Dolci, profumate, di colore rosso brillante: alzi la mano chi non ama le fragole! Sono certa che tutti, o quasi, l’avrete tenuta ben abbassata, perché in fatto di golosità le fragole sono seconde forse solo alle ciliegie. Un frutto così amato da avere dei musei dedicati: il primo Museo della Fragola si trova a Wépion, in Belgio, fondato negli anni Settanta e apprezzato dai turisti di tutto il mondo. Nel 2017 si è aggiunto un altro museo tutto italiano: si trova a Parete, in provincia di Caserta, all’interno degli antichi ambienti di Palazzo Ducale. Cinque sale ispirate a differenti temi: botanica e alimentazione, ma anche economia, storia, arte e pubblicità.
E se vi dicessi che nonostante la fama e i tanti estimatori, le fragole sono un frutto… falso? Ebbene sì, ma solo per una questione di terminologia: in botanica i veri frutti
sono solo quelli che si sviluppano dall’ovario, cioè dall’apparato riproduttivo del fiore femminile. Molte piante però si sono evolute in modo diverso, e i frutti si possono generare da parti del fiore differenti: in tutti questi casi si parla di frutti falsi. Esempi di frutti falsi sono la mela (dove il vero frutto è costituito dal torsolo che normalmente viene scartato), e i fruttiaggregati, formati cioè da tanti piccoli frutticini uniti a formare un unico corpo, come le more, il fico e per l’appunto: le fragole. Osservando la superficie di una fragola si può notare che questa è ricoperta da tanti minuscoli semini neri, gli acheni: solo questi sono in realtà i veri frutti della pianta, raggruppati insieme nella polpa carnosa che tanto piace.
Le fragole non sono quindi un vero frutto e non sono nemmeno bacche, nonostante la traduzione inglese “strawberry” possa essere fuorviante (berry in inglese significa bacca): sempre secondo la botanica, infatti, le bacche sono solo quei frutti che nascondono i semi all’interno della polpa, come ad esempio il kiwi, i mirtilli e persino il pomodoro.
Non sono un vero frutto, non sono una bacca, e cosa ancora più curiosa: appartengono alla famiglia delle Rosacee, e sono quindi strettamente imparentate con le rose. E per finire, non tutte le fragole sono rosse: esistono anche alcune varietà albine. È il caso ad esempio della Pineberry, nota come fragola ananas e originaria del Cile, che si presenta bianca con i semini rossi. Un frutto pieno di sorprese!
Dal punto di vista nutritivo, le fragole contengono molti elementi importanti, tanto da essere considerate un superfood, un cibo eccezionale per la salute: poche calorie, ricche di acqua, fibre e flavonoidi antiossidanti, magnesio, calcio, potassio e vitamina C, con proprietà diuretiche e sazianti.
Sono buone per la linea, non solo perché contengono solo 5,3 gr di carboidrati su una porzione di 100 gr di frutta (la banana ne contiene ben 60 gr), ma anche perché gli antiossidanti contenuti aumentano la produzione di adiponectina, un ormone che stimola il metabolismo e riduce l’appetito, oltre a controllare il livello di zucchero nel sangue e quindi prevenire il diabete e la formazione di grasso addominale. Se consumate all’interno di una dieta equilibrata, le fragole aiutano l’organismo a ristabilire la naturale capacità di perdere peso. A patto però di mangiarle al naturale, condite solo con succo di limone, e non “rinforzate” con lo zucchero o la panna montata!
Sono buone anche per il cuore, perché sono in grado di regolare i livelli di colesterolo nel sangue e abbassare la pressione sanguigna, con un’efficace azione antiossidante e antinfiammatoria. Inoltre sono ricchissime di vitamina C: ben 58 gr su 100, più di quella contenuta nelle arance, e pochi frutti sono sufficienti a coprire il fabbisogno giornaliero che è di 60 gr.
Contengono anche lo xilitolo, una sostanza che previene la formazione della placca dentale e uccide i germi responsabili dell’alitosi. Perfette quindi come dolce di fine pasto, leggero e goloso.
Come tutta la frutta e la verdura, per poterne apprezzare al meglio il sapore e i benefici è importante consumare le fragole quando sono di stagione, quindi in primavera e estate,

nonostante sul mercato si trovino praticamente tutto l’anno. Possono essere portate a tavola più volte a settimana, anche tutti i giorni, e la loro versatilità le rende adatte a ricette sia dolci che salate, a crudo ma anche in cottura. Sono naturalmente perfette per tutti i tipi di dessert, per la decorazione così come per la farcitura: ad esempio per una versione più estiva del tradizionale Tiramisù, oppure come ripieno in una torta di pasta frolla. Dolci e delicate, sono un ottimo ingrediente nelle insalate, ad esempio con rucola, funghi champignon crudi e succo di limone. Oppure abbinate a spinaci crudi, feta greca e foglie di menta, da gustare come contorno fresco oppure per farcire piadine e tramezzini. Schiacciate e cotte con zucchero e aceto, diventano una salsina morbida e agrodolce adatta a essere servita con formaggi saporiti, morbidi o stagionati.
Per una cena veramente sorprendente, provate un risotto con fragole e vino bianco. Aromatico e originale, le fragole vanno mondate del picciolo, tritate e aggiunte al risotto solo agli ultimi minuti di cottura: in questo modo verrà mantenuto tutto il profumo e la dolcezza.
Fidatevi della vostra fantasia e sperimentate tante altre ricette: se lo desiderate, inviatemi le foto dei vostri piatti a base di fragole!
Domande o curiosità inerenti l’alimentazione? Scrivete a info@tizianacremesini.it e cercherò di rispondere attraverso questa rubrica!
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Tiziana Cremesini, diplomata in Naturopatia presso l’Istituto di Medicina Globale di Padova. Ha frequentato la Scuola di Interazione Uomo-Animale ottenendo la qualifica di Referente per intervento di Zooantropologia Assistenziale (Pet-Therapy), attività in cui si sposano i suoi interessi: supporto terapeutico e miglioramento della relazione fra essere umano e ambiente circostante. Nel 2011 ha vinto il premio letterario Firenze per le culture di pace in memoria di Tiziano Terzani. Attualmente è iscritta al corso di Scienze e Tecnologie per Ambiente e Natura presso l’Università degli Studi di Trieste. Ha pubblicato due libri “Emozioni animali e fiori di Bach” (2013), “Ricette vegan per negati” (2020). Con Gazzetta Italia collabora dal 2015 curando la rubrica “Siamo ciò che mangiamo”. Per più informazioni visitate il sito www.tizianacremesini.itv

















un incontro in onore della 76^ Festa Nazionale della Repubblica Italiana, svoltasi il 2 giugno 2022. Il luogo d’incontro è stato la Galeria Izerska in una bella chiesa post-evangelica adattata ad ospitare attività culturali, diretta da Adam Spolnik. Gli appassionati d’Italia, i soci e tutti i membri del club si sono dati appuntamento con entusiasmo alla tavola imbandita di buon cibo italiano a tema per le regioni, questa volta protagonista è stata la bontà della Puglia. Cibi che Izabela Zobel, grande amante dell’Italia, prepara personalmente avendo trascorso 40 anni in Italia, mentre ora vive nella regione di Karkonosze. Zobel per non farsi mancare niente del Bel Paese sta coltivando l’atmosfera italiana fondando il Club Italiano. Izabela Zobel (presidente e fondatrice del Club Italiano) porta per questi incontri i prodotti solamente e direttamente dall’Italia, tra cui naturalmente vino e olio.





Cura e bellezza del corpo – SANA è il punto di riferimento per la cosmesi certificata e naturale, con un’area interamente dedicata alla cura del corpo, agli integratori e alle erbe. Nel 2022, sarà il punto d’incontro chiave per il mondo degli affari nel settore della cosmesi e degli integratori naturali e sostenibili, che sta diventando sempre più importante sia per i professionisti che per la vita quotidiana.
moglie di un carpentiere romano, una certa Francesca, afferrò la pialla del marito nella concitazione del momento e cominciò a piallare un blocco di ghiaccio che allora veniva utilizzato, tra l’altro, nelle case come frigorifero. Quando le emozioni si placarono Checca (diminutivo italiano del nome Francesca), davvero stanca e assetata, si accorse che il ghiaccio, grattugiato così, era perfetto per dissetarsi, e con l’aggiunta di sciroppo era una vera prelibatezza. E così, secondo alcuni, Checca grattando il ghiaccio creò la prima grattachecca al mondo. Invece, una teoria meno romantica spiega che il nome di questo dolce rinfrescante è legato a un blocco di ghiaccio, che in dialetto romano veniva chiamato “checca”, che in combinazione con il verbo grattare (pl. drapać) ci dà grattachecca. La bevanda stessa, oltre a dissetare perfettamente e portare sollievo nelle giornate calde, è molto facile da preparare. Basta grattare un pezzo di ghiaccio, con l’aiuto della grattugia speciale, poi basta mettere il ghiaccio grattugiato in un bicchiere, versare sciroppo di ciliegia, menta o mandorle a discrezione, aggiungere un po’ di frutta a fette, infilare una cannuccia e buon appetito! Trovandosi a Roma, non confondete la grattachecca
con la granita, perché sebbene entrambe queste specialità abbiano un denominatore comune, cioè il dissetarsi nelle giornate calde combinato con un piacere del palato, le loro somiglianze finiscono qui. La grattachecca, come già detto sopra, ha come base del ghiaccio appena grattugiato, su cui viene versato dello sciroppo, i cui pezzi si sentono in bocca mentre si mangia. La granita, invece, è una mescolanza di acqua, sciroppo, zucchero e altri ingredienti che vengono raffreddati fino a quando diventano una massa ghiacciata e relativamente liscia. Inoltre la granita è un dolce siciliano servito spesso a colazione, mentre i romani mangiano il loro dolce ghiacciato il pomeriggio e la sera. Nonostante siano sempre meno i locali a Roma che servono grattachecca originali e fatte a mano, dall’inizio del XX secolo è stata venduta ininterrottamente in diversi chioschi. Uno dei più antichi a servire questa bontà dissetante è “Alla fonte d’oro”, attiva dal 1913 situata in Lungotevere Raffaello Sanzio. Lungo il Tevere, e più precisamente in Lungotevere Degli Anguillara, si trova un altro storico chiosco il “Sora Mirella”, invece in via Trionfale c’è “Sora Maria”, dove la grattachecca è servita dal 1933. Oggi sempre più spesso, tra l’altro per motivi igienici, al posto della grattugia tradizionale viene utilizzato un dispositivo
speciale per tritare il ghiaccio. Tuttavia, nonostante questo, il dolce non perde il suo valore e la sua consistenza è ancora alla pari con l’originale. Per coloro che patiscono il caldo nella città di Wars e Sawa e vogliono provare questa specialità ghiacciata italiana, abbiamo un’ottima informazione. Nel verde quartiere di Żoliborz a Varsavia, “Flaminia Gelateria” ha iniziato la sua avventura con grattachecca. Come vuole, non la leggenda, ma la ricetta originale, per fare la grattachecca a Varsavia vengono utilizzati solo ingredienti italianioriginali. Abbiamo quindi la garanzia che il tutto sia preparato con un temperamento altrettanto italiano e impreziosito da un sorriso sincero e, con un po’ di fortuna, possiamo scambiare una parola in dialetto romano con il proprietario di Flaminia. Cosa si può volere di più in una calda giornata in città? Probabilmente solo un’altra porzione di grattachecca.