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Home Blog Page 133

Cartoline da Roma

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Lapide Leopardi

Roma è sempre stata un luogo di attrazione per gli artisti di tutto il mondo. Accolti in una città, multietnica e multiculturale (già ai tempi dell’Impero Romano).

Fontanelle

L’acqua è un elemento fondamentale di questa città. Attraversata da un fiume: il Tevere (anzi due perché c’è anche l’Aniene), l’acqua è stato elemento di civiltà e di salute (i Romani ovunque siano arrivati hanno costruito acquedotti e sistemi fognari). Le grandi fontane romane sono meravigliosi giochi d’acqua e dimostrazione di potenza politica ed economica.

San Pietro

Per chi è romano è un punto di riferimento, anche visivo, du questa città. Non bisogna essere obbligatoriamente cattolici per considerare San Pietro come una parte di noi stessi.

Filetti di Baccalà

Piatto della cucina giudaica, è un must! Da provare assolutamente. Ottimo antipasto prima di una pizza ed altri fritti.

Pasquino

E’ una delle statue parlanti di Roma (tradizionalmente sei) su cui, fin dal XVI secolo, i Romani affiggevano (e continuano tuttora ad affiggere) messaggi anonimi, contenenti per lo più critiche e componimenti satirici contro i governanti.

Pasolini

Attraverso i libri e i film ha raccontato questa città. La città del boom economico, la Roma delle borgate, del sottoproletariato. Uomo di idee e di contraddizioni, poeta, artista complesso di cui sentiamo la mancanza, sopratutto della sua forza critica intellettuale.

Il Maritozzo con Panna (il Quaresimale)

Già al tempo dei Romani esistevano delle pagnotte che venivano addolcite con l’aggiunta di miele e uva passa ed il Maritozzo sembrerebbe derivare da questa antica specialità. Sembra che nel Medioevo si mangiasse soprattutto in Quaresima, preparato in modo leggermente diverso: la pezzatura era minore, il colore più scuro, l’impasto arricchito con uvetta, pinoli e canditi. “Er santo maritozzo”, detto anche Quaresimale, era una delle poche deroghe concesse al digiuno del periodo.

Totti

E’ uno dei simboli contemporanei di Roma, insieme al Colosseo e a San Pietro, al di là della fede calcistica, rappresenta la “Meglio Gioventù” di questa città. Ha scelto di rimanere nella squadra dove è cresciuto contro ogni convenienza, sportiva ed economica.

Il centro storico

Passeggiare per le strade del centro di Roma, guardando luoghi che sembrano casette del presepe o usciti dai racconti del Belli o Trilussa. Il silenzio, i colori, la sporcizia va oltre il pittoresco. Trovo rilassanti queste stradine, fermarsi al forno per mangiare un pezzo di pizza rossa (al pomodoro) ancora calda o bianca ripiena di mortadella.

Alberto Sordi

E’ Roma e la romanità, a è anche la storia d’Italia attraverso il cinema, i suoi film sintetizzano mezzo secolo di storia del Bel Paese dal dopoguerra al 2000. Una delle frasi che meglio descrivere Albertone è: “La nostra resltà è tragica solo per un quarto: il resto è comico. Si può ridere su quasi tutto”.

foto: Enrico Carretta

Niccolò Machiavelli tra storia, mito e stereotipi

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Intervista ad Alessandro Campi

Forse non tutti sanno che Machiavelli è uno degli autori italiani più conosciuti e letti in tutte le lingue, polacco compreso. E anche per queste ragioni gli Istituti Italiani di Cultura di Cracovia e Varsavia hanno pensato di allestire una mostra sul pensatore fiorentino, una sorta di viaggio nel tempo e nello spazio che comincia in età rinascimentale e arriva ai giorni nostri, che parte dall’Italia e comprende il mondo intero, dove Machiavelli ha finito per assumere un ruolo da protagonista anche nella cultura popolare di massa, come dimostra la sua presenza nel mondo dei fumetti, dei video games, della pubblicità, della musica e della letteratura. “Il sorriso di Niccolò, l’immagine di Machiavelli nei secoli tra storia e mito” è un’esposizione che ripercorre la figura di Machiavelli attraverso i ritratti e le immagini del fiorentino realizzate e pubblicate nel corso dei secoli: dipinti, stampe, cartoline, fumetti, affreschi, medaglie, carte da collezione, grafiche, francobolli, monete, busti, caricature, ecc. Una mostra (svoltasi a Cracovia lo scorso ottobre ed in programma all’Istituto di Cultura di Varsavia dal 12.12.2019) curata dal professore dell’Università di Perugia Alessandro Campi che ci racconta la genesi dell’iniziativa.

Alessandro Campi: Niccolò Machiavelli è stato una delle grandi figure rinascimentali italiane che però col tempo è stato trasformato in icona del cinismo del potere. Gli scritti del “Segretario Fiorentino” hanno rappresentato nella storiografia storico-politica un punto cardinale per la conoscenza del mondo moderno e per l’analisi del potere, svelato nei suoi più reconditi gangli e nelle sue rappresentazioni istituzionali, tanto da creare degli archetipi storiografici, come il machiavellismo, per evidenziare e svelare le forme della politica con le sue strategie e contraddizioni. Ma questa illuminante opera è anche la causa dello stereotipo appiccicato alla figura di Machiavelli. Se a questo aspetto aggiungiamo il suo essere un sostenitore della laicità del potere e del valore della Repubblica rispetto alla oligarchia medicea allora capiamo perché per almeno due secoli dalla sua morte sia stato sostanzialmente considerato un autore maledetto, anche perché le sue opere, troppo franche e dirette per l’epoca, furono volutamente scritte in una straordinaria prosa volgare fiorentina scelta che contrastava anche con i dettami della Chiesa che, soprattutto dopo la riforma protestante, aveva fatto dell’uso del latino la bandiera dell’adesione al cattolicesimo.”

Ci spiega la scelta del titolo dell’esposizione “Il sorriso di Niccolò”?

Machiavelli è comunemente associato ad un volto che esprime furbizia, malizia, ad un sorriso enigmatico, spesso i suoi ritratti scadono nella rappresentazione di una persona che non ispira fiducia, questo perché, come dicevamo prima, si è voluto identificarlo nel potere che raggiunge i suoi obiettivi senza scrupoli confondendo quello che Machiavelli lucidamente analizzava con quella che era la sua personalità. Machiavelli fu uno straordinario psicologo del potere, da lui descritto in modo cristallino, ma personalmente fu un uomo che non cercò, né tramò, per avere più potere anzi dopo 12 anni quale alto funzionario della Repubblica fiorentina fu messo all’angolo dai Medici. Riguardo al tema della raffigurazione va poi sottolineato che tutti i suoi ritratti sono postumi, dipinti dopo la sua morte. L’immagine storicamente ritenuta più verosimile è quella del dipinto dell’artista Santi di Tito nato dopo la morte di Machiavelli e fatto prendendo come base la maschera funeraria del fiorentino, anche se su questo dipinto e sulla sua attribuzione personalmente nutro alcuni dubbi.”

Un sorriso, quasi un ghigno, che ha attraversato i secoli facendo di Machiavelli una icona pop della furbizia.

Questo è dovuto al fatto che Machiavelli è associato esclusivamente a “Il Principe”, ovvero la sua più nota opera che appunto contiene l’efficacissima descrizione del potere. Un’opera di grande valore che è stata poi banalizzata diventando una sorta di manuale per la vittoria declinabile in qualsiasi campo, in particolare nel mondo anglosassone sono fiorite una serie di pubblicazioni che citano e utilizzano “Il Principe” quale vademecum per vincere una guerra, una partita di tennis o educare i figli. Parallelamente la forza dello stereotipo cinico appiccicato a Machiavelli ce lo fa comparire in vari personaggi all’interno di fumetti, pubblicità e videogiochi, per esempio Machiavelli è ben noto ai giovani essendo il nome dato ad un sicario della famosissima serie di videogiochi Assassin’s Creed. Una deriva pop associata al fatto che Machiavelli è un nome evocativo e conosciuto a tal punto dall’essere diventato un aggettivo e dire “macchiavellico” ha una ben determinata accezione. Questa fama sarebbe anche accettabile e perfino divertente se fosse affiancata dalla conoscenza del valore di Machiavelli che, nell’ottica dell’eclettismo rinascimentale, fu un grande genio italiano al pari di Ariosto, Dante, Petrarca: politico, letterato, stratega, poeta, storico. Scrisse una delle più belle commedie del teatro italiano “La mandragola” oltre a tante novelle tra cui la nota favola dell’arcidiavolo Belfagor. 

Da dove nasce la sua passione per Machiavelli?

Insegnando storia e pensiero politico Machiavelli è sempre stato per me una figura rilevante. Poi da quando mia moglie 15 anni fa mi regalò un’edizione antiquaria de “Il Principe” è diventato anche il protagonista della mia grande collezione. Oggi posseggo oltre 2000 edizioni contemporanee de “Il Principe”, che è il libro italiano più tradotto al mondo insieme a “Pinocchio”, tra cui anche una decina in polacco. Ma i materiali raccolti sulla figura di Machiavelli sono tantissimi e a breve saranno pubblicati su una banca dati online dall’evocativo nome “machiavelliana” che sarà dedicata a tutti gli studiosi e appassionati di questa grande figura del Rinascimento italiano.

Erbe aromatiche, profumo d’estate

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Sono a cena con amici, si parla di cucina indiana, e una conoscente mi dice: “Io utilizzo tanto le spezie in cucina, anzi tantissimo, ne uso di diversi tipi: paprika, curry… rosmarino, basilico, menta…”.

Davvero, ho sentito bene? Qui si è fatta un po’ di confusione! Tolta la paprika, che è l’unica vera spezia dell’elenco, il curry che è un masala, tutte le altre invece sono erbe aromatiche!

Quali sono le differenze tra spezie e erbe aromatiche, e come imparare a riconoscerle? 

La prima grande differenza sta nell’aspetto, anche se purtroppo siamo abituati ad acquistare i sacchettini già essiccati e polverizzati, quindi la maggior parte delle persone non saprebbe riconoscere la pianta di provenienza. Le spezie però derivano dalla lavorazione di diverse parti della pianta, come bacche, radici, semi, cortecce e rizomi, che necessitano di varie lavorazioni per sprigionare il loro particolare gusto. La cannella, ad esempio, si ottiene essiccando la scorza dell’albero di cinnamomo, i chiodi di garofano sono boccioli floreali essiccati, e il pepe nero è prodotto dal frutto acerbo della pianta omonima.

Le erbe aromatiche invece si ottengono solitamente dalle parti verdi delle piante, quindi le foglie, e possono essere consumate subito, senza bisogno di essiccazione, che viene effettuata solo nel caso le si voglia conservare nel tempo.

La parola spezia deriva dal tardo latino species, cioè “cosa (alimento) speciale”. Speciali perché tutte provengono da terre lontane, con clima tropicale, soprattutto Africa e Sud Est Asiatico.

Tutte o quasi: zafferano, zenzero e cumino sono coltivabili anche in Italia. Le erbe aromatiche sono molto più diffuse, si accontentano di un clima mite e di poca terra, e quindi si prestano ad essere coltivate con gran facilità, negli orti ma anche in balconi, davanzali, finestre!

Passando all’aspetto per noi più interessante, ovvero la cucina, la principale caratteristica delle spezie è quella di conferire gusto: possono rafforzare il sapore di un piatto o anche stravolgerlo completamente. Le erbe aromatiche invece, lo dice la parola stessa, donano aroma, profumo, e hanno un gusto molto più delicato.

Si assaporano meglio se adoperate fresche, aggiungendole nei piatti a freddo oppure a fine cottura, per conservare al meglio l’aroma. Tuttavia una volta essiccate si possono conservare a lungo e consumare tutto l’anno: in questo caso sarà meglio farle rosolare in una padella con un filo di olio caldo, per sprigionare nuovamente il loro profumo.

Quali erbe aromatiche preferire? Sono tantissime, non rimane che dare spazio alla fantasia, alla voglia di sperimentare e assaggiare!

Merita il primo posto il basilico, il re delle erbe nella cucina italiana: qualche foglia fresca non può mancare sulla pizza, ma anche nei sughi per la pasta, e da provare fresco nelle insalate, dove accompagna bene i pomodori ma anche gli agrumi. Ricco di minerali e nutrienti tra cui vitamina K, vitamina C, oltre che di magnesio, calcio, ferro, acido folico e acidi grassi omega 3. È facile farlo crescere in casa o sul balcone, in posizione soleggiata e riparata, per avere disponibili le foglie fresche. Ottimo nella panzanella, ricetta tipica del centro Italia: piatto unico preparato con pane raffermo, pomodori maturi, cipolla e basilico fresco, tutto tagliato a pezzetti e condito con olio extravergine, sale e pepe. Una curiosità: anche nell’orto, basilico e pomodori vanno sempre coltivati vicini, in quanto il suo aroma risulta sgradito ai parassiti, e quindi difende i frutti della pianta.

Il rosmarino purtroppo non si presta ad essere coltivato in vaso, mentre nelle località mediterranee cresce spontaneo lungo le scogliere: il suo nome infatti deriva dal latino rhus e maris, ovvero arbusto di mare. Immancabile nelle cotture al forno con qualsiasi ingrediente (carne, pesce ma anche patate e verdure) e nelle salse per marinatura. I fiori freschi possono essere utilizzati per aromatizzare le insalate o i piatti più delicati. Da sempre utilizzato in fitoterapia per le sue numerose proprietà benefiche: depurativo per il fegato, efficace per tutti i disturbi intestinali, ha anche un’azione energizzante, e quindi è utile in caso di esaurimento psicofisico, stanchezza, depressione. In inverno lo si può consumare in un decotto, con azione tonica e digestiva. Usato per risciacquare i capelli, stimola i follicoli piliferi alla ricrescita e previene la calvizie precoce e l’alopecia.

La salvia, pianta conosciuta fin dall’antichità per le sue proprietà salutari, era ritenuta addirittura magica e in grado di resuscitare i morti! Di certo al giorno d’oggi sono state dimostrate le sue proprietà antisettiche, antinfiammatorie e diuretiche. Possiede anche un’azione ipoglicemizzante: un infuso a stomaco vuoto di salvia è utile nella cura del diabete, perché riduce il tasso di glicemia nel sangue. Non solo: tensione nervosa, cattiva digestione, crampi, disturbi mestruali e vampate di calore sono alcuni dei sintomi per cui si rivela preziosa. In cucina è molto utilizzata nella cottura al forno, insieme al rosmarino. Le foglie fresche diventano molto golose se immerse in una pastella preparata con farina di ceci e birra (acqua frizzante per chi preferisce evitare gli alcolici) e successivamente fritte, per un antipasto davvero particolare.

La mia preferita per l’estate: la menta. Rinfrescante, digestiva, strofinata sui denti aiuta a combattere e prevenire l’alitosi, e può essere utile anche in caso di nausea e vomito. Si conoscono oltre 600 varietà di menta, fra cui le più apprezzate sono la piperita e la marocchina. Buonissima nelle ricette sia dolci che salate, oltre che per aromatizzare il tè, le tisane e le bevande estive: mettete qualche foglia fresca in una caraffa d’acqua, insieme ad una fetta di limone e magari un po’ di zenzero fresco, e avrete un ottima bevanda dissetante. Ottima anche tagliata a striscioline per le insalate estive a base di verdure e legumi: provatela con zucchine e melanzane crude, tagliate a fettine sottili e lasciate marinare qualche ora con olio extravergine d’oliva e succo di limone. Oppure in un’insalata di ceci, sedano, foglie di menta e spicchi di limone tagliati a pezzetti!

Domande o curiosità inerenti l’alimentazione? Scrivete a info@tizianacremesini.it e cercherò di rispondere attraverso questa rubrica!

www.tizianacremesini.it

I pompieri polacchi già in azione a Beirut

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

I pompieri polacchi che giovedì sono arrivati a Beirut stanno costruendo la base dove già sventola la bandiera polacca. Il loro gruppo è sotto gli ordini del Ministero della Difesa Libanese e dell’Ambasciata RP a Beirut. Prima di cominciare i lavori, i pompieri sono stati sottomessi ai test per COVID-19. Dopo aver ricevuto i risultati ogni gruppo saprà su quale territorio dovrà lavorare. L’aereo PLL LOT con i pompieri, medicine e preparati medici è arrivato a Beirut giovedì verso le ore 02:00. Come informa il Comandante generale della Stazione Statale dei Pompieri (PSP), nadbrg. Andrzej Bartkowiak, nel gruppo ci sono 39 pompieri da varie città della Polonia, quattro paramedici chimici e quattro cani specializzati. Il gruppo è preparato per 7 giorni di lavoro costante. Il capo del gruppo, bryg. Mariusz Feltynowski ha diretto anche le operazioni di salvataggio dopo i terremoti a Haiti e a Nepal. Paweł Jabłoński, il Vice Direttore del Ministero degli affari esteri, ha confermato che oltre al gruppo dei pompieri, dalla Polonia è partita anche una compagnia di 11 persone dal Centro Polacco di Aiuto internazionale, composta da medici e specialisti in missioni umanitarie. Le ultime informazioni riportano che, la cifra di persone morte a causa dell’esplosione, è cresciuta di 135 e circa 5 mila sono stati i feriti. L’esplosione era talmente forte che è stata percepita a Cipro, distante 200 km da Beirut. Come causa diretta viene indicata l’esplosione di 2750 tonnellate di nitrato d’ammonio, precedentemente confiscato dallo Stato.

[Aggiornamento 6.08.2020] Situazione attuale in Polonia rispetto all’epidemia di COVID-19

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Mentre nel mondo ci si avvicina ai 20 milioni di contagi con oltre 700.000 morti da inizio epidemia, si registrano ancora nuovi casi e numeri in sensibile crescita anche in Polonia, che ha visto nelle ultime settimane un notevole incremento dei casi giornalieri.

Il 6 agosto è stato registrato il record di 726 nuovi casi da inizio epidemia.

Il numero complessivo dei casi attivi è salito a 12.099 (settimana scorsa 9.679), di cui in gravi condizioni 72, ovvero circa l’ 1% del totale.

Complessivamente i numeri dell’epidemia rimangono sotto controllo e senza pressione eccessiva sulle strutture sanitarie polacche, ma l’aumento dei casi ha portato il Governo polacco a prendere provvedimenti in 19 aree particolarmente colpite, dove saranno rinforzate le misure di prevenzione con 9 zone rosse e 10 zone gialle.

I Voivodati interessati dalle restrizioni sono la Slesia, Małopolskie, Wielkopolskie, Łódzkie, Podkarpackie e Świętokrzyskie. La Slesia resta l’area con più contagli, ovvero 17.299 dall’inizio dell’epidemia.

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Informazioni per i cittadini italiani in rientro dall’estero e cittadini stranieri in Italia tra cui le risposte alle domande:

  • Ci sono Paesi dai quali l’ingresso in Italia è vietato?
  • Sono entrato/a in Italia dall’estero, devo stare 14 giorni in isolamento fiduciario a casa?
  • Quali sono le eccezioni all’obbligo di isolamento fiduciario per chi entra dall’estero?
  • E’ consentito il turismo da e per l’estero?

Per gli spostamenti da e per l’Italia a questo link le informazioni del Ministero degli Esteri: situazione al 31 luglio 2020

La situazione Polonia verrà aggiornata all’indirizzo: www.icpartners.it/polonia-situazione-coronavirus/

Per maggiori informazioni:
E-mail: info@icpartnerspoland.pl
Telefono: +48 22 828 39 49
Facebook: www.facebook.com/ICPPoland
LinkedIn: www.linkedin.com/company/icpartners/

Szymon Ołtarzewski, la mia vita è il marmo

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È venuto in Italia per il marmo nel 2003 e oggi non può immaginare di vivere altrove. Collabora stabilmente con due gallerie italiane a Firenze e Pietrasanta. Ha esposto in Inghilterra, Polonia e Turchia. Fin da bambino la sua passione è stata il disegno, ha studiato pittura, disegno e scultura privatamente e inoltre all’Accademia di Belle Arti di Carrara ed è anche diplomato in scienze ambientali.

Perché vivi in Italia?

La risposta è semplice: marmo! All’età di 25 anni ho inserito la parola ”marmo in Europa” su Google. Sono saltate fuori due opzioni: Carrara in Italia e Tassos in Grecia. Ho scelto l’Italia, considerando che l’autostop mi avrebbe reso più facile tornare se qualcosa non avesse funzionato. E così sono finito a Carrara.

Sei finito in Carrara e….

E da lì sono stato reindirizzato a Pietrasanta. Sono venuto qui per il marmo. Alla fonte. Ho cercato una qualsiasi occupazione collegata al marmo. Inizialmente ho lavorato su varie pietre in laboratorio, producendo elementi decorativi e architettonici. Il passo successivo è stato quello di trovare impiego allo Studio Forma, dove sotto la supervisione di Antonio Luchinelli ho avuto l’opportunità di lavorare con molti artisti di più o di meno famosi. Il nostro cliente principale era l’artista giapponese Kan Yasuda. Allo stesso tempo ho creato una serie di 12 sculture di marmo. Nel 2009 ho avuto la mia prima mostra personale dal titolo ”Non Toccare” all’Aria Art Gallery di Pietrasanta ed ha avuto un successo tale che da allora in poi mi sono dedicato solo alla mia passione.

Pietrasanta è il tuo luogo d’elezione?

Sì, qui ho creato la mia famiglia, ho incontrato molti colleghi, ho fatto amicizie. E credo che nei prossimi anni di certo non cambierò il mio luogo di residenza. Mi piacciono le metropoli del mondo e le grandi città piene di caos, ma difficilmente riesco a rimanere in questi luoghi per più di 2 settimane. Penso che chiunque passi Pietrasanta capirà il mio amore per questo luogo.

Come lavori?

Dedico circa mezzo anno per ciascuna scultura. È uno sforzo mentale, serve una concentrazione costante. Ma è anche un duro lavoro fisico. La pietra non è argilla, non c’è l’opzione ”undo” cioè ”annulla”. Inizio la mia scultura con schizzi strutturali, cercando il baricentro, distribuendo il peso in base alle dimensioni del blocco. Solo allora comincio a pensare alla forma e al contenuto. Per quanto la materia me lo permetta, nel corso del mio lavoro cambio completamente la mia idea iniziale, ottenendo a volte effetti che mi sorprendono. Di solito dopo aver terminato il mio lavoro faccio una sessione fotografica professionale e scansiono la scultura in 3D, creando un archivio virtuale con la possibilità di riprodurre le mie opere utilizzando moderne tecnologie in qualsiasi dimensione e materiale.

Scolpisci solo il marmo?

In realtà sì. L’ultima volta ho lavorato in un blocco di marmo, che pesava 4 tonnellate. Dopo aver realizzato una scultura con dimensioni di 130x180x80 cm sono rimasti circa 400 chili. Di solito il 70% del materiale viene eliminato. E non è economico. Mi piace lavorare con la pietra, perché è un lavoro diretto sul materiale. Trovo il blocco giusto, inizio a scolpire, completo l’opera, la firmo e fine. Recentemente ho fatto anche 8 copie di edizioni limitate in bronzo.

Come arrivano i clienti?

Il marketing e la promozione sono di solito gestiti dalle gallerie d’arte con cui collaboro. Aria Art Gallery Firenze, guidata da Antonio Budetta e Futura Art Gallery di Pietrasanta, guidata da Claudio Francesconi. Stabilisco anche contatti diretti con i collezionisti in varie situazioni sociali e professionali.

Ultimo ordine ricevuto?

Una commessa da una società di sviluppo di Rotterdam, su questa scultura ci lavoro già da sei mesi ma non è ancora finita.

Hai esposto in Italia, Turchia, Inghilterra e Polonia?

Nel 2016 c’è stata una mia mostra presso l’ambasciata polacca a Roma. Sono stato invitato dall’ambasciatore Tomasz Orłowski dopo che aveva visto le mie sculture ad Aria Arte a Firenze. In seguito la mostra è stata esposta a Varsavia, presso la galleria Apteka Sztuki.

Su richiesta dell’ambasciata, prendendo spunto dalla caricatura di Zdzisław Przeździecki, fatta un secolo fa da Zdzisław Czermański, ho realizzato un bassorilievo che commemora Przeździecki che è stato il primo ambasciatore polacco in Italia. È stata posta sulla facciata dell’ambasciata polacca a Roma. Un altro ordine dell’ambasciata polacca sono state le medaglie in marmo per commemorare il centenario delle relazioni diplomatiche tra la Polonia e l’Italia.

Come mai ti sei laureato in ingegneria?

Una coincidenza. Disegno da quando ero bambino, proprio come mia madre, mia nonna e le mie zie. Mio padre faceva sculture. Da adolescente disegnavo la natura anche per 30 ore alla settimana. Volevo diventare un pittore. Nello studio dell’artista di Zabrze, Witek Berus, mi sono preparato per 2 anni agli esami di ammissione dell’Accademia di Belle Arti. Tuttavia, prima di farli, ho dovuto fare il servizio militare che ho svolto presso l’unità corazzata di Danzica, ai carri armati, perché ero laureato presso una scuola tecnica meccanica. Per evitare il servizio militare mi sono scritto ad una università. La scelta della facoltà di scienze ambientali è stata casuale, doveva essere solo per un anno, a gli studi mi hanno interessato e così li ho finiti. Oggi sono molto soddisfatto delle mie conoscenze in materia di biotecnologia, ragionamento tecnico e abilità meccaniche apprese alla scuola tecnica. È stato solo quando sono venuto qui in Italia che ho iniziato a studiare all’Accademia di Carrara.

Torni spesso in Polonia?

Non ho molti contatti con la Polonia. Probabilmente perchè non sono mai rimasto in Polonia per troppo tempo. Fino all’età di 5 anni, abbiamo vissuto nelle montagne di Bieszczady, dove i miei genitori hanno fatto un esperimento di vita agricola dopo la laurea. Poi siamo stati in Masuria. Avevo 8 anni quando, dopo la morte di mio padre, ci siamo trasferiti in Slesia. Dai laghi e dalle foreste masuriane mi sono trovato in una triste città annerita di carbone. Cambiavo le scuole e quindi le amicizie. Quando ero adolescente ero piuttosto indisciplinato, avevo i capelli lunghi, e mi hanno cacciato dalla migliore scuola superiore della città. Poi ho conosciuto un altro nuovo ambiente nella scuola tecnica meccanica. C’erano anche alcuni studenti di cui avevano paura perfino gli insegnanti. In qualche modo sono sopravvissuto, ma non era il mio mondo. Sono andato via e non so individuare in Polonia un luogo che possa definire ”mio”.

traduzione it: Karolina Wróblewska

 

Tour de Pologne: il ciclista Fabio Jakobsen è in coma farmacologico

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

La prima tappa del Tour de Pologne di quest’anno si è conclusa con un drammatico incidente. Al traguardo il ciclista olandese Dylan Groenewegen ha spinto il connazionale Fabio Jakobsen sulla ringhiera; Jakobsen ha perso il casco ed è caduto a terra, procurandosi una grave ferita. I medici sono immediatamente giunti sul posto. Jakobsen è in coma farmacologico. Le lesioni più gravi riguardano lo scheletro facciale: sono presenti lesioni intorno all’orbita dell’occhio, alla mascella e alla mandibola. Alle 5:30 è stato sottoposto a un intervento di chirurgia cranio-facciale nel reparto di terapia intensiva. “Oggi ci sarà un tentativo di svegliarlo” ha dichiarato il dottor Paweł Gruenpeter, vicedirettore dell’Ospedale di Sosnowiec. L’annuncio sulle condizioni di salute durante la notte è stato diffuso anche dal gruppo a cui Jakobsen appartiene il Deceuninck-Quick Step. “Gli esami diagnostici non hanno evidenziato lesioni al cervello o alla colonna vertebrale. Grazie per tutto il vostro supporto” si legge sul sito ufficiale della squadra.

Cartoline da Milano

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Milano è una città cambiata. Molto più di quanto si potesse immaginare solo cinque anni fa quando il traffico, l’inefficienza e la scarsa qualità della vita erano sulla bocca di tutti: cittadini, pendolari, turisti e lavoratori di passaggio. Oggi è cambiato tutto, lasciando sbalorditi, prima di tutti, gli stessi abitanti. I luoghi emblematici della Milano di oggi sono molti, ma tra questi segnaliamo:

Darsena/Naviglio

Milano nasce sull’acqua, ma nel primo Novecento i navigli furono interrati. Ne rimangono pochi ma caratteristici, popolati da una movida notturna molto chiassosa e vivace. La Darsena è la convergenza di due di questi Navigli, oggi destinazione e luogo di eventi che si susseguono in un calendario fittissimo.

Brera

La Pinacoteca, i vicoli, i ristoranti e le botteghe della “vecchia Milano” che rivive oggi, forse un po’ finta, ma comunque suggestiva.

Porta Nuova/Gae Aulenti

Un nome che è un destino. La nuova porta che Milano apre verso l’Europa più innovativa, coraggiosa, ricca ma comunque accogliente. Un progetto urbanistico discusso, ma non discutibile, novella Potsdamer Platz, con idee celebrate in tema sviluppo sostenibile. Su tutto il celebre “bosco verticale”, grattacielo pluripremiato dagli esperti di architettura.

Duomo

A Milano il detto “fabbrica del duomo” evoca i lavori interminabili. E in effetti il Duomo, sesta chiesa più grande del mondo, è perennemente oggetto di restauri e manutenzione con le sue innumerevoli guglie, statue e decorazioni. Capolavoro indiscusso di architettura gotica.

Teatro alla Scala

Per i milanesi semplicemente la “Scala”. Per i musicisti e direttori d’orchestra il “traguardo” di una carriera. La stagione lirica si apre il 7 dicembre, festa di Sant’Ambrogio patrono di Milano con una soirée scintillante. L’edificio è stato recentemente rinnovato con un progetto piuttosto ardito ma riuscito di Mario Botta.

Castello Sforzesco/Parco Sempione

Un parco straordinario, ricco di elementi meravigliosi, di epoche diverse, che non ha nulla da invidiare a parchi europei assai più celebrati. Al suo interno il Castello Sforzesco, roccaforte degli Sforza, ma anche il Palazzo della Triennale, l’Arco della Pace e l’Arena di Milano. Una mezza giornata di visita, è perfetta per farsi un’idea della eterogeneità artistica di Milano.

Quadrilatero della moda

La moda è Milano, e viceversa. Le grandi maison, le sfilate, i negozi, un connubio indissolubile. Nella sua espressione più raffinata, lussuosa, ma anche nel pret-à-porter. La destinazione più glamour dello shopping è un quadrilatero che si sviluppa idealmente tra Corso Venezia, Via Spiga, via Manzoni e la celeberrima Via Montenapoleone. Un itinerario che dà vita a un percorso di ispirazioni e tentazioni compulsive.

Cimitero Monumentale

Un luogo inusuale, forse, per un itinerario turistico. Ma di una bellezza che non lascerà delusi. Una rassegna di architettura e di storiografia, attraverso monumenti, cappelle, e tombe espressione di molteplici stili, periodi e identità multiculturali.

Triennale

La Triennale di Milano è il tempio di culto del design. Come per la moda, il design è Milano e viceversa. La Triennale è un luogo di eventi ed esposizioni, ma anche un ente che coltiva, celebra e protegge l’arte e il design milanese e internazionale. Sul terrazzo un ristorante spettacolare sullo skyline della città.

San Siro: Milan-Inter

Il calcio in Italia è una religione, e lo stadio di San Siro è uno dei templi più noti di questo “culto”. In questo stadio giocano Milan e Inter. Milano è l’unica città d’Europa che può vantare il successo di entrambe le squadre nella Champions League.

Autodromo di Monza

Il tempio della velocità motoristica, l’autodromo più famoso del mondo con Indianapolis. È all’interno di un Parco smisurato alle porte di Milano, nel quale si trovano anche la Villa Reale e un meraviglioso campo di golf 18 buche, il più antico d’Italia.

L’Ultima Cena

All’interno del refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie si trova un’opera di Leonardo che di fatto possiamo ritenere il dipinto più celebre di ogni epoca: l’ultima Cena. Ogni aggettivo è superfluo. Utile segnalare che la visita è possibile solo su prenotazione, da pianificare con largo anticipo.

foto: Catilina Sherman

La Cappella di Sigismondo eccezionalmente aperta ai turisti

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La Cappella di Sigismondo, considerata un capolavoro dell’architettura rinascimentale polacca da sabato per un mese sarà aperta per i turisti in occasione della celebrazione dei cento anni della nascita del re polacco Sigismondo II Augusto. La Cappella reale si trova a Cracovia nella Cattedrale del Wawel e di solito è chiusa ai visitatori. La Cappella fu costruita nel 1519-1533 dall’architetto italiano Bartolomeo Berrecci come cappella funeraria per la dinastia Jagellonica. Il segno distintivo della Cappella è il tetto placcato d’oro e la lanterna. All’interno si trovano le tombe reali di marmo e l’altare creato da Hans Durer. Il re Sigismondo Augusto, unico figlio di Sigismondo I e di Bona Sforza, fu l’ultimo dei Jagelloni, il suo regno fu nel periodo della massima fioritura della cultura rinascimentale polacca.

La memoria fissata nell’opera d’arte

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L’epitaffio fiorentino di Stanislao Bechi di Teofil Lenartowicz

A Firenze nella chiesa Santa Croce, più precisamente nel suo chiostro, si trova un’opera d’arte  interessante quanto dimenticata. Opera che non è dentro la chiesa, accanto alle grandi opere di Giotto o di Donatello o alle sculture di Dante Alighieri, di Michelangelo e di Galileo Galilei. Solo di tanto in tanto viene menzionata nelle guide turistiche, raramente  notata dai turisti. Anche i polacchi che visitano la chiesa, concentrati sui monumenti polacchi, guardano soprattutto le sculture di Michele Borgio-Skostnicki o di Zofia Zamoyska Czartoryski, figlia della famosa collezionista  Izabela Czartoryska. È tra tutte queste opere che si trova l’epitaffio dedicato alla memoria del colonnello Stanislao Bechi (1828-1863).

Bechi ha avuto un ruolo importante nella storia delle relazioni polacco-italiane entrando  nel novero degli eroi nazionali. Tutto questo grazie al suo eroismo durante la rivolta di gennaio. Nel 1863 Bechi ha ricevuto da Giuseppe Garibaldi lettere raccomandate e si è rivolto al Comitato Nazionale di Parigi per prendere parte alla insurrezione di gennaio. Come comandante del gruppo di insorti nelle vicinanze di Włocławek è stato denunciato dalla tenutaria del villaggio in cui si nascondeva. La donna temeva la severa  pena  da parte dei russi nel caso in cui avessero trovato  gli insorti nelle sue terre. Per ordine del tribunale Bechi fu  fucilato pubblicamente il 17 dicembre 1863. Gli ultimi tre giorni prima dell’esecuzione li ha trascorsi con le donne membri del Comitato per la cura dei prigionieri.

Dopo la morte di Bechi, Garibaldi in una lettera ha ringraziato Izabela Zbiegniewska, la presidente del Comitato per la cura dei prigionieri, per aver cercato di chiedere la grazia per il   soldato italiano e per aver preso cura di lui fino alla sua morte.  Prima dell’esecuzione Bechi ha lasciato all’attivista il libro Voyages historiques et littéraires en Italie con una dedica (custodito al Museo di Varsavia), lettere alla famiglia, fotografie e oggetti personali: questi ultimi sono stati rimandati alla famiglia insieme ad  una manciata di terra dalla tomba del colonnello. Zbiegniewska insieme ad  altre due  membri del Comitato per la cura dei prigionieri ha scritto una lettera commovente a Julia  Pagani, la vedova di Bechi, in cui ha raccontato gli ultimi giorni della vita del colonnello. Nel dicembre 1863 Zbiegniewska ha cominciato a organizzare l’aiuto finanziario per la vedova e i suoi due figli, Guido di 6 anni e Luisa di 4 anni. Quest’azione di supporto è continuata  fino alla morte della presidente del Comitato nel 1914.

Zbiegniewska ha raccontato la storia dell’insorto italiano a Maria Konopnicka e Teofil Lenartowicz, che hanno deciso di commemorare Bechi. Konopnica ha scritto una semplice ma commovente poesia, di cui un frammento dice :

E tu non sia dimenticato,
Stanislao, bravo Bechi,
che in Polonia dall’Italia arrivi,
Tra monti e mari.

Combattevi come un leone con coraggio
Il nostro caso è anche il tuo,
Fino a quando non ti hanno sparato,
Fratello nostro…

A Firenze, lo scalpello di un canzoniere
Ti ha commemorato:
Questa tua morte eroica
È forgiata nel marmo…

La poetessa prima di tutto voleva commemorare Bechi sottolineando la sua provenienza, il coraggio, la dedizione  e la morte prematura in nome degli ideali. Scriveva anche del bassorilievo realizzato Lenartowicz che da qualche anno viveva a Firenze. Lenartowicz è stato poeta, scultore, in seguito professore dell’Accademia Adam Mickiewicz di Bologna e anche amico di molti  italiani. Lo scultore ha deciso di commemorare Bechi in modo simbolico ed ha realizzato un epitaffio a forma di bassorilievo, che il 4 gennaio 1882 è stato inserito nel chiostro della Basilica Santa Croce a Firenze.

Come dichiara Zbiegniewska, l’artista ha creato presumibilmente due versioni del monumento. Della prima sappiamo, da una fotografia andata persa, che presumibilmente era un modello in terracotta. L’artista ogni tanto  inviava tale lavoro ai suoi committenti prima della versione finale. Sulla fotografia c’è una scena che rappresenta l’addio di Bechi e sua moglie. Un motivo di questo tipo era, inoltre, usato nell’iconografia italiana. Non siamo sicuri  se l’artista abbia fatto un disegno prima di realizzare il modello, ma sapendo come Lenartowicz lavorava è molto probabile.

Infine il poeta-scultore ha deciso di scegliere un’altra variante ed ha mostrato sotto forma di rilievo il momento culminante della morte del colonnello. A sinistra, a cavallo, è possibile intravedere un soldato russo che legge la sentenza. Più vicino al centro, accanto al palo a cui deve essere legato, si trova Bechi che ascolta la sentenza e ai suoi piedi si trova un berretto militare, simbolo della rivolta. Il colonnello scaccia un soldato che deve bendargli  gli occhi, accanto a lui  un prete che consola  il condannato. Nelle sue vicinanze il becchino scava la tomba e l’intera composizione è chiusa da un plotone di esecuzione di dodici uomini con il colonnello a destra. Sullo sfondo si possono intravedere donne, che guardano l’intera scena, disperse da un cosacco. Lenartowicz in  modo realistico ha rappresentato gli ultimi momenti della vita di Bechi. L’opera è stata sottolineata da una cornice in marmo chiaro, sebbene prima fosse stato previsto  il nero. Nel classico tipo di inquadratura sono stati rappresentati quattro personaggi. In alto si trova probabilmente Chronos semidisteso che legge il libro della vita. In basso, sotto il rilievo, è possibile intravedere un leone che è simbolo di immortalità e coraggio. A sinistra l’artista ha rappresentato l’Angelo dell’Eternità sopra un globo che indica il simbolo dello Spirito Santo. A destra della composizione, sull’emisfero si trova una personificazione della giustizia che si toglie la benda dagli occhi e tiene in mano una bilancia. Il tutto è incoronato da una croce sull’acroterio con volute su due lati e un’iscrizione in basso.

Prima quest’opera doveva essere collocata nel muro della basilica di  San Lorenzo , accanto alla tomba della famiglia Bechi, probabilmente era stata consigliata all’artista un’altra, più prestigiosa localizzazione: la Basilica di Santa Croce. Il rilievo in bronzo e la cornice in marmo sono stati realizzati in laboratori italiani. L’opera non ha un carattere tragico, è una rappresentazione di un certo momento storico. Il significato simbolico è rafforzato dalle figure della cornice che hanno lo  scopo di sottolineare la memoria eterna, le virtù dell’insorto, la protezione divina e la pace dell’anima, nonché la giustizia storica, perché il sacrificio non è stato invano. Vale la pena ricordare che è l’unica opera scultorea di Lenartowicz legata alla rivolta di gennaio. L’artista non ha preso alcuna retribuzione per il suo lavoro, i soldi per i materiali sono stati ottenuti da una raccolta fatta apposta per questo scopo.

Questa storia ha anche il suo epilogo. Nel 1923 le autorità di Firenze hanno deciso di regalare agli abitanti di Włocławek una copia del rilievo di Santa Croce. Il 28 settembre 1924, per iniziativa del Cerchio polacco-italiano, è stato esposto in uno dei parchi di Włocławek un monumento di Bechi, la cui targa principale è stata costruita basandosi sull’opera di Lenartowicz. Tuttavia, durante la seconda guerra mondiale l’opera è stata distrutta, ma è stato salvato il bassorilievo. Il rilievo salvato è diventato una parte principale del monumento, che è stato ricostruito nel 1965 a Włocławek. Nel 2003 il monumento è stato spostato vicino al luogo dove il colonnello venne fucilato.