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La pandemia spinge i polacchi a spendere con più attenzione
La pandemia non ferma la crescita dei prezzi nel settore immobiliare
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Fino al 24 novembre voli interdetti tra la Polonia e 10 stati
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Sofonisba Anguissola, ritrattista rinascimentale
Un tempo le artiste lavoravano principalmente nei monasteri o nelle botteghe dei padri, sia che essi fossero pittori o scultori. Accadeva di rado che una talentuosa figlia fosse mandata a studiare pittura presso un maestro e lavorasse nel suo laboratorio. La storia dimostra tuttavia che tra le genti di un tempo c’erano anche menti così coraggiose da sostenere il talento delle proprie figlie. È il caso di Amilcare Anguissola, padre di Sofonisba, ritrattista del XVI secolo.
Una giovane pittrice e umanista
Sofonisba, nata intorno al 1535, fu la figlia di maggior talento artistico di Amilcare, e il padre la spedì a studiare nella bottega di Bernardino Campi. Un altro maestro della futura pittrice fu Bernardino Gatti, detto il Sojaro. Dopo sei anni di studio la giovane pittrice aprì una propria bottega, di cui il padre fu primo mecenate. In cambio del loro favore, ripagava conoscenze altolocate con i propri dipinti e intratteneva una corrispondenza con noti artisti, tra i quali Michelangelo, che le chiese di inviargli un disegno. Nel 1557 Sofonisba gli inviò il Fanciullo morso da un gambero, che fu apprezzato. In poco tempo la ragazza ottenne commissioni dall’aristocrazia e, dopo aver lavorato nelle corti di Mantova e di Ferrara, iniziò a lavorare per la corte reale madrilena. In qualità di dama di corte istruita e di precettrice della regina Elisabetta di Valois, Sofonisba era considerata una pari dall’aristocrazia locale e la sua compagnia era ricercata. Spese gli ultimi anni della sua vita a Palermo, dove la visitò Antoon van Dyck. Di lei van Dyck fece un ritratto a matita e si sono conservate note risalenti al 1624, in cui scrisse che una Sofonisba ormai ipovedente gli consigliò come sfruttare la luce per nascondere le sue rughe. Un ritratto a olio della pittrice basato sul disegno si trova oggi nella collezione di un museo inglese.
Un ritratto rinascimentale nelle collezioni polacche
T
ra le collezioni polacche si trova un Autoritratto della pittrice del 1556. Conservato al castello di Łańcut, rappresenta una perla per le collezioni museali, ma è allo stesso tempo una testimonianza rinascimentale sulla vita della pittrice. Sofonisba si dipinse davanti al cavalletto, con il pennello in mano durante la conclusione di una Madonna con Bambino. Forse è una copia di un dipinto di Bernardino Gatti, perché una sagoma allungata e manieristica richiama la scuola cremonese e l’artista poteva così rendere omaggio al proprio maestro. Sofonisba appare con un volto giovane e quasi infantile, con occhi grandi e curiosi e capelli tenuti modestamente ai lati e raccolti, nascosti da una retina nera. L’abito di seta nera, semplice ma elegante, e il corpetto marrone scuro aperto e con pieghe sulle spalle non limitano la pittrice, che appare libera di muoversi. All’altezza del collo e dei polsi emergono i merletti bianchi e soffici di una camicetta in stile veneziano. Nella mano sinistra la donna tiene un supporto di legno, nella destra un pennello sospeso davanti al dipinto.
I colori del quadro sono smorzati, ma ci sono alcuni accenti decisi, come la macchia di colore rosso sulla tavolozza, il rosa pastello e l’azzurro degli abiti della Madonna, che contrastano con lo sfondo scuro, conferendo energia al tutto. I colori dominanti sono tuttavia i marroni, che danno al ritratto calore e serenità. Lo sfondo scuro e la luce chiara diffusa danno risalto al volto della pittrice ed è innanzitutto verso di lei che si rivolge lo sguardo. Un ulteriore qualità della tecnica pittorica sono i contorni delicatamente addolciti, che fanno sì che una scena dipinta con precisione assuma morbidezza.
Molti autoritratti della pittrice sono oggi sparsi per i musei di tutta Europa. L’artista solitamente si presentava davanti al cavalletto o suonando alla spinetta o con un libro tra le mani. Ognuno di questi oggetti la definiva come una donna istruita.
Sofonisba dipingeva principalmente ritratti nonostante a quel tempo godessero di popolarità le scene religiose e mitologiche. I disegni e i dipinti non includevano scene dalla natura e la donna non era in grado di conoscere l’anatomia umana come la studiavano gli uomini, che creavano composizioni con molte figure su richiesta di committenti laici ed ecclesiastici. Come artista d’epoca tardo-rinascimentale non aveva gli stessi diritti degli uomini, ma il suo talento e gli sforzi del padre le permisero una vita agiata e la richiesta di ritratti era cospicua. Sofonisba dava risalto al carattere del soggetto ritratto e lo trasferiva sulla tela, creando opere naturalistiche, benché spesso lievemente idealizzate, come se stesse facendo un leggero inchino in direzione del modello. In ogni autoritratto conservato, come in Autoritratto al cavalletto, si mostrava senza imbarazzi, attenta, serena e riappacificata a una buona vita. Osservando i suoi dipinti sembra infatti che Sofonisba conduca una vita buona e tranquilla.
Le donne nella cultura del XVI secolo
L’epoca in cui Sofonisba dipinse era un’epoca di svolta. Sebbene ancora per molti anni le donne avrebbero rappresentato un’eccezione nel mondo dell’arte, già nel XVI secolo Ludovico Ariosto, poeta rinascimentale, scrisse che le donne arrivano alla perfezione in ogni arte in cui si cimentano. Non rinunciate, o dame che volete praticare arte eccelsa, a tale strada. Ci furono donne rinascimentali che scrissero poesie e furono mecenati di artisti: Elisabetta Gonzaga, musa di Baldassarre Castiglione; Vittoria Colonna, poetessa e amica di Michelangelo; Isabella d’Este, mecenate di molti artisti, tra i quali Leonardo da Vinci, Tiziano, Ludovico Ariosto e molti altri che hanno avuto un impatto culturale significativo. Sofonisba dipingeva ritratti, ma il suo talento ha influenzato molti artisti dopo di lei: Peter Paul Rubens, Antoon van Dyck, Caravaggio, che ispirato dal Fanciullo morso da un gambero dipinse il suo Ragazzo morso da un ramarro. Il successo di Sofonisba come artista divenne un lasciapassare per le generazioni successive di artiste donne. Lavinia Fontana, la prima artista nella storia a lavorare fuori da una corte o un monastero, cominciò la sua attività nella bottega del padre, ma in una lettera scrisse che si consacrò alla pittura dopo aver visto un ritratto di Sofonisba Anguissola.
tłumaczenie it: Massimiliano Soffiati
“Boże ciało” e “Szarlatan” nominati agli European Film Awards
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[Aggiornamento 12.11.2020] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19
Negli ultimi giorni in Polonia si sono registrati ancora numeri in crescita per i casi di COVID-19.
Questa settimana c’è stato l’annuncio dei buoni risultati alcuni produttori per il vaccino, che sarà disponibile a inizio 2021 anche in Polonia, inoltre la stabilizzazione della crescita dei nuovi casi, minore rispetto alla progressione delle scorse settimane, ha evitato la chiusura totale del paese.
Il numero complessivo dei malati attivi è salito a 378.067, di cui in gravi condizioni 2.008, ovvero circa l’1% del totale. Gli ultimi dati mostrano 25.221 nuovi contagi, con 367 morti.
Il Voivodato della Slesia (4.066), la Grande Polonia (3.081), la Piccola Polonia (2.947), la Bassa Slesia (2.661) e la Masovia (1.976), sono i Voivodati maggiormente interessati dai nuovi casi.
I numeri dell’epidemia destano preoccupazione vista la pressione in salita sulle strutture sanitarie polacche, la crescita dei casi ed il numero di posti letto disponibili. Attualmente sono stati predisposti 33.662 posti letto per pazienti COVID-19, di cui occupati 21.899, mentre le terapie intensive con respiratori sono 2.601, di cui occupate 2.008. Continua il lavoro nei nuovi ospedali provvisori per poter garantire ad ogni malato le cure necessarie.
Tutto il territorio polacco è zona rossa con chiusura di bar, ristoranti, palestre, cinema, tatari, centri commerciali, con alcune eccezioni e la presenza di diverse restrizioni sul numero di persone consentite e l’esercizio degli hotel. Bar e ristoranti possono effettuare il solo servizio di asporto.
Si raccomanda di limitare gli spostamenti e monitorare i dati epidemiologici nel caso di viaggi programmati da e verso la Polonia, per il rischio di possibili nuove restrizioni sui voli e gli spostamenti.
***
Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:
- Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
- Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
- Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
- E’ consentito il turismo da e per l’estero?
Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri:
https://www.esteri.it/mae/it/
La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/
Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/
Arresti e una casa bruciata durante la Marcia dell’Indipendenza a Varsavia
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Zuppa di cipolle
Ingredienti per 4/6 persone:
- 500 gr. Cipolle dorate
- 1lt. Brodo di gallina
- 70 gr. di burro
- 15 gr di farina
- 4 belle fette di pane tostato
- 150 gr. di fontina
- Vino bianco
- Sale
- Pepe
- Olio extravergine di oliva
Procedimento:
L’estate ormai è finita, quindi alla sera scaldarsi la pancia con una zuppa e sempre un piacere. Nei menù dei nostri ristoranti proponiamo una semplice e tradizionale zuppa di cipolle seguendo sempre la qualità dei prodotti e le tradizioni che la nostra bella Italia regala.
Tradizionalmente la Francia la fa da protagonista in tema di zuppa di cipolle ma noi non dimentichiamo le ricette delle nostre nonne che usando gli ingredienti che gli orti offrivano preparavano pietanze che ancora oggi, magari accompagnate da un buon bicchiere di vino, fanno godere il palato. La zuppa di cipolle che propone il ristorante Al Ponte è semplice con un tocco di originalità puramente italiana.
Tagliate le cipolle finemente in una padella mettere a sciogliere il burro facendo attenzione a non farlo nocciolare. Aggiungere le cipolle sfumate con il vino una volta brasate correggete con sale e aggiungere la farina mescolando bene in modo che non formi i cosiddetti “grumi”, brodo naturalmente caldo e fate cuocere per circa 40/50 minuti.
Una volta pronta tostate il pane adagiatelo in una fondina e appoggiare sopra la fontina finemente tagliata e inondate con la zuppa bella calda, poi un giro di olio extravergine di oliva e una macinata di pepe e…. il piacere è in tavola!
Vi consiglio di accompagnare la zuppa di cipolle con un buon calice di Sauvignon o un Soave.
Buon appetito!
tłumaczenie it: Justyna Czerwonka
Per fortuna c’è la pizza!
Alla ricerca di argomenti coinvolgenti sulla cucina tipica italiana, argomenti che siano interessanti per le caratteristiche nutrizionali ma anche e soprattutto per il palato, mi rendo conto che finora ho tralasciato proprio il piatto preferito degli italiani: la pizza! Cercherò di rimediare subito!
In tutto il mondo la pizza è uno dei piatti più consumati e apprezzati, e nella cucina tradizionale italiana si contende il primo posto solo con la pasta. Se è vero che siamo ciò che mangiamo, nell’immaginario collettivo gli italiani sono soprattutto pizza!
È una delle ricette più esportate all’estero, tanto che nel 1970 l’antropologo Agehananda Bharati inventò il termine “effetto pizza”: un fenomeno locale ha successo prima all’estero che nel paese d’origine, dove torna da protagonista in un secondo momento. I moderni condimenti della pizza, considerati da tutti dei classici, non sono nati in Italia. Vennero inventati negli Stati Uniti per opera di emigrati italo-americani e poi, di nuovo, riesportati in Italia, dove hanno dato maggior lustro a un piatto che, fino a quel momento, era solo una focaccia per poveri.
Oggi della pizza esistono tantissime varianti: la più ordinata negli Stati Uniti è la Pepperoni, nome che può creare malintesi, visto che è farcita con salamino piccante. Al secondo posto troviamo la pizza all’ananas: impossibile da trovare in Italia, perché associare la frutta con la pizza per un italiano è semplicemente un’eresia. La vera regina delle pizze, insieme alla classica Marinara, è certamente la pizza Margherita napoletana.
Le origini della pizza sono antichissime: sin dal neolitico veniva preparato un impasto di acqua e farina, utilizzato per fare il pane che aveva in effetti la forma di una pizza; mentre gli Antichi Egizi per primi scoprirono i segreti della lievitazione.
Se la pizza Marinara risale al 1734, la pizza Margherita si diffonde nel periodo 1796-1810, anche se si narra che a darle il nome fu il cuoco Raffaele Esposito della pizzeria Brandi di Napoli (pizzeria che esiste ancora oggi), che nel 1889 preparò per la regina d’Italia Margherita di Savoia una pizza condita con gli ingredienti che aveva a disposizione e che avevano gli stessi colori della bandiera italiana: basilico, pomodori e mozzarella.
La ricetta tradizionale per la pizza Margherita è la seguente: 1 litro di acqua, 50 grammi di sale, 3 grammi di lievito di birra fresco, 1,8 kg di farina di grano tenero tipo 00. L’autentica pizza napoletana si cuoce nel forno a legna e deve essere morbida ed elastica, e avere una forma tondeggiante di circa 35 centimetri di diametro.
Indubbiamente la pizza va considerata un piatto completo dal punto di vista nutrizionale. Una Margherita di medie dimensioni (300 gr) apporta almeno 800-1000 kcal, quantità che cresce inesorabilmente se si aggiungono altri ingredienti. La maggior parte delle calorie è fornita dai carboidrati, che rappresentano il 52% del peso, le proteine e i grassi sono rispettivamente il 21% e il 12% del peso. Mancano completamente le fibre, ma si può rimediare aggiungendo delle verdure alla farcitura, oppure mangiando una porzione di insalata.
Si può dedurre che per quanto buona, non è esattamente un piatto ipocalorico, e se si aggiungono altri ingredienti che non siano verdure (formaggi e insaccati), diventa anche poco salutare, considerando che si sbilancia di molto il contenuto di grassi di origine animale.
Oltretutto, il formaggio agisce come una droga. La caseina durante la digestione viene scissa, rilasciando una serie di oppiacei che vanno a stimolare i recettori coinvolti nella regolazione dello stato di piacere a livello cerebrale, e che creano dipendenza (studio della University of Michigan, pubblicato su US National Library of Medicine).
Quindi come regolarsi in uno stile alimentare equilibrato? Mangiamola con serenità, ma privilegiamo la pizza preparata con ingredienti di alta qualità. Se cotta a puntino, utilizzando gli ingredienti giusti, senza eccedere nelle quantità e nei condimenti, la pizza può rientrare saltuariamente (circa una volta la settimana) nel proprio piano dietetico.
Evitiamo le pizze contenenti olio di semi o strutto: per il condimento si può utilizzare olio extravergine d’oliva. Non esageriamo con formaggi e insaccati nella farcitura. Abbondiamo invece con le verdure. Da evitare, purtroppo, l’abbinata pizza-birra-dolce: il pasto diventerebbe davvero troppo calorico. Come fine pasto si può optare però per una macedonia al naturale.
E per finire, questa volta anziché una ricetta (quella della pizza già la conoscete) vi consiglio un libro. È un libro che fa bene: ai suoi protagonisti (i proventi saranno destinati alla costruzione di una scuola per bambini rifugiati in Turchia) e anche a chi lo legge. Che cosa c’entra la pizza? Lo scoprirete leggendo!
Nicolò Govoni, Se fosse tuo figlio (ed. Rizzoli): «Oggi facciamo la pizza. La classe scoppia in urla festanti e applausi, tutti ascoltano la spiegazione della ricetta in religioso silenzio. Alcuni bambini non riescono nemmeno a stare seduti e stanno letteralmente in punta di piedi. Hammudi, chiaro, è uno di loro. Mays invece prende appunti. Vacilla ancora quando si tratta di scrivere, ma ci prova con tutta se stessa.»
Domande o curiosità inerenti l’alimentazione? Scrivete a info@tizianacremesini.it e cercherò di rispondere attraverso questa rubrica!
Invariata la cooperazione commerciale tra gli USA e la Polonia dopo la vittoria di Joe Biden
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