frequenti, anche quelli dei mezzi pubblici, tant’è che imparammo presto ad andare a piedi dallo studentato di ulica Zamenhofa fino all’università. Ricordo il primo film che vidi al Kino Kultura, “Robotnicy 80’” una pellicola di protesta di cui venni a sapere attraverso il passaparola. Dopo quella prima borsa di studio entrambi tornammo in Italia e ne ottenemmo un’altra. Nel frattempo era però calata sul paese la Legge Marziale e dovemmo posticipare il nostro ritorno all’estate del 1982.

P.G.: Quando tornai nell’agosto 1982 il clima era surreale perché lo stato di guerra c’era ma in parte sospeso, il corso cui partecipai era ecumenico aperto a ragazzi provenienti da tutti i paesi soprattutto dell’est, ma c’era anche qualche studente dei paesi non comunisti tra cui molti italiani, soprattutto da Roma e Firenze dove c’era lo zoccolo duro della polonistica. Si vedevano molte pattuglie di militari in giro, c’era fermento, clima studentesco d’opposizione, manifestazioni, ma non ho mai vissuto momenti di grande tensione e scontri. Insomma non c’era un clima da caccia alle streghe, credo che la situazione in Cecoslovacchia e Germania dell’Est fosse peggiore, anche in particolare riguardo la delazione politica dei vicini di casa.

G.C.: Quando sono tornato per la seconda volta in Polonia, su consiglio dell’allora lettore di polacco presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli, sono andato a Cracovia. La vita quotidiana scorreva tranquilla ma nei negozi non c’era niente, per qualsiasi esigenza che andasse al di là della sopravvivenza dovevi andare ai Pewex dove si comprava solo con valuta straniera e c’era quasi tutto a cifre proibitive per i polacchi. Due anni dopo, sposato e con figlia, ricordo che passavo le serate a lavar pannolini di cotone perché i “pampers” non c’erano. A Cracovia il clima studentesco anti-sistema era molto vivace, ricordo le manifestazioni del 3 maggio, ricorrenza della prima Costituzione dell’Europa moderna del 1791, che ufficialmente il potere non voleva si festeggiasse, e poi gli artisti critici nei confronti del regime che si esibivano nel famoso cabaret di Piwnica Pod Baranami. Insieme a loro nel novembre del 1983 partii da Cracovia alla volta di Arezzo dove erano stati invitati a partecipare ad un festival di cabaret ed ebbi la possibilità di fare loro da interprete.

Nel frattempo le scelte di vita si realizzavano e siete rimasti in Polonia.

P.G.: Sì, e sono ben felice e sono fiero della parte polacca di me , questa è la mia terra, qui vivono la mia famiglia, i miei figli. Difenderei questo paese di fronte ad una qualsiasi minaccia alla libertà e l’autonomia nazionale. Nel 1989 quando cadde il comunismo io lavoravo da qualche anno all’Università e cominciavo la mia carriera di traduttore. Esperienze bellissime! Ho avuto l’opportunità di conoscere e di collaborare con le più prestigiose istituzioni di questo paese. Nel 1989, la sospirata caduta del muro comportò grosse complicazioni economiche e per un momento pensai anche di tornare in Italia ad insegnare polonistica. Ma nel 1990 fui assunto all’Istituto Italiano di Cultura e oggi festeggio 27 anni di lavoro per lo sviluppo dei rapporti tra i nostri due paesi.

G.C.: Io dopo aver insegnato qualche anno a Cracovia, dove ho conosciuto mia moglie, nel 1987 colsi al volo l’opportunità di lavorare all’Istituto di Cultura di Varsavia. In quel momento l’Italia sia a livello culturale, con l’organizzazione di eventi in Polonia, sia a livello politico si dimostrò molto vicina ai polacchi. Il 2 giugno 1989 all’Ambasciata Italiana per la Festa della Repubblica erano presenti Cossiga, Andreotti, Jaruzelski e Walesa. L’Italia fu il primo paese a riconoscere il cambio politico della Polonia che poco tempo dopo avrebbe visto l’entrata di Solidarnosc nel governo. Anch’io mi sento molto polacco e d’altra parte questo paese sia in tempi difficili sia oggi mi ha sempre accolto benissimo e poi qui sono nati e cresciuti i miei figli. Da napoletano posso dire che dell’Italia mi manca solo il sole.

G.C./P.G.: Tra le tante esperienze avventurose vissute in quegli anni le tournée con le maggiori orchestre sinfoniche e teatri dell’opera polacchi. Quali accompagnatori e traduttori, girammo praticamente tutte le città italiane insieme al mitico maestro Silvano Frontalini; passammo tutte le frontiere e vissuto quei momenti insieme a bravissimi artisti polacchi costretti a guadagnarsi il pane girovagando su vecchi autobus Ikarus. Abbiamo condotto corsi di italiano alla radio e alla televisione, Rino ha recitato in Komedia Małżeńska, film culto di quegli anni… Insomma di tutto e di più!

Come nascono gli istituti italiani di cultura in Polonia?  

P.G./G.C.: Nel 1965 fu aperta in ulica Nowowiejska una sala lettura con libri in italiano che nel 1974 si trasformò in Istituto Italiano di Cultura. La sede era uno storico palazzo in ulica Foksal, veramente un bel posto, in cui avevamo anche una sala cinema con due veri proiettori per pellicole da 35mm. Però eravamo in affitto e la manutenzione era scarsa. Il governo italiano cercò di acquistare lo stabile ma, caduto il comunismo, risultò problematico individuarne il vero proprietario, finchè nel 2001 l’ambasciatore Biolato spinse l’Italia a comprare l’attuale sede in Marszalkowska.  Nel frattempo era nato anche l’Istituto Italiano di Cultura di Cracovia.

foto: Agata Pachucy

Venerdì scorso la marcia a Varsavia contro la violenza sulle donne

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

“No alla violenza domestica” questa frase scandivano tutti i partecipanti alla marcia contro le violenze domestiche, preparata dalle organizzazioni femministe in risposta alla decisione del governo Morawiecki di uscire dalla cosiddetta “Convenzione d’Istanbul” che tutela i diritti contro gli abusi delle donne. Urszula Nowakowska del Centro dei Diritti delle Donne ha commentato la situazione dicendo che la Convenzione è un apprezzata da tante organizzazioni che combattono la violenza e che non si capisce come mai dopo cinque anni dalla ratifica di essa devono ancora combattere per non farla sparire. Nowakowska aggiunge che, nonostante la Convenzione d’Istanbul, c’è sempre tanto da fare nel campo dei maltrattamenti domestici perché ancora capitano dei casi di femminicidi e ha aggiunto che la prospettiva di uscire dalla Convenzione porta con sé solo l’abbassamento della protezione dei diritti delle donne. Alla marcia erano presenti anche altre organizzazioni come Warszawskie Dziewuchy, Ogólnopolski Strajk Kobiet, Wielka Koalicja za Równością i Wyborem e Warszawski Strajk Kobiet. La manifestazione è partita alle 17:30 dalla sede di Ordo Iuris a Varsavia (che è uno dei gruppi ideatori dell’iniziativa “Si per la famiglia, no per gender” e richiede la cancellazione della Convenzione d’Istanbul) ed è finita alle 19:00 sotto la sede del Ministero della Famiglia, Lavoro e Politica Sociale. Simili proteste si sono svolte anche in altre città della Polonia. La Convenzione d’Istanbul ha come obiettivo proteggere le donne contro ogni forma di violenza e pone una connessione tra il maltrattamento e la disuguaglianza di trattamento uomo-donna e vieta qualsiasi giustificazione delle violenze anche quelle motivate religiosamente. La Convenzione è stata firmata dalla Polonia nel 2012 e ratificata nel 2015. Il Ministro Maląg la settimana scorsa spiegava che l’uscita dalla convenzione non è sicura ma il Vicecapo del Dipartimento della Giustizia Romanowski nella conversazione con PAP ha confermato che il Ministero è pronto per svolgere i lavori formali in merito, in quanto secondo lui La Convenzione va contro la nostra Costituzione. La Settimana scorsa Ordo Iuris ha annunciato una raccolta di firme per cancellare la Convenzione usando gli stessi argomenti e sottolineando che in questo modo lottano per i diritti dei genitori alla libertà nell’educazione dei propri figli.

Tecnologie moderne al servizio della sicurezza dei più piccoli

0

L’Italia tra i pionieri delle ultime soluzioni dedicate ai bambini

Alla fine del 2019 l’Italia è stata il primo paese europeo ad adottare disposizioni formali relative alla sicurezza di un bambino in auto andando oltre la basilare necessità di avere un seggiolino. Da quando la legge è entrata in vigore ogni genitore o adulto che trasporta un bambino di età inferiore a 4 anni è obbligato a dotarsi di uno speciale sensore elettronico che emette un segnale luminoso e acustico avvisando della presenza del bambino in auto e di un allarme che suona se viene abbandonato. Perché questo tipo di legge? Chi riguarda? Quali conseguenze comporta?

Ogni anno i media di tutto il mondo denunciano le tragiche conseguenze dell’abbandono di un bambino in macchina. La temperatura all’interno di un veicolo chiuso aumenta molto rapidamente. Nel giro di poco tempo la macchina può diventare una trappola mortale per un bambino.

Secondo il nuovo regolamento i seggiolini devono essere muniti di uno speciale sistema luminoso ed acustico che avvisa il conducente della presenza di un bambino in macchina, allarme che scatta se il bambino viene lasciato dentro. Inoltre alcuni sistemi di allarme mandano i messaggi al conducente informando del bambino che rimane nell’auto chiusa. I conducenti che non rispetteranno queste norme rischiano una multa da 81 a 326 euro e cinque punti di penalità.

Chicco BebèCare

Gli ingegneri dell’azienda italiana Chicco, da anni all’avanguardia nell’ambito dei prodotti per bambini, hanno subito colmato il vuoto del mercato creando il sistema di notifica Chicco BebèCare che combina uso universale, funzionamento intuitivo e tecnologie avanzate.

Universale: Chicco BebèCare è un piccolo dispositivo a clip, che può essere utilizzato con qualsiasi seggiolino per auto. Funziona con un’applicazione gratuita.

Intuitivo: Chicco BebèCare va acceso quando si mette il bambino sul seggiolino e spento quando si rimuove il bambino dal seggiolino.

Innovativo: tutte e tre le funzioni di allarme si accendono automaticamente attraverso un’apposita applicazione che collega Chicco BebèCare allo smartphone del genitore/adulto. Nel caso dei genitori/adulti più distratti, l’applicazione invierà un messaggio con la geolocalizzazione dell’auto ai familiari più stretti indicati durante l’installazione dell’applicazione.

Il dispositivo anti-abbandono per il momento è obbligatorio solo in Italia ma anche in Polonia la consapevolezza del rischio è aumentata in modo significativo negli ultimi anni e la partecipazione dei media nelle campagne sociali aiuta a richiamare l’attenzione dei genitori e dei tutori su questo problema. Quest’estate tanti personaggi famosi e celebrità sono stati coinvolti nella diffusione dell’uso dei sistemi per impedire ai genitori di abbandonare i bambini in macchina.

 

Sito web: www.chicco.it
Link al prodotto:
www.chicco.it/prodotti/8058664124817.chicco-bebecare-easy-tech.sicurezza-in-auto.accessori-viaggio.html

Il festival Wschód Kultury a Białystok, Rzeszów e Lublin

0
nor

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Tra il 20 agosto e il 6 settembre a Białystok, Rzeszów e Lublin avrà luogo una serie di festival culturali Festiwal Wschód Kultury organizzati dal Centro Nazionale della Cultura e dalle autorità locali. L’iniziativa è organizzata nell’ambito della collaborazione della Polonia orientale con i paesi del Partenariato Orientale. Lo scopo del progetto è quello di condividere e promuovere le esperienze culturali, è uno dei programmi più importanti di questo tipo in Polonia. “Il festival ha una decennale tradizione e da qualche anno viene avviato in tre città contemporaneamente”, ha sottolineato Jarosław Sellin, viceministro della cultura. Il politico ha aggiunto che l’iniziativa ha un significato prioritario per il Ministero della Cultura e che rimane importante anche dal punto di vista dei rapporti politici tra i paesi del Partenariato Orientale. Il Ministero attraverso il Centro Nazionale della Cultura finanzia il festival con 2 milioni 100 mila di zł, le autorità locali di Rzeszów sono in grado di destinare per questo scopo 900 mila di zł e le autorità di Białystok e Lublin 375 mila di zł. Il direttore del Centro, prof. Rafał Wiśniewski, ha notato che il festival ha un carattere multidimensionale. Numerose forme della cultura si intrecciano e nello stesso tempo si svolge un dialogo tra vari paesi. “Abbiamo lavorato sodo in marzo, aprile, maggio e giugno”, ha detto Wiśniewski. Questo anno il festival sarà inaugurato a Białystok dove tra il 20 e il 23 agosto avrà luogo l’evento sotto il nome “Inny Wymiar” (Altra Dimensione). Inny Wyniar presenta tutta la ricchezza del patrimonio culturale di Białystok. Il vicesindaco della città, Adam Musik, ha sottolineato che Białystok è un posto multiculturale perché fino alla seconda guerra mondiale ci abitavano non solo i polacchi, ma anche russi, bielorussi, ucraini, ebrei, tedeschi e tartari. A Rzeszów avrà luogo la decima edizione dello Stadio Europeo della Cultura (Europejski Stadion Kultury). Nel programma figurano proiezioni cinematografiche, mostre, sfilate, workshop e varie attività per bambini e adulti. I bambini potranno partecipare ai workshop teatrali. Per gli amanti dei giochi da tavola sarà destinato il progetto KrosCon. Il punto più importante dell’evento a Rzeszów sarà il concerto aperto da Krzysztof Cugowski e la Filarmonica della Precarpazia. Sulla scena di Hala Podpromie si presenteranno anche Ania Dąbrowska e Sirusho, Sorry Borys e Nino Katamadze, Miuosh e GO A, Katarzyna Nosowska e PVNCH. Il ciclo di festival finirà con Inne Brzmienia (Altri Suoni) a Lublin (il 3-6 settembre). Il programma prevede tanti concerti. Tutto il programma è accessibile sul sito web: https://www.nck.pl/projekty-kulturalne/projekty/wschod-kultury/aktualnosci/bialystok-rzeszow-lublin-program-2020.

[Aggiornamento 23.07.2020] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

0

Si registrano ancora nuovi casi in Polonia con un numero complessivo di casi attivi in calo a 8.317 infetti, di cui gravi 71, ovvero circa l’ 1% del totale.

Complessivamente i numeri dell’epidemia rimangono sotto controllo e senza pressione eccessiva sulle strutture sanitarie polacche. La Slesia resta l’area con più contagli, 14.781 dall’inizio dell’epidemia.

Questa settimana è stato raggiunto l’accordo sul Recovery Fund che prevede risorse per oltre 750 miliardi di euro per affrontare la ripresa post COVID-19, di cui 170 miliardi saranno destinati alla Polonia e 209 miliardi all’Italia. Viene per la prima volta accettato in Unione Europea il principio di un debito pubblico comune attraverso Eurobond per finanziare stati membri, colpiti fortemente dalla pandemia di coronavirus.

***

Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri: situazione al 15 luglio 2020

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

 

Le Marche, l’Italia in una regione

0

Nell’immaginario collettivo pensare alle Marche fa subito correre la mente ad una distesa di colline coltivate costellate da città d’arte e antichi borghi. Un’armoniosa fusione di storia, arte, natura, che si integra con la bellezza della costa e la forza delle montagne in un unicum che affascina il turista che può scegliere tra diversi itinerari. Una regione che si contraddistingue anche per l’essere terra d’ispirazione di poeti, artisti e musicisti come Giacomo Leopardi, Raffaello da Urbino che sarà celebrato in tutto il mondo nel 2020, Gentile da Fabriano, Bramante, Federico Barocci, Gioachino Rossini, Giovan Battista Pergolesi, Gaspare Spontini, Padre Matteo Ricci, che qui sono nati.

Le Marche sono un museo diffuso – pieno di capolavori di Raffaello, Piero della Francesca e Lorenzo Lotto, P.P. Rubens e Tiziano – contrappuntato da strade e anfiteatri romani, abbazie, monasteri, chiese, castelli, librerie storiche, botteghe di ceramica. Una regione ricca di manifestazioni culturali come il Rossini Opera Festival a Pesaro, lo Sferisterio Opera Festival e il Festival Pergolesi Spontini a Jesi. Le Marche sono la regione italiana in cui grazie alla qualità della vita e dell’ambiente si vive più a lungo.

MARE

180 km di costa, 26 località che si affacciano sul Mar Adriatico attrezzate per vacanze, ben 16 Bandiere Blu, ottenute per la qualità delle acque e della costa, per i servizi e l’educazione ambientale. Si può scegliere tra spiagge di sabbia finissima, ghiaia o roccia, con scogli o palme. Tra Gabicce Mare e Pesaro una suggestiva strada panoramica di circa 20 chilometri lambisce pittoreschi paesi di pescatori, a picco sull’azzurro dell’Adriatico, che fanno parte del Parco regionale del Monte San Bartolo. A sud di Ancona inizia il Parco regionale del Monte Conero, che si specchia sul mare offrendo uno spettacolo di rara suggestione. Nelle coste marchigiane si possono praticare numerosi sport, come il wind surf, lo sci nautico, la vela, l’attività subacquea, il kitesurf, il beach volley. Le serate sono animate da manifestazioni come il famoso Summer Jamboree di Senigallia dedicato alla musica anni ‘40 e ’50.  Le sagre che celebrano il pesce, come i noti Festival del Brodetto di Fano e di Porto Recanati, sono sparse in tutta la regione e si svolgono principalmente da giugno a settembre.

GENIUS LOCI

Ad Urbino, città natale di Raffaello Sanzio, una delle capitali del Rinascimento, degno di nota è il Palazzo ducale, dimora principesca tra le più belle d’Europa fatta realizzare dal duca Federico da Montefeltro. Loreto è sede di uno dei santuari mariani più celebri d’Europa e nel contempo è ricca di opere d’arte. Ascoli Piceno è una città medievale tra le più belle d’Italia, con le sue torri e i palazzi in travertino. Fabriano è la città dell’ingegno e dell’arte, nota per la fabbricazione della carta ed è città Creativa UNESCO. Nel 2017 anche Pesaro è entrata nel circuito UNESCO come Città della musica. A Jesi nacque Federico II Hohenstaufen, il grande imperatore medievale (1194-1250) cui è stato dedicato il museo multimediale Federico II Stupor Mundi. La profonda connessione storica tra cultura e civiltà del fare, arte e ingegno, creatività e artigianato hanno fatto del “Made in Marche” un sistema riconoscibile a livello mondiale. 

ENOGASTRONOMIA

Le Marche sono la sintesi delle prelibatezze italiane raggruppate in un’unica terra. In virtù della conformazione del territorio, dominato dai monti e affacciato sul mare, si possono incontrare diverse tradizioni culinarie. La cucina è caratterizzata da ingredienti semplici e genuini, da piatti dai sapori forti e decisi sia a base di carne, che a base di crostacei, pesce azzurro e frutti di mare. I piatti più famosi a base di pesce sono il brodetto, le code di rospo in potacchio, cioè in olio, aglio e rosmarino; le seppie con piselli; lo stoccafisso all’Anconitana; le melanzane con le alici; le alici marinate; la frittata di alici; gli sgombri al pomodoro. C’è poi un’ottima produzione di tutte le principali specie di tartufo mentre molto diffusa, in montagna, è la raccolta dei funghi. La storia dei salumi è intimamente connessa con le origini mezzadrili della popolazione, che utilizzava quasi tutte le parti del maiale per alimentarsi, senza sprecarne alcuna. Da qui hanno origine i due salumi più tipici del territorio, il salame di Fabriano e il ciauscolo, diffuso soprattutto nel maceratese.

Grazie ai 7.200 ettari di uliveti, le Marche sono una regione particolarmente vocata alla produzione di olio dalle grandi proprietà organolettiche, qualità legata in modo indissolubile all’oliva: molto pregiata quella tenera ascolana, ritenuta la migliore oliva verde da tavola, nota nella sua versione in salamoia, farcita e fritta “all’ascolana”. Dall’abbondanza di pascoli derivano tanti squisiti formaggi di latte vaccino, ovino, caprino e misto. Le colline marchigiane sono il territorio ideale per la coltura della vite e la produzione di uve zuccherine e profumate, ideali per ottenere vini di eccellente qualità. Il carattere autentico della cucina marchigiana trova felice espressione anche nei dolci quasi tutti di matrice contadina: Castagnole, Biscotti al vino, Marocchini, Sciughetti o polenta di mosto, Bostrengo, Salame di fichi, Frustingo, Ciambellone, Pizza sbattuta, Cicerchiata, Ravioli di marroni, Funghetti di Offida, Calcioni o Piconi, Frappe, croccante con le mandorle o con le noci, cavallucci di Cingoli, la Cicerchiata. Dolci con poco zucchero, perché un tempo era un bene prezioso da usare con parsimonia e il miele aveva il compito di dolcificare gli ingredienti. 

SHOPPING E ARTIGIANATO

Le Marche sono una meta perfetta per lo shopping tra capi di qualità, come le pregiate scarpe italiane, gli abiti griffati e tanti altri prodotti del made in Italy a prezzi convenienti. Oltre ai marchi famosi lo shopping include anche le lavorazioni artigianali di antica tradizione. Tra queste si annoverano la lavorazione della pelle, la produzione della carta di Fabriano, le terrecotte, la maiolica, la lavorazione del ferro battuto e del rame e i tappeti rustici in lana. Ad Offida si tramanda da generazioni l’arte del merletto a tombolo, con museo dedicato. Celebre in tutto il mondo è anche la lavorazione del mobile del restauro del mobile antico. Altro importante settore è quello degli strumenti musicali: a Castelfidardo si realizzano le celebri fisarmoniche. Nel Maceratese è diffusa la lavorazione del giunco, dei vimini e del bambù. Nel Fermano si producono cappelli, i cui modelli più artistici sono conservati nel Museo del Cappello di Montappone. E poi ancora segnaliamo le pipe in legno e la lavorazione della pietra, dal travertino di Ascoli Piceno all’arte degli scalpellini di S. Ippolito, fino del restauro del libro antico, in particolar modo nella città di Urbino, dove è presente una scuola nota a livello nazionale.

MONTAGNA, PARCHI E NATURA ATTIVA

Visitare l’entroterra marchigiano non è soltanto un’occasione per godersi una vacanza rilassante nella pace di verdi colline, quanto una sorta di arricchimento interiore e culturale determinato dall’incontro con opere d’arte, vicende storiche e memorie letterarie. Un’ottima modalità di accostarsi a queste peculiarità delle Marche è il turismo Plein Air, utilizzando camper o caravan e muovendosi senza “vincoli” e in modo “creativo”, coniugando le esigenze di svago con la conoscenza del paesaggio, della natura, del patrimonio culturale ed artistico dei luoghi visitati.

Il 30% della superficie regionale è caratterizzata da montagne che, oltre ad offrire al visitatore un ambiente intatto e straordinarie bellezze naturali, sono intrise di testimonianze lasciate da monaci e eremiti e di antichi insediamenti piceni, romani, longobardi o bizantini. Due i parchi nazionali (Monti Sibillini e Gran Sasso e Monti della Laga), quattro i parchi regionali (Monte Conero, Sasso Simone e Simoncello, Monte San Bartolo e Gola della Rossa e di Frasassi) e sei le riserve naturali (Montagna di Torricchio, Ripa Bianca, Sentina, Gola del Furlo e Monte San Vicino e Monte Canfaito). La conformazione del territorio permette nel corso di una giornata di alternare escursioni subacquee, suggestivi percorsi a cavallo o in mountain bike, oppure partecipare a un torneo di beach volley per poi confrontarsi con il free climbing, arrampicati sulle bianche falesie a picco sul mare.

D’inverno le cime innevate della dorsale appenninica regalano agli appassionati piste per lo sci di fondo, sci-escursionistico e lo sci-alpinismo. Nella bella stagione una fitta rete di sentieri si apre agli appassionati dell’escursionismo con itinerari da percorrere a piedi, a cavallo o in mountain-bike. Per chi cerca attività ad alto tasso adrenalinico sono disponibili il volo libero, il volo in deltaplano e le discese in parapendio. Nell’ambito degli sport acquatici le acque del Metauro sono ideali per gli appassionati della canoa e del kayak.

Uno dei modi più piacevoli per visitare la regione è la bicicletta, perché offre la possibilità di apprezzare, nello stesso tempo, le bellezze naturalistiche, storico-artistiche e di assaporare le specialità enogastronomiche tipiche. Le Marche sono poi meta ideale per gli amanti del golf che trovano nel curato manto erboso, ricco di piccoli specchi d’acqua, il green perfetto su cui esercitarsi. Sono inoltre numerose le località termali presenti in tutta la regione, che hanno come loro elemento principale e purificatore l’acqua.

E passiamo ai motori importanti nelle Marche non soltanto perché a Tavullia è nato Valentino Rossi, leggenda del motociclismo, ma anche per la fabbrica a Pesaro di moto Benelli, visibili nel Museo delle Officine Benelli a Pesaro e per il Museo Morbidelli, dell’omonima fabbrica di moto. Da non perdere il Museo della Vespa a Pollenza (www.pollenza.mc.it)

SPIRITUALITÀ E MEDIAZIONE

Visitando le Marche ci si trova immersi tra eremi, abbazie, grotte, monasteri che sorsero soprattutto lungo le principali vie di comunicazione romane – la via Flaminia e la via Salaria- e lungo le valli fluviali che dall’Adriatico risalgono verso l’Appennino. Nella regione figurano anche due magnifici esempi di architettura cistercense romanico-gotica: a Chiaravalle l’Abbazia di Santa Maria in Castagnola, fondata dai monaci di Clairvaux e nei comuni di Urbisaglia e Tolentino l’Abbazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra, fondata dai frati dell’omonima chiesa milanese. Segnaliamo poi due cammini, il primo “Loreto – I Cammini Lauretani” ricco di carica simbolica, di riferimenti storico-culturali e artistici (www.camminilauretani.eu). Il secondo è il “Cammino Francescano della Marca”, 180 km da Assisi ad Ascoli Piceno, ripercorre i luoghi toccati da San Francesco nelle sue predicazioni verso le Marche Meridionali (www.camminofrancescanodellamarca.it).

Gazzetta Italia è il partner del festival Cinema Italia Oggi 2020

0

Autrice del video: Nel Gwiazdowska

La ricerca dovrebbe avere più supporto economico

0

Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Secondo il prof. Dariusz Tworzydło dell’Università di Varsavia, i soldi che sono stati assegnati alla Polonia per i prossimi 7 anni dalla UE e per il Fondo della Ricostruzione, in gran parte serviranno alla ricerca seguendo la strada della UE che vuole sviluppare le nuove tecnologie. La ricerca dovrebbe essere sviluppata non solo in Polonia ma in tutta l’UE. Piotr Palutkiewicz dall’Unione degli imprenditori e datori di lavoro, spiega che bisognerebbe dividere i soldi assegnati dalla UE in due gruppi: quelli dedicati all’agricoltura, alle strade ecc. e il Fondo della ricostruzione assegnato a causa del COVID-19, che nei prossimi 3 anni dovrebbe aiutare i paesi europei a recuperare i danni post epidemiologici e per ottenere questo, la Polonia ha ricevuto 64 mld euro. Palutkiewicz ha elencato che i fondi saranno maggiormente dedicati alla trasformazione energetica, infrastrutturale, e sviluppo delle tecnologie necessarie per l’industria, l’educazione e la digitalizzazione. In più Palutkiewicz afferma che i soldi del Fondo della ricostruzione aiuteranno a sviluppare le nuove tecnologie anche nella medicina. Secondo prof. Tworzydło i fondi verranno anche assegnati agli imprenditori privati, il che rafforzerà la nostra economia. Palutkiewicz invece aggiunge che i fondi assegnati allo sviluppo della trasformazione energetica non sono abbastanza perché assicura che Polonia spenderà più che i 3,5 mld euro ottenuti dalla UE.