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Nuova commessa per Pesa, fornirà 25 tram a Sofia

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

Il contratto concluso ieri (per corrispondenza a causa della pandemia da COVID), tra Stolichen Electrotransport EAD e Pesa Bydgoszcz prevedere una fornitura da parte di quest’ultima di 25 tram di tipo swing a Sofia. Questo è il quarto contratto dell’industria polacca firmato con le autorità della capitale  bulgara, Pesa ha già prodotto e consegnato 37 veicoli a Sofia. Il contratto prevede la consegna di altri 25 tram con parametri tecnici simili ai veicoli forniti precedentemente. I tram di tipo swing forniti dall’azienda polacca avranno il pianale ribassato, cinque carrozze e la lunghezza di 30 metri, con 41 posti a sedere e 160 posti in piedi. Inoltre, i veicoli in questione saranno climatizzati nonché adattati al trasporto di persone con disabilità motorie e ipovedenti. Come previsto dal contratto le consegne di 25 Swing a Sofia dovrebbero concludersi nel 2023. Secondo quanto affermato dal presidente dell’impresa polacca Krzysztof Zdziarski, la collaborazione con Stolichen Electrotransport è molto fruttuosa da anni, rimanendo in linea con la strategia del rafforzamento  della posizione di Pesa sul mercato dei tram nell’Europa centrale e orientale. Secondo quanto affermato dal direttore dei progetti strategici e della comunicazione, Maciej Grześkowiak l’esito della gara è stato deciso nel luglio 2020 ma i ricorsi successivi da parte dei concorrenti di Pesa hanno portato all’estensione della procedura. Le trattative con la parte bulgara hanno visto coinvolti il Ministero degli Affari Esteri polacco, il Vice Ministro Paweł Jabłoński e l’Ambasciata della Repubblica di Polonia a Sofia. Dopo la realizzazione definitiva del contratto firmato giovedì, 62 tram di tipo Swing prodotti a Bydgoszcz saranno presenti nelle strade della capitale bulgara. Attualmente, l’azienda polacca produce ulteriori tram per Jassi e Craiova (Romania), Toruń e Chorzów. Inoltre, Pesa ha presentato la migliore offerta per la consegna di 30 tram a Cassovia (Slovacchia) nonché per la consegna di 40 tram a Breslavia.

https://www.wnp.pl/logistyka/polskie-tramwaje-jada-do-bulgarii-duza-umowa-pesy,506752.html

[Aggiornamento 18.11.2021] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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In Polonia questa settimana si sono registrate ancora nuove infezioni da COVID-19, il numero complessivo dei casi attivi è 356.523 (settimana scorsa 319.929), di cui in gravi condizioni 1.345 (settimana scorsa 1.006), ovvero circa lo 0,4% del totale.

Gli ultimi dati mostrano 24.882 nuove infezioni registrate su 99.500 test effettuati, con 370 morti da coronavirus nelle ultime 24 ore.

Il numero delle vittime nell’ultima settimana è stato di 1.470 morti (settimana scorsa 1.129) e la situazione nelle strutture sanitarie polacche sta peggiorando, con l’occupazione dei posti letto in crescita negli ultimi giorni.

Sono 15.713 i malati di COVID-19 ospedalizzati (scorsa settimana 12.030), con 1.345 terapie intensive occupate (scorsa settimana 1.006).

Attualmente sono state effettuate 40.203.203 vaccinazioni per COVID-19 e 20.197.468 persone hanno completato il ciclo vaccinale.
La copertura sul totale della popolazione è di circa il 53,2% (https://vaccinetracker.ecdc.europa.eu).

Sono oggetto di valutazione nuove restrizioni per contenere il crescere dei numeri della pandemia, al momento restano vigore fino a fine novembre le restrizioni attuali tra cui l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi pubblici al chiuso.

Sono aperti bar e ristoranti e sono consentite riunioni fino a 150 persone. Sono aperti hotel, centri commerciali, negozi, saloni di bellezza, parrucchieri, musei e gli impianti sportivi, anche al chiuso.

Ogni attività è sottoposta a regime sanitario e sono previste limitazioni sul numero massimo di persone consentite, in linea generale è consentita 1 persona ogni 10 m2, con norme di distanziamento per limitare le occasioni di contagio.

Per quanto riguarda gli sposamenti, salvo per vaccinati o ingressi con presentazione di test COVDI-19 negativo PCR molecolare o test antigenico effettuato nelle 48 ore precedenti, resta in vigore l’obbligo di quarantena di 10 giorni.

Per gli ingressi in Polonia da paesi al di fuori dell’area Schengen è prevista quarantena automatica obbligatoria, fino alla presentazione di un test negativo effettuato in Polonia successivamente all’ingresso, ma non prima di 7 giorni dal momento dell’ingresso nel paese. Sono escluse dall’obbligo di quarantena le persone vaccinate per COVID-19 con vaccini approvati dall’EMA.


Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia.

Dal 17 luglio è stato introdotto anche in Polonia il Digital Passenger Locator Form (dPLF) – Karta Lokalizacji Podróżnego.

Per spostamenti all’interno dell’UE, si raccomanda di verificare le restrizioni nei singoli paesi sul portale: https://reopen.europa.eu

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Dal 22 al 28 novembre la Settimana della Cucina Italiana con iniziative in tutta la Polonia

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Presentata stamattina presso palazzo Szenklier sede dell’Ambasciata d’Italia a Varsavia la Settimana della Cucina Italia. “La cucina italiana è nota in tutto il mondo e amatissima anche in Polonia, ma è cruciale sfruttare iniziative come la Settimana della Cucina Italiana per comunicare gli elementi fondanti della nostra cucina ovvero la qualità dei prodotti e l’autenticità del gusto italiano”, ha dichiarato l’ambasciatore Aldo Amati. Luigi Iannuzzi ha poi presentato alcune delle tante iniziative in programma, su tutto il territorio polacco, tra cui la masterclass del 30 novembre con lo chef stellato Eugenio Boer, membro degli Ambasciatori del Gusto e i seminari itineranti del cuoco Anuelo Serra, rappresentante della Federazione Italiana Cuochi. Poi è intervenuta la direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia Donatella Baldini, in rappresentanza anche del collega Ugo Rufino dell’Istituto di Cracovia, sottolineando l’ampio contributo degli Istituti al programma di promozione della cucina italiana con video sulle ricette regionali, conferenze, eventi come quello dedicato alla cucina abruzzese all’Istituto di Cracovia e la mostra “Trame creative”, dedicata ad una originale sinergia tra pasta e design, visitabile nella sede dell’Istituto di Varsavia dal 22 novembre al 10 dicembre. Il direttore dell’Agenzia ICE Paolo Lemma ha sottolineato la forza economica del settore agroalimentare italiano che l’anno scorso ha esportato in Polonia prodotti, vino incluso, per oltre un miliardo di euro. Lemma ha anche ricordato le storiche battaglie a tutela del cibo italiano ovvero la volontà di arrivare ad una etichettatura internazionale autentica e precisa e la lotta all’Italian Sounding di prodotti che di italiano hanno solo la denominazione. L’ICE lancerà in questi giorni anche le video ricette di 2 noti foodblogger, Tomasz Strzelczyk e Matteo Brunetti, e una campagna promozionale sul Gorgonzola. Piero Cannas, presidente della Camera di Commercio e dell’Industria Italiana in Polonia, ha spiegato che la Camera si è particolarmente concentrata sul vino con una web serie sulle aziende vinicole nell’ambito del progetto “True Italian Taste” del ministero degli esteri, e la pubblicazione di una Guida sulle specialità vinicole di alcune regioni italiane realizzata da due noti esperti polacchi del settore Tomasz Prange-Barczynski e Wojciech Bonkowski.

Polonia Oggi

A Verona non c’è spazio per i sentimenti

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È stato come a Genova: una catena di eventi si susseguiva nella memoria all’infinito, proprio come le pianure dell’Emilia-Romagna e del Veneto. Non volevo visitare IL balcone solo per dispetto, volevo dimenticare tutti i balconi. A dire la verità, la mia meta era l’altare di San Zeno, lo scopo era di seguire il geniale Mantegna, un’artista così legato a questa regione e dintorni. Proprio lì, in una vetrina di una pasticceria, mi ha sorpreso la “torta Russa”, splendida, tipica della zona, che alla fine non ho assaggiato… Ma sembrava più attraente e più dolce del mito shakespeariano della città.

Non potevo però dimenticare i balconi. In Piazza delle Erbe a Verona i balconi sono magnificamente fioriti, formando delle ghirlande favolose che Mantegna non dimenticò di includere nel suo altare meraviglioso a San Zeno. Pensavo alle parole con cui Muratov descrisse la città e questa piazza: “la mattina dell’estate brilla qui sul pavimento bagnato, nei flussi dell’acqua cristallina della fontana, nei colori della frutta e della verdura, che profumano di terra e di giardino sotto gli ombrelloni della bancarella”. Ho sempre voluto vederlo e così me lo ricordo. Verona fa parte del Veneto e ogni dubbio riguardante l’appartenenza storica lo dissipa il Leone di San Marco, esposto su ogni edificio di questa piccola, ma piuttosto benestante città che in certi luoghi ricorda un paesino di provincia.

Sono arrivato a Verona direttamente dal Lago di Garda con un pullman che avevo trovato miracolosamente ad una stazione di Sirmione. Il posto in cui sono arrivato sembrava completamente diverso, alterato dalle acque dell’Adige. A proposito, è sorprendente la vivacità, audacia e ampiezza dello scorrere di quel fiume alpino. La Città Antica è infatti un promontorio che da Porta Nuova e Porta Palio (metà XVI secolo, realizzata da Michele Sanmichele), attraversa il quartiere Cittadella, fino al Ponte Pietra, e raccoglie in sé tutte le ricchezze veronesi. La Basilica di cui ho parlato è situata nel quartiere del padrone della città, san Zeno, ed è un esempio dell’architettura dell’Italia settentrionale del XII secolo: portici e campanili con righe impressionanti di pietra e mattoni sulle mura. L’opera di Andrea Mantegna è la prima dossale rinascimentale di questo tipo. La composizione scultorea si mescola con la decorazione pittorica, formando un tutto complementare, basta solo notare le colonne che danno l’impressione che la scena nel portico sia più spaziosa e reale: la Sacra Conversazione che coinvolge anche il patrono della chiesa, san Zeno, che sta lì, con capelli neri corvini, barbuto, tenendo orgogliosamente un pastorale. Vale la pena dare un’occhiata ai dipinti sulla predella: sono copie di quelli rubati da francesi nel 1797. I dipinti originali sono esposti al Louvre a Parigi e al museo di Tours. Si può dire che sia stata una sorta di punizione da parte di Napoleone per l’opposizione degli abitanti (non solo nella città di cui parliamo) contro l’invasore francese.

Passeggiando da San Zeno Maggiore lungo l’Adige raggiungiamo il Museo di Castelvecchio, testimone del regno degli Scaligeri. Il periodo del massimo potere della dinastia scaligera fu il XIV secolo e il regno di Cangrande II Della Scala, che però non superò mai lo splendore dei Visconti o dei d’Este, nonostante le sue grandi ambizioni, soprattutto per quanto riguardava l’unificazione dell’Italia quando era all’apice del suo potere. A questo proposito viene richiamato spesso Dante, un ospite frequente della corte. Prendendo in considerazione le questioni pratiche e non quelle umanistiche il Signore di Verona aveva l’abitudine di invitare alla corte personaggi di ogni tipo che erano stati esiliati dalle loro patrie e il grande poeta fiorentino probabilmente vi si sentiva come un estraneo. La pietra tombale di Cangrande Della Scala in centro della città, vicino alla Piazza dei Signori, con le sue torri gotiche, è una delle tracce più interessanti del legame degli scaligeri con la patria veronese. A Castelvecchio invece si sente non solo lo spirito dei vecchi tempi, ma anche il profumo di vernice e legno perché proprio qui viene esposta una collezione notevole d’arte, circondata dalle stanze decorate meravigliosamente, ma con modestia. Se vogliamo visitare Venezia, già qui troveremo un pezzo di questa città, nelle pitture di Veronese, Bellini o Tintoretto. Degne di nota sono le opere di artisti veronesi quali Stefano di Verona e Pisanello. Quest’ultimo merita un commento più lungo: tracce della produzione artistica di uno degli artisti italiani più noti (un medaglista) si possono ritrovare in tutta Verona. In primo luogo bisogna visitare la chiesa di Santa Anastasia. In alto, sopra l’arcata della navata destra, possiamo ammirare “San Giorgio e la principessa” con il protagonista che sta per partire. L’immagine è piena di dettagli del lignaggio della corte che l’artista incontrò durante i suoi viaggi artistici, ospitato da grandi signori. Un’esperienza simile la troviamo nella chiesa San Fermo Maggiore, nella scena dell’Annunciazione, con un ruvido angelo “gotico”, illuminato da un raggio misterioso.

Un’altra cosa che cattura lo sguardo durante le passeggiate è certamente il patrimonio antico della città. La struttura più rappresentativa è l’anfiteatro dell’Arena di Verona del I sec d.C., utilizzato fino ad oggi come palcoscenico di spettacoli prestigiosi, che ospita sia pop star sia l’opera. La Piazza Brà e i suoi dintorni sono un punto d’incontro all’aperto, un po’ caotico. La vista della vicina sede del Comune di Verona nello stile neoclassico e delle conifere che le stanno intorno mi ricordava (forse è assurdo)… la Lituania. Da nostri vicini dell’Est non si vedono però le magnifiche antichità che si trovano dietro ogni angolo veronese. Oltre alla costruzione ispirata dal Colosseo di cui abbiamo già parlato, vale la pena visitare anche l’Arco dei Gavi o la Porta Borsari che appare dal nulla davanti a noi. Mi ha impressionato molto la Porta Leoni, poco appariscente, ma perfettamente “integrata” in un edificio moderno. L’architettura moderna di Sanmichele è una bellissima continuazione di questa tradizione.

Nell’aria di Verona c’è qualcosa che incoraggia drammi amorosi, scontri politici, magari è la piattezza del terreno, catturata al meglio in una piccola piazza poco caratteristica, la piazza di S. Pietro Incarnario. Il carattere italiano è sempre in cerca di euforia, estasi, ma qui geograficamente parlando non ci sono tante emozioni e quindi forse è bene che Shakespeare ci abbia messo un po’ di pepe, inventando una trama così tragica. Verona è una città veramente splendida, nella quale uno potrebbe abitarvi a lungo mesi e che ho imparato ad apprezzare sul posto. Le sere d’estate con i concerti e i balli fino a tardi in una delle piazze più grandi della città. Le bellezze artistiche di tutte le epoche, dall’Antichità, attraverso l’oscurità del Medioevo, fino alla Modernità, che sembrano sospese nell’aria sopra un bicchiere di vino rosso Valpolicella, un po’ aspro come le mura medievali, ma buonissimo, hanno segnato i miei migliori ricordi.

foto: Dawid Dziedziczak
traduzione it: Justyna Bryłka

Zloty fragile sui mercati valutari

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Lo zloty continua a indebolirsi sui mercati valutari: i tassi di cambio salgono per il quinto giorno consecutivo. La valuta americana, per la prima volta da maggio 2020, ha superato 4,11 zloty, mentre ancora una settimana fa era poco più di 3,95 zloty. Allo stesso tempo l’euro è salito ancora arrivando a 4,67 zloty. Analizzando il ribasso della valuta polacca alla fine della settimana scorsa, il trend potrebbe apparire stabile (le valute sono aumentate 5-7 groszy in 24 ore, una dozzina di groszy nel giro di una settimana). La diga sulla coppia di valute EUR-USD è stata rotta. Secondo l’analista di XTB Przemyslaw Kwiecien, negli ultimi giorni ha funzionato la regola che l’indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro, fa perdere lo zloty ancora di più verso il dollaro. Tuttavia, l’indebolimento dello zloty non si spiega facilmente. I fattori globali prevalgono su quelli locali, il livello record degli indici azionari negli USA nonostante l’inflazione statunitense che ammonta al 6% dovrebbe supportare lo zloty, ma non è così. I temi politici e geopolitici, come la tensione al confine con la Bielorussia, fanno un forte impatto sulla borsa, ma i suoi effetti non dovrebbero risultare durevoli. Al contrario un eventuale cambiamento nella politica della Fed potrebbe minacciare lo zloty in maniera significativa.

https://www.money.pl/pieniadze/zagadkowa-katastrofa-na-zlotym-kurs-dolara-siegnal-4-11-zl-6705410360884192a.html
https://pl.investing.com/analysis/dolar-ciagnie-w-dol-zlotego-200249899

Kaminski: si lavorerà 24h al giorno alla barriera al confine con la Bielorussia

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Foto wizualizacja zapory / Źródło: Twitter.com/ Wąsik Maciej

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Il ministro degli affari interni e dell’amministrazione Kamiński ha scritto su Twitter che la costruzione della barriera sul confine inizierà entro la fine dell’anno. Kamiński ha sottolineato che i la costruzione sarà eseguita contemporaneamente su quattro diverse aree del confine, lavorando 24 ore al giorno su tre turni. Secondo il piano entro la metà del prossimo anno sarà costruita una recinzione d’acciaio sormontata da filo spinato sull’intero confine polacco-bielorusso. La barriera, che sarà costruita in Podlachia, sarà lunga 180 chilometri e alta 5,5 metri. Vale la pena notare che il fiume Bug è una barriera naturale nella regione di Lublino. Inoltre alla frontiera saranno installati sensori di movimento e telecamere con rilevamento diurno e notturno. Intanto stamattina si è registrato un aumento della tensione al confine con i migranti raggruppati al varco di frontiera di Kuźnica che hanno tentato di varcare il confine. Come ha informato il Ministero della Difesa su Twitter i migranti hanno lanciato verso poliziotti e soldati polacchi pietre e bombe carta. Le forze dell’ordine polacche rispondono con cannoni ad acqua. Un poliziotto è stato ferito al volto e trasportato in ospedale. La situazione è molto dinamica. Dal 2 settembre, a causa della presenza di migranti al confine polacco-bielorusso, è in vigore lo stato di emergenza in 183 località situate nei voivodati di Lublino e Podlachia. Secondo il decreto legislativo preliminare lo stato di emergenza è stato introdotto per 30 giorni ma a fine settembre è stato prorogato di altri 60.

https://www.pap.pl/aktualnosci/news%2C1000309%2Cszef-mswia-budowa-zapory-na-granicy-bedzie-prowadzona-24-godziny-na-dobe

Rapporto di Banca Intesa Sanpaolo: in Polonia l’inflazione corre non solo per l’aumento dei prezzi dell’energia

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Il 3 novembre la Banca Nazionale Polacca (BNP) ha alzato il tasso di riferimento di 75pb all’1,25%, superando le aspettative del mercato (50pb). È stato il secondo aumento consecutivo che la BNP ha adottato per allentare la pressione inflazionistica. Secondo le stime preliminari, l’inflazione ad ottobre è salita al 6,8% (dal 5,6% di settembre), il valore più alto dal 2001 e ben al di sopra dell’intervallo obiettivo della Banca centrale (2,5% +/- 1,0%). Allo stesso tempo, il tasso Lombard è stato portato all’1,75% da 1,0%, il tasso sui depositi allo 0,75% da 0,0%. La forte progressione dell’inflazione è dovuta, in larga misura, a fattori esterni come la crescita dei prezzi internazionali di fattori produttivi fondamentali, ad esempio i prodotti energetici quali il petrolio (il prezzo del Brent è salito fino a 86USD al barile ad ottobre) e il gas (oltre i 270 GBP nello stesso mese), nonché le restrizioni dal lato dell’offerta per via delle interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali e nei trasporti internazionali (l’indice dei prezzi dei noli marittimi è salito al record storico di 5.378 a ottobre). Tuttavia, stanno contribuendo alla crescita dei prezzi anche fattori domestici indotti dalla ripresa economica, e cioè il recupero della domanda interna guidata dalle migliorate condizioni nel mercato del lavoro e la dinamica salariale (intorno al 9,0% a/a negli ultimi sei mesi, sui massimi storici). Lo scorso anno, con l’inizio della pandemia, l’inflazione era scesa dal 4,1% di febbraio al 2,9% di aprile. Il deciso calo era stato guidato dalla componente energetica del paniere, il cui contributo all’inflazione era sceso a -1,1pp (per effetto della riduzione dei prezzi internazionali del petrolio e del gas). La componente non energetica invece aveva continuato a fornire un contributo molto significativo (4,0pp). Nella parte restante dello scorso anno, da maggio a dicembre, sebbene la componente energia avesse ancora espresso un contributo negativo (-0,8pp, in media) l’inflazione già aveva in parte recuperato salendo al 3,7% (3,9% a fine periodo) guidata dalla componente non energia (4,5pp). Con l’inizio di quest’anno e con la ripresa dei prezzi internazionali di petrolio e gas e l’accelerazione dei salari, l’aumento dell’inflazione si è rafforzato. A partire da aprile, al contributo positivo della componente non energia del paniere si è aggiunto anche quello della componente energia, che è tornato in territorio positivo (0,3pp) ed è progressivamente aumentato nei mesi successivi fino a 1,3pp a settembre, quando la dinamica dei prezzi al consumo è salita al 5,6% (di cui 4,3pp attribuibili alla componente non energia). Sulla base del dato preliminare, come anticipato nel primo paragrafo, ad ottobre l’inflazione dovrebbe essere salita ancora (6,8%), ed è plausibile che prosegua la sua ascesa nei prossimi mesi. Ci attendiamo infatti che la domanda interna resti sostenuta e che le restrizioni dal lato dell’offerta non si risolvano rapidamente. Secondo gli ultimi indicatori economici ad alta frequenza, in Polonia l’attività economica è rimasta solida nel terzo trimestre. La produzione industriale è aumentata di circa l’11% a/a nel trimestre, con il dato di settembre (8,8%) che ha superato le aspettative del mercato (8,0%). Anche il PMI manifatturiero è aumentato oltre le attese a 53,8 ad ottobre (da 53,4 del mese precedente). L’indice è stato sostenuto dai nuovi ordini, mentre il sondaggio ha rivelato che i tempi di consegna degli input sono peggiori rispetto ai tempi medi a causa della scarsa disponibilità globale di materie prime e delle difficoltà nel trasporto delle merci. Anche il mercato del lavoro sta segnalando condizioni in miglioramento. Il tasso di disoccupazione è sceso a 5,6% a settembre (da 5,8%), il minimo da marzo 2020, e i salari sono aumentati ancora (8,7% a/a) a settembre, dopo un incremento del 9,5% nel mese precedente. Le vendite al dettaglio sono cresciute dell’11,1% a/a a settembre (da 10,7% di agosto). Dato questo contesto favorevole, secondo le previsioni della BNP, la crescita del PIL sarà nell’intervallo 4,9-5,8% nel 2021, 3,8-5,9% nel 2022 e 3,8-6,1% nel 2023. Uno scenario, quest’ultimo, che tuttavia è soggetto a rischi prevalentemente orientati verso il basso per via dell’ancora delicata situazione sanitaria dovuta alla pandemia. Oltre che in seguito alla fase ciclica favorevole e alla contemporanea restrizione dell’offerta, sono attese pressioni inflazionistiche verso l’alto, anche per l’effetto ritardato sui prezzi al consumo del forte aumento del prezzo del petrolio e dell’esuberante dinamica salariale dei mesi scorsi. Sulla base di una stima della funzione di risposta dell’inflazione all’aumento dei prezzi dell’energia, l’impatto di questi ultimi sui prezzi al consumo è massimo dopo circa cinque trimestri, e poi gradualmente tende ad esaurirsi fino ad annullarsi all’undicesimo trimestre. Altrettanto rapida è la trasmissione stimata sull’inflazione dell’aumento dei salari (anche in questo caso con il picco dopo circa cinque trimestri), ma con un riverbero temporale più lungo. La BNP prevede che la crescita annuale dei prezzi, compresa tra 4,8% e 4,9% nel 2021, sarà nel 2022 tra 5,1% e 6,5%, per poi calare nel 2023 pur restando ancora alta (2,7%-4,6%). Nel complesso, l’attuale fase ciclica, le restrizioni dell’offerta, i prezzi sostenuti dell’energia e la forte dinamica salariale favoriscono i rischi verso l’alto per la crescita dei prezzi al consumo. Riteniamo dunque che la BNP proseguirà il ciclo di aumento del tasso di policy nei prossimi mesi.

Fonte Banca Intesa Sanpaolo

Il viaggio in Mongolia prima di Marco Polo

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Le avventure degli ambasciatori papali Benedykt Polak e Giovanni da Pian del Carpine (autore: La Geostoria di Ecateo)

Nell’XI secolo, il territorio compreso tra l’odierna Mongolia e la Mongolia Esterna, quest’ultima appartenente alla Repubblica Popolare Cinese, era abitato da popolazioni nomadi o seminomadi riunite in numerosi clan.

Alla fine del XII secolo, il clan dei Borjing riuscì a conquistare le altre tribù, finché nel 1206 il controllo della regione finì nelle mani di Temujin. Proseguendo l’opera dei suoi predecessori, Temujin riorganizzò l’esercito e strinse alleanze con i clan rimasti. Procedette verso sud, conquistando la Manciuria, e inviò molti fedelissimi verso ovest, finché questi raggiunsero il Mar Caspio. Temujin sentiva il dovere di compiere una missione divina che lo spingeva a portare un nuovo ordine nel mondo; non a caso divenne presto noto tra i suoi compagni, e più tardi in Europa e in Asia come Chinggis Khan (“letteralmente “sovrano oceanico”, traducibile come “sovrano universale”) da cui deriva il noto appellativo Gengis Khan.

Dopo aver creato il più grande impero della storia, Temujin morì in Cina a seguito delle ferite riportate in battaglia nel 1227. Nei vent’anni seguenti, i suoi successori ampliarono ancor più lo Stato mongolo, assoggettando la penisola coreana, l’Impero cinese, la Persia, il Pakistan, il Caucaso e una buona parte della Russia europea e dell’Ucraina. Questi territori erano controllati attraverso armate a cavallo e un rigoroso sistema tributario. Spesso, ad aiutare i nuovi signori, c’erano le popolazioni turciche, in particolare i tatari e i cumani, che presto sarebbero diventati una consistente parte dell’élite mongola, tant’è che si è solito definire questi sovrani “tataro-mongoli”. Tuttavia, l’Impero era unito solo formalmente. La capitale dell’impero, la città di Karakorum, fondata dallo stesso Temujin pochi anni prima della morte a circa 360 chilometri a ovest dall’odierna Ulan Bator, era una centro amministrativo solo all’apparenza. I quattro figli maggiori di Gengis Khan si spartirono le rispettive zone di influenza dell’impero. Karakorum e i territori cinesi, i più importanti e popolati territori, furono assegnati al terzogenito Ögödei.

Nel mentre gli Stati Europei si affrettarono ad aprire le relazioni con i mongoli, nel tentativo di limitarne l’avanzata. Dell’Estremo Oriente in Europa, però, si conosceva ben poco: le uniche informazioni su quei paesi provenivano dai mercanti arabi. Pochissimi conoscevano il mongolo. Uno di questi era un giovane francescano polacco, che aveva preso i voti assumendo il nome di Benedetto, da qui Benedykt Polak. Prima di ricevere il saio, Benedykt (si ignora il nome di battesimo) era un cavaliere originario di un luogo imprecisato tra la Bassa Slesia e la Grande Polonia, ed aveva affrontato i mongoli nella Battaglia di Legnica (1241), cadendo nelle mani del nemico. Durante la prigionia, imparò il mongolo alla perfezione. Rilasciato, rinunciò ai suoi averi e divenne francescano. In monastero apprese l’antico slavo ecclesiastico e migliorò il proprio latino.

Papa Innocenzo IV fu tra i primi europei a inviare un’ambasceria alla corte del Khan Ögödei. Dopo il tentativo fallito di inviare alla corte mongola il missionario Lorenzo del Portogallo, il quale non riuscì nemmeno ad uscire dalla Polonia, il Pontefice decise di rivolgersi a un vecchio confratello di San Francesco, Giovanni da Pian del Carpine. Nella primavera del 1245, frate Giovanni ricevette la lettera del papa mentre si trovava a Lione, per discutere i preparativi del concilio che avrebbe avuto inizio nel giugno dello stesso anno.

La missiva conteneva una bolla papale indirizzata al sovrano mongolo, nonché un elenco degli obiettivi del viaggio: giungere a Karakorum, annotare il numero di soldati e cavalieri, scovare le debolezze dell’Impero, studiare le lingue e le usanze delle culture che vi abitavano e stringere una tregua col Khan portandogli doni di ogni tipo. Innocenzo, infine, gli consigliò di raggiungere il confine mongolo-polacco non prima di aver trovato altri monaci all’altezza della spedizione. Giovanni partì dunque da Lione, passando per Colonia e Praga, dove fu ricevuto dal re di Boemia Venceslao I. Arrivato a Breslavia assieme a una manciata di monaci, Giovanni incontrò Benedykt, e fu subito lieto di accoglierlo nel gruppo per servirsi delle sue conoscenze sulla cultura e lingua mongola. A quel punto il viaggio ebbe inizio.

All’epoca la Polonia era divisa in piccoli-medi principati e ducati: la stessa Slesia era frantumata in una dozzina di contee e staterelli autonomi. A Cracovia risiedeva il principe Boleslao V Piast, discendente del primo Re di Polonia Boleslao I “il Prode”. Ed è qui che il gruppo giunse nell’autunno del 1245, in cerca di consigli e doni da portare al Khan. Stessa cosa si ripeté a Czersk e Łęczyca, dove risiedeva il Duca di Masovia Corrado I.

Poco prima di superare la Vistola, alcuni monaci decisero di tornare indietro. Giovanni, anche con l’aiuto di Benedykt, iniziò a prendere appunti sulle usanze dei popoli mongoli e tatari, e sui territori dell’Impero, in un libro che sarebbe poi diventato l’Historia Mongalorum. Arrivarono a Kiev nel febbraio 1246, città in mano mongola da alcuni decenni, ma il primo incontro con un membro dell’élite mongola avvenne in primavera a Saraj, città vicino all’odierna Astrachan’.

Lì soggiornava Batu Khan, nipote di Temujin, governatore della regione e rivale del ramo di Ögödei, il quale – scoprirono allora i frati – era morto da cinque anni, e la lotta per la successione stava volgendo a favore del primogenito Güyük. Nelle sue memorie, intitolate De itinere fratrum minorum ad Tartaros, Benedykt racconta che lui e Giovanni furono costretti a compiere una pirobazia (camminare su un letto di braci ardenti a piedi nudi), trasportando i loro doni, come gesto purificante, e di chinare il capo davanti a una statua dorata di Batu.

Pochi giorni dopo il governatore di Saraj li lasciò proseguire, ringraziandoli dei doni. Solo a Giovanni e Benedykt fu permesso di lasciare la città; gli altri confratelli furono costretti ad attendere il loro ritorno. Nella tarda primavera i legati pontifici Giovanni e Benedykt seguivano il corso del fiume Syr-Daria.  Benedykt fu il primo polacco a mettere piede nel continente asiatico. Ai primi di luglio giunsero alle foci dell’Ochron, e il 22 dello stesso mese varcarono le porte della residenza estiva del Khan, a poche miglia da Karakorum: Syra-Orda.

Appena arrivati, i due frati ricevettero la notizia che Güyük aveva trionfato in una lotta tra parenti per il trono e si stava preparando per l’incoronazione. Nelle settimane successive, giunsero da ogni parte dell’Impero ambascerie russe, persiane, cinesi, coreane e georgiane per rendere omaggio al nuovo Khan. Le celebrazioni ritardarono di quattro mesi l’incontro con Güyük, ma fu un’ottima occasione per i due emissari di familiarizzare con le usanze, le politiche e la mentalità della gente del luogo, e di discutere con gli altri ambasciatori.

Finalmente, nel novembre 1246, Giovanni e Francesco furono ricevuti a Karakorum. Nell’Historia Mongalorum, Carpini descrisse Güyük come un uomo “sulla quarantina, di media statura, serio e dignitoso”. Consegnò al sovrano la bolla papale, i doni dei duchi e principi europei. Come risposta il Gran Khan ordinò loro di consegnare al Papa una lettera scritta in quattro lingue: mongolo, persiano, tataro e latino, dove esigeva che il romano pontefice si recasse di persona a Karakorum, a capo di tutti i governanti d’Europa, e che questi gli rendessero omaggio.

Infine, declinò la conversione al cattolicesimo richiesta dai due frati, ma non li riprese per le azioni missionarie che avevano svolto durante il tragitto. Accettò
volentieri i doni dei frati, i pochi rimasti dopo il soggiorno presso Batu Khan, e assicurò ai frati i mezzi necessari per il viaggio di ritorno. Pochi giorni dopo, Giovanni e Benedykt lasciarono Karakorum. Alla fine del maggio 1247 raggiunsero Saraj, dove si ricongiunsero ai confratelli in attesa, e nel novembre 1247 arrivarono a Lione, dove risiedeva Innocenzo IV ancora occupato col Concilio. Accolti con stupore, i francescani raccontarono al papa il loro viaggio e gli consegnarono la lettera di Güyük.

Nel loro viaggio di diciottomila chilometri, senza mappe geografiche adeguate, Giovanni da Pian del Carpine e Benedykt Polak raccolsero numerose informazioni che rivoluzionarono l’immaginario europeo sui mongoli. Se prima questa popolazione era considerata come demoni discesi sulla terra, alti, coi capelli rosso fuoco, cannibali assetati di sangue, eretici a cavallo di belve infernali, grazie ai due frati i signori d’Europa e il Papa ebbero una immagine più veritiera sui mongoli.

Certo i tataro-mongoli rimanevano dei guerrieri spietati e desiderosi di conquistare il mondo, ma erano un popolo organizzato di abili cavalieri, amanti del cibo e del vino, con una certa burocrazia, puliti, generosi nei confronti dei prigionieri che avevano dimostrato il proprio valore in battaglia e tolleranti delle religioni altrui. Nei secoli successivi, queste informazioni avrebbero aiutato gli Stati europei a conoscere meglio il vero nemico con cui avevano a che fare, a studiarne le debolezze che più tardi avrebbero loro permesso di sconfiggerlo in battaglia e ricacciarlo nelle steppe.

E fu sempre l’Historia Mongalorum di Giovanni da Pian del Carpine a servire come base dei futuri viaggi in Mongolia degli esploratori e mercanti europei. Il ben più noto mercante veneziano Marco Polo raggiungerà Karakorum e Pechino, pur seguendo una tratta diversa e per ragioni diverse, solo nel 1275. Marco Polo detterà il resoconto dei suoi viaggi in Oriente a Rustichello da Pisa, racconti raccolti ne “Il Milione” autentico capolavoro della letteratura da viaggio.

BIBLIOGRAFIA:
La Geostoria di Ecateo

È un blog di Marco Canton, fondatore, Alessandro Conte, Ugo De Polo, Filippo Fattori, Federico Favaro, Matteo Pavanetto. La Geostoria di Ecateo nasce con l’intento di offrire una narrazione accessibile a un vasto pubblico su tematiche storiche di carattere strategico-militare ed esplorativo, attraverso vivaci e dettagliate mappe.

Siamo studenti dell’Università Ca’ Foscari – Venezia convinti dell’inscindibile legame tra l’aspetto geografico e narrativo. Troppo spesso l’ambito cartografico, infatti, viene riprodotto in maniera superficiale e sbrigativa per essere inserito come elemento secondario all’interno di un testo.

Le quantità di informazioni di una carta geopolitica ben fatta sono fondamentali, poiché forniscono un valido aiuto alla memorizzazione di avvenimenti spesso troppo complicati per essere compresi soltanto con la semplice lettura e senza una giusta visualizzazione grafica; inoltre le mappe offrono ai lettori un riassunto delle vicende e una chiara visione del mondo passato. “Orientarsi per comprendere” non è, quindi, un semplice slogan, bensì il vero spirito de La Geostoria di Ecateo.

“Lacci” di Daniele Luchetti dal 19 novembre nelle sale cinematografiche polacche

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Che cosa siamo in grado di sacrificare per non sentirci in trappola e che cosa perdiamo quando decidiamo di tornare alla nostra vecchia vita? Che cosa spinge le persone a stare insieme quando non c’è più amore? Vale la pena di rimanere in una relazione nonostante tutto facendo crescere rabbia e rancore? “Lacci” è un adattamento cinematografico del famoso romanzo omonimo di Domenico Starnone, che ha curato anche la sceneggiatura del film. È un toccante dramma familiare con eccellenti interpretazioni attoriali di Luigi Lo Cascio, Alba Rohrwacher, Laura Morante, Silvio Orlando, Giovanna Mezzogiorno e Adriano Giannini. 

Vanda e Aldo si sono sposati a vent’anni cercando l’indipendenza. Nel film li conosciamo quando hanno due bambini e una vita apparentemente stabile. Apparentemente perché Aldo lavora a Roma e Vanda vive con i bambini a Napoli. La distanza fisica approfondisce anche quella emozionale. Una sera Aldo confessa di avere una storia con una collega di lavoro, Lidia. La notizia è l’inizio di una serie di eventi dolorosi che per sempre segneranno tutti i membri della famiglia.

Il film si svolge su due piani temporali, negli anni Ottanta e oggi, che permettono di conoscere per bene i protagonisti e le motivazioni dei loro comportamenti. Il regista Daniele Luchetti, che conosciamo tra l’altro per i film Mio fratello è figlio unico (2007), La nostra vita (2010), Anni felici (2013), sposta perfettamente l’azione dal passato al presente svelando pian piano la spirale di frustrazioni e incomprensioni. “Lacci” ha aperto la 77^ Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.