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I dialetti italiani tra media e Internet

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La complessa realtà linguistica dellʼItalia e la sua ricchezza di dialetti e di variazioni locali dellʼitaliano si riflettono da molti anni anche nei mass media. A partire dal Neorealismo i dialetti iniziarono a comparire sempre più spesso nel cinema italiano, rispecchiando così più fedelmente la realtà linguistica del Paese. Negli anni Cinquanta divenne popolare soprattutto il dialetto romano: la produzione dei film si concentrava a Cinecittà, molti degli attori più importanti (come Alberto Sordi) erano romani e, ovviamente, le pellicole ambientate nella capitale erano numerosissime. Inoltre il romano, essendo relativamente vicino allʼitaliano standard, era comprensibile per gli spettatori provenienti dalle più diverse regioni italiane, diversamente da dialetti più periferici ed ermetici come il ligure o il sardo. Piuttosto diffuso nel cinema italiano è sempre stato anche il dialetto napoletano (basti pensare a Totò).

Negli anni Sessanta nel cinema cominciarono ad apparire più spesso altri dialetti o forme regionali dellʼitaliano. In seguito, soprattutto a partire dai primi anni Ottanta, anche grazie alla popolarità di alcuni attori che basavano la propria comicità sugli stereotipi regionali, tratti dialettali si diffusero molto nel cinema comico. Il forte accento regionale, unito ad un lessico colorito arricchito da espressioni dialettali, è alla base del successo di attori come i romani Christian De Sica e Carlo Verdone, il pugliese Lino Banfi o ancora i lombardi Guido Nicheli e Massimo Boldi. Interessanti dal punto di vista linguistico sono i casi di comici come Jerry Calà, siciliano cresciuto a Verona, oppure Diego Abatantuono, nato a Milano ma di origini pugliesi. Nella seconda metà degli anni Novanta, grazie al successo dei film del regista e attore Leonardo Pieraccioni, divenne molto popolare il dialetto toscano e la specificità comica e umoristica di quella regione. Soprattutto le commedie di serie B, come i famosi cinepanettoni, sfruttano di continuo gli stereotipi regionali, inclusi quelli riguardanti il dialetto. Nel cinema italiano dʼautore, invece, si può oggi osservare la presenza sempre più massiccia dei più diversi dialetti, stavolta non per fini comici, ma per riflettere meglio le diverse realtà locali.

Lʼutilizzo di accenti ed espressioni dialettali, spesso stereotipate, è anche alla base di molta comicità televisiva, in particolare nel caso del cabaret: lʼesempio più noto è quello del programma “Zelig” (1996-2016), in cui gli sketch dei comici più popolari erano spesso arricchiti dal dialetto delle rispettive regioni.

Anche nelle serie televisive italiane contemporanee lʼaspetto dialettale è ben presente: dal siciliano de “Il commissario Montalbano” al napoletano di “Gomorra”, fino al romano di “Suburra”. Come in passato, si tratta soprattutto dei dialetti del Centro-Sud, da sempre presenti nel cinema e nella televisione italiana molto più di quelli del Nord (meno comprensibili per la maggioranza degli italiani). Quando nel 2003 venne trasmessa la fiction “Elisa di Rivombrosa”, ambientata in Piemonte nel XVII secolo, alcuni telespettatori osservarono che, contrariamente a film e serie di ambientazione meridionale, i dialoghi qui erano interamente in italiano. Lʼuso del piemontese, anche se più realistico, ne avrebbe reso più difficile la comprensione.

Pure nellʼambito del doppiaggio è possibile trovare, spesso in contesti del tutto inaspettati, la presenza dei dialetti, o perlomeno di varianti regionali dellʼitaliano: un esempio interessante è quello della celebre serie animata “I Simpson”, nel cui doppiaggio italiano sono stati inseriti, per aumentare la comicità, non pochi elementi dialettali. E così i poliziotti parlano napoletano, un amico di colore di Homer Simpson si esprime in veneto, lʼautista dello scuolabus ha un forte accento milanese, mentre il bidello Willie, un irascibile scozzese dal fortissimo accento, nella versione italiana parla con una marcata pronuncia sarda. Nel doppiaggio italiano della celebre sitcom statunitense degli anni Novanta “Roseanne” (nota in Italia come “Pappa e ciccia”), invece, la protagonista non solo ha un accento napoletano ma le vengono addirittura attribuite origini italiane e il nome Annarosa. Lo stesso è accaduto con unʼaltra sitcom di quel periodo, “La tata”, la cui protagonista Fran Fine nella versione italiana si chiama Francesca Cacace ed è originaria di Frosinone.

Nel nuovo millennio, grazie allo sviluppo tecnologico e allʼonnipresenza di Internet, i dialetti sono diventati ancora più presenti nellʼimmaginario dei giovani italiani. Non si può non citare qui il fenomeno dei ridoppiaggi, da anni molto popolari su YouTube: si tratta dei video che presentano frammenti di film celebri doppiati in un dato dialetto. Troveremo così, ad esempio, “Titanic” in napoletano, “Il gladiatore” in piemontese, “Il Signore degli Anelli” in siciliano o ancora “Rocky” in calabrese. Un caso abbastanza sorprendente, anche se per certi versi simile a quanto avvenuto con “I Simpson”, è quello del noto videogioco online “World of Warcraft”. Nella versione italiana (risalente al 2012) i troll, che nella versione originale parlavano con uno spiccato accento giamaicano, si esprimono in dialetto napoletano. Una scelta particolare, in parte controversa e non condivisa da tutti i giocatori, che tuttavia rimane unʼulteriore prova della presenza sempre più massiccia dei dialetti italiani nelle più diverse forme di intrattenimento.

                                                                            rys. Dagna Szwaja

Oltre al cinema e alla televisione, i diversi dialetti italiani sono oggi molto presenti anche nella musica. Le canzoni popolari, fortemente radicate nel folklore e nelle tradizioni regionali, erano per la maggior parte in dialetto (considerando anche che lʼitaliano standard si è realmente imposto a livello locale solo nel Novecento). La poesia e la canzone in dialetto fanno a tuttʼoggi parte del patrimonio culturale delle varie regioni italiane, ma a livello nazionale la diffusione dei dialetti nella musica pop è un fenomeno relativamente recente. Fino almeno agli anni Ottanta, infatti, nelle canzoni dominava lʼitaliano standard: unʼimportante eccezione, nel 1984, è lʼalbum “Creûza de mä” (“Mulattiera di mare”) di Fabrizio De André. Il celebre artista cantava qui in dialetto genovese, anticipando di vari anni la rinascita della canzone dialettale in Italia.

Il dialetto, rispetto alla lingua standard, ha spesso una maggiore immediatezza, ricchezza espressiva e carica ludica, tutti elementi importanti tanto nella poesia quanto nella canzone. A ciò va ovviamente aggiunta anche la questione dellʼidentità regionale, nella quale il dialetto gioca un ruolo di primissimo piano; dopo molti decenni di imposizione dellʼitaliano standard, infatti, negli ultimi venti-trentʼanni i dialetti sono riemersi nellʼopera di musicisti talvolta di nicchia, ma altre volte anche ben noti e di successo. Un fenomeno interessante è la presenza di testi dialettali in generi musicali di origine non italiana, quali rap, reggae, rock e così via. Uno dei primi gruppi a unire il dialetto a un genere particolare sono stati i Pitura Freska, gruppo attivo già negli anni Ottanta, che univa la musica reggae a testi in dialetto veneziano. Nel 1997 la band partecipò al Festival di Sanremo con il brano “Papa nero”, facendosi conoscere in tutta Italia. Il Festival della Canzone Italiana ha sempre prediletto, ovviamente, i brani in italiano standard, tuttavia nel corso degli anni vi sono state altre eccezioni, come ad esempio la canzone “Yanez”, cantata in lombardo e presentata al Festival nel 2011 dal cantautore folk Davide Van De Sfroos. Bisogna anche ricordare che già nel 1992 il gruppo pop rock sardo Tazenda si era esibito a Sanremo con un brano nel proprio dialetto (il sardo è stato riconosciuto come lingua solo nel 1999) intitolato “Pitzinnos in sa gherra” (“Bambini in guerra”). In tutti e tre i casi si tratta di gruppi e artisti noti per i loro testi quasi esclusivamente dialettali, che però sono riusciti a imporsi sulla scena musicale nazionale.

Come nel cinema e nella televisione, anche nel caso della musica il romano e il napoletano sono sempre stati più presenti rispetto ad altri dialetti italiani. In particolare il napoletano è da molti anni associato a un genere particolare, quello della cosiddetta musica neomelodica, particolarmente diffusa nellʼItalia meridionale. Uno dei cantanti napoletani più noti è Nino DʼAngelo, attivo dalla seconda metà degli anni Settanta. Molto importante è stato anche il cantante e chitarrista Pino Daniele, scomparso nel 2015, che nei suoi dischi univa pop, blues e canzone napoletana, con testi in napoletano, italiano e inglese. La canzone napoletana ha una tradizione plurisecolare che va dalla musica etnica e popolare, passando per la musica classica (Enrico Caruso), per il jazz e il rock and roll (Renato Carosone), fino al pop degli ultimi decenni.

Oltre a De André, molti altri artisti che cantano in italiano hanno proposto, nel corso degli anni, canzoni nei propri dialetti, non di rado mescolati allʼitaliano. Enzo Jannacci, morto nel 2013, nella sua lunga carriera registrò molti brani in dialetto milanese. Franco Battiato, eclettico e originale cantautore siciliano, ha scritto alcuni brani in dialetto. Anche Carmen Consoli, artista originaria di Catania, ha proposto varie canzoni in siciliano.

Come già accennato, nel corso degli anni lʼuso dei dialetti si è legato, nella musica italiana, a generi particolari non necessariamente legati alla tradizione nazionale, in particolare il rap e i suoi vari sottogeneri e ibridazioni. I napoletani 99 Posse, a metà tra hip hop e reggae, dallʼinizio degli anni Novanta hanno prodotto molti brani in dialetto napoletano; sempre napoletano, e sempre degli stessi anni, è il gruppo Almamegretta, legato al dub e alla musica elettronica. Dalla Puglia provengono invece i Sud Sound System, che nei loro brani fanno largo uso del dialetto salentino. Il gruppo reggae Train to Roots, invece, mescola nei propri testi la lingua sarda, inglese e italiana. Il dialetto è presente anche in vari sottogeneri della musica rock, con brani legati alla cultura e al folklore locale, spesso senza prendersi troppo sul serio: il gruppo heavy metal Longobardeath propone canzoni umoristiche in dialetto lombardo, mentre i Kurnalcool uniscono lʼhard rock e lʼheavy metal con il dialetto marchigiano e testi goliardici a tema alcolico. Altrettanto ironici sono i Rumatera, gruppo punk rock con testi in dialetto veneto. Molti di questi gruppi musicali sono noti principalmente a livello regionale ma, grazie anche alla presenza di Internet, alcuni di loro riusciti a farsi conoscere anche nel resto dʼItalia e, in qualche caso, anche allʼestero.

Misurazione glucosio senza più punture, azienda polacca sviluppa test non invasivo

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Questa notizia è tratta dal servizio POLONIA OGGI, una rassegna stampa quotidiana delle maggiori notizie dell’attualità polacca tradotte in italiano. Per provare gratuitamente il servizio per una settimana scrivere a: redazione@gazzettaitalia.pl

La vita con il diabete riduce notevolmente il nostro comfort: bisogna pungere il polpastrello (che fa anche male e disturba nelle attività della giornata) per effettuare la misurazione ogni giorno. Alcuni lo devono fare addirittura 20 volte al giorno. L’azienda polacca GlucoActive, ha ultimamente inventato una soluzione avvalendosi della tecnologia delle luci laser che oltre ad evitare il dolore fa anche risparmiare: niente pezzi di ricambio da comprare dopo. Se l’idea ottiene la certificazione medica, i primi dispositivi entreranno in vendita all’inizio dell’anno prossimo. Praticamente, ci sono 3 nuovi dispositivi: uno fisso da utilizzare per esempio a casa o in ospedali e altri 2 tipi wearable, in forma della fascia da braccio che consentono la misurazione del glucosio 24 ore su 24. Inoltre, anche i non-diabetici possono approfittarne: i dispositivi misurano anche altri componenti del sangue, quali il colesterolo. Attualmente GlucoAcitve è nelle fasi finali d’investimento e cerca una collaborazione con le società internazionali.

Opera wraca na Plac Defilad!

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„Tosca” Giacomo Pucciniego

Premiera 3.06.2020, g. 21:00, Plac Defilad, Warszawa

Nie ma chyba w historii opery dzieła, które bardziej rozbudza wyobraźnię niż „Tosca” Giacomo Pucciniego. Wystawiona po raz pierwszy w Rzymie w 1900 roku, trafia 120 lat później na jeden z najbardziej znanych warszawskich placów. „Puccini skomponował Toskę o Rzymie i dla Rzymu – miasta, które zarówno w historycznym okresie, w którym osadzona jest akcja libretta, jak i w latach premiery tej opery było targane wiatrem politycznych zmian i napięć. W tej operze wiele jest odniesień do ikonicznych wydarzeń, miejsc, a nawet dźwięków wiecznego miasta. Wchodząc z inscenizacją Toski w przestrzeń centrum Warszawy i aktualnych dyskusji, którymi żyją jej mieszkańcy, inspirujemy się tym miastem w taki sam sposób, w jaki Puccini inspirował się Rzymem.” – wyjaśnia Krystian Lada, reżyser spektaklu, polski librecista i dramaturg, m.in. nominowany w 2019 do Paszportów Polityki „za wiarę w żywotność formy operowej, (…) za odwagę poruszania w swoich inscenizacjach palących spraw dzisiejszego świata”.

W ubiegłym roku wyprodukowana przez STUDIO teatrgalerię „Madama Butterflyw reżyserii Natalii Korczakowskiej okazała się dla wielu artystycznym wydarzeniem sezonu. 200 artystów, z udziałem m.in. Aleksandry Kurzak, Roberta Alagni i Andrzeja Dobbera, wystąpiło dla 5000 widzów zgromadzonych w samym sercu stolicy.

Tym razem na scenie wystąpią m.in. Kristine Opolais (Floria Tosca), jedna z najbardziej rozchwytywanych sopranistek na scenie międzynarodowej, od wielu lat związana m.in. z Metropolitan Opera, chilijsko-amerykański tenor Jonathan Tetelman (Mario Cavaradossi), który zadebiutował w tym roku w Royal Opera House, a także Ambrogio Maestri (baron Scarpia), włoski baryton okrzyknięty najważniejszym odkryciem wokalnym od czasów Pavarottiego. Towarzyszyć im będą Dionizy Płaczkowski (Spoletta), Dariusz Machej (Zakrystianin), Jan Żądło (Sciarrone) oraz Daniel Mirosław (Angelotti). Orkiestrę Sinfonia Varsovia oraz chór Filharmonii Narodowej poprowadzi Bassem Akiki.

Za projekt kostiumów odpowiedzialna będzie Gosia Baczyńska, ceniona na całym świecie polska projektantka.

Wydarzenie odbędzie się dzięki współpracy prestiżowych instytucji i partnerów takich jak: Instytut Kultury Włoskiej, Miasto St. Warszawa, Sinfonia Varsovia, Filharmonia Narodowa oraz Pałac Kultury i Nauki.

Honorowy patronat nad wydarzeniem objęła Ambasada Republiki Łotewskiej w RP.

Sprzedaż biletów na stronach: www.teatrstudio.pl / www.tosca.pl oraz www.ebilet.pl

 

„Tosca”

Opera w trzech aktach

Inscenizowana wersja koncertowa

Czas trwania opery: ok. 180 minut (z przerwą)

Oryginalna włoska wersja językowa z polskimi napisami

Muzyka: Giacomo Puccini

Libretto: Luigi Illica i Giuseppe Giacosa

na podstawie dramatu Victoriena Sardou pod tym samym tytułem

 

Obsada:

Kristine Opolais – Floria Tosca

Jonathan Tetelman – Mario Cavaradossi

Ambrogio Maestri – Baron Scarpia

Dionizy Płaczkowski – Spoletta

Dariusz Machej – Zakrystianin

Daniel Mirosław – Angelotti

Jan Żądło – Sciarrone

Kierownictwo muzyczne: Bassem Akiki

Reżyseria: Krystian Lada

Kostiumy: Gosia Baczyńska

Scenografia: Didzis Jaunzems

Światła: Aleksandr Prowaliński

Orkiestra: Sinfonia Varsovia

Chór: Chór Filharmonii Narodowej pod dyrekcją Bartosza Michałowskiego

 

Kontakt dla mediów:

Marta Bartkowska: marta.bartkowska@teatrstudio.pl / 501 275 126

Mateusz Wiśniewski: mateusz.wisniewski@teatrstudio.pl / 601 483 648

 

Scelto il monumento in ricordo della Battaglia di Varsavia

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Giovedi al Palazzo della Cultura e della Scienza sono stati annunciati i risultati del concorso: Mirosław Nizio e il suo team hanno presentato il progetto vincente per il monumento dedicato alla Battaglia di Varsavia 1920. La giuria ha discusso la scelta per due giorni. Il vice primo ministro, il ministro della Cultura Piotr Gliński ha ringraziato tutti i giudici, ha sottolineato che a suo avviso è un buon segno per la Polonia. Il progetto vincitore prevede la costruzione di un obelisco svettante, ai piedi del quale ci sarà uno spazio per una fontana. La forma del monumento vuole fare riferimento all’aspetto globale e paneuropeo della Battaglia di Varsavia. Il cerchio della fontana è attraversato da 12 linee, che porta un riferimento al ciclo calendario, il processo di rinnovamento eterno, attraverso il quale si può comprendere un riferimento al ruolo chiave della battaglia: la lotta per la rinascita dello stato polacco. La fontana permetterà anche spettacoli multimediali. La vicepresidente d Varsavia Renata Kaznowska ha anche detto che grazie alle moderne tecnologie è possibile creare schermi d’acqua e visualizzare spettacoli con un messaggio educativo e storico. Marlena Happach, presidente del tribunale e architetto della città ha spiegato che l’elemento più importante del progetto vincitore è il tipo di obelisco che ha una forma semplice, ma è ruotato in senso antiorario. Ewa Malinowska-Grupińska, presidente del Consiglio di Varsavia ha sottolineato invece che questo concorso è importante per gli abitanti di Varsavia e per i polacchi perchè le opere provengono da tutta la Polonia. Per il monumento sono stati stanziati 3 milioni di PLN. Non si sa se il monumento sarà inaugurato il 15 agosto, ma gli esecutori testamentari Hanno annunciato che faranno del loro meglio per adattarsi all’anno della battaglia di Varsavia. Da lunedì, nel padiglione Zodiak, potrete vedere tutte le 58 opere in concorso. Martedì ci sarà una discussione post-concorso.

È morto l’attore ed il direttore dell’Associazione degli artisti polacchi Paweł Królikowski

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Ewa Leśniak, dall’Associazione degli artisti polacchi ha confermato l’informazione sulla morte di Paweł Królikowski, direttore dell’Associazione degli artisti polacchi e reso famo dal ruolo di Kusy nella serie televisiva “Ranczo”. Paweł Królikowski era nato a Zduńska Wola il 1 aprile 1961, si era formato professionalmente all’Accademia delle Arti Teatrali a Cracovia. È stato un famoso attore cinematografico, teatrale, televisivo, doppiatore e presentatore televisivo. Aveva debuttato in nel ruolo del teppista nel film per i bambini ed gli adolescenti “Dzień Kolibra”. La sua parte più importante è stata quella nel film “Hel”. Nel 2010 è stato premiato con il Grand Prix per il ruolo di Domenico Pierro nello spettacolo “W roli Boga”. Gli spettatori l’avevano adorato per la recitazione nella serie televisiva “Ranczo”, in cui aveva recitato il ruolo di Kusy. Nel 2018 ha ricevuto la medaglia di bronzo “Giusto per la Cultura Gloria Artis”. L’attore era ricoverato in ospedale dal 20 dicembre 2019. Da qualche anno soffriva del cancro. È morto a 58 anni.

Coronavirus in Polonia, Gazzetta Italia interroga il Ministero della Sanità

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L’enorme ricaduta mediatica internazionale dei casi di persone contagiate con coronavirus in Italia è naturalmente arrivata anche in Polonia. Se per fortuna non si è verificato nessun caso di respingimento di persone provenienti dalle regioni italiane che hanno maggior numero di contagiati si sono però verificati alcuni casi di richiesta di quarantena preventiva. Persone rientrate dall’Italia, una volta tornate sul posto di lavoro in Polonia, hanno ricevuto la richiesta dei datori di lavoro di restare a casa per una quarantena di “sicurezza” nonostante non avessero alcun sintomo della malattia. Alcune di queste persone messe in quarantena hanno chiesto al sistema pubblico la possibilità di essere sottoposti al tampone del coronavirus ma la risposta è stata che senza sintomi il tampone gratuito non viene fatto dal sistema sanitario ed eventualmente si può solo fare a pagamento. Su questa situazione Gazzetta Italia ha interrogato il Ministero della Salute polacco che attraverso Wojciech Andrusiewicz, portavoce del ministro della sanità, ha così risposto: “Alla data del 27 febbraio l’Istituto Nazionale della sanità pubblica e Industria Statale Sanitaria ha svolto 267 test per verificare la presenza di coronavirus e nessuno ha dato risultato positivo. Gli esami per la rilevazione della presenza del coronavirus SARS CoV-2 in Polonia sono svolti su raccomandazione medica e sono gratuiti. Gli ordini dell’Ispettorato sanitario, formulati in base agli ordini dell’Organizzazione mondiale della sanità, non indicano l’obbligo dell’ospedalizzazione e della quarantena per quanto riguardano le persone, le quali erano state in territori dove è stata confermata la presenza del coronavirus. Il metodo richiesto è il monitoraggio epidemiologico. I sintomi del coronavirus sono simili ai sintomi dell’influenza. Attualmente in Polonia è presente la stagione influenzale. Si sono registrati 211 983 pazienti con l’influenza e 9 morti. In questo momento l’influenza è più pericolosa del coronavirus in Polonia.” Nel frattempo l’Ambasciata Italiana in Polonia ha emesso una nota in polacco, girata in tutti i social media, in cui chiarisce la non pericolosità dell’Italia, precisando inoltre come la situazione sia sotto controllo grazie alla prontezza d’intervento del sistema sanitario italiano che ha svolto ben 11 mila tamponi di coronavirus.
Qui il link alla risposta ufficiale del Ministero.

odp. 192 K. Pustułka Gazzetta Italia koronawirus

Giusti tra le nazioni: la cerimonia speciale al POLIN di Varsavia

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Sono stati designati 10 Giusti tra le nazioni e conferite 3 cittadinanze onorarie dello Stato di Israele durante la cerimonia al POLIN Mueso della storia degli ebrei polacchi. Fra loro sono: Anna Gąsiorowska a Lucjan Gosiąrowski, Marianna e Stanisław Kopeć, Stanisław Koptera, Czesław Kucharski, Franciszek e Tadeusz Osiński, Wiktoria Tomal con i bambini: Stanisław, Józefa e Jan, Maria e Stanisław Teisseyre, Wanda Winnicka ed Aleksander Winnicki, Janina Włodarska-Brosz e Marian Wnuk. La vice presidente della Camera, Małgorzata Gosiewska, ha sottolineato che i designati rischiavano la propria vita e la vita delle proprie famiglie per aiutare gli ebrei in pericolo. Małgorzata Gosiewska ha affermato che finora sono state designate Giusti tra le nazioni circa 27 mila persone, fra loro circa 7 mila polacchi. L’ambasciatore d’Israele, Alexander Ben Zvi, ha ricordato che la medaglia Giusti tra le nazioni è l’unica medaglia che fa riferimento alla seconda guerra mondiale. La medaglia la possono ottenere solo le persone che salvarono vite umane. Alexander Ben Zvi ha dichiarato che i polacchi designati Giusti tra le nazioni sono gli eroi delle due nazioni: della Polonia e dell’Israele.

Torino Design progetterà l’auto elettrica polacca

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Lo studio italiano di design, Torino Design progetterà la prima auto elettrica polacca. “È uno dei più rinomati studi stilistici nel mondo automobilistico. È una impresa indipendente che ha collaborato con i più grandi produttori automobilistici premium come Ferrari, McLaren, BMW e produttori delle marche economiche come Fiat” ha dichiarato il presidente di ElectroMobility Poland (EMP) Piotr Zaremba. Il consulente del progetto è Tadeusz Jelec, uno dei più noti designer automobilistici polacchi che ha lavorato per Jaguar. Zaremba ha affermato che il progetto del marchio automobilistico polacco è stato creato sulla base di partenariati strategici con aziende note perché questo riduce i rischi del progetto. Oltre a Torino Design, EMP collabora con EDAG Engineering. Il presidente di EMP ha annunciato che la società prevede di creare 5 modelli. Ha indicato che per EMP sono importanti 5 funzioni desiderate dagli acquirenti polacchi, tra cui c’è il design di tendenza, attraente e intramontabile. Secondo Piotr Zaremba le auto elettriche stanno diventando più economiche e spera che i costi di manutenzione delle auto elettriche nel 2022-2023 saranno più bassi di quelli delle auto a benzina e gasolio.

Mostra militare al Castello Reale di Varsavia

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Lunedì al Castello Reale di Varsavia ha avuto luogo la cerimonia d’inaugurazione dell’esposizione degli oggetti militari. Il vice primo ministro, il ministro della cultura, Piotr Gliński ha scritto che il Castello Reale, quale edificio di difesa, era il posto perfetto per presentare la storia di spada. La raccolta è formata da oggetti militari della residenza dei re di Varsavia. E’ la prima esposizione di questo tipo al Castello Reale di Varsavia. Il ministro della cultura ha sottolineato che la mostra presenta modelli di armi bianche, di armi da fuoco e pistole prodotte nella manifattura reale dell’arma da fuoco a Kozienice. Il direttore del Castello Reale di Varsavia, il professore Wojciech Fałkowski, ha informato che nella raccolta c’è la spada fatta per Ladislao IV di Polonia, due spade degli ussari alati polacchi e la corazza dal periodo di Vasa. La raccolta si concentra sugli oggetti dal XVI e XVII. Il progetto è realizzato dall’esperto delle armi e storico Tomasz Mleczek.

Kubica, Raikkonen e Giovinazzi a Varsavia per presentare la vettura Orlen

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(L to R): Antonio Giovinazzi (ITA) Alfa Romeo Racing with Robert Kubica (POL) Williams Racing. 07.06.2019. Formula 1 World Championship, Rd 5, Spanish Grand Prix, Barcelona, Spain, Practice Day. Photo credit should read: XPB/Press Association Images.

fot. XPB/Press Association/East News

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A Varsavia è stato presentata la vettura C39 della scuderia Alfa Romeo Racing Orlen preparata per il 2020. Alla presentazione erano presenti Robert Kubica, il primo polacco a gareggiare nella Formula 1, il presidente dell’Orlen Daniel Obajtek e i piloti dell’Alfa Romeo Kimi Raikkonen dalla Finlandia e Antonio Giovinazzi dall’Italia. Orlen è diventato lo sponsor titolare di Alfa Romeo Racing nella stagione 2020. In conseguenza della loro collaborazione Robert Kubica è diventato il pilota di riserva della scuderia, mentre il logo dell’Orlen l’elemento principale sulle vetture e tute di Alfa Romeo. PKN Orlen ha entrato nel mondo della F1 nel novembre 2018 come il partner ufficiale della scuderia Williams Martini Racing, mentre Kubica è diventato il pilota delle loro vetture. Nel settembre 2019 PKN Orlen insieme a Kubica hanno annunciato la fine della collaborazione con Williams e l’avvio dei negoziati con altre scuderie, conclusi con l’inizio della collaborazione con Alfa Romeo Racing.